Febbraio stabilisce un record per i riacquisti azionari e il 75% dei piani previsti per il 2025 è ancora da realizzare. Un impulso per le borse europee o un salvagente in tempi incerti.
Il riorientamento degli investitori, che stanno spostando il loro interesse da Wall Street verso l’Europa, è motivato da diverse aspettative di ripresa economica, tra cui il piano di investimenti della Germania e le iniziative per la difesa promosse dalla Commissione europea. A questi si aggiunge un aspetto tecnico: l’incremento dei piani di riacquisto di azioni da parte delle aziende quotate. Questo mix di fattori ha contribuito alla sorprendente ascesa delle borse europee, delineando una sorta di “eccezionalismo”.
Numerosi indicatori mostrano un trasferimento di capitali dagli Stati Uniti verso l’Europa, soprattutto tra gli investitori istituzionali. Un esempio è l’Institutional Investor Indicator di State Street, che mensilmente analizza la predisposizione al rischio e le partecipazioni in azioni, obbligazioni e liquidità basandosi su dati di asset custoditi e gestiti, per un totale di 44mila miliardi di dollari.
Nel mese di febbraio, l’indice di propensione al rischio di State Street è tornato bruscamente a zero, interrompendo una tendenza di quattro mesi di forte esposizione al rischio da parte degli investitori. La ritirata dal mercato azionario ha visto un aumento delle risorse liquide, cresciute di circa lo 0,5%, mentre gli investimenti in obbligazioni sono rimasti stabili. Tuttavia, sono particolarmente rilevanti le differenze regionali e il fatto che, come sottolinea Michael Metcalfe, Head of Macro Strategy di State Street Global Markets, le borse europee siano state “le principali destinatarie di questi flussi di capitali dagli USA, con gli investitori a lungo termine che ora hanno completamente eliminato la loro sottoesposizione nei mercati azionari regionali”.
È evidente anche l’effetto potenziale del grande piano di investimenti e stimoli fiscali proposto dalla Germania, che potrebbe rinvigorire non solo il paese stesso, ma l’intera Europa. Paul Hollingsworth, Head of Developed Markets Economics di Bnp Paribas, pur mantenendo una certa cautela a causa dell’incertezza sui tempi di attuazione, ritiene che il piano possa “rapidamente migliorare la fiducia degli investitori, traducendosi in un aumento di circa l’1% del PIL tedesco entro il 2027 e segnare un punto di svolta per l’Europa”.
Si discute meno, invece, dei buy-back aziendali, che tuttavia giocano un ruolo non marginale nel supporto delle quotazioni di borsa. Barclays indica che a febbraio, coincidendo con la conclusione di una stagione di bilanci record per molti, le aziende nell’indice Stoxx 600 hanno annunciato riacquisti di azioni proprie per un valore di 43 miliardi di euro, una cifra ben superiore alla media mensile dal 2017 in poi, con circa la metà attribuibile al boom del settore finanziario.
Barclays ricorda inoltre che a febbraio le operazioni di riacquisto di titoli da parte delle aziende europee sono state le più consistenti mai registrate, con 16 miliardi di euro. Questi riacquisti hanno generato l’1,3% del volume di scambi dello stesso Stoxx 600, risultando quindi “un fattore chiave per la sopravvalutazione dell’Europa, nonostante le crescenti preoccupazioni macroeconomiche e la volatilità”.
La prospettiva futura è particolarmente interessante: “Ora che il periodo di blackout legato agli annunci di bilancio è terminato, ci dovrebbe essere più spazio per ulteriori riacquisti di azioni che possono continuare a sostenere il mercato”, osserva Barclays, evidenziando anche che “il 75% degli importi previsti per il 2025 deve ancora essere realizzato”. Oslo, Londra e Atene sono le borse dove i buy-back hanno avuto un impatto maggiore negli ultimi 12 mesi e ci sono ancora ampie possibilità di riacquisti, con una realizzazione finora compresa tra il 10% e il 30% dei programmi.
Anche la Borsa Italiana gioca un ruolo importante, con Eni tra le aziende citate per i maggiori riacquisti previsti nei prossimi mesi a livello europeo. Del piano originariamente annunciato, rimane da completare il 14% entro fine aprile, equivalente all’1,1% dell’attuale capitalizzazione di mercato della società: un ulteriore propellente per la Borsa o, in caso di avversità, un utile paracadute.
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