Uno studio di SHIFT esplora esempi italiani ed europei di gestione ecologica delle acque piovane attraverso soluzioni naturali, come giardini pluviali e zone umide, paragonabili in termini di costi con le infrastrutture tradizionali. Tuttavia, senza un finanziamento costante e una gestione integrata, rimangono solo tentativi isolati.
Le forti piogge in una città densamente costruita causano problemi significativi, con l’acqua che non trova vie di deflusso naturale. I sistemi di drenaggio si sovraffollano e le strade si trasformano in veri e propri torrenti. Questa problematica, esacerbata dal cambiamento climatico, che ha aumentato la frequenza e l’intensità delle precipitazioni, richiede soluzioni che vanno oltre l’aggiunta di tubature e cemento, soluzioni costose e lente da implementare che non affrontano il problema alla radice: l’impermeabilizzazione del suolo urbano.
Esistono alternative efficaci e spesso più economiche rispetto alle infrastrutture tradizionali. I cosiddetti Sistemi di Drenaggio Sostenibili (SuDS), noti anche come “città spugna”, trattano l’acqua piovana come una risorsa da conservare e riutilizzare anziché come un rifiuto da eliminare rapidamente. Soluzioni come giardini pluviali, aree di bioritenzione, pavimentazioni permeabili e zone umide, restituiscono al terreno urbano la sua capacità di drenaggio naturale.
Il secondo rapporto di SHIFT, un think tank italiano su politiche climatiche, analizza oltre venti progetti realizzati in Italia e in Europa, da Venezia a Barcellona, da Milano a Parigi, valutandone le prestazioni, i costi e i benefici collaterali. Lo studio rivela che le soluzioni basate sulla natura (NBS) sono già tecnicamente consolidate in molti contesti. Il problema principale non è la realizzabilità, ma piuttosto tre ostacoli comuni: una lacuna di conoscenza, finanziamenti inadeguati e una governance frammentata.
In Italia, il caso di spicco è il programma “Città Spugna” della Città Metropolitana di Milano che comprende 88 progetti in 32 comuni, finanziati con 50 milioni di euro dal PNRR. Questo programma sta trasformando l’area milanese in un sistema capace di assorbire e filtrare l’acqua piovana, riducendo la dipendenza dalle reti fognarie e rigenerando circa 530.000 metri quadrati di spazio urbano.
A Pieve Emanuele, ad esempio, parcheggi e piazze sono stati separati dalla rete fognaria e dotati di aree di bioritenzione, mentre a Paderno Dugnano, un parcheggio è stato convertito in un parco con infrastrutture verdi che eliminano la necessità di scaricare acqua nelle reti meteoriche, evitando costosi interventi sui collettori esistenti.
Il confronto economico più evidente si ha a Merone, dove una zona umida artificiale tratta l’acqua in eccesso a un costo significativamente inferiore rispetto a soluzioni convenzionali, dimostrando che le NBS possono essere una scelta economicamente vantaggiosa.
Nonostante i numerosi esempi positivi, la maggior parte dei progetti esaminati soffre di finanziamenti sporadici e non sistematici, come dimostra il caso dell’Agro Pontino, un progetto premiato ma non realizzato per mancanza di fondi continui e di una gestione dedicata.
Il dossier di SHIFT propone tre azioni principali: implementare un monitoraggio sistematico delle prestazioni delle NBS, istituire fondi dedicati e continuativi per le NBS oltre il PNRR e integrare obblighi di gestione sostenibile delle acque piovane negli strumenti di pianificazione urbana e territoriale, stabilendo chiare responsabilità per la loro realizzazione e manutenzione.
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