Obiettivo: fino al 70% dei ricavi da collaborazioni con i produttori. Il gruppo mira all’espansione internazionale e affronta le sfide dei dazi imposti da Trump
Da una parte, l’ambizione di espandersi in Nord America attraverso acquisizioni, dall’altra, il rafforzamento tramite le partnership per l’integrazione delle catene di approvvigionamento alimentare. Questi sono alcuni degli obiettivi principali di Orsero per sostenere il proprio business. La multinazionale italiana, discussa recentemente in un’incontro con i dirigenti riportato dalla Lettera al Risparmiatore, attualmente concentra la sua attività principale in Europa (con un fatturato di 357,2 milioni nel primo trimestre del 2025). I ricavi generati fuori dal continente europeo, più modesti (22,4 milioni), provengono principalmente dal Messico (per la produzione e l’esportazione di avocado) e dalla Costa Rica (che assiste nell’importazione di banane e ananas).
La strategia futura prevede un cambiamento parziale di questa situazione. Il gruppo intende stabilire una presenza diretta in Nord America, crescendo attraverso acquisizioni esterne. Ci sono vari dossier in esame, con potenziali obiettivi che mostrano specifiche caratteristiche. Per iniziare, si punta a un fatturato intorno ai 200 milioni di dollari. L’attività di distribuzione dovrebbe essere equilibrata tra la grande distribuzione organizzata e i mercati all’ingrosso, con un assortimento di prodotti ben diversificato e un focus particolare su quelli a valore aggiunto che non figurano già nel portafoglio aziendale. Questo esclude, ad esempio, aziende troppo concentrate sull’avocado (già esportato da Orsero dagli USA). Inoltre, sono esclusi i turnaround. Il gruppo italiano mira a un’operazione che incrementi il margine Ebitda. Per quanto riguarda i tempi, Orsero non fornisce dettagli precisi, ma non si esclude un’azione nel 2025, vista la situazione favorevole per operazioni strategiche e industriali dovuta alla debolezza della concorrenza e del private equity. Ma non si tratta solo di un’espansione internazionale. Un altro obiettivo è l’aumento dell’integrazione nelle catene produttive. Un esempio recente è la partnership tra Hermanos Fernández Lopez – una società spagnola del gruppo – e la Cooperativas Unidas de la Palma (“Cupalma”) per la produzione di platano canario. Questo accordo permette ai produttori di Cupalma di utilizzare l’infrastruttura spagnola di Orsero (dalla maturazione alla distribuzione) e, allo stesso tempo, consolida i rapporti commerciali di Orsero, aumentando il controllo sul prodotto finito e continuando a offrire prodotti a valore aggiunto. Questa operazione dimostra l’intenzione di aumentare il fatturato generato da tali iniziative. Attualmente, i ricavi derivanti da una maggiore integrazione nella catena produttiva rappresentano circa il 40% del totale. L’obiettivo è raggiungere idealmente il 70% delle vendite consolidate. Il restante 30%, legato all’attività di trading, è considerato il minimo necessario per mantenere la flessibilità aziendale di fronte alla volatilità del mercato.
Queste sono alcune considerazioni riguardo ai piani di espansione e alle catene agricole. Ma c’è anche l’impegno verso l’offerta di prodotti a valore aggiunto, una strategia che Orsero persegue da tempo. Questo non solo per le maggiori marginalità e il rafforzamento del brand, ma anche perché questi settori offrono un ritorno sull’investimento positivo in tempi relativamente brevi. Tuttavia, ci sono dubbi riguardo alla domanda di queste categorie di prodotti in un contesto di crisi economica, incertezza politica e riduzione del potere d’acquisto. L’azienda, tuttavia, invita a un’analisi più approfondita e rifiuta queste preoccupazioni. Tra gennaio e maggio del 2025, i prodotti di qualità più costosi, come i frutti di bosco, hanno mostrato una crescita significativa rispetto ai prodotti meno costosi. Per esempio, i frutti di bosco hanno visto un aumento del 72% nei volumi rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre le pere e le mele hanno registrato una diminuzione del 4%, nonostante un costo di solo 1,07 euro per chilo. In sostanza, i prodotti a valore aggiunto non mostrano segni di rallentamento e attualmente non ci sono problemi significativi. Tuttavia, l’incertezza attuale è influenzata anche dalle politiche di dazi di Donald Trump, che potrebbero teoricamente impattare negativamente su Orsero. L’azienda, però, non condivide questa preoccupazione, poiché in generale non esporta molto verso gli USA. L’eccezione è l’esportazione di avocado dal Messico, ma il fatturato di questa attività è limitato (circa 50 milioni di dollari) rispetto ai ricavi totali che, nel 2024, ammontavano a 1,57 miliardi di euro. Inoltre, l’accordo di libero scambio T-MEC, che include gli avocado, è legalmente difficile da modificare. Quindi, nonostante le dichiarazioni da Washington, non è probabile che emergano problemi reali. Anche perché trovare alternative geografiche per la fornitura è complicato: in Perù la finestra produttiva è limitata e in Colombia ci sono problemi di qualità. La soluzione del “made in USA” è impraticabile per le politiche di protezione del territorio (come in California) e l’alto costo della manodopera. In definitiva, Orsero non vede i dazi come un problema concreto, anche in vista di una possibile futura presenza diretta negli USA. In quel caso, potrebbe essere necessario valutare la questione, ma eventuali problemi sarebbero più che compensati dai benefici industriali e strategici dell’operazione.
Infine, un altro aspetto importante è l’espansione delle infrastrutture del gruppo. Recentemente è stato completato e attivato l’ampliamento del polo di Verona, con un focus sui frutti di bosco. In Grecia, invece, la crescita organica delle strutture sta incontrando alcune difficoltà nella comunicazione con le autorità locali. A Siviglia, il terreno per i nuovi magazzini è stato acquistato e l’iter burocratico è in corso, con il primo mattone previsto nel 2026. L’impegno complessivo per l’investimento nella città spagnola è di circa 15 milioni di euro entro il 2030. In generale, lo sforzo per sostenere la crescita aziendale è evidente nei numeri. Per quanto riguarda la quarta gamma, in passato il business della frutta e verdura pronta per il consumo era diventato un punto focale dell’azienda. Tuttavia, l’incremento di questo segmento è stato inferiore alle aspettative. L’inizio del 2025 per questa area è molto positivo, e si caratterizza per una buona redditività. Nonostante ciò, soprattutto a causa del prezzo impegnativo della frutta tagliata per il consumatore, il boom atteso non si è verificato. Di conseguenza, l’attuale atteggiamento del gruppo rispetto a questo segmento rimane quello di “attendere e vedere”.
Conti in rialzo
Nel primo trimestre del 2025, Orsero ha registrato ricavi per 379,6 milioni di euro (erano stati 337,8 nello stesso periodo del 2024).
L’utile netto si è attestato a 8,14 milioni (4,9 milioni di profitto un anno prima).
L’andamento del titolo
L’analisi tecnica del titolo
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