Dall’ambito del marketing alla gestione di progetti: le professioni più a rischio secondo Suleyman. Le imprese potrebbero accelerare nonostante le limitazioni dei software
Mustafa Suleyman lancia un avvertimento severo nell’epoca dell’intelligenza artificiale: entro i prossimi 18 mesi, una vasta gamma di attività lavorative d’ufficio potrebbero essere soggette ad automazione. Durante un’intervista con il Financial Times, il leader della divisione AI di Microsoft ha sottolineato che le prestazioni delle AI potrebbero raggiungere e persino superare quelle umane in molti settori professionali, citando esempi come la contabilità, il settore legale, il marketing e il project management come campi particolarmente vulnerabili. Questa affermazione riaccende un dibattito critico e solleva questioni significative riguardo al futuro di molte professioni d’ufficio.
L’argomento di Suleyman si basa su un fondamento tecnico: l’aumento esponenziale della capacità di calcolo indica che i modelli di AI potrebbero presto programmare meglio di molti sviluppatori software e, di conseguenza, gestire compiti ripetitivi che attualmente richiedono ore di lavoro davanti a un computer. Questo scenario non è nuovo e riecheggia le preoccupazioni espresse nel ciclo di previsioni per il 2025: Dario Amodei di Anthropic aveva parlato della possibilità di ridurre del 50% i posti di lavoro entry-level per i colletti bianchi; Jim Farley di Ford aveva discusso di riduzioni simili tra gli impiegati negli USA; e recentemente Elon Musk a Davos ha ipotizzato che l’intelligenza artificiale generale (AGI) potrebbe essere realtà già quest’anno.
Tuttavia, esiste una discrepanza tra le previsioni apocalittiche e la realtà operativa. Finora, l’impatto dell’AI nei servizi professionali sembra essere più incrementale che sostitutivo. Avvocati, contabili e revisori utilizzano l’AI principalmente per compiti specifici come la revisione di documenti e l’analisi di routine, con benefici di produttività che sono stati descritti come marginali. In alcuni casi, l’effetto dell’AI sembra addirittura essere contrario: uno studio di METR sui programmatori ha scoperto che l’AI potrebbe aumentare i tempi di esecuzione di circa il 20% su determinate attività.
Nonostante ciò, emergono segni di dislocazione. Secondo Challenger, Gray & Christmas, una società di consulenza sul lavoro americana, circa 55.000 tagli nel 2025 potrebbero essere attribuiti all’AI. Inoltre, anche quando le aziende non attribuiscono direttamente le riduzioni alla tecnologia, la narrativa interna tende sempre a spostarsi verso questa direzione, con CEO come Nadella che parlano di un’“era nuova”. In questo contesto, anche i mercati hanno reagito: il recente crollo delle azioni nel settore software, soprannominato “SaaSpocalypse”, deriva dalla paura che sistemi agentici possano sostituire funzioni attualmente offerte come software-as-a-service.
In questo quadro, le osservazioni di Suleyman acquistano un ulteriore livello di significato, legato anche alla strategia industriale di Microsoft. Suleyman ha espresso l’intenzione di puntare verso la “superintelligenza” e di ridurre la dipendenza da OpenAI, sviluppando modelli proprietari. La promessa è quella di trasformare l’AI in una commodity all’interno dei progetti.
La domanda che rimane aperta non è tanto se l’automazione influenzerà i lavori d’ufficio, ma piuttosto con quale velocità e seguendo quale traiettoria. Ci sarà una sostituzione diretta dei ruoli o una ristrutturazione delle mansioni, con pochi licenziamenti immediati? Suleyman fissa una scadenza: 18 mesi. I dati attuali suggeriscono prudenza. Quindi, il vero rischio potrebbe essere che la profezia si trasformi in un boomerang, spingendo le aziende a ridurre le assunzioni e ad investire di più in software agenti, anche prima che la tecnologia dimostri effettivamente di poter fare “quasi tutto” meglio di un essere umano.
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