L’energia come fulcro di potere: il suo controllo determina l’economia e l’autonomia degli stati
“Questa situazione ci dimostra che l’energia equivale a potere”, afferma Alberto Clò, ex ministro dell’Industria e direttore della rivista “Energia”, nel corso di un dibattito sul tema “La maledizione del petrolio”. Clò spiega chiaramente: “Chi possiede l’energia ha un vantaggio, chi ne è privo resta isolato. È una forma di potere perché interessa le relazioni internazionali, influisce sull’economia e determina la nostra reale indipendenza. L’Italia, essendo debole, non è veramente autonoma e non possiede le risorse energetiche necessarie, né sfrutta quelle poche che potrebbe avere”.
Italia ed Europa risultano essere le più penalizzate dalla crisi innescata dall’invasione russa dell’Ucraina e successivamente dal blocco dello Stretto di Hormuz. Clò descrive il petrolio come una “maledizione”, una realtà amara con cui dobbiamo fare i conti per tre motivi principali: il petrolio rimane la principale fonte energetica, ogni tensione geopolitica ha ripercussioni sul mercato del petrolio e da questo non possiamo prescindere.
La professoressa Valeria Termini dell’Università Roma Tre, pur riconoscendo le difficoltà, vede anche aspetti positivi: “Nonostante le ombre, l’innovazione nel settore energetico non si ferma, offrendo una speranza”.
“Non mi piace il termine ‘maledizione’ associato al petrolio”, commenta il presidente di Tlsg Arrigo Sadun, ex direttore esecutivo del FMI. “Il petrolio è stato e rimane fondamentale per la nostra civiltà, portando enormi benefici, ma presenta anche lati negativi, spesso legati a decisioni politiche”.
La crisi iraniana è fondamentale nel dibattito. “Questa avrà impatti significativi, è la maggior riduzione dell’offerta di petrolio dal secondo dopoguerra, fino a 15 milioni di barili al giorno”, sottolinea Clò, aggiungendo che “oggi il 70% del traffico marittimo mondiale è influenzato dalle tensioni geopolitiche, e il 20% di questo è collegato a Hormuz”. Per Sadun ci sono due scenari: uno più ottimista, con una crisi risolta in poche settimane, e uno pessimista, con una crisi che dura mesi e riduce la crescita globale del 30-40%.
L’unica certezza è che l’Europa rimane vulnerabile in questo scenario. Gli Stati Uniti e il Nord America affrontano problemi di inflazione più che di crescita, mentre la Cina ha mitigato i suoi problemi utilizzando carbone e riserve strategiche. “L’UE deve agire in modo unitario”, afferma Clò. Sadun, tuttavia, vede l’UE limitata dalla sua incapacità decisionale, mentre Termini spera nelle energie rinnovabili come soluzione.
Dal pubblico emergono proposte come quella di creare un’Autorità Unica Europea dell’Energia, che possa agire in modo autonomo e tutelare gli interessi di tutti i 27 Stati membri. I partecipanti al dibattito apprezzano l’idea ma la vedono poco realizzabile. C’è più ottimismo riguardo la possibilità di alleviare gli effetti della crisi energetica con iniziative industriali. “Sono molto fiducioso nelle capacità del sistema economico internazionale”, conclude Sadun.
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