Pando : un gigante della natura 17 volte più antico delle Piramidi

Ogni autunno, le foreste dello Utah si trasformano in uno spettacolo mozzafiato: le foglie degli aspens di Pando si tingono di sfumature dorate, arancioni e rosse, creando un paesaggio che sembra uscito da un dipinto impressionista. Questo spettacolo si svolge nella Foresta Nazionale di Fishlake, dove si trova uno degli organismi più straordinari del pianeta: un’unica entità vivente che copre un’area di 42,6 ettari, formata da circa 50.000 tronchi clonati e uniti da un unico sistema radicale. Il suo nome, “Pando”, significa “mi espando” in latino, e il motivo è chiaro: questo albero si rigenera da secoli, creando una foresta che non è una somma di individui, ma un unico organismo vivente.

L’albero clone più antico del mondo

Gli studi genetici condotti su Pando suggeriscono che la sua età possa variare tra 16.000 e 80.000 anni, rendendolo di gran lunga più antico della Piramide di Cheope, che ha “solo” 4.600 anni. Questo lo pone tra gli organismi più longevi conosciuti sulla Terra. Per gli scienziati, Pando è una capsula del tempo vivente, che ha registrato millenni di cambiamenti climatici e ambientali attraverso la sua crescita clonale.

Un meccanismo di riproduzione straordinario

A differenza della maggior parte degli alberi, Pando non si riproduce per via sessuale, ma attraverso un processo di clonazione naturale. Questo avviene perché il suo assetto genetico triploide, cioè con tre copie di ogni cromosoma, impedisce la formazione di semi fertili. Di conseguenza, l’albero genera continuamente nuovi germogli dalle radici esistenti, creando tronchi geneticamente identici. Tuttavia, nel corso dei millenni, questo processo non è stato esente da cambiamenti: mutazioni genetiche spontanee si sono accumulate nel tempo, contribuendo a piccole variazioni tra i tronchi e fornendo agli scienziati un’opportunità unica per studiare l’evoluzione clonale.

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Alla ricerca dei segreti di Pando

Per comprendere meglio questa straordinaria creatura, i ricercatori hanno raccolto campioni da diverse parti dell’organismo, tra cui radici, corteccia, foglie e rami, e li hanno confrontati con quelli di altri aspens non imparentati. Questa analisi ha portato all’identificazione di circa 4.000 varianti genetiche, emerse con il passare delle generazioni clonali. Questi dati offrono una prospettiva affascinante su come gli organismi clonali si adattino all’ambiente circostante.

Un mix genetico sorprendente

Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio riguarda la distribuzione genetica all’interno di Pando. I ricercatori si aspettavano che gli alberi più vicini tra loro avessero una somiglianza genetica più marcata rispetto a quelli più distanti. Invece, anche su distanze di 1-15 metri, la variazione genetica è risultata più ampia del previsto. Come ha spiegato William Ratcliff, coautore dello studio, questo suggerisce che i processi evolutivi interni dell’organismo siano molto più dinamici e complessi di quanto immaginato.

Il segreto della longevità di Pando

Gli scienziati ipotizzano che la triploidia di Pando possa essere un elemento chiave della sua sorprendente resistenza, conferendogli cellule più grandi e robuste, capaci di affrontare meglio le sfide ambientali. Questa caratteristica potrebbe rappresentare un vantaggio evolutivo, aiutando l’organismo a sopravvivere per migliaia di anni in condizioni climatiche mutevoli.

In un’epoca in cui il cambiamento climatico minaccia molte specie vegetali, comprendere il funzionamento di Pando potrebbe fornire preziose indicazioni su come le piante possano adattarsi alle sfide del futuro.

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