Luciano Floridi anticipa i temi principali della seconda edizione del progetto Orbits prevista per novembre
L’umanità deve prepararsi a gestire le sfide poste dall’intelligenza artificiale, e l’idea che “l’AI possa fare tutto” è un’errata convinzione. Luciano Floridi, noto filosofo e direttore del Digital Ethics Center presso l’Università di Yale, nonché presidente della Fondazione Leonardo, in un’intervista rilasciata all’Osservatorio Gen Ai in collaborazione con Accenture, esamina le nuove prospettive che emergono con l’avanzare di questa rivoluzionaria tecnologia. Durante l’intervista, demolisce alcuni miti infondati e sottolinea come la richiesta di competenze umane e soft skills non solo rimanga elevata, ma sia in aumento. Floridi critica coloro che affermano che “ormai l’AI fa tutto, anche la guida autonoma delle auto” evidenziando che sarà sempre necessaria una persona che decida il percorso e le ragioni di tale scelta.
Le organizzazioni, sia piccole che grandi, “devono puntare sul capitale semantico, di cui solo gli esseri umani sono detentori. Il valore delle aziende risiederà sempre più negli asset intangibili. Una tendenza già esistente, ma che l’AI ha amplificato e accelerato. In questo contesto, l’intelligenza umana diventa sempre più fondamentale”. Floridi discuterà di questi argomenti a Milano nel novembre prossimo, nel corso del progetto Orbits, promettendo un “dialogo dinamico con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico con idee stimolanti e utili, sia per comprendere meglio il nostro tempo che per ispirare un cambiamento positivo nelle aziende”.
Il progetto Orbits mira a colmare il divario tra tecnologia e cultura, incentivando un dialogo critico e costruttivo sulla società digitale. Qual è il ruolo di questo progetto nell’aiutare giovani e aziende a capire meglio le potenzialità della Gen AI?
Orbits si configura come un’azione complementare rispetto alle iniziative esistenti di formazione e divulgazione. Il progetto punta a una maggiore consapevolezza e a una comprensione critica degli eventi attuali, incrementando profondità e discernimento. Con il continuo aumento di informazioni sul potenziale dell’AI, Orbits si impegna a filtrare i segnali utili per comprendere come l’AI si integri e trasformi il suo contesto.
Ogni anno Orbits si focalizza su un tema di rilievo; quest’anno il focus è sul capitale semantico. L’obiettivo è trattare i temi adeguatamente, operando in un modo attivo e selezionando ciò che è veramente utile. Questo significa, nella società odierna, partire da principi etici, ovvero scegliere le opzioni più idonee, e poi rafforzare la fiducia nelle proprie capacità e nelle opportunità a disposizione. Orbits si propone di sfidare la mentalità pessimista e semplicistica troppo diffusa, evitando anche l’opposto estremo di un ottimismo superficiale. In questo contesto, lavoriamo con giovani e aziende tra formazione e ambiente lavorativo, trovando una grande apertura quando la presentazione è equilibrata.
Cultura aziendale e Gen AI: quale dovrebbe essere l’approccio affinché le aziende non solo adottino la Gen AI, ma la integrino effettivamente nella loro cultura aziendale, vedendola come una opportunità di crescita?
La cultura aziendale necessita di essere aggiornata, non solo in termini di semplice integrazione, ma con una vera e propria ristrutturazione, pur mantenendo i valori strategici fondamentali. Spesso si tenta di cambiare il meno possibile, di integrare l’innovazione preservando il passato. Tuttavia, questo approccio non permette di affrontare il cambiamento in modo efficace e di giocare un ruolo attivo nella competizione di mercato.
In uno scenario costruttivo, il management dovrebbe non solo gestire ma anche guidare con una visione chiara; un management strategico è cruciale per non subire l’innovazione ma per guidarla. Le aziende che fanno la differenza sono quelle che controllano e strategizzano. Un management senza visione o troppo conservatore rischia di relegare l’azienda a un ruolo marginale nella competizione.
Nello studio dei dati Ocse analizzati dall’Osservatorio Generazione Ai si nota che solo il 29% delle donne utilizza l’AI rispetto agli uomini. Come spiega questa discrepanza? Orbits può aiutare a ridurre questo divario?
La partecipazione femminile nell’AI è bassa, ma non per mancanza di competenze. I dati mostrano che la percentuale delle donne che utilizzano l’AI corrisponde a quella delle donne nelle STEM, il 29%. Ciò indica una significativa mancanza di risorse umane non sfruttate e di competenze cruciali che potrebbero essere impiegate.
In Italia, la presenza femminile nei settori STEM è bassa, con un marcato divario tra il Nord e il Sud del paese. Sono necessarie più iniziative di formazione e borse di studio, ma soprattutto è essenziale un cambiamento culturale che superi l’idea di corsi o professioni separate per sesso. Mentre l’aspetto formativo può essere influenzato dalla volontà delle aziende, il cambiamento culturale è più complesso e i numeri attuali riflettono problemi profondi nella nostra società.
Concentrandosi sul capitale semantico, tema centrale della seconda edizione di Orbits che si terrà il 19 e 20 novembre al Palazzo del Ghiaccio di Milano, come pensa possa influenzare il modo in cui le aziende e le PMI utilizzano la Gen AI, soprattutto in un contesto in cui l’informazione e la comprensione sono risorse chiave?
Il capitale semantico è stato scelto come tema perché sarà sempre più cruciale nel rapporto tra AI e intelligenza umana. L’AI può generare contenuti e strategie aziendali interessanti, ma la domanda di intelligenza, interpretazione e comprensione è in aumento: è fondamentale sapere quali domande porre ai modelli di AI, quali risposte sono corrette e come applicarle. Il capitale semantico è essenziale per dare senso e significato ai processi automatizzati.
Ad esempio, se qualcuno desidera riprodurre un volto perfettamente, ciò può essere fatto da un artista di strada a Roma, ma ciò non lo rende Michelangelo. L’AI ci libera dall’illusione che un semplice riproduttore sia un grande artista. L’AI può gestire la produzione, ma le grandi aziende, come i veri artisti, sanno come e perché produrre qualcosa di significativo. Questa è l’illusione che l’AI possa fare tutto, ed è decisamente un errore.
La capacità di attribuire senso e significato è il fulcro scelto da Orbits. C’è molto da fare, e la domanda di intelligenza umana è in crescita. Le aziende devono quindi investire nel capitale semantico, di cui solo gli esseri umani sono portatori. Il valore delle aziende risiederà sempre più negli elementi intangibili, una tendenza preesistente ma che l’AI ha evidenziato e accelerato. Discuteremo di questi temi in un evento che non sarà solo un convegno o uno spettacolo, ma un mix di elementi dinamici, con una regia eccezionale di Sergio Pappalettera, per coinvolgere il pubblico con idee rilevanti e utili, sia per comprendere meglio la nostra era sia per ispirare un cambiamento positivo nelle aziende.
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