L’inflazione annua Usa si porta al 3,7%, oltre le previsioni. Wall Street negativa, rendimenti dei Treasury in crescita. Euro vicino a 1,11 dollari
(Il Sole 24 Ore Radiocor) – L’aumento dell’inflazione annua negli Stati Uniti oltre le attese ha riacceso all’improvviso il rischio di una stretta più severa da parte della Fed, mettendo sotto pressione Wall Street e i titoli del Tesoro, mentre i listini europei hanno chiuso in ordine sparso, con Milano e Madrid in territorio negativo per i ribassi del comparto bancario. La probabilità di un rialzo dei tassi da parte della banca centrale americana già a ottobre è salita al 45%, rispetto al 20% di ieri, secondo le stime Lseg derivanti dai future sui tassi. Guardando a dicembre, un incremento compreso tra 25 e 50 punti base è considerato, complessivamente, praticamente certo dal Cme FedWatch. Così a Milano il Ftse Mib (-0,61% a 49.753 punti) ha chiuso più debole rispetto ad altre piazze europee, fra cui Parigi (+0,6%) e Francoforte (+0,2%). L’indice di riferimento di Piazza Affari è ricaduto sotto la soglia dei 50 mila punti recentemente riconquistata, appesantito anche dalle vendite sul settore bancario, influenzato da alcuni trimestrali dagli Usa dal tono misto.
Wall Street ha archiviato la seduta in perdita dopo che l’inflazione americana è risultata più vivace del previsto, rafforzando l’ipotesi di un inasprimento della politica monetaria e provocando un rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato a breve. Il Dow Jones ha perso lo 0,13%, l’S&P500 l’1,05% e il Nasdaq l’1,88%, con i titoli tecnologici sotto pressione per una combinazione di timori legati alla concorrenza cinese, all’aumento dei rendimenti e a un possibile eccesso di indebitamento per sostenere il boom dell’intelligenza artificiale.
A settembre l’indice dei prezzi al consumo negli Usa è salito del 3,7% su base annua, in rialzo rispetto al 3,4% di agosto e al di sopra delle previsioni degli analisti.

A seguito della pubblicazione dei dati, sono aumentati i rendimenti dei Treasury (il decennale si è riportato vicino al 5,25%), dopo che la scorsa settimana avevano già toccato livelli pluriennali. Il report arriva in un contesto in cui i prezzi del petrolio restano elevati e i consumatori pagano di più alla pompa. Sul fronte azionario, si è distinto il calo di Bank Of America dopo risultati inferiori alle attese, mentre le azioni di Bending Spoons sono schizzate in avanti dopo che Berkshire Hathaway ha deciso di investire altri 330 milioni di dollari nel gruppo tecnologico italiano quotato negli Usa. Sempre nel comparto tech, CoreWeave Inc-Cl A è stata penalizzata da nuovi dubbi sulla spesa nel settore dell’intelligenza artificiale.

Tornando a Piazza Affari, nonostante un avvio di giornata promettente i titoli tecnologici sono stati accerchiati dai nuovi dati sull’inflazione che fanno propendere per un costo del denaro più elevato e dai timori sulla natura speculativa di alcuni investimenti in AI, richiamati ieri dal ceo di Broadcom, Hock Tan: in particolare sono andate male Prysmian (-5,5%) e St (-1,8%). Vendite anche su Amplifon (-2,4%) e Stellantis (-2,3%), dopo la pubblicazione dei volumi del terzo trimestre, in contrazione nelle varie aree geografiche ad eccezione dell’Europa allargata. Deboli poi le banche, penalizzate anche da trimestrali statunitensi fin qui poco convincenti. A influire è stata inoltre la bocciatura, da parte del proxy advisor Iss, delle Ops di Mps su Bpm (-1,6%) e Banca Generali (-0,6%). In vetta al listino, invece, spicca Avio (+5,3%), premiata dal mercato dopo l’intesa con Lockheed Martin, con il settore della difesa in evidenza a livello continentale. Acquisti anche su Campari (+2,9%), positiva insieme al settore europeo.
Sul mercato obbligazionario, lo spread tra BTp e Bund registra un lieve incremento. Il differenziale tra il titolo italiano a dieci anni e il corrispondente tedesco si porta a circa 108 punti base, rispetto ai 106 di martedì. Salgono anche i rendimenti del BTp decennale, al 4,55% rispetto al 4,52% del riferimento precedente.
Sul fronte valutario, l’euro si indebolisce ulteriormente attestandosi vicino a 1,112 dollari (da 1,1193 alla chiusura di martedì), sui minimi da maggio 2025. La moneta unica scambia anche a 176,6 yen (da 177,28), mentre il rapporto dollaro/yen si fissa a 158,8, contro i 158,38 della seduta precedente. Sul fronte energetico, il petrolio avanza: il future sul Wti di novembre sale a circa 95 dollari al barile, mentre il Brent con scadenza dicembre tratta intorno a 106 dollari. In lieve calo, invece, il gas, che però resta vicino ai massimi dal 2022, poco sotto gli 87 euro al megawattora.
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