Bankitalia Prevede: Pil in Crescita nel 2025 Nonostante l’Incertezza sui Dazi!

Impatto dei Dazi sul PIL e Sulle Economie Globali

La recente imposizione di nuovi dazi ha portato a un’immediata e significativa correzione nei mercati finanziari globali. I mercati azionari hanno subito perdite notevoli, in particolare nei settori maggiormente legati al commercio internazionale. Questo aumento di volatilità ha spinto gli investitori a riposizionare i loro investimenti verso attivi considerati più sicuri. A differenza di episodi precedenti di forte instabilità di mercato, il valore del dollaro è sceso rispetto alle principali valute mondiali. Anche i prezzi del petrolio e del gas naturale hanno visto una marcata riduzione, riflettendo le aspettative di un peggioramento nella domanda. Il 9 aprile, il governo degli Stati Uniti ha annunciato una sospensione parziale dei dazi per tre mesi, applicando una tariffa ridotta del 10% a tutti i partner commerciali, ad eccezione della Cina. I mercati finanziari hanno mostrato una parziale ripresa dalle perdite subite dall’inizio di aprile, ma l’incertezza rimane alta.

Le previsioni della Banca d’Italia indicano che il prodotto interno lordo (PIL) italiano crescerà dello 0,6% quest’anno, dello 0,8% l’anno prossimo e dello 0,7% nel 2027. Queste stime includono una valutazione iniziale e parziale degli effetti dei dazi imposti il 2 aprile dagli USA, ma non considerano le possibili misure di ritorsione né le potenziali ripercussioni sui mercati internazionali, né la sospensione temporanea parziale annunciata il 9 aprile. Il PIL sarà limitato dagli effetti dei dazi sulla domanda esterna ma sarà supportato dall’aumento dei consumi, stimolato da un miglioramento dei redditi reali. Gli investimenti saranno favoriti dalle iniziative del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ma saranno ostacolati dall’incertezza legata alle tensioni commerciali e dalla fine degli incentivi per l’edilizia residenziale. Si prevede che l’inflazione al consumo si manterrà intorno all’1,5% nel 2025 e 2026, per poi salire al 2,0% nel 2027.

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Dopo un periodo di stallo alla fine del 2024, l’occupazione ha mostrato segni di ripresa nei primi mesi dell’anno, con un incremento del tasso di attività. Il tasso di disoccupazione è diminuito, soprattutto tra i giovani. Si prevede che la crescita delle retribuzioni rimarrà robusta nel 2025, contribuendo a un recupero ancora parziale del potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, si prevede che le pressioni salariali si attenueranno nel tempo.

Secondo le nostre analisi, il PIL italiano ha registrato una crescita moderata nei primi mesi dell’anno. L’attività economica è stata spinta dalla dinamica dei consumi, supportata dalla stabilità dell’occupazione e dall’aumento delle retribuzioni. Tuttavia, gli investimenti in beni strumentali rimangono deboli, anche a causa del basso utilizzo della capacità produttiva e delle condizioni di finanziamento ancora restrittive. Il settore dei servizi ha sostenuto l’attività economica; la manifattura ha mostrato un leggero miglioramento, ma potrebbe subire impatti negativi dai nuovi dazi e dall’instabilità del contesto internazionale. Nel settore delle costruzioni, le iniziative legate alla realizzazione delle opere del PNRR hanno compensato la riduzione degli incentivi per la riqualificazione degli immobili residenziali.

Le informazioni disponibili indicano che il PIL dell’area dell’euro ha continuato a crescere moderatamente nei primi mesi dell’anno, sostenuto dall’evoluzione positiva dei consumi, nonostante la debolezza degli investimenti in beni strumentali. Il prodotto ha beneficiato anche dell’espansione dei servizi e di un miglioramento dell’attività manifatturiera, che tuttavia potrebbe essere negativamente influenzata dall’incertezza legata alle politiche commerciali degli Stati Uniti. L’inflazione è diminuita, posizionandosi appena sopra il 2%. Le proiezioni formulate a marzo dagli esperti della BCE, che non avevano considerato i dazi imposti dall’amministrazione statunitense all’Unione europea, prevedevano una crescita dell’area dello 0,9% nel 2025, con valori leggermente superiori nei due anni successivi; l’inflazione era prevista in calo e si sarebbe stabilizzata intorno al 2% all’inizio del 2026.

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In un clima di incertezza eccezionalmente elevata, l’attività economica globale ha mostrato segni di rallentamento. La crescita si è indebolita negli Stati Uniti e fatica a rafforzarsi in Cina. Il 2 aprile, l’amministrazione statunitense ha annunciato un drastico aumento dei dazi verso quasi tutti gli altri paesi, proporzionato al loro avanzo commerciale rispetto agli USA. Questa mossa rappresenta una netta rottura rispetto alle politiche precedenti e potrebbe avere gravi ripercussioni sull’economia mondiale e sulla cooperazione internazionale. L’espansione del PIL mondiale, già rivista al ribasso nelle proiezioni formulate dall’OCSE prima del 2 aprile, potrebbe risentire significativamente degli effetti diretti e indiretti dei nuovi dazi e dell’incertezza legata alle politiche commerciali restrittive.

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