Il principale impatto sul mercato: il calo delle esportazioni
A poco più di due mesi dall’escalation delle tensioni nel tratto dello Stretto di Hormuz, i trasporti di petrolio hanno subito una drastica riduzione, scendendo da 20 milioni a appena oltre 1 milione di barili giornalieri ad aprile. Il mercato internazionale sta affrontando questa crisi non incrementando la produzione, ma attraverso varie modifiche interne: riduzioni produttive, diminuzione delle attività di raffinazione, calo della domanda e sfruttamento delle riserve esistenti. Queste informazioni sono state rivelate da un recente report della compagnia di analisi energetica Kpler.
Il dettaglio più significativo riguarda il crollo delle esportazioni, responsabile della sottrazione di circa 18 milioni di barili al giorno dal mercato. In aggiunta, vi sono stati tagli alla produzione di petrolio e condensati che superano i 10 milioni di barili giornalieri, una misura adottata dai produttori in risposta all’impossibilità di esportare il normale volume di produzione. Le raffinerie hanno risposto a questa crisi riducendo i loro cicli di lavorazione di circa 6 milioni di barili al giorno, limitando così ulteriormente la richiesta di petrolio grezzo.
Un leggero miglioramento è stato ottenuto grazie al rerouting, ovvero il reindirizzamento dei flussi petroliferi verso percorsi alternativi o mercati differenti, che ha portato a un incremento di poco più di 5 milioni di barili al giorno. Tuttavia, questo rimane un dato modesto che sottolinea un aspetto cruciale: la capacità del sistema di bypassare gli ostacoli è limitata, sia per restrizioni logistiche sia per la concentrazione geografica dei flussi nel Golfo. A supportare l’equilibrio del mercato contribuiscono due elementi chiave.
Il primo è rappresentato dall’“oil on water”, cioè il petrolio già caricato sulle navi prima dell’intensificarsi delle tensioni e che continua a navigare, fornendo un supporto temporaneo al mercato (circa 2,5 milioni di barili al giorno). Il secondo elemento è l’uso delle scorte commerciali, con stime di prelievi netti superiori al milione di barili al giorno. Contemporaneamente, si registra una diminuzione della domanda di prodotti raffinati, circa 3 milioni di barili al giorno, dovuta sia all’aumento dei prezzi sia alla riduzione dell’attività economica in certe regioni. Nel complesso, gli analisti descrivono il processo di riequilibrio come “redistributivo e non additivo”: il sistema non genera nuova offerta, ma piuttosto ridistribuisce e comprime quella esistente, riducendo la resilienza strutturale e aumentando la dipendenza da fattori temporanei come le riserve. Secondo Kpler, una ripresa graduale dei flussi potrebbe iniziare da giugno, ma il percorso verso la normalizzazione è ancora incompleto.
Articoli simili
- Opec+ verso un accordo: potrebbe aumentare la produzione di petrolio a settembre!
- Scopri il Calo degli Scambi Italia-Libia nel 2025: Petrolio e Gas in Flessione!
- Chevron Ignora Trump: Niente Nuovi Investimenti in Venezuela!
- Scontro USA-Russia per il Petrolio in Kazakhstan: Crisi nell’Opec+
- Greggio in rialzo spinge i petroliferi: ecco chi domina a Piazza Affari!