Le società di investimento italiane puntano sui fondi passivi per preservare le commissioni che altrimenti andrebbero agli emittenti esterni
Sono passati i giorni in cui gli ETF erano oggetto di demonizzazione pubblica da parte di tutti gli attori del settore del risparmio gestito, dalle società che li creano ai distributori di fondi comuni. Quante volte abbiamo letto su Plus24 (il supplemento di finanza personale disponibile ogni sabato con il Sole 24 Ore) sulla riluttanza delle banche nel proporre ETF ai loro clienti, anche quando erano i clienti stessi a richiederli entrando nelle filiali? E quante volte abbiamo sentito suonare campanelli d’allarme riguardo i rischi sistemici legati agli ETF? Nonostante per anni siano stati visti come qualcosa da evitare, ora gli ETF stanno diventando essenziali per le strategie delle società di investimento, che stanno lanciando le proprie piattaforme di ETF per salvaguardare i propri margini e rimanere competitivi.
Numerose società di gestione di fondi internazionali e diverse realtà italiane sono ora tra gli emittenti di ETF quotati a Piazza Affari, progettati principalmente per essere inclusi nei portafogli di prodotti di risparmio gestito del gruppo (fondi comuni, gestioni patrimoniali, polizze). In pochi mesi, gruppi italiani come Fineco con i suoi Fam ETF, Fideuram con D-X ETF ed Eurizon con YourIndex ETF, hanno trasferito miliardi di euro precedentemente investiti in strumenti passivi di terze parti sui loro ETF. Questa strategia permette alla società di gestione di controllare meglio la catena del valore e di trattenere commissioni che altrimenti finirebbero nelle mani di emittenti terzi.
Sebbene le società abbiano iniziato a vedere i benefici degli ETF solo recentemente, i loro gestori li utilizzano da tempo. Esaminando l’elenco dei titoli nei portafogli dei fondi attivamente gestiti, si notano frequentemente ETF tra le prime posizioni, che offrono l’opportunità di accedere a specifici mercati con una singola operazione. Questa pratica è da sempre considerata un segno di qualità per uno strumento che ha introdotto una sana concorrenza nel settore finanziario e ha democratizzato l’investimento.
Analizzando i dati mensili pubblicati da Assoreti, l’utilizzo degli ETF sta aumentando non solo tra i gestori, ma anche tra i consulenti finanziari e le reti di private banking, integrandoli sempre più nei portafogli di consulenza e in quelli gestiti: nell’ultimo anno (dati a fine marzo 2026), le società associate hanno collocato ben 5,8 miliardi di euro in ETC ed ETF. Un cambiamento storico.
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