UniCredit in Crisi: Calo Record dopo i Conti, Rumor su Uscita Delfin!

UniCredit prospetta per il 2025 un risultato netto e un Rote stabili rispetto al 2024, nonostante un contesto macroeconomico meno positivo

 (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Unicredit ha subito un calo nelle contrattazioni a Piazza Affari in seguito alla diffusione dei dati finanziari del 2024 e alle voci di un possibile ritiro di Delfin dall’azionariato. L’istituto finanziario ha mostrato la performance più debole del Ftse Mib.

Nell’anno appena concluso, la banca ha fatto registrare un utile netto di 9,7 miliardi, con un incremento del 2,2% rispetto al 2023, superando le aspettative degli analisti che avevano previsto 9,4 miliardi. L’utile, al netto delle Dta, è cresciuto dell’8% raggiungendo i 9,3 miliardi. Nel quarto trimestre, tuttavia, l’utile ha visto una riduzione del 30% annuo, attestandosi a 1,9 miliardi, contro i 1,6 miliardi previsti dal consensus. I ricavi sono aumentati del 4,3%, arrivando a 24,8 miliardi, con un margine di interesse di 14,3 miliardi (+2,5%) e commissioni per 8,1 miliardi (+7,6%). I costi operativi hanno visto una diminuzione dello 0,6%, fermandosi a 9,4 miliardi, con un rapporto cost/income migliorato al 37,9%. In termini di solidità finanziaria, il coefficiente Cet 1 si è posizionato al 15,9%. La distribuzione di capitale agli azionisti per il 2024 ammonta a 9 miliardi, di cui 3,7 miliardi in dividendi in contanti (1,44 miliardi già erogati come acconto e 2,29 miliardi proposti come saldo), per un dividendo per azione totale di 2,4 euro, in aumento del 33%.

Per il futuro, UniCredit stima per il 2025 un utile netto e un Rote sostanzialmente stabili rispetto al 2024, nonostante un ambiente macroeconomico meno favorevole. I ricavi netti sono previsti oltre i 23 miliardi, con un margine di interesse in «leggera diminuzione» e commissioni in aumento tra il 4% e il 6%. I costi totali dovrebbero attestarsi a 9,6 miliardi, con una «lieve riduzione a parità di perimetro». L’utile e il dividendo per azione sono previsti in «significativa crescita». UniCredit si pone l’obiettivo di raggiungere un utile netto nel 2027 di «circa 10 miliardi», con una distribuzione di capitale agli azionisti nel triennio 2025-2027 superiore a quella del 2024 (9 miliardi), con un dividendo in contanti che rappresenta il 50% dell’utile netto, a cui potrebbero aggiungersi «distribuzioni extra, inclusi eventuali capitali in eccesso» rispetto a un Cet 1 del 12,5%-13%, a meno che non vengano utilizzati per strategie di crescita inorganica.

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I dati del quarto trimestre del 2024 sono stati «leggermente superiori alle attese» secondo Equita, che ha evidenziato «sorprese positive in termini di capitale, remunerazione (9 miliardi contro gli 8,6 previsti) e prospettive per il 2025». Intermonte, invece, ha descritto i risultati come «in linea» sul piano operativo, notando che l’ultimo dato di bilancio ha superato le aspettative «grazie a un minor carico fiscale».

Per quanto riguarda l’azionariato, il Corriere della Sera ha riferito che Delfin «avrebbe iniziato a valutare la vendita della sua partecipazione del 2,7% in Unicredit tramite un accelerated book building o altre formule, per interrompere ogni legame diretto con la banca». Questa mossa sarebbe collegata alla situazione con Generali. Durante un’intervista su Cnbc, l’amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel ha commentato: «Rispetto le loro decisioni. Il mio compito è fare in modo che sia la decisione sbagliata se stanno considerando di vendere. Finora, infatti, non l’hanno fatto». Orcel ha anche escluso qualsiasi ambizione di scalata verso Generali, ha affermato che valuterà un’eventuale offerta pubblica di acquisto su Banco Bpm in base ai risultati e all’andamento dell’OPA su Anima e si è mostrato ottimista riguardo alla possibilità di convincere le autorità tedesche della validità di una fusione con Commerzbank, anche se «ci vorrà tempo».

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