Tetto al prezzo del gas spinge le utility: mercato valuta limite per il termoelettrico

Si valuta un’intesa tra Roma e Bruxelles per fissare un tetto al gas impiegato nella produzione elettrica attorno a 60-65 euro/MWh

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Le società di servizi energetici sono in terreno positivo a Piazza Affari, con il mercato focalizzato su un possibile accordo tra il Governo italiano e la Commissione europea per introdurre un tetto al prezzo del gas destinato alla generazione elettrica nella fascia di 60-65 euro per megawattora, notizia anticipata nei giorni scorsi da Il Sole 24 Ore. Si tratta di un livello di circa 20 euro inferiore rispetto ai future di novembre sul gas Ttf ad Amsterdam (-1,5% a 85,8 euro). In questo contesto, su un listino debole, Snam segna un progresso di circa due punti percentuali, mentre risultano in rialzo anche Terna, Hera, Enel e Italgas.

Grafico azionario e monitor con nomi di utility in primo piano
Le società di servizi energetici registrano rialzi a Piazza Affari mentre si diffonde la notizia.

Il sistema ipotizzato prevederebbe che le centrali a gas offrano energia sul mercato facendo riferimento al prezzo stabilito dal tetto e poi ottengano un conguaglio per la differenza rispetto al costo reale del combustibile, «addebito ricadente sui consumatori tramite le bollette», spiega Banca Akros. Secondo la simulazione della banca, con un limite a 65 euro il prezzo unico nazionale (PUN) potrebbe scendere intorno a 165,6 euro/MWh, mentre con un cap a 60 euro si arriverebbe a circa 155,6 euro. Si tratta di valori assai inferiori ai 213,6 euro stimati nello scenario senza intervento. Tenendo conto del rimborso che poi grava sugli utenti, il risparmio netto si attesterebbe tra i 27 e i 33 euro per MWh, pari a circa il 13-15%.

Centrali a gas con turbine e reti elettriche sullo sfondo
Le centrali a gas potrebbero offrire energia facendo riferimento al prezzo fissato dal tetto.

«I consumatori beneficerebbero comunque di un risparmio netto, mentre i produttori idroelettrici e da fonti rinnovabili vedrebbero la loro energia venduta a un prezzo più basso», sintetizzano gli esperti, ricordando che l’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) «ha previsto limiti a tale diminuzione» per evitare che l’Italia finisca per esportare energia a prezzi calmierati verso i Paesi vicini.

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Gli analisti, però, moderano le attese sull’impatto diretto sui bilanci delle utility: «Prevediamo effetti contenuti sulle società esposte alla generazione elettrica». Le imprese italiane, rilevano, tendono a coprire la produzione con contratti stipulati circa un anno prima e il prezzo all’ingrosso risultante dalla simulazione con il nuovo meccanismo è sostanzialmente in linea con i forward a un anno. Di conseguenza, «il tetto massimo toglierebbe principalmente eventuali margini addizionali legati ai recenti picchi dei prezzi del gas».

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