Aurelio Grimaldi, scrittore e regista

Aurelio Grimaldi

Assassinato a Ostia quarant’anni fa, il regista Pier Paolo Pasolini continua a suscitare scandalo. Lo scrittore e regista Aurelio Grimaldi, cresciuto a Luino, dove ha anche scritto il suo primo libro “Mery per sempre”, si è confrontato con Pasolini in tre film in programma proprio a Luino in questi giorni. Gli abbiamo chiesto di esprimersi sulle polemiche suscitate dalle dichiarazioni di Gabriele Muccino, che ha definto Pasolini un un regista “amatoriale e fuori posto”.

Muccino, come tutti, ha il diritto di esprimere qualunque opinione su chicchessìa. Il fatto che sia stato espulso da Facebook per aver espresso una critica su Pasolini è ridicolo ma soprattutto indegno, e questo è l’aspetto più grottesco dell’intera vicenda. Per qualcuno, dunque, esiste il neo reato di ‘lesa maestà contro sua divinità Pier Paolo Pasolini’.

Premesso questo, trovo che il giudizio di Muccino su Pasolini sia superficiale e umorale, e criticamente insulso. L’aggettivo ‘amatoriale’ è il massimo, a mio avviso, di corrività, da parte di chi evidentemente ha visto i film di Pasolini solo attraverso l’insulsa lente dei movimenti di camera. Muccino ha definito ‘amatoriale’ un regista che è, da anni, ‘aggettivo’. Hanno conquistato questa straordinaria valenza solo Pasolini, Godard, Fellini, Moretti, Bergman e pochi altri. Da anni si dice di un ‘primo piano pasoliniano’ o di un ‘volto pasoliniano’. Auguro a Muccino di diventare anche lui, un giorno, ‘aggettivo’ ma ho, al momento, molti dubbi al proposito. Il suo errore di superficialità nasce da un canone di regia basato sulla mera dittatura della macchina da presa: ma Muccino non si è accorto che i registi ‘macchinisti’, come Scorsese, Tornatore, Bertolucci, non diventano facilmente aggettivi! E che registi non-da-macchina-da-presa come Bresson, Bunuel, Dardenne, sono pezzi fondamentali della storia del cinema.

Come mai lei come cineasta ha sentito il bisogno di confrontarsi con la vita e le opere di Pasolini ?

Il mio rapporto con Pasolini è sempre stato contrastato. La prima visione di ‘Salò’ fu uno shock che mi causò una vera reazione nevrotica. Nel tempo ho colto la grandezza di Pasolini senza farmi travolgere (o almeno ci ho provato) da quel clima di monumentalizzazione imperante seguito alla sua tragica morte e spesso sfiorato nel consenso acritico ed untuoso. Pasolini è per me un ‘artista integrale’: eccessivo, strabordante, incompiuto, corrivo, vanitoso, egotico, unico. Ha fatto tutto e troppo, e molte cose sue sono poco rilevanti, soprattutto in campo letterario. Ma i suoi film tengono sempre di più allo scorrere del tempo. Accattone, Mamma Roma, Salò, sono film essenziali. I corti ‘La ricotta’ e soprattutto ‘Che cosa sono le nuvole’ sono di un’originalità senza pari. Ho rivisto dopo anni Porcile e mi è sembrato un film sorprendentemente vivo, con un Alberto Lionello da incorniciare.

Ma accanto alle sue opere, sono stato interamente assorbito anche dalla vita di Pasolini. Una vita di contraddizioni e di ambiguità, ma anche di coraggio, provocazioni, prese di posizione. Per me che sono stato insegnante per anni, spesso con ragazzi devianti, il suo rapporto erotico e notturno coi ragazzi di borgata, spesso minorenni, mi ha messo a dura prova e ancora oggi, in una posizione puramente etica, lo disapprovo. E’ la contraddizione più grande del suo vivere, e ho cercato di raccontarlo sia in Nerolio che in ‘Un mondo d’amore’, che sono due film ai quali sono molto legato.

A cosa sta lavorando ora?

Mi trovo a Matera dove sto iniziando le riprese della prima commedia della mia vita! Speriamo bene. Incrociamo le dita.

Il mio film non ha niente a che vedere col Vangelo di Pasolini, ma percorrendo quasi quotidianamente i Sassi di questa incredibile e magnifica città, non posso non pensare che Pasolini ci ha girato uno dei suoi film più complessi e significativi!