Eni annuncia il Piano 2026-2030: Buyback da 1,5 miliardi e separazione di Plenitude!

Annuncio di Claudio Descalzi: Dividendo Straordinario e Impatto Limitato dal Blocco dello Stretto di Hormuz

Secondo l’Amministratore Delegato Descalzi, il contesto di prezzi elevati potrebbe portare a un dividendo straordinario, mentre l’influenza del blocco dello stretto di Hormuz appare contenuta.

Eni ha recentemente delineato le sue principali direttive strategiche per il periodo 2026-2030, introducendo un nuovo programma di buyback di azioni e annunciando il miglior portafoglio di progetti di Esplorazione e Produzione mai avuto nella sua storia. Questo si accompagna a un aumento della generazione di cassa e della remunerazione degli azionisti, con investimenti previsti inferiori ai sei miliardi di euro annui. “La coerenza è il fondamento della nostra strategia, crucialmente importante in un mercato incerto e volatile. La nostra eccellenza nell’esplorazione, le capacità di realizzazione di progetti, le tecnologie avanzate e una chiara strategia finanziaria sono i pilastri che supportano la nostra crescita, offrendo resilienza e una politica di remunerazione molto attrattiva per gli azionisti”, ha affermato Claudio Descalzi, CEO di Eni.

Nel settore dell’Esplorazione e Produzione, Descalzi ha evidenziato: “Abbiamo sviluppato il portafoglio più robusto nella nostra storia, principalmente attraverso crescita organica e una performance di esplorazione e di realizzazione progetti leader nel settore. Ciò ci permetterà una crescita della produzione al top dell’industria grazie a una serie eccezionale di progetti in sviluppo. La combinazione di volumi e valore di questi progetti, insieme alla crescente commercializzazione delle nostre produzioni equity, porterà a flussi di cassa sempre più elevati e a rendimenti significativi nell’Upstream. Inoltre, la nostra diversificazione geografica, di commodity e tecnologica minimizza i rischi del nostro portafoglio, garantendo sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità economica e ambientale.”

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Descalzi ha anche sottolineato l’importanza dei business legati alla transizione energetica, che “giocheranno un ruolo complementare, rispondendo alla crescente domanda di energia. Siamo unici nell’industria per la creazione di business autonomi, autofinanziati e sostenibili nel settore della transizione, il cui valore è riconosciuto da importanti investitori finanziari internazionali. Questo successo ci permette di prevedere una generazione di cassa notevolmente maggiore per il 2030, stimata attorno ai 17 miliardi di euro, con un tasso di crescita medio per azione del 14 per cento. La nostra politica di allocazione del capitale ci consentirà di generare un free cash flow corrispondente a circa il 70 per cento del nostro attuale valore di mercato e di mantenere un basso livello di indebitamento, con un gearing tra il 10 e il 15 per cento”, ha aggiunto.

Per il 2026, Eni proporrà un incremento del dividendo a 1,10 euro, con un aumento del 5 per cento, e un programma di riacquisto di azioni proprie inizialmente fissato a 1,5 miliardi di euro, potenzialmente incrementabile fino a 4 miliardi di euro. “In scenari di prezzo del greggio particolarmente elevati, prevediamo di distribuire il 100 per cento del cash flow addizionale sotto forma di dividendo straordinario”, ha concluso Descalzi.

Gli investimenti previsti da Eni nel periodo di piano 2026-2030 saranno inferiori di circa 2 miliardi rispetto al precedente piano, grazie a ulteriori azioni di efficienza e focalizzazione. Includendo le operazioni di portafoglio, gli investimenti netti si ridurranno a circa 5 miliardi all’anno. Il 2026 vedrà investimenti per 7 miliardi di euro, ma con le operazioni di portafoglio, la cifra si ridurrà a circa 5 miliardi.

La produzione di Eni è prevista crescere del 3-4 per cento annuo fino al 2030. Tra le varie approvazioni di progetti importanti nel 2026, Eni ha annunciato sviluppi nel Bacino del North Kutei e una partnership per un progetto di Gnl in Argentina con Ypf e Xrg. “Dal nostro punto di vista, l’impatto del blocco dello stretto di Hormuz non è così significativo”, ha osservato Descalzi. “Non abbiamo navi cargo bloccate nello stretto”, ha precisato.

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Eni, insieme ai soci Ares ed Energy Infrastructure Partners, ha anche avviato un riassetto della compagine azionaria di Plenitude per definire una nuova governance, con un controllo congiunto tra Eni e Ares e un aumento di capitale di circa 1,5 miliardi di euro. Questo permetterà a Eni di mantenere una quota del capitale sociale vicina al 65 per cento e di continuare a perseguire un rating investment grade, supportando la crescita organica e inorganica di Plenitude, che ambisce a raggiungere 15 Gw di capacità installata e 15 milioni di clienti retail entro il 2030. Mediobanca funge da consulente finanziario per Eni.

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