L’indice di Borsa Giapponese Nikkei Registra un Calo Significativo
L’indice azionario del Giappone, il Nikkei, ha terminato la giornata con un calo significativo, attestandosi a quasi il 4 percento in meno. Questo ribasso è avvenuto dopo una giornata di significativo recupero, ma le preoccupazioni riguardanti un possibile rallentamento economico a seguito dell’introduzione di nuovi dazi hanno influenzato negativamente il mercato. Il Nikkei Stock Average, che rappresenta 225 aziende, ha subito una riduzione del 3,93 percento rispetto al giorno precedente, chiudendo a 31.714,03 punti. Analogamente, l’indice Topix, che ha una portata più ampia, ha mostrato una diminuzione di 82,69 punti, o il 3,40 percento, terminando a 2.349,33. Tutti i settori principali hanno visto un declino, con particolare enfasi sui settori dei metalli non ferrosi, delle assicurazioni e dell’industria estrattiva. La valuta statunitense ha raggiunto il punto più basso degli ultimi sei mesi, toccando i 144 yen nella parte superiore della fascia a Tokyo, mentre lo yen giapponese si è rafforzato a causa delle crescenti preoccupazioni per una recessione economica globale scatenata dalle politiche tariffarie degli Stati Uniti.
Calo dell’indice Ftse-Mib a Milano e tensioni valutarie globali
La Borsa di Milano ha avviato la giornata con un notevole calo, con l’indice Ftse-Mib che ha perso circa il 3%. Parallelamente, il differenziale tra i Btp italiani e i Bund tedeschi ha visto un incremento, aprendo a 130 punti base. In questo scenario di tensioni finanziarie globali, lo yuan cinese ha segnato un minimo di oltre 17 anni, mentre la sua controparte offshore ha registrato durante la notte un minimo storico. Questo calo si inserisce in un contesto di crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Al termine delle contrattazioni interne, il tasso di cambio ufficiale è stato fissato a 7,3498 rispetto al dollaro, il più debole da dicembre 2007, proprio nel giorno in cui sono entrati in vigore nuovi dazi “reciproci” imposti da Washington, che prevedono una tassa del 104% sulle merci cinesi. In risposta, si ritiene che la leadership cinese stia preparando nuove misure per stimolare l’economia e stabilizzare i mercati finanziari.
La Banca centrale della Cina ha oggi impostato il tasso di cambio di riferimento a 7,2066, il più basso da settembre 2023 ma superiore alle previsioni di mercato, segnalando la volontà di evitare una svalutazione eccessiva della moneta. Contemporaneamente, lo yuan offshore ha recuperato parte delle sue perdite, aumentando dello 0,7% dopo aver toccato il minimo storico di 7,4288 contro il dollaro. Gli esperti di Capital Economics sostengono che i nuovi dazi imposti da Washington potrebbero ridurre le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti della metà nei prossimi anni e diminuire il PIL del gigante asiatico dell’1-1,5%.
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