L’inclusione di Israele nell’elenco dei paesi soggetti a tariffe maggiorate ha suscitato interesse: secondo i dati ufficiali rilasciati dalla Casa Bianca, le importazioni dagli Stati Uniti verso Israele sono soggette a dazi medi del 33 percento.
Israele si impegnerà in trattative con l’amministrazione statunitense per cercare di annullare o mitigare il nuovo sistema di dazi “reciproci” imposti su base bilaterale da Washington. Questo è stato annunciato da Shmuel Abramzon, l’economista capo del ministero delle Finanze israeliano, durante un intervento in una conferenza all’Università Reichman di Herzliya. La sera precedente, Trump aveva ufficializzato l’introduzione di un nuovo sistema di dazi “reciproci” su base bilaterale, volto a riequilibrare i flussi commerciali con numerosi paesi che, secondo gli Stati Uniti, applicano tariffe e barriere superiori rispetto a quelle americane. Questa misura riguarda anche vari partner strategici nella regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa), inclusi Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania, Israele, Tunisia e Marocco. L’inclusione di Israele nell’elenco dei paesi con tariffe aumentate richiama particolare attenzione: secondo i dati ufficiali della Casa Bianca, le importazioni statunitensi in Israele sono soggette a dazi medi del 33 percento. Di conseguenza, gli Stati Uniti introdurranno una tariffa reciproca del 17 percento.
Trump annuncia i dazi reciproci: “Tariffe del 20 per cento sui prodotti europei, del 25 sulle auto estere”
“Era prevedibile, ma i dettagli della decisione ci hanno sorpreso e stiamo ancora valutando le loro implicazioni”, ha dichiarato Abramzon, aggiungendo: “Abbiamo un buon rapporto con l’amministrazione statunitense e credo che attraverso il dialogo e la negoziazione riusciremo a modificare questa situazione”. Parlando dell’impatto dei dazi statunitensi su Israele, l’economista capo del ministero delle Finanze ha affermato: “Naturalmente, se l’economia globale si indebolisce, anche la nostra economia ne risentirà”. “Tuttavia, poiché la nuova tariffa si applica principalmente alle esportazioni di beni e non a quelle di servizi, il nostro settore economico subirà un impatto più moderato, dato che più del 50 per cento delle nostre esportazioni è costituito da servizi”, ha sottolineato Abramzon, spiegando che “questo significa anche che in particolare l’industria high-tech locale, che esporta servizi, sarà meno colpita”.
Secondo i dati degli Stati Uniti, i nuovi dazi mirano a colpire proporzionalmente le esportazioni provenienti da quei paesi che impongono, a loro volta, tariffe più elevate sui beni statunitensi. Oltre all’inclusione di Israele nell’elenco dei paesi con tariffe aumentate, tra i paesi MENA, gli Emirati, l’Arabia Saudita, l’Egitto e il Marocco sono tra quelli a cui sarà applicata la tariffa minima del 10 per cento, considerata in linea con le soglie imposte da questi stati per le importazioni statunitensi. La misura rappresenta comunque un segnale politico significativo, dato che questi paesi sono considerati partner strategici storici di Washington, anche dal punto di vista energetico, commerciale e militare. Più incisivo l’aumento per altri paesi della regione. La Giordania, che secondo i dati di Washington impone dazi del 40 per cento sui beni statunitensi, si vedrà applicare una tariffa reciproca del 20 per cento. Ancora più significativo l’impatto per la Tunisia, per la quale gli Stati Uniti hanno previsto un dazio del 28 per cento, rispetto alle tariffe attualmente in vigore sul lato tunisino pari al 55 per cento.
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