La Casa Bianca e gli interessati respingono le accuse di conflitto di interessi, dichiarando che il presidente degli Stati Uniti non ha ruoli attivi nella gestione di World Liberty Financial e che tale affare non ha influenzato le decisioni politiche.
Un fondo associato a Tahnoon bin Zayed al Nahyan, uno sceicco degli Emirati Arabi, ha acquisito segretamente il 49% di World Liberty Financial, una società di criptovalute collegata alla famiglia Trump, investendo 500 milioni di dollari poco prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Il quotidiano “Wall Street Journal” riporta che questa mossa ha generato immediati guadagni per entità legate alla famiglia del presidente e per individui vicini a Steve Witkoff, l’inviato statunitense per il Medio Oriente. Tahnoon, una figura chiave nei circoli di potere degli Emirati e promotore della strategia nazionale sull’intelligenza artificiale, aveva da tempo l’obiettivo di ottenere accesso ai chip americani più avanzati, accesso che era stato limitato dall’amministrazione del precedente presidente Joe Biden per motivi di sicurezza e possibili collegamenti con la Cina. Dopo l’elezione di Trump, i contatti con Washington si sono intensificati e, due mesi dopo un incontro alla Casa Bianca con Trump e alti funzionari, gli Stati Uniti hanno approvato un accordo che permette agli Emirati di ottenere fino a 500 mila chip all’anno di ultima generazione, un cambiamento considerato strategico per Abu Dhabi. Solo in seguito è venuto fuori che l’investimento in World Liberty era stato concluso già a gennaio.
Secondo i documenti societari, il fondo emiratino è ora il principale azionista esterno della società e ha ottenuto due posti nel consiglio di amministrazione. La Casa Bianca e le parti coinvolte negano qualsiasi conflitto di interesse, sostenendo che Trump non partecipa alla gestione di World Liberty Financial e che l’investimento non ha influenzato le scelte politiche. Tuttavia, esperti di diritto ed etica pubblica citati dal “Wall Street Journal” affermano che la coincidenza temporale tra l’investimento e l’accordo sui chip solleva gravi domande riguardo al rispetto della clausola costituzionale sugli emolumenti e all’indipendenza della politica estera degli Stati Uniti.
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