Mediobanca e Mps in Evidenza Dopo l’Approvazione del Piano di Fusione
Mediobanca ha registrato un incremento significativo e anche Mps ha visto un rialzo apprezzabile, in seguito alla conferma del piano di fusione tra le due entità e la decisione di ritirare Mediobanca dalla quotazione, annunciata martedì. Nonostante i dettagli fossero anticipati, la tempistica dell’annuncio ha sorpreso il mercato, il quale si attendeva aggiornamenti nella riunione del consiglio di amministrazione prevista per la settimana successiva. Inizialmente, le azioni di Mediobanca non hanno trovato prezzo all’apertura, ma successivamente hanno mostrato un incremento dell’8%, mentre le azioni di Mps hanno segnato un avanzamento di quasi il 3%. Il consiglio di Mps ha dato il via libera al piano che include la fusione per incorporazione di Mediobanca, seguita dal suo delisting, anche se non sono state fornite indicazioni sui tempi specifici. Piazzetta Cuccia continuerà le sue operazioni sotto il medesimo nome, rimanendo focalizzata sul private banking e sull’investment banking e conservando una partecipazione diretta del 13,2% in Generali. Dettagli aggiuntivi sullo scambio azionario e sulle sinergie, oltre a obiettivi aggiornati per il gruppo Mps, saranno divulgati il prossimo 27 febbraio. Secondo gli analisti di Intermonte, l’offerta iniziale proposta da Mps prevedeva un rapporto di 2,3 volte, che post dividend diventa 2,533 volte.
Nel frattempo, il presidente Maione è al lavoro per compilare una lista di candidati per il nuovo consiglio di amministrazione, con un elenco iniziale di 30 nomi che verrà ridotto a 20 entro la fine del mese. Per Intermonte, «il delisting di Mediobanca era previsto ed è conforme alle aspettative. L’operazione aumenta la visibilità sulle sinergie annunciate di 700 milioni di euro, sfruttando appieno i benefici fiscali». Intermonte ha assegnato a Mps una valutazione di acquisto con un prezzo obiettivo di 11 euro, lo stesso giudizio e prezzo obiettivo sono stati confermati per Mediobanca. «In base ai prezzi attuali di mercato, prevediamo che la fusione avrà un impatto positivo sul Cet1 di Mps di 50-60 punti base (dal 15,5% previsto per il 2026 al 16,1%), con una diluizione minima dell’utile per azione», ha affermato Deutsche Bank, che ritiene che il controllo completo su Mediobanca dovrebbe produrre «benefici significativi, inclusa una maggiore visibilità sulle sinergie da 700 milioni di euro».
In aggiunta, secondo gli analisti, «l’operazione permette di semplificare la struttura del gruppo, potenziare l’agilità strategica e stabilire un collegamento più stretto tra le prestazioni del Private Banking/Investment Banking e la redditività globale». Equita, che ha assegnato a Mps e Mediobanca un rating di mantenimento con un prezzo obiettivo rispettivamente di 10,50 e 19,80, ritiene che l’operazione «contribuirà a mitigare il rischio di integrazione e a rafforzare la struttura di capitale, con un Cet1 superiore al 16,5%». Inoltre, il piano industriale del 27 febbraio «sarà cruciale per ottenere maggiori dettagli e visibilità sul processo di integrazione, sulle sinergie e sui livelli di remunerazione nei prossimi anni». Con Mediobanca completamente integrata, Equita prevede che Mps potrebbe raggiungere un utile netto rettificato di 3 miliardi di euro entro il 2028.
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