Ex Presidenti Fed e Segretari Tesoro: L’Indagine su Powell Minaccia l’Indipendenza della Banca Centrale

“Questo è il modus operandi della politica monetaria in mercati emergenti con istituzioni fragili, portando a gravi ripercussioni sull’inflazione”, hanno dichiarato congiuntamente.

Una serie di importanti figure economiche, tra cui ex presidenti della Federal Reserve e segretari del Tesoro, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui esprimono preoccupazione per la recente indagine nei confronti del presidente della Fed, Jerome Powell. La definiscono “un tentativo senza precedenti di usare le azioni giudiziarie per minare l’autonomia” dell’istituzione finanziaria americana. “In paesi con mercati emergenti e istituzioni deboli, questo tipo di gestione della politica monetaria può avere effetti molto negativi sull’inflazione e sul funzionamento generale delle economie”, aggiungono nel comunicato. Gli esperti sottolineano che “questo non dovrebbe accadere negli Stati Uniti, dove il principio dello Stato di diritto è una componente chiave del nostro successo economico”. Tra i firmatari del documento figurano Ben Bernanke, Janet Yellen, Alan Greenspan, nonché gli ex segretari del Tesoro Henry Paulson, Timothy Geithner, Robert Rubin e Jacob Lew. Economisti del calibro di Glenn Hubbard, Kenneth Rogoff e Jared Bernstein hanno anch’essi sottoscritto la dichiarazione. “L’autonomia della Federal Reserve e la percezione pubblica di questa indipendenza sono cruciali per una buona performance economica, che include il raggiungimento degli obiettivi di stabilità dei prezzi, massima occupazione e tassi di interesse moderati a lungo termine stabiliti dal Congresso”, conclude il comunicato.

Ieri, Powell ha rivelato che il dipartimento di Giustizia ha avviato un’indagine sui lavori di ristrutturazione della sede della banca centrale a Washington, segnalando alla Fed diverse citazioni da parte di un grande giurì e ipotizzando possibili ripercussioni penali legate alla testimonianza di Powell di fronte alla commissione Banche del Senato lo scorso giugno. L’indagine si concentra su un progetto da circa 2,5 miliardi di dollari per il rinnovamento degli edifici storici della Federal Reserve, iniziato nel 2022. Powell ha collegato questa iniziativa alle continue critiche ricevute dal presidente Donald Trump, il quale lo aveva attaccato per non aver abbassato prima i tassi di interesse. Nei tre incontri più recenti, comunque, la Fed ha ridotto i tassi di 0,25 punti percentuali, portando il tasso di riferimento tra il 3,50 e il 3,75 percento.

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Secondo Powell, quest’indagine pone un rischio per l’indipendenza della politica monetaria, alimentando il sospetto che le decisioni sui tassi possano essere influenzate da pressioni politiche. Trump ha affermato di non essere a conoscenza dell’inchiesta, ma ha rinnovato le sue critiche a Powell, accusandolo di incompetenza nella gestione della banca centrale e dei lavori di ristrutturazione. Sul fronte politico, il senatore repubblicano Thom Tillis ha dichiarato che bloccherà tutte le nomine alla Federal Reserve finché non si chiariranno i dettagli dell’indagine, mentre la senatrice democratica Elizabeth Warren ha accusato Trump di cercare di sabotare l’autonomia della banca centrale. Il mandato di Powell scadrà il prossimo maggio, e la Casa Bianca non ha ancora indicato un possibile successore.

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