Ricerca e Competitività: Italia alla Sfida Cruciale!

Il dilemma italiano: abbondanza di pubblicazioni, carenza di brevetti. Gli investimenti come chiave di volta. Bracco: proteggere i finanziamenti europei e assumere un ruolo da leader

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – È un dato di fatto che un numero crescente di aziende riconosca la ricerca e l’innovazione non solo come un costo, ma come un investimento cruciale per il futuro. Tuttavia, questo impegno potrebbe non essere sufficiente per superare la sfida della competitività. Innovare richiede investimenti significativi, sempre più spesso provenienti dal settore privato, soprattutto alla luce della conclusione del PNRR. È essenziale orientare la ricerca verso obiettivi che possano essere trasformati in processi produttivi effettivi, superando così il classico paradosso italiano caratterizzato da un elevato numero di pubblicazioni scientifiche ma un basso numero di brevetti. I dati parlano chiaro: il 60,3% delle piccole imprese italiane ha intrapreso attività innovative nel periodo 2020-2022, un tasso superiore alla media dell’UE del 47,2% e a quello di nazioni come Germania e Francia. Nonostante ciò, la spesa in ricerca e sviluppo (R&S) mostra un significativo divario dimensionale: nel 2023, la spesa delle grandi aziende è aumentata del 7,3%, rappresentando il 73,1% del totale degli investimenti in R&S effettuati dalle aziende italiane, mentre quella delle piccole imprese è diminuita del 2,3%, secondo i dati forniti dall’Istat.

Imprenditori al lavoro su progetti di innovazione in una piccola impresa italiana
Molte piccole imprese italiane hanno avviato attività innovative tra il 2020 e il 2022.

«Purtroppo, l’opinione pubblica, i media e i decisori politici a volte trascurano l’importanza strategica della ricerca e delle numerose innovazioni italiane che hanno rivoluzionato il mondo», osserva Diana Bracco, Presidente e CEO del Gruppo Bracco e Presidente della Fondazione MAI di Confindustria. «È fondamentale che tutti comprendano che l’innovazione è indispensabile per la crescita necessaria all’Italia. Ma per fare ricerca e innovazione servono risorse finanziarie adeguate, tempi certi ed efficienza nella gestione. È necessario creare un ambiente favorevole e definire chiaramente gli obiettivi. Troppo spesso sento dire che le imprese non investono in ricerca, ma questa è una percezione smentita dai fatti», aggiunge Bracco.

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I dati indicano comunque un impegno crescente nel settore: considerando la spesa nazionale totale in R&S, che include anche il settore pubblico e le università, nel 2023 il settore privato, comprese le aziende e le organizzazioni non profit, ha rappresentato il 60,1% degli investimenti, con un incremento del 5,4% rispetto all’anno precedente, sempre secondo i dati dell’Istat. Le aziende italiane, inoltre, si sono distinte partecipando a 11 IPCEI (Importanti Progetti di Interesse Europeo) su temi chiave come semiconduttori, batterie, intelligenza artificiale, cloud e idrogeno. Si registra anche un miglioramento nella collaborazione tra il settore pubblico e privato, come evidenziato dalla Missione 4 Componente 2 del PNRR, che ha puntato sulla creazione di Centri nazionali, Partenariati estesi e Ecosistemi territoriali, nonché su dottorati innovativi cofinanziati dalle imprese, con l’obiettivo di strutturare la collaborazione tra aziende, università e enti di ricerca, promuovendo la valorizzazione dei risultati e il trasferimento di conoscenza verso il tessuto produttivo.

Secondo il Rapporto Draghi sulla competitività europea, negli ultimi vent’anni la quota dell’Europa negli investimenti globali in R&S è diminuita di un quarto, con un divario in crescita rispetto a USA e Cina. Il rapporto sottolinea l’urgenza di aumentare i finanziamenti europei per la R&S, di concentrarli su iniziative condivise e di costruire un’Unione della ricerca e dell’innovazione che coordini le politiche tra gli Stati membri. È cruciale anche valorizzare le esperienze maturate grazie al PNRR nel campo della ricerca e dell’innovazione, promuovendo la creazione di nuovi progetti per ottimizzare l’utilizzo dei fondi europei.

Grafico che mostra il calo della quota europea negli investimenti globali in R&S
Negli ultimi vent’anni la quota dell’Europa negli investimenti in R&S è diminuita.

«Il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, con 175 miliardi destinati a Horizon Europe e 410 miliardi al Fondo europeo per la Competitività, rappresenta un’opportunità imperdibile», afferma Diana Bracco. «È essenziale difendere le risorse per la ricerca durante le trattative e l’Italia deve presentarsi con una strategia forte e condivisa, sviluppata attraverso un dialogo serio tra governo, imprese e mondo accademico. Solo in questo modo possiamo favorire la crescita e la competitività del nostro Paese».

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