“È necessario considerare anche la deprezzamento del dollaro, che è diminuito del 13,5% dal momento in cui Trump è entrato in carica”
Con dazi al dieci per cento “nel 2026 rischiamo di perdere 20 miliardi di export e 118 mila posti di lavoro. L’Italia non si limita all’esportazione di prodotti di lusso, meno influenzati dal prezzo: il nostro export riguarda principalmente macchinari, mezzi di trasporto e pelletteria. Non è possibile generalizzare troppo”. Queste le parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, durante un’intervista rilasciata a “Il Corriere della Sera”. “Affermare che i dazi imposti dagli USA sono sopportabili sarebbe riduttivo – ha aggiunto – l’effetto reale è molto più gravoso. Non stiamo parlando solo del 10%, ma del 23,5% se consideriamo anche la svalutazione del dollaro, che è diminuita del 13,5% da quando Trump è stato eletto. Un prodotto che un anno fa veniva venduto per 100 in America, ora costa al consumatore americano 123. Se consideriamo la minaccia dei dazi al 50% dal prossimo 9 luglio, è chiaro che anche quelli al 10% non sono sostenibili. Prevediamo conseguenze molto serie”, ha concluso il presidente di Confindustria.
“Dobbiamo ricordare agli Stati Uniti che il bilancio dei servizi tra entrate e uscite li favorisce enormemente. Inoltre, dovremmo evidenziare che per aumentare la spesa per la Difesa, l’80% degli acquisti sarà fatto negli USA”. Riguardo al settore automobilistico, “l’Europa ha già adottato misure autolesioniste che stanno devastando l’intero settore. Penso alle politiche di eliminazione del motore endotermico entro il 2035 e alle sanzioni solo temporaneamente sospese alle case automobilistiche. Ora dobbiamo proteggere la nostra industria di componentistica, che impiega oltre 70 mila persone. Per questo motivo, è essenziale fare tutto il possibile per limitare i dazi USA”. Nel frattempo, “rispondere ai dazi con altri dazi creerebbe solo ulteriori danni. Dobbiamo cercare un equilibrio, come ho detto, non minacciando con sanzioni ma offrendo vantaggi in cambio di una politica tariffaria più ragionevole da parte degli USA. In ogni caso, dobbiamo concentrarci sugli Stati Uniti, che rimangono un mercato prioritario, ma anche esplorare nuovi mercati. Concludere un accordo con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Venezuela) è cruciale. Potrebbe generare un incremento dell’export tra 4,5 e 7 miliardi. Un buon punto di partenza per compensare i 20 miliardi che rischiamo di perdere con gli USA”, ha concluso Orsini.
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