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	<title>infoinsubria &#187; Ristorni</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Ristorni: brindano i Comuni di confine</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 16:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ristorni sbloccati, brindano i Comuni italiani di confine. La notizia è arrivata ieri, mercoledì 9 maggio, quando a Varese era in programma un incontro fra le istituzioni locali proprio per rivolgere l&#8217;ennesimo appello alla soluzione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/uploads/2012/03/frontalieri-freccia-300x116.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-18899" title="frontalieri-freccia-300x116" src="/wp-content/uploads/2012/03/frontalieri-freccia-300x116.jpg" alt="" width="227" height="110" /></a><strong>Ristorni sbloccati, brindano i Comuni italiani di confine. La notizia è arrivata ieri, mercoledì 9 maggio, quando a Varese era in programma un incontro fra le istituzioni locali proprio per rivolgere l&#8217;ennesimo appello alla soluzione del problema. E invece, ecco il cadeau elvetico, che ha messo fine a dieci mesi di guerra fredda all&#8217;interno dell&#8217;Insubria. Non per questo l&#8217;incontro fra una settantina di amministratori si è trasformato in una passerella. </strong></p>
<p><span id="more-21711"></span>Già perché, risolto un problema, sul tavolo ne restano altri. Tanti. Ma il bonifico partito da Berna ha rasserenato gli animi: “E&#8217; il risultato di un lavoro straordinario &#8211; ha detto Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia &#8211; svolto unitariamente con tutte le forze del territorio. Ora dovremo proseguire con un tavolo permanente sugli altri temi transnazionali irrisolti, a partire dalla fiscalità”. E poi sul fronte della carta sconto benzina, dove gli aumenti del governo Monti ha lasciato a “secco” i benzinai italiani a favore dei colleghi ticinesi: “Sembra che sia più facile ottenere qualcosa dal governo svizzero &#8211; ha detto amaramente Attilio Fontana, sindaco di Varese e presidente dell&#8217;associazione dei Comuni lombardi &#8211; piuttosto che da quello italiano”.</p>
<p>Il sindaco di Lavena Ponte Tresa, a rappresentare i municipi di confine, ha invece sottolineato l&#8217;importanza di mantenere l&#8217;aliquota dei ristorni al 38,8% e non (come pare voglia fare la Svizzera) abbassarla. Intanto si gode dello sblocco arrivato da Berna: “Da un anno a questa parte &#8211; ha sottolineato Andrea Pellicini, primo cittadino di Luino &#8211; mi sono battuto affinché venisse ripristinata una situazione di legalità, perché la Svizzera stava violando un trattato internazionale. Viene così a cadere un elemento di frizione con una terra amica con la quale vogliamo continuare ad avere buoni rapporti”.</p>
<p>Maria Sole De Medio, presidente della Comunità montana del Piambello ha invece rivelato un retroscena inedito: “Già mercoledì scorso &#8211; ha detto &#8211; Roberto Maroni mi aveva confidato che il lavoro di diplomazia con le autorità svizzere e ticinesi aveva dato il via libera allo sblocco dei ristorni”. Infine la riflessione di Raffaele Cattaneo, assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità: “Non possiamo trattare la Svizzera come le Isole Cayman: ogni giorno lì ci lavorano oltre 50mila italiani e quindi ho sempre criticato alcune azioni portate avanti dal nostro governo. Allo stesso tempo, però, non posso più accettare certe posizioni ticinesi prese contro i nostri frontalieri”.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Ristorni: soddisfazione per la ripresa del dialogo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 14:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>loris</dc:creator>
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<div id="attachment_21675" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2012/05/Schermata-2012-05-09-a-14.12.32.png"><img class="size-medium wp-image-21675" title="Schermata 2012-05-09 a 14.12.32" src="/wp-content/uploads/2012/05/Schermata-2012-05-09-a-14.12.32-300x220.png" alt="" width="300" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">La presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf durante la conferenza</p></div>
<p></strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Soddisfazione e ottimismo da entrambi i lati della frontiera per la ripresa del dialogo fra Italia e Svizzera in materia fiscale, ma soprattutto per la ripresa del versamento della quota spettante all’Italia dell’imposta sul reddito dei frontalieri da parte del Canton Ticino.</strong></p>
<p><span id="more-21674"></span>Particolarmente soddisfatti sono gli amministratori dei Comuni di confine, destinatari dei ristorni, che cominciavano a temere serie conseguenze negative causate dalla mancanza di fondi. Sollievo anche da parte dei membri del Parlamento italiano che si erano impegnati per favorire l’avvio di un dialogo con la Svizzera.</p>
<p>Il deputato del Partito democratico (Pd) Franco Narducci, eletto dagli emigrati in Svizzera ha sottolineato che “la ripresa del negoziato è un segnale positivo per la ripresa economica italiana oltre che per i buoni rapporti, sempre esistiti, tra i due Paesi; ed è una buona notizia per la laboriosa comunità italiana, oltre 530 mila cittadini, residente in Svizzera”.</p>
<p>Il capo del governo ticinese Marco Borradori e la consigliera di Stato Laura Sadis, che a Berna erano presenti con la ministra delle finanze svizzera Eveline Widmer Schlumpf alla conferenza stampa tenuta per informare sull’apertura di un negoziato con l’Italia, hanno sottolineato i temi particolarmente importanti per il Ticino: l’accesso ai mercati finanziari, la cancellazione della Svizzera dalla black list, l’adeguamento della convenzione sulla doppia imposizione e l’accordo sull’imposizione dei frontalieri.</p>
<div id="attachment_21679" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2012/05/Schermata-2012-05-09-a-14.05.26.png"><img class="size-medium wp-image-21679 " title="Schermata 2012-05-09 a 14.05.26" src="/wp-content/uploads/2012/05/Schermata-2012-05-09-a-14.05.26-300x189.png" alt="" width="300" height="189" /></a><p class="wp-caption-text">Il Consigliere di Stato ticinese Marco Borradori</p></div>
<p>Per il Ticino è particolarmente importante anche il riconoscimento di una propria rappresentanza nel gruppo di lavoro che seguirà le trattative. Con l’Italia si esaminerà anche la possibilità di un accordo fiscale come quello raggiunto con Germania e Gran Bretagna. La consigliera federale Eveline Widmer Schlumpf, che si incontrerà con Monti nei prossimi giorni, ha affermato che i parametri di un eventuale accordo non sono stati ancora definiti.</p>
<p>Naturalmente non poteva mancare la domanda sulle ragioni che hanno spinto l’Italia a rispondere alle sollecitazioni svizzere. Un ruolo importante l’hanno sicuramente avuto l’esito positivo delle trattative con la Germania e la Gran Bretagna sull’imposta liberatoria, e soprattutto l’approvazione da parte dell’Unione europea dei risultati raggiunti.</p>
<p><strong>Lorenzo Quadri e Roberta Pantani: ennesimo favore a senso unico all&#8217;Italia</strong></p>
<p>Scetticismo nei confronti della ripresa dei versamenti dei ristorni è stato espresso in Svizzera da molti esponenti dei partiti di destra. Molti di loro avrebbero preferito aspettare dei risultato concreti &#8211; per esempio la cancellazione della Svizzera dalla black list, prima di riprendere i versamenti.</p>
<p>I deputati della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri e Roberta Pantani, in un comunicato diffuso in serata, hanno definito la decisione &#8220;l’ennesimo favore a senso unico concesso alla vicina Penisola.&#8221; Lo  sblocco, affermano i parlamentari della Lega &#8220;è infatti avvenuto sulla scorta di vaghe e fumose assicurazioni,  in cui la controparte è peraltro maestra, e lo si vede in un’infinità  di ambiti (ad es. proseguimento a sud di AlpTransit, ferrovia  Stabio-Arcisate, eccetera). Assicurazioni che, con tutta probabilità,  non si concretizzeranno. Inevitabilmente il CdS si troverà, a fine  giugno, a bloccare i ristorni 2011 nella misura del 100%; sarebbe  gravissimo se ciò non succedesse.&#8221;</p>
<p>Dello stesso tenore la presa di posizione del presidente a vita del movimento Giuliano Bignasca, che vuole dare tempo all’Italia ancora fino alla fine di maggio per accettare le richieste svizzere. Poi, se non ci sono risultati, secondo quanto Bignasca ha dichiarato al giornale online tio. ch, si potrebbero di nuovo bloccare i versamenti. Sul suo sito Facebook, il ministro della Lega nel governo di Bellinzona Norman Gobbi ascrive al Ticino e alla Lega dei Ticinesi una grande vittoria, &#8220;quella di aver portato al tavolo Italia e Svizzera&#8230;Se peró non vi sarà il seguito auspicato, allora il Ticino sarà legittimato a fare nuovamente quanto fatto con coraggio lo scorso 30.06.2011, ossia bloccare nuovamente i ristorni.&#8221;</p>
<p><strong>M.A.</strong></p>
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		<title>Blocco dei ristorni: abuso di autorità?</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 16:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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<div id="attachment_12093" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/07/Lugano-Palazzo-di-giustizia.jpg"><img class="size-medium wp-image-12093" title="Lugano-Palazzo-di-giustizia" src="/wp-content/uploads/2011/07/Lugano-Palazzo-di-giustizia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Il Palazzo di giustizia di Lugano</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il ministero pubblico di Lugano ha avviato accertamenti per verificare se la <a href="/2011/06/ristorni-se-non-paga-il-ticino-paghera-berna/">decisione del governo di Bellinzona di bloccare il 50% dei ristorni</a> delle imposte alla fonte dei frontalieri prefiguri il reato di abuso di autorità.</strong></p>
<p><span id="more-12092"></span>L’ipotesi che la decisione del consiglio di Stato ticinese di non rispettare l’accordo sull’imposizione dei frontalieri possa costituire un reato era stata avanzata dall’ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi in una intervista rilasciata al quotidiano di Bellinzona La Regione. L&#8217;avvocato Bernasconi aveva definito la decisione del governo ticinese una “pagliacciata”.</p>
<p>Ora è stato reso noto che su invito la Procura federale, sollecitata da un privato cittadino, ha a sua volta invitato la magistratura ticinese a vagliare l’eventualità che vi siano gli estremi per aprire una procedura a carico del governo. Secondo il codice penale svizzero (art. 312), l’abuso di autorità si verifica se i membri di una autorità od i funzionari abusano della loro carica per procurare a sé o agli altri un indebito profitto o per procurare danno ad altri.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Sospensione dei ristorni: un’arma in mano a Tremonti</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 10:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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<div id="attachment_11736" class="wp-caption alignleft" style="width: 184px"><a href="/wp-content/uploads/2011/07/Franco-Narducci.jpg"><img class="size-full wp-image-11736 " title="Franco-Narducci" src="/wp-content/uploads/2011/07/Franco-Narducci.jpg" alt="" width="174" height="163" /></a><p class="wp-caption-text">Franco Narducci (foto sito ufficiale)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La decisione del governo di Bellinzona di versare solo metà dei ristorni dell’imposta alla fonte prelevata ai frontalieri suscita discussioni dalle due parte del confine. Per Franco Narducci, deputato del Partito democratico al Parlamento italiano, eletto dagli emigranti italiani in Svizzera, si tratta  di “una decisione sbagliata, che segue più il momento emozionale che la razionalità politica, e che rischia di mettere in difficoltà il governo svizzero in un momento molto delicato”.</strong></p>
<p><span id="more-11734"></span>Narducci, che è stato l’iniziatore della mozione che chiedeva al governo di Roma di normalizzare i rapporti con la Svizzera, poi accolta da tutte le forze politiche, teme che “il mancato versamento dei ristorni contribuisca ad acuire la tensione proprio quando il parlamento italiano si è impegnato a spingere il governo a riprendere la via negoziale”.</p>
<p>Ma ciò che è peggio è che la posizione della Svizzera potrebbe risultare indebolita sul fronte del negoziato sull’euroritenuta, che è cruciale per la salvaguardia degli interessi del settore bancario svizzero. “Ne potrebbe uscire rafforzata la posizione di Tremonti, al quale si mette in mano un’arma per far pressione sulla Svizzera” afferma Franco Narducci.</p>
<p>Franco Narducci auspica che il governo federale svizzero e quello italiano, fra cui sono stati stabiliti i primi contatti in vista di stabilire un calendario negoziale, continuino comunque sulla strada del dialogo per uscire da una situazione poco consona a due paesi tradizionalmente amici come l’Italia e la Svizzera.</p>
<p><strong>Reazioni differenziate negli ambienti economici ticinesi</strong></p>
<div id="attachment_6311" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="/wp-content/uploads/2010/09/michele-rossi.jpg"><img class="size-medium wp-image-6311 " title="michele-rossi" src="/wp-content/uploads/2010/09/michele-rossi-300x300.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Avv. Michele Rossi</p></div>
<p>Per l&#8217;avv. Michele Rossi, delegato delle associazioni economiche ticinesi per i rapporti con l&#8217;Italia, si tratta invece di un “segnale importante in una situazione di stallo che durava da troppo tempo: è assurdo che uno stato con il quale si hanno relazioni economiche importanti venga messo sulla black list.”</p>
<p>Rossi ritiene che le reazioni alla posizione ferma assunta dal Ticino abbia portato a delle reazioni promettenti, in vista del ristabilimento di relazioni normali fra i due paesi. Si tratta di un segnale indirizzato a Roma, ma anche a Berna, affinché venga ripreso il dialogo e venga aperto un negoziato per un nuovo trattato sulla doppia imposizione fra i due paesi. Va da sè che la presenza della Svizzera sulla lista nera italiana dei paesi a fiscalità privilegiata, che rappresenta un ostacolo a normali rapporti economici, debba venir eliminata in tempi brevi.</p>
<p>Anche gli industriali ticinesi sperano in una normalizzazione dei rapporti. “Dopo i toni che ha assunto la discussione, non è sorprendente che anche il Ticino faccia la voce grossa, &#8211; afferma Stefano Modenini, direttore dell’Associazione degli industriali ticinesi &#8211; ma ora bisognerà vedere cosa si otterrà. Se ci sarà una normalizzazione dei rapporti, sarà stata una decisione positiva. Un nuovo irrigidimento sarebbe invece un risultato controproducente”.</p>
<p>Il settore industriale ticinese guarda però all’apertura di trattative su di nuovo trattato sulla doppia imposizione con l’Italia anche con una certa preoccupazione. Gli industriali temono soprattutto che l’Italia proponga di abolire l’esenzione fiscale per redditi dei frontalieri nella zona fino a 20 km dal confine (<a href="/2011/05/ristorni-fare-come-con-i-frontalieri-tedeschi/">la medesima soluzione in vigore con i frontalieri francesi o tedeschi)</a>. Per i frontalieri sarebbe così meno interessante venire a lavorare in Svizzera. In caso di una ripresa economica in Italia, il mercato del lavoro ticinese potrebbe quindi trovarsi in difficoltà per reclutare la manodopera specializzata di cui ha bisogno.</p>
<p><strong>Michele Andreoli</strong></p>
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		<title>Ristorni: se non paga il Ticino pagherà Berna</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 18:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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<div id="attachment_11723" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/06/Consiglio-di-Stato-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-11723" title="Consiglio-di-Stato-1" src="/wp-content/uploads/2011/06/Consiglio-di-Stato-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il governo ticinese (foto L. Holländer)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Ha vinto la linea dura della Lega dei Ticinesi, che ignorando le manifestazioni di solidarietà dei cugini lombardi, ha ottenuto il blocco di metà dei ristorni delle tasse dei frontalieri dovuti ai comuni italiani di frontiera. “Dell’Italia non ci fidiamo,” aveva detto Giuliano Bignasca dopo il voto del Parlamento italiano che chiedeva la normalizzazione delle relazioni con la Svizzera.</strong></p>
<p><span id="more-11722"></span>E ora per ottenere la normalizzazione, il governo ticinese ha deciso a maggioranza di versare solo metà della somma dovuta all’Italia. L’altra metà sarà depositata su di un conto vincolato, fino all’apertura di negoziati con l’Italia che portino a una revisione dell’accordo sulla doppia imposizione e sull’impiego delle tasse prelevate ai frontalieri, accordo vecchio ormai di 30 anni  e che va riveduto.</p>
<p>La linea intransigente è stata portata avanti soprattutto dai due ministri leghisti Marco Borradori e Norman Gobbi, mentre la presidente del governo Laura Sadis (liberale-radicale) e il socialista Manuele Bertoli erano per il rispetto degli accordi. Chi ha fatto pendere l&#8217;ago della bilancia in favore del blocco sembra sia stato il neo eletto esponente del Partito popolare democratico Paolo Beltraminelli, che per votare ha dovuto rientrare precipitosamente dalle vacanze (che sta trascorrendo &#8211; ironia della sorte &#8211; proprio in Italia).</p>
<p>Dal punto di vista strettamente giuridico, per quel che riguarda i rapporti con l’Italia, la decisione del governo ticinese non ha comunque nessun rilievo. L’articolo 54 della Costituzione svizzera stabilisce lapidariamente che “gli affari esteri competono alla Confederazione.” Controparte del trattato con l’Italia che definisce quanto debba venir versato è la Confederazione. Il governo federale ha già ripetutamente segnalato che, pur condividendo le richieste ticinesi, intende rispettare gli accordi in vigore fino a quando non siano stati modificati nell’ambito di normali trattative.</p>
<p>La decisione odierna è una decisione dura nei confronti di Roma solo dal punto di vista propagandistico . Servirà sicuramente a soddifare la platea leghista, che potrà dire: “a ghem fai vedé chi ca sem”. Dal punto di vista giuridico la decisione pone il Ticino in conflitto non con l’italia, ma con  Berna.  Infatti nei prossimo giorni la ministra delle finanze ticinese Laura Sadis dovrà incontrarsi con l’omologa federale Eveline Widmer-Schlumpf per definire come procedere.</p>
<p>Paolo Beltraminelli intanto sembra sia tornato in Sardegna per terminare le vacanze. Speriamo che possa riposarsi in pace, senza essere importunato da un arresto da parte della Guardia di finanza per violazione di trattato internazionale.</p>
<p><strong>Mario Besani</strong></p>
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		<title>Governo svizzero contrario al blocco dei ristorni</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 06:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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Il governo svizzero non ritiene opportuno sospendere il versamento all&#8217;Italia dei proventi dell’imposta alla fonte prelevata sui salari dei frontalieri. È questo il tenore della risposta indirizzata al governo cantonale ...]]></description>
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<div id="attachment_11190" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/06/MIcheline-Calmy-Rey.jpg"><img class="size-medium wp-image-11190" title="MIcheline Calmy-Rey" src="/wp-content/uploads/2011/06/MIcheline-Calmy-Rey-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">MIcheline Calmy-Rey ( World Economic Forum swiss-image.ch/Photo by Christof Sonderegger</p></div>
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<p><strong>Il governo svizzero non ritiene opportuno sospendere il versamento all&#8217;Italia dei proventi dell’imposta alla fonte prelevata sui salari dei frontalieri. È questo il tenore della risposta indirizzata al governo cantonale ticinese dalla presidente della Confederazione Micheline Calmy Rey.</strong></p>
<p><span id="more-11627"></span>Dopo l’adozione all’unanimità da parte del Parlamento ticinese di una iniziativa cantonale che chiedeva il blocco dei ristorni all’Italia in attesa della revisione dell’accordo sulla doppia imposizione, il  Consiglio di Stato ticinese aveva scritto al Consiglio federale  &#8211; il governo centrale svizzero &#8211; chiedendo informazioni sulle sue intenzioni nell’ambito dei rapporti con l’Italia, come pure una valutazione di eventuali misure di ritorsione per le conseguenze negative dovute alla presenza della Svizzera sulla<a href="/2010/11/italia-svizzera-rottura-dei-rapporti-commerciali/"> black list italiana dei paesi a fiscalità privilegiata.</a></p>
<p>Nella risposta pervenuta ieri a Bellinzona, la presidente della Confederazione ribadisce a nome del Governo la volontà del Consiglio federale di voler sbloccare e normalizzare i rapporti con l’Italia attraverso la ripresa del dialogo e interventi per rafforzare la fiducia reciproca tra i due paesi.</p>
<p>Dopo aver ricordato la recente visita a Roma e l’incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e le mozioni approvate dal Parlamento italiano che dimostrano la sua volontà di superare i rapporti di stallo nelle relazioni fra i due paesi, la presidente della Confederazione comunica che la sospensione del <a href="/2011/05/ristorni-il-ticino-paga-di-piu/">ristorno del provento dell’imposta alla fonte prelevata sui redditi dei frontalier</a>i italiani “non è una misura opportuna per il momento poichè contraddice la strada del dialogo che si sta perseguendo”.</p>
<p>La presidente della Confederazione assicura che gli interessi e le attese del Canton Ticino saranno debitamente tenuti in considerazione nella definizione della posizione svizzera nell’ambito di una trattativa che possa trovare una soluzione consensuale fra i due paesi.</p>
<p><strong>Prossimo vertice Tremonti &#8211; Bignasca?</strong></p>
<p>Intanto dall’Italia arriva un’altro segnale distensivo. In una intervista rilasciata al quotidiano di Lugano Corriere del Ticino, il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha manifestato l’intenzione di volersi impegnare per eliminare le incomprensioni fra Italia e Svizzera. Bossi ha addirittura promesso di venire in Ticino con Giulio Tremonti in occasione della festa della Lega dei Ticinesi, e in questa occasione “si spazzeranno via le perplessità oggi esistenti.”</p>
<p>In seguito alla minaccia di bloccare il versamento dei ristorni le iniziative favorevoli ad una normalizzazione dei rapporti fra la Svizzera e l’Italia si sono moltiplicate: dall’invito del Parlamento italiano al governo di Roma di aprire il negoziato sull’accordo sulla doppia imposizione, alla <a href="/2011/06/parita-di-trattamento-per-i-frontalieri-svizzeri-e-italiani/">mozione annunciata ieri dalla Commissione dell&#8217;economia e dei tributi del Senato svizzero</a>, che riprendere le rivendicazioni ticinesi, alle recenti assicurazioni di Umberto Bossi.</p>
<p>Si attende ora la reazione del Governo ticinese. Se da una parte con la ferma posizione assunta finora qualche risultato è stato ottenuto, dall’altra dal governo di Roma non è giunto nessun segnale ufficiale che indichi un cambiamento di rotta. Il Consiglio di Stato ha fatto sapere che sui ristorni si esprimerà in occasione della sua prossima seduta, prevista per martedì prossimo.</p>
<p><strong>Red./Comunicati</strong></p>
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		<title>Parità di trattamento per i frontalieri svizzeri e italiani</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 16:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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		<category><![CDATA[reciprocità]]></category>
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I frontalieri ticinesi in Italia devono venir trattati come quelli italiani in Svizzera: lo chiede la Commissione dell’economia e dei tributi del Senato svizzero al termine di una trasferta in Ticino. Poco opportuni “colpi ...]]></description>
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<div id="attachment_11624" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/06/Dick-Marty-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-11624" title="Dick Marty-1" src="/wp-content/uploads/2011/06/Dick-Marty-1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Il presidente della commissione Dick Marty</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>I frontalieri ticinesi in Italia devono venir trattati come quelli italiani in Svizzera: lo chiede la Commissione dell’economia e dei tributi del Senato svizzero al termine di una trasferta in Ticino. Poco opportuni “colpi di testa” riguardo al versamento dei ristorni.</strong></p>
<p><span id="more-11623"></span>La commissione, riunitasi sotto la presidenza del consigliere agli Stati Dick Marty, ha deciso di appoggiare l’iniziativa cantonale ticinese che chiede la rinegoziazione dell’Accordo sui frontalieri. Nel documento adottato dalla commissione, si auspica che il Governo svizzero si impegni per rivedere anche la percentuale della quota dei ristorni delle imposte alla fonte prelevate ai frontalieri destinate all’Italia. Non si definisce però una nuova percentuale.</p>
<p>Importante per la commissione è il rispetto del principio della reciprocità: se ai frontalieri italiani ad esempio concesso di partecipare ai concorsi dell’amministrazione pubblica in Svizzera, lo stesso deve valere anche per i frontalieri svizzeri in Italia. Un nuovo accordo dovrebbe anche tener conto del mutamento della figura del frontaliere, che oggi spesso non rientra più giornalmente a domicilio.</p>
<p>Intervistato dalla Radiotelevisione svizzera, il consigliere agli Stati Dick Marty ha segnalato al governo ticinese di ritenere poco opportuni “colpi di testa” nei rapporti con l’Italia. Il deputato si riferiva evidentemente all’attesa decisione sul versamento della prossima rata dei ristorni, dovuta entro la fine del mese. Il governo ticinese non ha ancora deciso se procedere al versamento, o se depositare la somma su di un conto vincolato, in attesa di una decisione italiana sulla rimozione della Svizzera dalla black list italiana dei paesi a fiscalità privilegiata.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
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		<title>Il Ticino non ha ancora deciso se versare i ristorni</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 15:24:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Black list contro Libia]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo ha reso noto il consigliere di Stato Marco Borradori in occasione dell’assemblea della Regio Insubrica tenutasi stamane a Como. Il versamento, dovuto entro il 25 giugno, dipenderà dalla risposta del Governo svizzero all’iniziativa cantonale ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2011/06/Assemblea-Regio-Insubrica-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11505" title="Assemblea-Regio-Insubrica-2" src="/wp-content/uploads/2011/06/Assemblea-Regio-Insubrica-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Lo ha reso noto il consigliere di Stato Marco Borradori in occasione dell’assemblea della Regio Insubrica tenutasi stamane a Como. Il versamento, dovuto entro il 25 giugno, dipenderà dalla risposta del Governo svizzero all’iniziativa cantonale ticinese, che chiedeva di rinegoziare i parametri dell’accordo sulla doppia imposizione con l’Italia, rivendendo in particolare l’ammontare dei ristorni d’imposta da versare all’Italia.</strong></p>
<p><span id="more-11503"></span>Marco Borradori non ha voluto negare che in questo modo si vuole fare pressione sull’Italia affinché Roma si decida a cambiare il tono assunto nei confronti del Ticino, e prenda provvedimenti per eliminare le misure discriminatorie contro l’economia svizzera, attualmente assimilata a quella di paradisi fiscali di dubbia fama. Il segnale dato dalla recente decisione del Parlamento italiano di chiedere una normalizzazione dei rapporti con Berna è positivo, ha affermato Borradori, sottolineando il ruolo che in questa decisione hanno avuto anche i buoni rapporti allacciati con esponenti politici delle province confinanti.</p>
<p>Ed è proprio perché riconosce l’importanza di questo genere di rapporti che il governo ticinese ha deciso di non lasciare la Regio Insubrica dopo le difficoltà incontrate dalla Comunità di lavoro durante lo scorso anno. Ora i problemi sembrano superati, e all’assemblea aleggiava una promettente volontà di rinnovamento.</p>
<p>Sotto la regia del cancelliere del Canton Ticino Giampiero Gianella, che ha assunto la funzione di segretario ad interim della Comunità di lavoro, negli scorsi mesi è stata avviata, attraverso la creazione di cosiddetti tavoli o gruppi di lavoro, una ampia consultazione dedicata a tematiche transfrontaliere, da cui sono scaturite iniziative come il rilancio del portale di promozione del turismo integrato “Lake&amp;Alps”, iniziative nell’ambito del credito per le piccole e medie imprese, il lancio della gara ciclistica “Gran Premio dell’Insubria” e altro ancora.</p>
<p><strong>Rilancio delle attività</strong></p>
<p>Un passo importante in vista di un rilancio delle attività è stata la revisione della Dichiarazione d’Intesa, la “Costituzione” &#8211; per così dire &#8211; della Regio Insubrica. Si è voluto semplificare l’organizzazione della Comunità di lavoro, dando un tocco di “elveticità” ai meccanismi decisionali, con l’intento di sventare la tentazione di politicizzare questo strumento di collaborazione transfrontaliera &#8211; una delle cause dei problemi affiorati lo scorso anno.</p>
<p>La Regio disporrà in futuro di un solo organo esecutivo, il Comitato direttivo; il ruolo del presidente, che viene rivestito a turni annuali dai rappresentanti delle cinque Province italiane e del Canton  Ticino, sarà preminentemente rappresentativo; il segretario sarà designato dal Canton Ticino e di cittadinanza ticinese. La procedura di selezione per il nuovo segretario è in corso e dovrebbe concludersi ancora questa estate.</p>
<p>Con la revisione il peso del Canton Ticino nella Regio aumenta, soprattutto se si tiene conto del fatto che il governo di Bellinzona intente abbinare alla funzione di segretario della Regio Insubrica quella di delegato del Ticino per i rapporti con l’Italia. L’assemblea ha comunque accettato le modifiche, che, in un certo senso, compensano la presenza maggioritaria delle Province italiane nella Comunità di lavoro.</p>
<p>In un primo momento sembrava che dovesse far le spese della revisione anche l’anima della Dichiarazione d’intenti, cioè l’articolo che riassume le aspirazioni che hanno condotto alla fondazione dell’associazione. Grazie all’intervento di uno dei fondatori, il professor Remigio Ratti, il primo articolo della Dichiarazione continua ora a ricordare che lo scopo della Comunità di lavoro è di promuovere “una politica di incremento della cooperazione transfrontaliera” e di favorire la “presa di coscienza dell’appartenenza ad un territorio che presenta una stessa identità socio culturale”.</p>
<p>A partire dalla prossima assemblea, in seguito alla redistribuzione dei compiti all’interno del Governo ticinese, alla testa della Regio Insubrica Marco Borradori verrà sostituito da Norman Gobbi. Il neoeletto membro del Governo si è brevemente rivolto all’assemblea, contrapponendo alla distanza che spesso si rileva fra Roma e Berna, la vicinanza fra chi opera sul territorio dalle due parti del confine, una vicinanza che “costituisce una buona base per ripartire”.</p>
<p>Quanto alle bellicose dichiarazioni della Lega dei Ticinesi nei confronti dei frontalieri, Gobbi ha chiesto di distinguere fra il messaggio partitico e quello politico istituzionale. Gobbi ha comunque voluto ricordare l’importanza del Ticino come datore di lavoro per l’Italia, un ruolo che meriterebbe un atteggiamento meno discriminatorio da parte delle autorità di Roma.</p>
<p><strong>Michele Andreoli</strong></p>
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		<title>Ristorni: quanto versano gli altri Cantoni?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 08:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Frontalieri]]></category>
		<category><![CDATA[Cantoni]]></category>
		<category><![CDATA[Imposte alla fonte]]></category>
		<category><![CDATA[Ristorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Da più parti in Ticino, anche in reazione ai problemi creati dall’inserimento della Svizzera nella black list italiana dei paesi a fiscalità privilegiata, si chiede di ritoccare verso il basso la parte degli introiti della ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/04/Cantiere-2-copia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3096" title="Cantiere-2 copia" src="/wp-content/uploads/2010/04/Cantiere-2-copia-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Da più parti in Ticino, anche in reazione ai problemi creati dall’inserimento della Svizzera nella black list italiana dei paesi a fiscalità privilegiata, si chiede di ritoccare verso il basso la parte degli introiti della tassa alla fonte prelevati ai frontalieri italiani. Per il Cantone la soluzione più vantaggiosa sarebbe quella negoziata per i frontalieri provenienti dalla Germania.<br />
</strong></p>
<p><span id="more-10763"></span>In totale in Svizzera lavorano 231′800 frontalieri. La maggioranza (52%) risiede in  Francia, il 22,8% in Italia e il 21.4% in Germania. L’imposizione fiscale di questi contribuenti è regolata in modo diverso a seconda del paese d’origine e spesso anche del Cantone in cui lavorano. Cercare di capire chi ristorna di più e chi di meno non è facile. Ogni Cantone ha le sue aliquote e spesso anche accordi diversi con i paesi vicini.</p>
<p>Con la Francia, la Svizzera ha concluso un accordo che prevede la tassazione nel luogo di residenza dei frontalieri. È dunque la Francia a ristornare alla Svizzera, a copertura dei costi causati dai frontalieri all’infrastruttura svizzera, una parte dell’imposta prelevata pari al 4.5 % del reddito lordo. Per un frontaliere francese coniugato con due figli che guadagna 70’000 franchi, il Canton Basilea, per esempio, riceve dalla Francia 3122 franchi.</p>
<p>Anche i frontalieri tedeschi vengono tassati al loro domicilio, cioè in Germania. Ma a differenza della Francia, la Germania non ristorna nulla alla Svizzera. Dai reddito dei frontalieri tedeschi i Cantoni svizzeri prelevano alla fonte una aliquota del 4,5%. I frontalieri tedeschi dichiarano quanto guadagnano al loro fisco, e detraggono l’imposta pagata in Svizzera. Si tratta della medesima situazione in cui si trovano i frontalieri italiani che abitano fuori dalla zona dei 20 chilometri.</p>
<p><strong>Italia: frontalieri di serie A e di serie B</strong></p>
<p>I frontalieri italiani si dividono in due categorie. Quelli che abitano nei comuni compresi in una fascia fino a 20 km dal confine vengono tassati alla fonte in Svizzera. La convenzione fra la Confederazione e l’Italia del 1976 stabilisce che il 40% della somma raccolta (ridotta poi al 38.8% per tener conto dei frontalieri che non rientrano a domicilio ogni giorno) venga versato ai Comuni di provenienza del frontalieri. In Italia questi frontalieri non devono pagare tasse sul loro guadagno in Svizzera.</p>
<p>I frontalieri fuori zona, che abitano cioè oltre la zona dei 20 chilometri, vengono invece tassati sia in Svizzera che in Italia. Il Ticino preleva l’imposta alla fonte, senza ristornare nulla all’Italia. Il frontaliere deve poi dichiarare il reddito realizzato in Svizzera anche al fisco italiano. Dall’aliquota dovuta al fisco italiano possono venir dedotte le tasse pagate in Svizzera.</p>
<p>Con l’Austria è in vigore un accordo simile a quello valido per l’Italia. È quindi il Cantone svizzero a ristornare, ma la percentuale rimborsata del 12,5 % dell’imposta incassata è di molto inferiore a quello di cui beneficia l’Italia. Nonostante ciò, al fisco grigionese rimangono meno soldi che a quello ticinese. Il Ticino applica infatti ai frontalieri una aliquota più alta, e quindi, nonostante i ristorni, incassa una somma maggiore. Nel caso del nostro esempio, al fisco grigionese rimangono Fr. 184, mentre il fisco ticinese, sull’imposta alla fonte pagata dal frontaliere italiano, si tiene Fr. 600.</p>
<p>Peculiare è la situazione di Ginevra, che a differenza degli altri Cantoni confinanti con la Francia, preleva una imposta alla fonte sui redditi dei frontalieri. Ginevra restituisce poi alla Francia il 3.5% del reddito lordo. Nel caso del nostro esempio l’introito dell’imposta alla fonte viene praticamente annullato, e Ginevra deve restituire quasi tutto. Probabilmente, grazie all&#8217;alta densità di funzionari internazionali e manager di multinazionali domiciliati a Ginevra, questa città-cantone dispone di un patrimonio di frontalieri che guadagnano molto bene, e che compensa le minori entrate dovute alla aliquote molto basse per i redditi inferiori.</p>
<p>Un caso ancora particolare è quello del Lichtenstein, i cui cittadini vengono considerati alla stregua di residenti di altri cantoni svizzeri, e non vengono tassati sul luogo di lavoro. In cambio non vengono tassati in Lichtenstein neppure i frontalieri svizzeri che lavorano nel principato.</p>
<p>Dal punto di vista dei cantoni svizzeri, la situazione più vantaggiosa, almeno nel caso preso in considerazione, non è quella austriaca, ma quella che risulta dagli accordi con la Francia o con la Germania. Nel primo caso il Cantone svizzero incassa un ristorno importante, nel secondo caso si tiene l’intero introito dell’imposta alla fonte. Una tale soluzione è però meno vantaggiosa per i frontalieri, che vengono tassati nel loro paese di residenza, in genere con una aliquota superiore a quella in vigore in Svizzera.</p>
<p><strong>Michele Andreoli</strong></p>
<p>Dati tratti da: Kindah Bourhan, La compensazione finanziaria dell’imposta alla fonte e l’analisi tecnica dell’Accordo sui frontalieri, in <a href="http://www.fisco.supsi.ch/index.php?page=ottobre2010">Novità fiscali, 10/2010, Centro di competenze tributarie, Supsi</a></p>
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		<title>Imposizione fiscale dei frontalieri: ristorni da ridiscutere?</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 08:17:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Frontalieri]]></category>
		<category><![CDATA[Ristorni]]></category>

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In Ticino si fa sempre più insistente la richiesta di rinegoziare l’accordo sull’imposizione dei frontalieri. Viste le difficoltà incontrate da molti artigiani e lavoratori dipendenti e indipendenti ticinesi che vogliono lavorare in Italia, e dai ...]]></description>
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<div id="attachment_7865" class="wp-caption alignleft" style="width: 269px"><a href="/wp-content/uploads/2010/12/Bellinzona-governo.jpg"><img class="size-full wp-image-7865" title="Bellinzona-governo" src="/wp-content/uploads/2010/12/Bellinzona-governo.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">Palazzo del Governo, Bellinzona (foto cc Aliman5040)</p></div>
<p>In Ticino si fa sempre più insistente la richiesta di rinegoziare l’accordo sull’imposizione dei frontalieri. Viste le difficoltà incontrate da molti artigiani e lavoratori dipendenti e indipendenti ticinesi che vogliono lavorare in Italia, e dai problemi creati dalla <a href="http://wp.me/pU63f-1RM">presenza della Svizzera sulla black list</a> italiana dei paesi a fiscalità privilegiata, in Ticino ci si chiede perché continuare a versare ai comuni italiani di confine il 38.8% delle imposte alla fonte prelevate sul salario dei frontalieri.</h3>
<p><span id="more-8331"></span>In altre regioni di confine della Svizzera gli accordi sui ristorno sono molto diversi. All’Austria, per esempio, la Svizzera versa solo il 12,5% degli introiti della tassazione dei frontalieri. I frontalieri francesi e tedeschi vengono tassati nel loro paese, che poi versano alla Svizzera una percentuale del 4,5% del reddito lordo.</p>
<p>Il Gran Consiglio ticinese dovrà pronunciarsi su di una <a href="http://wp.me/pU63f-210">iniziativa cantonale presentata dal Partito popolare democratico (Ppd)</a> che chiede di rivedere l’accordo con l’Italia. Su questo tema ha presentato una <a href="http://wp.me/pU63f-20y">interpellanza anche il deputato della Lega dei Ticinesi Lorenzo Quadri</a>.</p>
<p>Come mai la tassazione dei frontalieri nelle diverse regioni svizzere di frontiera è regolata da accordi così diversi? I retroscena dell’accordo con l’Italia vengono rivelati in un articolo dell&#8217;avvocato Pier Felice Barchi pubblicato recentemente dal quotidiano ticinese La Regione. Quando quarant&#8217;anni fa si discusse dell&#8217;accordo alle Camere federali, i deputati ticinesi si batterono senza successo contro il salasso imposto al Ticino.</p>
<p>Barchi, che allora era deputato a Berna, scoprì anni dopo le ragioni della generosità federale nei confronti dell’Italia. Sembra infatti che la potente associazione dei produttori di latte, cronicamente alle prese con una ingente sovrapproduzione lattiera, avesse ottenuto da Roma il permesso di esportare in Italia quantità importanti di formaggio Emmental. Questo accordo, ottenuto dietro le quinte, fu la ragione della sconfitta delle posizioni ticinesi. Il Ticino si trovò così accollato l&#8217;onere di sovvenzionare, indirettamente, la produzione lattiera svizzera.</p>
<p>È lecito chiedersi perché abbia dovuto essere proprio il Ticino a sopportare le conseguenze di un accordo che andava a favorire un settore economico forte soprattutto in altri cantoni. Ora è cambiato molto anche nel settore delle sovvenzioni agricole. In un momento in cui i margini di manovra finanziari dei Cantoni si fanno sempre più ristretti, è comprensibile quindi che in Ticino si chieda una ridefinizione dell&#8217;accordo sui ristorni.</p>
<p><strong>Mario Besani<br />
</strong></p>
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