Big Pharma e Politica: Manovre Segrete per Evitare Dazi!

Negoziazioni in corso negli Stati Uniti e pressioni sull’Unione Europea per maggiori finanziamenti

La società Merck ha annunciato che i dazi già imposti le hanno causato oneri extra stimati in circa 200 milioni di dollari, secondo il suo ultimo rapporto trimestrale. Questo è solo l’ultimo caso che mostra la prudenza dei colossi farmaceutici di fronte alle incertezze per il resto del 2025, data l’opacità riguardo ai futuri dazi che il settore dovrà gestire. Ad esempio, Johnson & Johnson prevede un impatto di 400 milioni di dollari sul bilancio del 2025 a causa dell’aumento dei costi dovuti alle tariffe. Tuttavia, il primo trimestre ha segnato una nota positiva per il settore, con Bristol Myers Squibb, Merck stessa, Sanofi e Roche che hanno riportato risultati trimestrali superiori alle aspettative del mercato. Nonostante ciò, l’incertezza legata ai dazi non deve essere sottovalutata, considerando che gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato globale per l’industria farmaceutica, con importazioni di oltre 200 miliardi di dollari in farmaci su prescrizione all’anno.

I principali gruppi farmaceutici americani mantengono aperte le trattative con la Casa Bianca per cercare di prevenire l’introduzione di nuove tariffe, le quali potrebbero interrompere la catena di approvvigionamento e alla fine recare danno ai pazienti. “La nostra preoccupazione riguarda qualsiasi cosa possa influenzare l’innovazione”, ha affermato David Elkins, direttore finanziario di Bristol Myers, “limitando l’accesso ai farmaci per i pazienti”. Diverse aziende hanno già pianificato importanti investimenti negli Stati Uniti per trasferire la produzione nel paese: Johnson & Johnson, Roche, Novartis e Eli Lilly hanno previsto investimenti complessivi di 155 miliardi nei prossimi quattro anni. Tuttavia, il CEO di Roche ha avvertito che spostare negli USA la produzione di tutti i beni consumati nel paese potrebbe portare a un aumento dell’inflazione sui costi di produzione.

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Nel frattempo, in Europa, i giganti del settore farmaceutico stanno esercitando pressioni sull’Unione Europea affinché si proceda con un rialzo dei prezzi dei farmaci, evidenziando che senza maggiori incentivi agli investimenti, la ricerca europea potrebbe rimanere ulteriormente indietro rispetto agli Stati Uniti, dove le minacce di dazi hanno scatenato un’ondata di annunci di investimenti nel settore farmaceutico. Pascal Soriot, CEO di AstraZeneca, ha dichiarato che, proprio come l’Europa ha aumentato le spese per la difesa, ora deve fare altrettanto e investire di più per proteggere la propria sovranità sanitaria in un contesto globale in rapido cambiamento. Le parole di Soriot arrivano dopo che i CEO di Novartis e Sanofi hanno espresso in una lettera aperta che il controllo dei prezzi europeo sui farmaci sta danneggiando l’innovazione e rendendo la regione meno attraente, mentre USA e Cina incentivano tale settore. È stata inoltre proposta l’adozione di prezzi di listino europei per i nuovi farmaci, calcolati in base ai prezzi netti negli USA e aggiustati per sconti. Questa iniziativa segue una lettera precedente all’UE firmata da 30 CEO del settore.

Nel frattempo, le azioni del settore farmaceutico hanno registrato un andamento negativo negli ultimi mesi, con Bristol-Myers Squibb, Merck e Novo Nordisk in testa ai cali, con perdite superiori al 20%.

In Europa, nelle ultime sessioni di trading, le performance segnalano per AstraZeneca -10%, Novartis -6%, Roche -13%, Novo Nordisk -21%, Gsk -6%, Recordati -7%. Negli USA, Pfizer registra un -6%, Eli Lilly -1,5%, Johnson & Johnson -10%, Merck -21%, Abbvie -19%, Bristol-Myers Squibb -25%, Gilead Sciences -5%.

A causa della guerra tariffaria, il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto al di sotto del 3% le stime di crescita globale, assegnando agli USA una riduzione di un punto percentuale.

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