Il colosso dell’industria cinematografica considera offerte alternative, pur mantenendo un accordo di preferenza con il gigante dello streaming
Warner Bros Discovery ha deciso di concedere a Paramount una finestra di opportunità di soli sette giorni. Questa mossa rappresenta un ultimatum piuttosto che un invito: Paramount deve presentare un’offerta “migliore e finale” che superi quella già accordata con Netflix, o ritirarsi. Il messaggio del consiglio di amministrazione è chiaro e deciso: la questione deve essere risolta entro il 23 febbraio. Nel frattempo, la major continua ad essere legata a Netflix, con cui ha già programmato una votazione degli azionisti per il 20 marzo.
Secondo quanto riportato da Bloomberg e confermato dal Sole 24 Ore, la possibilità per Paramount di acquisire Warner Bros Discovery è stata temporaneamente riaperta.
L’industria cinematografica e televisiva sta subendo trasformazioni rapide grazie allo streaming: cataloghi e franchise sono diventati essenziali per la sopravvivenza. Warner Bros Discovery è particolarmente desiderata poiché combina studi di produzione, archivi e marchi iconici come “Harry Potter”, Hbo, “Friends”, “Batman” e molti altri classici. Questa ricchezza di contenuti, insieme alla piattaforma stessa, spiega l’intenso interesse di tre giganti mediatici americani, ognuno con scenari di acquisizione differenti.
Per ora, Warner Bros Discovery predilige l’accordo con Netflix. Questa scelta non è dettata solo dal prezzo offerto, che è di 27,75 dollari per azione, equivalenti a circa 82,7 miliardi di dollari per l’intero valore dell’operazione. Netflix si distingue anche per la certezza dell’esecuzione dell’accordo, un percorso regolatorio chiaro e minori incertezze finanziarie. D’altro canto, Paramount sta cercando di acquisire l’intera compagnia con un’offerta che arriva a circa 108,4 miliardi di dollari, debito incluso, e che comprende anche le attività via cavo come CNN e TNT, che con Netflix verrebbero invece separate in una nuova entità, già prevista da Warner Bros Discovery (Discovery Global).
L’ultimatum a Paramount è una strategia deliberata. Concedendo questa opportunità, grazie a una deroga da Netflix, Warner Bros Discovery punta a due obiettivi: costringere il rivale a rivelare le proprie intenzioni con un’offerta concreta e superiore, e contemporaneamente ridurre le distrazioni di mercato e per gli azionisti causate da questa lunga trattativa. Netflix, dal canto suo, mantiene un atteggiamento di superiorità, liquidando le manovre del concorrente come mere noie.
Il confronto si intensifica, con la presidenza di David Ellison che critica le mosse inusuali del consiglio di Warner e promette di proseguire con l’offerta pubblica d’acquisto, preparandosi anche a una battaglia legale per promuovere i propri candidati nel consiglio di amministrazione.
Sul fronte finanziario, Paramount ha tentato di rendere la propria offerta più allettante, rimasta a 30 dollari per azione, introducendo compensazioni per eventuali ritardi e offrendosi di pagare la penale di 2,8 miliardi che Warner dovrebbe a Netflix in caso di rottura dell’accordo. Tuttavia, Warner sostiene che ciò non sia sufficiente.
Il tempo è un fattore critico per chi desidera ribaltare un accordo già in fase avanzata. Il 20 marzo si terrà la votazione degli azionisti di Warner sulla fusione con Netflix, mentre il termine per la contesa con Paramount è fissato per il 23 febbraio. È importante notare che Netflix ha la possibilità di eguagliare qualsiasi offerta concorrente che Warner potrebbe accettare. Ciò significa che anche se Paramount dovesse aumentare la sua offerta, non è garantito che prevalga: potrebbe semplicemente spingere Netflix a fare un’offerta ancora più alta, trasformando l’acquisizione in una sorta di asta.
In questo contesto, è cruciale anche considerare le mosse degli azionisti attivisti. La pressione aumenta, con Ancora Holdings pronta a opporsi all’accordo con Netflix e investitori come Pentwater, che sembrano supportare l’offerta di Paramount, pronti a influenzare la governance. In queste circostanze, il consiglio deve dimostrare di aver valutato tutte le alternative e di aver scelto la migliore combinazione tra prezzo e probabilità di successo. Concedere solo sette giorni per presentare un’offerta migliore va in questa direzione.
Infine, la questione politica e regolatoria potrebbe rivelarsi cruciale. Potrebbe essere più semplice per un gigante dello streaming che integra un colosso di studi e archivi, oppure per una fusione tra major che combina ulteriori asset e reti. In entrambi i casi, il passaggio attraverso l’antitrust non sarà routinario. E non va trascurata l’influenza politica, come quella della famiglia Ellison legata a Trump.
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