Capitale Privato: Solo il 15% di Donne in Posizioni di Vertice!

AIFI e Legance presentano uno studio su “Diversità & Inclusione nel capitale privato: disparità di genere e nuove generazioni”

Il settore del capitale privato è tradizionalmente dominato dagli uomini, tuttavia le tendenze stanno cambiando grazie all’ingresso delle nuove generazioni. Attualmente, la quota di donne che lavorano in questo settore è del 40%, ma questa percentuale varia notevolmente tra le diverse aree funzionali. Le donne sono prevalentemente impiegate nelle aree corporate, dove si registra una quasi parità di genere, mentre la loro presenza diminuisce considerevolmente nei team di investimento e nei consigli di amministrazione, dove rappresentano solo circa il 25%.

Questi dati emergono da uno studio realizzato da Aifi in collaborazione con Legance, intitolato “Diversità & Inclusione nel capitale privato: disparità di genere e nuove generazioni”. La ricerca si articola in due parti principali: un aggiornamento sulla diversità di genere nei fondi di capitale privato e un’indagine sulle percezioni dei giovani professionisti del settore.

Lo studio mostra che nei team di investimento, la presenza femminile è circa il 30% per i ruoli junior e mid-level, ma scende al 15% per le posizioni senior. Un dato interessante è la presenza di donne in posizioni di leadership che sono in media più giovani (sotto i 50 anni) rispetto ai loro colleghi maschi. Quasi il 90% delle strutture ha almeno una donna nel team di investimento, ma solo la metà di queste ha donne in posizioni senior.

«Questo studio è motivato dall’importanza di promuovere politiche di diversità e inclusione. La vera trasformazione Esg deve incorporare non solo questioni ambientali, ma anche sociali e di governance, miglioramento della qualità del lavoro, riduzione delle disparità e promozione dell’inclusione in generale» afferma Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi, che aggiunge: «Le diversità, non solo di genere ma anche di età, sono cruciali per lo sviluppo dei team, arricchendo le competenze e sviluppando una cultura aziendale adatta a un contesto in continua evoluzione».

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Riguardo le assunzioni e le promozioni, i risultati sono generalmente positivi tra le 74 aziende analizzate in Italia: circa il 40% degli assunti e delle promozioni riguarda donne, in linea con la composizione della forza lavoro. Rispetto ai dati del 2022, la percentuale di donne nelle nuove assunzioni è rimasta stabile, mentre è aumentata tra le promozioni, passando da una media del 34% nel periodo 2018-2022 al 40% nel periodo 2022-2025.

«L’analisi evidenzia che il settore del capitale privato deve potenziare la propria struttura organizzativa per attrarre e trattenere talenti, valorizzare la presenza femminile e garantire percorsi di carriera strutturati» commenta Laura Li Donni, partner di Legance, che conclude: «La diversità è un dato di fatto, l’inclusione è un’opportunità: credo che trasformare questa opportunità in una pratica concreta sia un elemento strategico per creare valore e guidare una crescita più equa e sostenibile».

Le policy e gli strumenti analizzati nel report mostrano un approccio variegato e spesso dipendente dalle dimensioni e dall’origine dell’operatore. Le grandi realtà con una base di investitori più strutturata tendono ad essere più avanzate nell’adozione di policy sulla diversità (presenti nel 53% degli operatori internazionali, rispetto al 38% totale), nella definizione di obiettivi specifici (adottati in generale dal 15% degli operatori e dal 29% di quelli esteri) e nei sistemi di reporting, sia verso gli investitori che verso le società nel portafoglio.

Per quanto riguarda le iniziative specifiche sulla diversità di genere, queste sono presenti nel 41% dei casi (59% considerando solo gli operatori internazionali), mentre i corsi di formazione specifici sulla tematica interessano circa un terzo degli operatori analizzati (62% per quelli esteri). Le misure relative alla disparità salariale di genere mostrano invece valori simili tra tutti gli operatori.

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L’indagine sulla nuova generazione del capitale privato italiano presenta il profilo di un settore che continua ad attrarre giovani professionisti altamente qualificati e fortemente orientati alla crescita professionale. Il campione di 119 giovani under 35 mostra principalmente una formazione in economia e finanza, con il 75% dei casi con una laurea magistrale e il 23% con un master/MBA. L’età media di ingresso nel settore è di quasi 26 anni, con tre quarti dei partecipanti che hanno avuto esperienze lavorative precedenti, principalmente in consulenza (32% dei casi), M&A (20%), investment banking (14%) o una combinazione di queste attività (26%).

«Una volta entrati, i giovani professionisti sono coinvolti fin dalle prime fasi nelle attività principali di investimento, come la due diligence, l’esecuzione delle operazioni e la gestione del portafoglio, con un’elevata responsabilità operativa che tende ad aumentare con l’avanzare della seniority» si legge nella presentazione dello studio, che prosegue: «Nonostante la crescita di carriera sia spesso influenzata da dinamiche interne e da una struttura gerarchica marcata, l’avanzamento di posizione tende ad essere relativamente rapido, soprattutto nei primi anni».

Sul fronte delle retribuzioni, il settore del capitale privato si conferma molto attrattivo. La componente fissa del salario è già elevata nelle fasi iniziali della carriera e aumenta significativamente con l’avanzare della seniority. A questa si aggiunge una componente variabile, presente nel 95% dei casi, che influenza notevolmente il compenso annuo totale e che dipende più dalle dimensioni del gestore che dal livello di seniority. Per i diversi livelli di seniority, i valori medi delle retribuzioni annuali complessive sono i seguenti: analista di investimenti circa 70.000 euro; associato di investimenti circa 105.000; manager di investimenti circa 125.000 e principal circa 160.000.

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Tipicamente, i livelli retributivi sono più elevati negli operatori internazionali (circa 140.000 euro) rispetto a quelli domestici (circa 95.000). Non si osservano differenze significative tra uomini e donne, anche se dal campione analizzato emerge un leggero scostamento.

Oltre alla retribuzione annua, due terzi dei casi prevedono l’accesso al carried interest, introdotto in modo graduale e differenziato per ruolo, che rappresenta un elemento distintivo e fortemente caratterizzante del settore. Inoltre, i benefit e le misure di welfare sono ampiamente diffusi, con particolare riferimento ai buoni pasto/servizio mensa (87% dei casi), assicurazione sanitaria (71%) e piani di welfare aziendale (57%).

La formazione è considerata fondamentale per la crescita professionale: l’85% dei rispondenti la valuta di elevata o massima importanza, evidenziando una diffusa esigenza di percorsi strutturati di aggiornamento, soprattutto in materia di negoziazione e aspetti legali, oltre che di iniziative di networking.

Per quanto riguarda il bilancio tra vita lavorativa e personale, il quadro che emerge è complesso: i carichi di lavoro sono elevati, con circa il 75% dei rispondenti che dichiara di lavorare oltre 50 ore a settimana e l’accesso allo smartworking risulta limitato. Nonostante ciò, la soddisfazione generale è generalmente positiva e una quota significativa di rispondenti, pari a circa tre quarti del campione, dichiara con certezza di vedersi nel settore del capitale privato anche nel medio-lungo termine.

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