Scopri come gli ETF Pir possono rivoluzionare il sostegno alle PMI italiane!

Fino ad oggi i 20 miliardi di euro gestiti dai Pir tradizionali sono stati assorbiti prevalentemente dalle grandi istituzioni bancarie

Perché non si dovrebbe permettere alle società di investimento di proporre prodotti Pir conformi – con relative agevolazioni fiscali – esclusivamente sotto forma di Etf, anziché come fondi comuni, polizze o altre forme finanziarie? Questa non è una provocazione, ma una vera e propria proposta che merita attenzione per vari motivi. Il primo motivo si collega allo scopo iniziale dei Pir, creati nel 2017 per canalizzare i risparmi delle famiglie verso il supporto e lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane. Tuttavia, col tempo, i criteri di portafoglio piuttosto flessibili, stabiliti per ottenere i vantaggi fiscali, hanno permesso ai gestori di destinare alle Pmi solo una minima parte delle risorse dei fondi comuni Pir conformi. In questa prospettiva, i Pir sotto forma di Etf potrebbero segnare un cambiamento significativo. Vediamo perché.

Fino a questo momento, i circa 20 miliardi di euro gestiti dai Pir standard sono stati in gran parte monopolizzati dalle principali entità finanziarie, in particolare le grandi banche del mercato milanese. Per le piccole imprese quotate, sono rimaste solo le briciole. Basta esaminare gli asset nei portafogli dei fondi Pir per notare che predominano azioni e obbligazioni bancarie, con la sporadica presenza di colossi del mercato come Enel ed Eni. Trovare nomi di aziende di minore capitalizzazione è un’impresa che richiede molta pazienza. In particolare, nei confronti delle aziende quotate sul mercato Egm, riservato a imprese ad alto potenziale di crescita, i fondi Pir azionari dirigono uno striminzito flusso di risorse, che non raggiunge nemmeno l’1% del loro patrimonio. La situazione è ancora più grave con i fondi Pir obbligazionari.

Leggi l\'articolo :  Scopri gli Ultimi Indici della Borsa del 30 Dicembre 2024!

Gli Etf, d’altra parte, potrebbero generare un’accelerazione del cambiamento. Prendiamo ad esempio l’Investlinx Intermonte Valore Italia Active Pir Etf, introdotto recentemente sotto l’ala di Banca Generali. Nonostante la flessibilità di un prodotto gestito attivamente, non è permesso investire in banche o altri giganti del mercato. Il gestore può scegliere esclusivamente tra i titoli delle 100 aziende con una capitalizzazione massima di un miliardo di euro, elencate nell’indice di riferimento, metà delle quali sono negoziate sull’Egm. Grazie alla struttura rigida e alla trasparenza che contraddistinguono gli Etf, i capitali attratti dal nuovo prodotto saranno indirizzati verso le realtà del tessuto produttivo nazionale, non relegando le Pmi a ricevere solo le briciole.

Anche l’altro Etf Pir storico quotato a Piazza Affari, gestito da Amundi (precedentemente Lyxor), si limita a replicare un indice, questa volta con un maggiore peso verso le società di media piuttosto che di bassa capitalizzazione, dalle quali non può comunque deviare.

Se quindi il Governo Meloni dovesse procedere con il rilancio dei Pir come annunciato, sarebbe opportuno rafforzare i criteri di portafoglio e limitare la qualifica di Pir esclusivamente agli Etf, poiché anche quelli attivi seguono regole precise che garantiscono maggiore sicurezza.

Articoli simili

Vota questo post

Lascia un commento