Stabilità Politica: Bene, Ma È Urgente Stimolare Più Crescita!

Il 4 settembre il Governo Meloni segna un record di longevità nella storia della Repubblica

Dopo quattro anni di gestione politica sotto la guida di Giorgia Meloni, l’Italia si ritrova più stabile ma ancora lontana da una vera capacità di sviluppo sostenuto. Analizzare le prestazioni dell’attuale governo non può limitarsi al solo miglioramento del deficit o alla resilienza dell’occupazione e alla fiducia dei mercati. Infatti, nonostante questi aspetti positivi, il Paese prosegue con una crescita economica troppo moderata per garantire un aumento duraturo della produttività, dei salari e della stabilità finanziaria. Nel corso del 2023, l’economia italiana ha registrato una crescita dell’1%, che si prevede scenderà allo 0,7% nel 2024 e ulteriormente allo 0,5% nel 2025. Le proiezioni per il 2026 variano tra lo 0,5% e lo 0,9%, segnali di una nazione che stenta più a progredire che a trasformarsi. Con le elezioni ancora lontane, il governo ha tempo per agire, ma è cruciale non dissipare queste opportunità in manovre elettorali di breve termine.

Ironia della sorte, il problema dell’Italia non è tanto la mancanza di interventi, quanto la frammentazione delle iniziative e una visione a lungo termine poco chiara. C’è un eccesso di spesa corrente rispetto agli investimenti, anche se questi ultimi sono in aumento grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). È essenziale riallocare la spesa pubblica favorendo investimenti che abbiano un impatto strutturale su infrastrutture, istruzione, ricerca e innovazione. Oggi, il focus dovrebbe spostarsi non solo sulla crescita del PIL, ma su come le risorse vengono distribuite e su come queste influenzano la capacità del Paese di creare valore nel medio e lungo termine. Ciò richiede un’amministrazione pubblica più efficiente, un sistema fiscale semplificato e una spesa pubblica orientata verso risultati futuri, piuttosto che benefici immediati.

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Documenti e post-it che rappresentano politiche frammentate
La frammentazione delle iniziative ostacola l’efficacia delle riforme.

Un ulteriore problema da non sottovalutare è la demografia. Nel 2025, il numero di nascite è sceso a 355 mila, rispetto alle 393 mila del 2022. Questo non rappresenta solo un cambiamento a livello sociale, ma anche un limite economico a lungo termine. Una diminuzione delle nascite oggi si traduce in una futura riduzione della forza lavoro, dei contribuenti e della capacità di sostenere il sistema pensionistico e il welfare. Nessuna politica economica può considerarsi efficace senza prendere in considerazione questo aspetto. Se l’Italia desidera superare la sua fase di crescita anemica, deve iniziare proprio da qui.

Grafico con calo delle nascite accanto a piccoli piedini di neonato
Il calo delle nascite riduce la futura forza lavoro e pesa sulle finanze pubbliche.

Dal punto di vista politico, il governo può vantare un’intensa attività legislativa e un miglior controllo dell’agenda pubblica, meriti che devono essere riconosciuti. L’Italia oggi è certamente meno vulnerabile rispetto al passato, ma manca ancora di quella spinta necessaria per parlare di una vera ripresa. La stabilità è stata raggiunta, ma la svolta decisiva non è ancora avvenuta. I segnali di miglioramento, seppur presenti, sono troppo deboli per essere considerati una vera soluzione. L’Italia non ha più bisogno di limitarsi a sopravvivere; ha bisogno di una nuova partenza.

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