Economia Marittima Italiana: Uno Sguardo al Futuro
Il Mediterraneo si riposiziona come fulcro delle discussioni economiche e geopolitiche, in un periodo caratterizzato da nuove tensioni sui mercati internazionali e da significative evoluzioni nei modelli di trasporto e logistica. Questi sono alcuni dei temi trattati nel dodicesimo rapporto annuale “Italian Maritime Economy” curato da Srm, il centro di ricerca associato a Intesa Sanpaolo, che è stato presentato nelle Gallerie d’Italia a Napoli. L’edizione del 2025, intitolata “Protezionismo e dazi: impatti su shipping globale e modelli portuali. Il Mediterraneo al centro degli scenari tra intermodalità e sostenibilità”, analizza con precisione e prospettiva strategica i principali temi del commercio marittimo odierno, evidenziando l’aumento dell’instabilità geopolitica e la resurrezione delle politiche protezionistiche.
Nell’ambito del Partenariato Esteso “Nest – Network 4 Energy Sustainable Transition”, il rapporto esamina in dettaglio le ripercussioni delle nuove barriere commerciali, come i dazi recentemente introdotti dagli Stati Uniti, sui flussi marittimi internazionali e sul funzionamento dei principali nodi logistici globali, ponendo particolare attenzione ai porti italiani e alle rotte verso l’Estremo Oriente e il Medio Oriente. Massimo Deandreis, direttore generale di Srm, e Alessandro Panaro, a capo dell’area Maritime & Energy di Srm, hanno evidenziato come il settore marittimo non sia più considerato un’industria secondaria, ma un pilastro fondamentale dell’economia nazionale e della sua proiezione all’estero.
L’evento è stato inaugurato con i saluti di Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, e di Paolo Scudieri, presidente di Srm, sottolineando l’importanza crescente delle ricerche su portualità e logistica nel contesto delle politiche di sviluppo sostenibile e di attrazione degli investimenti. La discussione si è articolata in due sessioni, la prima delle quali, moderata dalla giornalista Morena Pivetti e intitolata “Navigando tra nuovi equilibri geopolitici e confini economici”, ha visto la partecipazione di figure di spicco come l’ammiraglio Aurelio De Carolis della Marina Militare, Emanuele Grimaldi, CEO dell’omonimo gruppo e presidente della International Chamber of Shipping, e Paolo Magri, presidente del Comitato scientifico e direttore generale dell’Ispi. I relatori hanno discusso come le tensioni in punti strategici del traffico marittimo stiano alterando le rotte e influenzando la sicurezza dei traffici, i costi delle assicurazioni e la stabilità delle filiere.
La seconda sessione, focalizzata su “Porti, shipping e logistica: investire in sostenibilità e intermodalità”, ha esplorato l’importanza crescente dell’intermodalità mare-ferro nei porti italiani. Michele Acciaro, professore alla Copenaghen Business School, ha parlato delle tendenze internazionali nella transizione verde dello shipping; Nicola Carlone, comandante generale della Guardia costiera, ha delineato le sfide operative nella gestione della sicurezza e della sostenibilità ambientale nei porti; mentre Sabrina De Filippis, CEO di FS Logistix, ha presentato le iniziative del gruppo ferroviario per l’integrazione dei nodi logistici terrestri e marittimi. Un’attenzione particolare è stata rivolta ai porti di Genova, Trieste e La Spezia, riconosciuti come esempi di eccellenza nell’adozione di modelli intermodali sostenibili.
Il rapporto si arricchisce anche di saggi di esperti internazionali da Cina, Egitto, Germania e Spagna, con contributi sulla transizione energetica, la neutralità carbonica e l’uso di carburanti alternativi. Una sezione è dedicata alle implicazioni economiche delle nuove tariffe internazionali per le economie del Mediterraneo, in particolare quelle del Nord Africa, evidenziando il ruolo crescente dell’Italia come hub logistico europeo a sud. Le conclusioni sono state affidate a Marco Gilli, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha enfatizzato l’importanza della collaborazione tra istituzioni pubbliche, mondo della ricerca e settore privato per definire strategie comuni per uno sviluppo sostenibile e resiliente.
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