Scopri il Legame Invisibile tra Gestori di Fondi e Banche Madri!

Nel contesto sfidante del risparmio gestito, le banche puntano sempre più su prodotti d’investimento propri per beneficiare i propri bilanci

Nell’attuale dinamismo del mercato finanziario italiano, non solo le banche, ma anche le società di investimento e le assicurazioni sono coinvolte. Le banche cercano di ottimizzare i costi e le scale di operazione, muovendosi verso un modello di business più integrato che include servizi assicurativi e di gestione del risparmio per variegare le entrate. La pressione sui margini finanziari delle banche, che negli ultimi anni hanno raggiunto cifre record a causa dei tassi d’interesse elevati (anche questi record) applicati ai clienti mediante modifiche contrattuali spesso unilaterali e talvolta ingiustificate, ma comunque autorizzate dagli enti regolatori, è un ulteriore spinta in questa direzione.

I rapporti tra le banche e le società che gestiscono fondi comuni in Italia non sono un fenomeno nuovo, anzi, sono piuttosto la norma, con tutte le implicazioni del caso. L’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria rilasciato questa settimana dalla Banca d’Italia ha rivelato che a fine 2024, circa il 60% del patrimonio dei fondi italiani era gestito da società controllate da gruppi bancari o assicurativi. Questa percentuale è aumentata ulteriormente nelle recenti settimane dopo l’acquisizione da parte di Banco Bpm delle azioni di Anima Holding, precedentemente la maggiore società di investimento indipendente nel settore del risparmio gestito italiano, ora sotto il controllo di un gruppo bancario.

Non sembra esserci alcuna volontà di rompere questi legami stretti. La connessione tra le società di gestione e la banca principale si sta rafforzando, anche se gli stessi operatori riconoscono che questo rappresenta il principale limite del sistema di risparmio gestito italiano.

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Nel competitivo ambiente del risparmio gestito, le banche sono sempre più concentrate nel proporre e vendere ai clienti prodotti d’investimento interni che favoriscono i propri bilanci. In Italia, in particolare, le società di gestione trasferiscono ai distributori una media di oltre il 70% delle commissioni di gestione ricevute dagli investitori nei fondi comuni, arrivando in alcuni casi al 91%. Questo tasso è rimasto relativamente stabile negli anni, evidenziando ancora di più la dipendenza dei gestori dal settore bancario. Nella classifica delle società di gestione che retrocedono le commissioni maggiori ai distributori, le Sgr controllate dalle banche si distinguono per le quote significativamente più alte rispetto a quelle, sempre più scarse, delle entità indipendenti. Con tali livelli di retrocessioni, emerge il dubbio su quante risorse rimangano disponibili per l’innovazione di prodotto e per migliorare la qualità della gestione. E in un contesto internazionale che diventa sempre più competitivo, anche a causa del successo degli Etf più efficienti, i gestori italiani hanno motivo di preoccuparsi.

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