In media, gli affitti privati superano del 48% la componente immobiliare delle tariffe Pnrr complete e dell’82% quelle Dsu. Inclusi servizi e utenze, alloggiare in uno studentato risulta il 20% più economico rispetto alla locazione tradizionale
Oggi in Italia, scegliere di vivere in uno studentato convenzionato può portare a un risparmio medio del 20% rispetto al costo di un affitto tradizionale. I posti letto creati con i finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) presentano infatti un costo inferiore rispetto agli affitti sul mercato libero. Questo è quanto emerge dalle prime analisi dell’Osservatorio sullo Student Housing di Scenari Immobiliari, che ha valutato un campione di oltre 200 strutture e circa 10mila posti letto sviluppati tramite il Decreto ministeriale 481/2024.
L’elemento chiave dello studio è la metodologia adottata per il confronto dei prezzi. Comparare la tariffa di uno studentato Pnrr con il canone di una camera in un appartamento condiviso implica valutare due tipologie di prodotto immobiliare completamente diversi. Nei residence finanziati dal Ministero dell’Università, la tariffa generalmente copre spese quali utenze, internet, reception, manutenzione, pulizia delle aree comuni, gestione degli spazi condivisi e servizi dedicati allo studio e alla sicurezza. Nel settore privato, molti di questi costi sono invece a carico separato.
Analizzando i costi, la tariffa media nazionale per una camera singola in uno studentato Pnrr è di 595 euro al mese, servizi inclusi. Aggiungendo anche la componente legata al diritto allo studio universitario (Dsu) – che costituisce circa il 30% dei posti letto e ha una tariffa media di 250 euro al mese – il prezzo medio ponderato si abbassa a 490 euro mensili.

Il confronto con il mercato privato varia significativamente a seconda del prodotto considerato. Una camera singola nel mercato libero ha un canone medio nazionale di circa 355 euro al mese, che rappresenta solo il costo dell’affitto in un immobile esistente, escludendo utenze e servizi accessori. Questo costo aumenta guardando alla nuova offerta immobiliare, dove il canone medio arriva a 475 euro, il 34% in più. In entrambi i casi, a questa cifra si devono aggiungere spese condominiali, utenze e altri costi di gestione quotidiana dell’alloggio, che Scenari Immobiliari stima in oltre il 30%. Aggregando queste spese, il costo reale sale a 720 euro mensili, più del 20% in più rispetto alla tariffa media ponderata degli studentati Pnrr.

«La comparazione tra gli studentati finanziati con il Pnrr e il mercato libero deve considerare la vera composizione dei costi sostenuti da studenti e famiglie – afferma Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari -. Limitarsi al canone nominale della stanza può dare un quadro economico incompleto. Isolando le varie componenti della spesa, emerge come la nuova offerta di alloggi per studenti non solo offra standard qualitativi più elevati e un sistema integrato di servizi, ma sia spesso anche più conveniente economicamente».
Un altro dato rilevante si evidenzia nella composizione della tariffa: nella tariffa degli studentati Pnrr, la pura componente immobiliare rappresenta in media solo il 40-50% del costo totale, contro il 65-70% dell’offerta privata. In termini assoluti, il costo della sola componente abitativa oscilla tra 240 e 300 euro al mese per la tariffa Pnrr completa e tra 195 e 245 euro per quella ponderata con la quota Dsu. Nel mercato libero, la componente immobiliare si attesta invece mediamente tra 430 e 500 euro al mese.
La differenza è notevole. I canoni privati sono mediamente più alti del 48% rispetto alla componente immobiliare della tariffa Pnrr completa e dell’82% rispetto a quella Dsu. Questo divario cresce nelle aree con maggiore pressione abitativa: nel Nord-Est, l’affitto nel mercato libero supera del 74% la componente immobiliare della tariffa Pnrr e del 110% quella Dsu; nel Nord-Ovest i differenziali sono rispettivamente del 65% e del 102%, mentre nel Centro Italia si attestano al 65% e al 97%.
Una quota significativa della tariffa degli studentati Pnrr copre servizi che nel mercato tradizionale sono spesso esclusi dal canone, rappresentando complessivamente il 50-60% della tariffa degli studentati finanziati dal Pnrr, contro il 30-35% del mercato privato. Oltre a reception, sale studio, lavanderie e spazi comuni, diverse strutture offrono anche servizi focalizzati sulla socializzazione, l’integrazione e il benessere degli studenti.
Tuttavia, il dato più significativo emerge analizzando la composizione totale della spesa mensile. Negli studentati Pnrr, la sola locazione rappresenta circa il 38% del budget mensile dello studente, mentre nel mercato libero questa quota sale al 64%. Una differenza che incide direttamente sulla disponibilità economica residua delle famiglie e degli studenti per tutte le altre spese legate alla vita universitaria.
La convenienza economica dei nuovi alloggi realizzati con il Pnrr si inserisce in un contesto di marcata carenza strutturale di posti letto, soprattutto nei principali centri universitari. Il campione esaminato da Scenari Immobiliari conferma la concentrazione della domanda nelle aree più attrattive del Paese: circa il 60% dei posti letto considerati si trova tra Nord-Ovest e Nord-Est. La distribuzione riflette anche le direttive del Pnrr. La Missione 4 (Componente 1) del decreto 481/2024 prevede infatti che almeno il 40% dei nuovi posti letto sia destinato al Mezzogiorno.
Il raggiungimento e il superamento degli obiettivi target del Pnrr, che ha attivato complessivamente 63.200 nuovi posti letto di cui circa 33mila già completati, spinge lo student housing ora ad assumere un ruolo che va oltre la semplice realizzazione di alloggi. L’incremento dell’offerta organizzata può contribuire a ridurre la pressione sul mercato delle locazioni nelle città universitarie, diminuendo la competizione tra studenti e residenti e aumentando contemporaneamente l’attrattiva degli atenei.
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