Influenza delle dichiarazioni di Trump sui mercati europei: impatto sui settori automobilistico e materie prime. Fluttuazioni valutarie evidenti, particolarmente per dollaro canadese, peso messicano e yuan. Riduzione dello spread a 126 punti. Aumento del prezzo del petrolio, rallentamento del bitcoin
(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Le recenti minacce tariffarie di Trump hanno nuovamente sollevato turbolenze nei mercati finanziari. In Europa, gli indici di borsa hanno registrato un calo, principalmente a causa delle pressioni sui settori dell’automobile e delle materie prime, mentre negli Stati Uniti il Dow Jones ha interrotto la sua ascesa. Sebbene sia ancora incerto se le dichiarazioni del presidente eletto degli Stati Uniti si concretizzeranno, che prevedono nuovi dazi del 10% sulle merci importate dalla Cina e del 25% sulle importazioni da Messico e Canada, i mercati hanno già iniziato a risentire di una crescente volatilità, che influisce particolarmente sulle valute del dollaro canadese, del peso messicano e dello yuan.
L’incertezza riguarda anche le possibili mosse delle banche centrali, con particolare attenzione alla Federal Reserve. Gli analisti hanno evidenziato che il piano fiscale del nuovo governo potrebbe avere effetti inflazionistici, potenzialmente rallentando la cadenza dei tagli ai tassi d’interesse negli USA.
Di conseguenza, i principali indici azionari europei hanno chiuso in ribasso: il FTSE MIB a Milano, il CAC 40 a Parigi, il DAX 40 a Francoforte, l’AEX ad Amsterdam, l’IBEX 35 a Madrid e il FT-SE 100 a Londra.
A Wall Street, il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,26% a 44.860,31 punti. L’S&P 500 è aumentato dello 0,58% a 6.021,80 punti e il Nasdaq ha visto un incremento dello 0,62% a 19.172,81 punti. Gli investitori stanno valutando l’impatto delle politiche commerciali annunciate da Trump, con attenzione anche ai verbali (previsti per la sera) dell’ultima riunione della Federal Reserve, che ha visto un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base, successivo a un taglio di 50 punti. Secondo il FedWatch Tool del Cme Group, vi è una probabilità del 59,4% che la banca centrale americana proceda con un ulteriore taglio di 25 punti nella prossima riunione, prevista una settimana prima di Natale.
Sul mercato azionario, il titolo di Amgen ha pesato sul Dow Jones, dopo i deludenti risultati dei trial di un farmaco sperimentale per la perdita di peso. Performance contrastanti anche per le catene di negozi al dettaglio, impegnate nelle promozioni del Black Friday.
A Piazza Affari, Stellantis chiude in calo del 4,8%, risentendo in modo significativo delle possibili nuove restrizioni commerciali verso Messico, Canada e Cina, dato che il Messico rappresenta il principale mercato di esportazione verso gli Stati Uniti per l’azienda automobilistica. Anche Pirelli registra un calo del 4,6%, poiché possiede un grande stabilimento in Messico, che serve sia il mercato locale che quello statunitense. Per il gruppo di Bicocca, le vendite in Nord America rappresentano circa il 25,4% del totale nei primi nove mesi del 2024. Seduta negativa anche per Campari e Ferrari. Nel settore bancario, l’attenzione è rivolta all’acquisizione di Unicredit su Banco Bpm, con un calo dell’1,12% e dell’1% rispettivamente, mentre Mps è in rialzo dello 0,6% mentre gli investitori riflettono sul suo futuro dopo l’acquisto del 3,5% di Anima Holding, quota che aumenterà al 9% al termine dell’OPA lanciata dall’istituto. I migliori titoli della giornata sono stati Brunello Cucinelli (+1,7%), Generali (+1,6%) e Snam (+1,37%).
Lo spread tra BTp e Bund chiude stabile. Alla fine della sessione, il differenziale di rendimento tra il BTp decennale italiano (Isin IT0005560948) e il corrispondente tedesco si è attestato a 126 punti base, mantenendo lo stesso livello della chiusura precedente. Anche il rendimento del BTp decennale di riferimento è rimasto stabile al 3,46%, come il giorno precedente.
Il prezzo del petrolio continua a salire, mentre le tensioni in Medio Oriente rimangono al centro dell’attenzione con le discussioni su un possibile cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah in Libano: il WTI di gennaio si avvicina ai 70 dollari al barile (+0,7%) mentre il Brent della stessa scadenza aumenta dello 0,6% a 73,5 dollari. Il gas naturale, scambiato ad Amsterdam, registra un calo del 2% a 46,7 euro al megawattora.
Nel frattempo, l’euro rimane sotto 1,05 dollari a 1,047 (da 1,0412 alla chiusura precedente), mentre l’euro/yen si trova a 160,8 (da 160,84). Il bitcoin rallenta, allontanandosi dalla soglia dei 100.000 dollari (a 94.000 dollari), dopo la recente impennata seguita all’elezione di Trump.
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