Tra le vestigia del passato – e oltre – si trovano manufatti e gioielli ispirati o risalenti al tempo dei miti
L’immagine è iconica. Un uomo, aggrappato al dorso di un ariete robusto, viene trasportato dall’animale: è Ulisse, noto anche come Odisseo, in fuga audace dalla caverna del ciclope Polifemo. Questo episodio è narrato da Omero (VIII secolo a.C.) nell’Odissea, un’opera che ha catturato l’immaginazione collettiva ben prima del successo del film di Christopher Nolan (“The Odyssey”, debuttato il 16 luglio 2026). Questa scena ha particolarmente affascinato il pubblico, sempre affamato di avventure e colpi di scena: la troviamo riprodotta in numerose ceramiche e oggetti d’uso quotidiano risalenti all’epoca greco-romana, che occasionalmente compaiono nelle aste di arte antica.

Ad esempio, un lekythos del VI secolo a.C., venduto da Christie’s per 40.320 dollari nel 2024, mostra il muscoloso re di Itaca nascosto sotto un ariete, mentre Polifemo, seduto su una roccia con un clava in mano, è ignaro dell’inganno di Ulisse. Il «lekythos», λήκυθος, era un tipo di vaso con corpo cilindrico e collo stretto, utilizzato nell’antica Grecia principalmente per conservare oli e unguenti profumati. L’immagine della fuga dall’antro del ciclope monocolo è visibile anche in rilievo su una terracotta dello stesso periodo (550-500 a.C.) – frammento di un altare greco in Sicilia – venduta per 27.500 sterline nel dicembre 2017 da Christie’s Londra, nell’asta «Antiquities».
Ulisse è rappresentato anche attraverso busti e teste, come la scultura in marmo alta 50 cm (fine I – inizio II secolo d.C. circa), venduta per 189.000 dollari nell’asta «Important Classic & Decorative Art» (febbraio 2025, Christie’s New York); l’eroe è riconoscibile per i suoi attributi di viaggiatore: barba e pileo (πῖλος, «pilos»), un tipico cappello a punta dell’antichità, non regale, ma adatto a un eroe navigatore come Ulisse (attributo condiviso anche con Efesto, i Dioscuri, e Diomede). Il primo proprietario documentato del busto fu il conte di Bristol Frederick Augustus Hervey (1730-1803). La scultura mostra restauri probabilmente effettuati da Bartolomeo Cavaceppi (1716-1799), amico del nobile collezionista e appassionato di antichità. Su un’anfora attribuita al Pittore di Lisippide (seconda metà del VI secolo a.C.), emerge la figura di Atena: la dea si erge orgogliosa tra i suoi eroi prediletti, Ulisse e Diomede (che Dante collocherà insieme nell’Inferno, in un’unica fiamma biforcuta). Nel lontano 2007, qualcuno ha pagato per questo vaso 97.000 dollari da Sotheby’s; aggiornato a oggi, il valore sarebbe circa 156.000.

Atena è presente anche in un frammento di cammeo in onice (7,3 x 1,5 cm circa), acquistato per 56.250 sterline da Sotheby’s Londra nel 2017 (l’asta era «Ancient Sculpture And Works Of Art»). La dea, raffigurata di profilo, indossa un’egida a scaglie con la testa di Medusa; porta orecchini pendenti e un elmo ornato, su cui si possono vedere una sfinge accovacciata che sostiene il cimiero, Pegaso e quattro cavalli impazienti. È possibile che il cammeo facesse parte di una composizione più grande. Nel mondo delle pietre preziose troviamo ancora Ulisse: uno zaffiro di epoca romana (I-II secolo a.C.) con l’effigie incisa è montato su un anello del XIX secolo (21.420 sterline venduto da Christie’s Londra nel dicembre 2024, nell’importante asta «Antiquities from the Mougins Museum of Classical Art»). La seduzione dei gioielli si lega perfettamente a quella delle Sirene, una delle quali forma un orecchino di 3,3 cm di larghezza risalente al periodo ellenistico (IV-III secolo a.C. circa): alata e con artigli distesi, la creatura mitologica è adornata con fili d’oro perlato e tre granati sferici. Un gioiello realmente stupendo, che però non ha trovato acquirente nell’asta di «Antiquities» di Christie’s del 2 aprile 2014, nonostante un prezzo di stima invitante: 1.000-2.000 sterline.
Esplorando le epoche successive, le ispirazioni omeriche e odisseiche si moltiplicano. A 3000 anni dalla caduta di Troia, la mitologia che circonda quegli eventi continua a ispirare gli artisti. Omettendo in questa sede le opere del manierismo e del neoclassicismo, i riverberi del mito si estendono anche a periodi più recenti. Si consideri, per esempio, l’olio su tela «Odisseo e Calipso» (1929) di Newell Convers Wyeth (1882 – 1945), venduto per 581.000 dollari durante l’asta di arte americana da Christie’s New York (maggio 2014); precedentemente, nel 2008, era stato acquistato da Sotheby’s per 397.000 dollari (anche tenendo conto dell’inflazione, l’opera si è rivalutata). Di qualche anno successivo (1931-1932) è il pastello su carta di Georges Braque (1882-1963) «Odysseus», 181 x 74 cm, aggiudicato per 475.000 dollari durante l’asta «Impressionist and Modern Art Works on Paper» di Christie’s New York (novembre 2021).
Ma evocativo delle Sirene è anche «Wasserschlangen II (Water Serpents II)» di Gustav Klimt (1862-1918), opera passata nelle mani del mercato privato per opera di Yves Bouvier. Il mercante svizzero l’ha venduta per oltre 183 milioni di dollari nel 2013 al miliardario russo Dmitry Rybolovlev, che successivamente l’ha rivenduta, sempre tramite trattativa privata.
Le aste offrono opportunità tali che un collezionista può costruire la propria Odissea, delineare quel viaggio, psicologico prima che fisico; rivivere l’archetipo del ritorno per antonomasia, il «nostos», νόστος: a casa, a sé stessi. Le prossime aste dedicate all’arte antica previste fino alla fine del 2026 non sono ancora così vicine da avere i cataloghi pronti. Comunque, gli interessati possono segnarsi le date: 21 ottobre (Sotheby’s New York, asta «Magnus Opus») e 2 dicembre (stessa data per Christie’s e Bonhams, a Londra).
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