Quando si parla di energie rinnovabili, il pensiero corre subito al solare e all’eolico, ma esiste una risorsa ancora poco conosciuta che potrebbe rivoluzionare il settore: le rocce supercalde. Secondo gli studi dell’Università di Cornell e della Clean Air Task Force (CATF), questa risorsa nascosta nelle profondità della crosta terrestre potrebbe offrire una quantità illimitata di energia pulita.
Un’energia dal cuore della Terra
A differenza della geotermia convenzionale, che sfrutta il calore superficiale della Terra, le rocce supercalde raggiungono temperature superiori ai 374°C e possono generare vapore in condizioni supercritiche, ideale per la produzione di elettricità o idrogeno. Il processo prevede il foraggio profondo fino a 10 chilometri, dove l’acqua iniettata si trasforma in vapore grazie all’intensa temperatura e torna in superficie, pronta per essere convertita in energia.
Un potenziale energetico senza precedenti
Le rocce supercalde sono presenti in molte regioni del mondo, spesso a meno di 10 chilometri di profondità. Si stima che solo negli Stati Uniti il loro sfruttamento potrebbe garantire oltre 3.000 gigawatt, ossia tre volte la domanda attuale del paese. Grazie ai recenti sviluppi nel settore del foraggio ultra-profondo, l’accesso a questa risorsa sta diventando più realistico, con la possibilità di adattare le infrastrutture esistenti delle centrali fossili per sfruttare il calore delle rocce invece dei combustibili inquinanti.
Le sfide tecnologiche da superare
Per rendere questa energia una realtà su scala globale, servono miglioramenti nelle tecnologie di perforazione. Attualmente, i metodi utilizzati nell’industria geotermica e petrolifera possono essere adattati, ma è fondamentale aumentare la resistenza e l’efficienza delle attrezzature per raggiungere profondità superiori ai 10 chilometri. Gli Stati Uniti hanno già compiuto progressi significativi, raggiungendo perforazioni fino a 3.000 metri, ma resta la sfida degli ultimi 7 chilometri.
Ostacoli e incognite
L’utilizzo delle rocce supercalde presenta ancora delle difficoltà: la necessità di comprendere meglio le condizioni sotterranee, come temperatura, stress geologico e flusso dell’acqua, introduce un margine di rischio elevato che ha finora rallentato lo sviluppo commerciale di questa tecnologia.
Il futuro della geotermia avanzata
Diverse aziende, tra cui Quaise Energy, considerano le rocce supercalde il “Santo Graal della geotermia”. Gli studi dimostrano che queste rocce permettono la creazione di fratture naturali che facilitano il passaggio dell’acqua e la trasformazione in vapore supercritico, capace di raggiungere temperature oltre i 400°C.
Un passo verso la commercializzazione
Secondo il rapporto Gaps, Challenges, and Pathways Forward for Superhot Rock Energy, l’energia derivante dalle rocce supercalde potrebbe non solo affiancare, ma addirittura sostituire i combustibili fossili. Questo rappresenterebbe un enorme passo avanti verso una produzione energetica sostenibile, inesauribile e a basso costo, con il potenziale di essere implementata su scala globale a livelli competitivi rispetto alle fonti tradizionali.
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