Il nuovo presidente imporrà tasse del 25% su tutte le importazioni provenienti da Messico e Canada
(Il Sole 24 Ore Radiocor) Una giornata nera per Stellantis, che ha subito una perdita superiore al 5% e si è classificata come la peggiore performance del Ftse Mib. Il titolo, già in difficoltà (-52% rispetto ai massimi di marzo) a causa del calo nelle vendite, problemi di produzione con il Governo e la riduzione delle stime future, è stato ulteriormente penalizzato dall’annuncio di nuovi dazi proposti dal presidente eletto Donald Trump, che assumerà ufficialmente il ruolo di presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio prossimo. Trump ha specificato che imporrà un dazio del 25% su tutti i beni importati dal Messico e dal Canada e un ulteriore dazio del 10% sui prodotti provenienti dalla Cina, colpendo i tre principali partner commerciali degli USA, che rappresentano un terzo del totale degli scambi commerciali americani con il mondo. Le tariffe saranno implementate tramite ordini esecutivi, che non richiedono l’approvazione del Congresso, non appena entrerà in carica e rimarranno attive finché i paesi interessati non interromperanno i flussi migratori illegali e il traffico di droga verso gli USA. Secondo William Reinsch, ex presidente del National Foreign Trade Council americano, le minacce di Trump potrebbero avere l’obiettivo di rinegoziare l’accordo prima della revisione prevista per luglio 2026. Se Trump dovesse attuare tali minacce, le conseguenze per i paesi confinanti sarebbero gravissime: oltre l’83% delle esportazioni messicane sono dirette verso gli Stati Uniti, mentre per il Canada la percentuale è del 75%. Questo avrebbe ripercussioni anche sulle aziende che operano tra Messico e USA, come Stellantis: per questa azienda automobilistica, il Messico rappresenta il principale esportatore di veicoli negli USA, con circa 360.000 veicoli. La situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente, dato che l’azienda prevede di aumentare la produzione in Messico a scapito di quella negli Stati Uniti. La questione dei dazi, in particolare il confronto con la Cina, influisce negativamente anche su altre aziende come Pirelli (-3,98%) e Campari (-2,24%).
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