Intermonte suggerisce che un’efficace strategia di scorporo di Telecom Italia potrebbe passare per un delisting completo, pendente però l’approvazione governativa
(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Il titolo Telecom Italia mostra una notevole attività nell’apertura del 2025, segnando un vivace inizio d’anno dopo un dicembre tra alti e bassi, stimolato da voci di una possibile trasformazione in società separate per le unità ‘consumer’ e ‘enterprise’. Queste mosse alimentano le congetture su una possibile divisione del gruppo e sulla vendita di alcuni asset. Di recente, Il Messaggero ha riportato che il colosso delle telecomunicazioni prevede di accelerare a gennaio la vendita di Sparkle, la sua entità per le telecomunicazioni internazionali, a un consorzio formato dal ministero dell’Economia e da Retelit per 700 milioni. Inoltre, si sta considerando, in vista di un nuovo piano strategico, la creazione di nuove società (newco) per segregare le operazioni consumer (con ricavi intorno ai 7 miliardi di euro) e quelle della divisione enterprise (3 miliardi di ricavi).
Secondo Equita Sim, la creazione di società autonome potrebbe anche facilitare future aggregazioni in questi due segmenti. Intermonte ritiene che se l’idea di scorporo aumenta l’attrattività speculativa del titolo (con un target attuale per le azioni ordinarie di 0,38 euro, che potrebbe salire a 0,54 euro nel caso di una valorizzazione delle attività consumer post-scissione), «un’efficace strategia di scorporo del gruppo potrebbe essere più realizzabile con un completo delisting, piuttosto che dividendo l’azienda in più entità quotate, un approccio usato di recente da Vivendi in Francia, che non ha incontrato il favore del mercato». Intermonte osserva che «il delisting permetterebbe agli azionisti minoritari di ottenere un premio immediato, evitando i rischi di esecuzione associati a una società ancora quotata e i tempi prolungati necessari per la trasformazione in società». Un eventuale delisting di TIM, tuttavia, necessiterebbe del consenso governativo, considerando sia la partecipazione del 9.9% detenuta dalla Cassa Depositi e Prestiti, sia le implicazioni legate al golden power su asset strategici come la rete 5G, Telsy e i data center di Noovle». Nel frattempo, anche le azioni di risparmio registrano un incremento, alimentate dalle voci di un possibile riacquisto parziale di questa tipologia di titoli.
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