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	<title>infoinsubria &#187; Bilaterali</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Doppia imposizione: tutto OK con la Germania</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 18:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[accordi fiscali svizzera Germania]]></category>

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<div id="attachment_20070" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><strong><a href="/wp-content/uploads/2012/03/berlino-wikipedia.jpg"><img class="size-medium wp-image-20070" title="berlino wikipedia" src="/wp-content/uploads/2012/03/berlino-wikipedia-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">Per Berlino nulla osta all&#39;accordo fiscale (foto wikipedia)</p></div>
<p><strong>Contariamente a quanto pareva maturare dopo la dichiarata opposizione all&#8217;accordo, in particolare,  da parte dei Verdi oggi il Governo tedesco ha comunicato alla Svizzera la sua piena disponibilità a firmare le proposte svizzere in merito alla Convenzione sull’imposizione alla fonte. La presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf sottoporrà ora la questione al Consiglio federale.</strong></p>
<p><span id="more-20069"></span></p>
<p>La Svizzera e la Germania stanno attualmente portando avanti il processo di approvazione della Convenzione sull&#8217;imposizione alla fonte. Affinché la Convenzione possa entrare in vigore a inizio 2013 come previsto, la Svizzera ha chiesto alla controparte tedesca di esaminare, entro fine marzo, le modifiche proposte. Il Governo tedesco ha comunicato oggi  la sua piena disponibilità a firmare le proposte svizzere.</p>
<p>La Convenzione garantisce l&#8217;osservanza delle pretese fiscali giustificate avanzate dalle autorità tedesche. Per quanto riguarda il passato, è prevista una tassa sul capitale forfettaria. Questa soluzione comporta un onere fiscale equo e tiene oggettivamente conto del carico fiscale sopportato dagli investitori che sono sempre stati in regola col fisco.</p>
<p>La Convenzione deve essere approvata dai Parlamenti di entrambi gli Stati e dovrebbe entrare in vigore all&#8217;inizio del 2013.</p>
<p>Negli scorsi giorni il Governo inglese aveva a sua volta dato l&#8217;imprimatur all&#8217;analogo accordo fiscale firmato con la Confederazione.</p>
<p><strong>Com.</strong></p>
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		<title>Il lavoro è un diritto: intervista alla Presidente del Governo ticinese Laura Sadis</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 15:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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<div id="attachment_18689" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><strong><a href="/wp-content/uploads/2012/02/sadis.jpg"><img class="size-medium wp-image-18689" title="sadis" src="/wp-content/uploads/2012/02/sadis-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">La presidente del Governo ticinese Laura Sadis (www.laurasadis.blogspot.com)</p></div>
<p><strong>Mondo del lavoro, accordi bilaterali, occupazione. Sono tre dei temi che maggiormente stanno a cuore al Governo ticinese la cui Presidente, Laura Sadis, ne esplicita a www.Infoinsubria.com i principali contenuti, a margine di un suo accalorato intervento nell’ambito di un incontro politico promosso ieri sera a Camorino (Ticino) dal PLR.</strong></p>
<p><span id="more-18682"></span></p>
<p>“Il tema dell’occupazione – esordisce Laura Sadis &#8211; è senza dubbio una priorità del Governo in generale e della mia azione governativa in particolare che si sviluppa in particolare su tre livelli: lo sviluppo economico, la creazione di nuovi posti di lavoro, il miglioramento delle condizioni di contesto favorevoli all’economia; la sorveglianza del mercato del lavoro e la corretta applicazione degli accordi bilaterali; un accompagnamento ai disoccupati volto al reinserimento professionale e alla responsabilizzazione del lavoratore.”</p>
<p>Per la Presidente del Governo ticinese “il lavoro è diritto fondamentale per la realizzazione e l’autonomia di una persona, per la sua identità e integrazione sociale, per consentire di programmare il proprio futuro e la cui premessa indispensabile è la formazione. Naturalmente il mondo formativo deve poter interagire con il mondo economico. Va, quindi, rilevato il fabbisogno di personale qualificato, mettendo in evidenza i settori maggiormente sensibili; va monitorata l’evoluzione dell’occupazione e della disoccupazione, per analizzare i percorsi individuali di formazione; va sviluppata una visione sulla base delle tendenze che si delineano nel mondo economico.”</p>
<p>Ma non solo. “Per migliorare l’inserimento professionale il Consiglio di Stato intende porsi come obiettivo – a dire il vero neanche troppo lontano – di raggiungere il 95% di persone che ottengono un titolo del grado secondario II, il quale aumenta di molto la probabilità di trovare un lavoro adeguato”</p>
<p>Vi è poi il grande capitolo relativo agli aiuti cantonali: “certo – conferma Sadis – gli strumenti di sostegno all’economia cantonale e regionale sono fondamentali. Lo Stato dispone di strumento ordinari e di altri straordinari. Fra i primi rientrano le misure della Nuova Politica Regionale (NPR) per le quali il Governo ha già licenziato il messaggio (complessivamente 40 milioni di franchi) per il periodo 2012-2015. Indispensabile è la promozione della Piazza finanziaria: dopo lo studio concernente le prospettive della gestione patrimoniale nel nostro Cantone si è creata l’Associazione per la promozione della piazza finanziaria ticinese, un concreto esempio di partenariato tra pubblico e privato.</p>
<div id="attachment_18691" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2012/02/sadis2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18691" title="sadis2" src="/wp-content/uploads/2012/02/sadis2-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Sadis con il presidente di Ticino turismo Marco Solari (foto ETT)</p></div>
<p>Di grande rilevanza è altresì il sostegno al turismo, importante settore dell’economia cantonale, purtroppo in difficoltà, sul quale però si sta lavorando molto. Il varo della relativa nuova legge è previsto per fine 2013.”</p>
<p>E per quanto concerne le aziende innovative?</p>
<p>“Per quelle vi è a disposizione la Legge sull’innovazione economica: si è appena stanziato il nuovo credito quadro di 32 milioni di franchi, in attesa di una revisione generale dopo una valutazione ex-post. Ma nel frattempo sono già state adottate alcune novità per rendere la legge più mirata nella scelta degli investimenti da sussidiare, anche in funzione della sostenibilità economica, dell’indotto sul territorio e dell’impiego di manodopera locale. Da non dimenticare nemmeno la piattaforma per l’innovazione economica, AGIRE, dotata di un capitale di 7 milioni di franchi.”</p>
<p>E`, poi, la volta dei provvedimenti straordinari concepiti per far fronte a situazioni particolari. “Dopo il Pacchetto anti-crisi del 2009 – evidenzia la Presidente &#8211; si sono recentemente preparate delle misure straordinarie e complementari a quelle federali a sostegno dell’occupazione, delle imprese e del turismo volte a contrastare i problemi causati alle nostre latitudini dall’apprezzamento del franco.”</p>
<p>E qui giungiamo al punto dolente, quello relativo alla corretta applicazione degli Accordi bilaterali. “Si tratta di un tema importante per il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia di cui sono la Direttrice, e ciò non solo dal punto di vista della reciprocità con l’Italia. Tra l’altro, al fine di agevolare l’accesso al mercato italiano delle aziende ticinesi, il DFE ha elaborato una guida pratica consultabile all’indirizzo<a href="http://www4.ti.ch/index.php?id=10440"> www.ti.ch/lavorareinitalia</a>. L’accento va posto anche sull’attuazione delle misure di accompagnamento all’Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea. “</p>
<div id="attachment_11890" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="/wp-content/uploads/2011/07/Sadis-Schneider-Ammann.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-11890" title="Sadis-Schneider-Ammann" src="/wp-content/uploads/2011/07/Sadis-Schneider-Ammann-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Laura Sadis e il Consigliere federale Johann Schneider-Ammann</p></div>
<p>Qui, a detta di Sadis, “si è lavorato molto. Il Cantone ha contribuito in maniera importante al progetto della Legge federale sulla revisione parziale delle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone recentemente posto in consultazione, il quale prevede un rafforzamento delle misure fiancheggiatrici a tutela dei lavoratori, grazie all’introduzione di provvedimenti in merito alla pseudo-indipendenza dei prestatori di servizi stranieri e al sanzionamento delle violazioni dei contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà agevolata e delle violazioni del salario minimo determinato dai contratti normali di lavoro (CNL). È proprio quest’ultimo uno dei grandi problemi più volte segnalato e denunciato dal nostro Cantone, essendosi spesso confrontato con l’impossibilità di sanzionare adeguatamente le violazioni dei contratti normali di lavoro, i quali – vale la pena ricordarlo – non sono introdotti ad innaffiatoio, ma bensì unicamente in presenza di un accertato dumping salariale, in presenza dunque di un abuso. “</p>
<p>Ma Sadis tiene a puntualizzare un elemento essenziale della questione: “Tutto ciò non può però indurre a minimizzare degli aspetti dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone che, senza adeguati strumenti di controllo e di severa repressione degli abusi, possono risultare estremamente negativi per il mercato del lavoro, con fenomeni di dumping salariale e precariato sociale che indebolirebbero l’insieme del tessuto imprenditoriale e il substrato economico del Cantone e minerebbero la coesione sociale, che rimane uno dei principali fattori di stabilità e di competitività del nostro Paese. Se da un lato le indicazioni fornite dalla Segreteria di Stato dell’economia mostrano che la libera circolazione delle persone ha contribuito positivamente alla crescita economica, dall’altro lato non vi sono ancora dati sufficienti per valutare quale influsso essa stia avendo sul livello dei salari, sulla disoccupazione e sui cambiamenti della struttura stessa del mercato del lavoro e dei rapporti contrattuali.”</p>
<p>E veniamo al tema dell’accompagnamento dei disoccupati e alla responsabilizzazione dei lavoratori. Per Sadis “il ventaglio degli aiuti volti al sostegno e al reinserimento dei disoccupati è sicuramente ben fornito: la Legge federale sull’assicurazione disoccupazione (LADI) è accompagnata da misure cantonali definite dalla Legge sul rilancio dell’occupazione e sul sostegno ai disoccupati (L-Rilocc).”</p>
<p>Comprendono, nella fattispecie LADI, provvedimenti di formazione: tecnica di ricerca impiego, vari corsi, Aziende di pratica commerciale, stage; provvedimenti d’occupazione: programmi di occupazione temporanea (POT), periodi di pratica professionale (PPP), semestri di motivazione; provvedimenti speciali quali assegni per il periodo d’introduzione, assegni di formazione, sostegno all’attività indipendente, sussidi per soggiornanti settimanali. La L-Rilocc, invece, propone incentivi all’assunzione (tramite il finanziamento degli oneri sociali per i nuovi posti di lavoro), incentivi all’assunzione di giovani al primo impiego (tramite partecipazione finanziaria), bonus d’inserimento in azienda (supplementare al bonus LADI, sino al 60% del salario), incentivi all’assunzione di disoccupati problematici (lunga durata) tramite sussidi (fino al 60% del salario), incentivi per nuove attività indipendenti (consulenza aziendale durante il primo anno, finanziamento oneri sociali, presa a carico del 20% dei rischi di perdita), indennità di trasloco (fino a 5&#8242;000 CHF). E il sistema funziona se si pensa che gli Uffici regionali di collocamento (URC) si confrontano annualmente con quasi 20&#8242;000 persone, la maggior parte delle quali riesce a ritrovare un’occupazione entro un anno dalla sua iscrizione.  Inoltre, precisa Sadis “nel biennio 2009 e 2010 (per i dati 2011 occorre ancora attendere) con l&#8217;incentivo alle assunzioni il Cantone ha sostenuto la creazione di 2’334 nuovi posti di lavoro, concesso 1’870 bonus di inserimento in azienda (bonus d’inserimento e incentivo all’assunzione di giovani al primo impiego), promosso l&#8217;assunzione di 367 disoccupati problematici mediante lo specifico sussidio e incentivato circa 212 nuove attività indipendenti.”</p>
<p>Ecco, quindi, che “al di là dei proclami, occorre piuttosto monitorare la questione. Proprio per meglio capire – e in seguito contrastare – la disoccupazione verrà realizzata un’apposita piattaforma di monitoraggio e di analisi che permetterà, oltre alla creazione di un quadro statistico completo del fenomeno, di sondare e approfondire quanto avviene prima e dopo, quindi anche la formazione (transizione scuola-lavoro) e la socialità (l’uscita più o meno definitiva dal mondo del lavoro). E se del caso intervenire con ritocchi puntuali e mirati”.</p>
<p><strong>Katya Cometta</strong></p>
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		<title>Governo svizzero contrario al blocco dei ristorni</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 06:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_11190" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/06/MIcheline-Calmy-Rey.jpg"><img class="size-medium wp-image-11190" title="MIcheline Calmy-Rey" src="/wp-content/uploads/2011/06/MIcheline-Calmy-Rey-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">MIcheline Calmy-Rey ( World Economic Forum swiss-image.ch/Photo by Christof Sonderegger</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il governo svizzero non ritiene opportuno sospendere il versamento all&#8217;Italia dei proventi dell’imposta alla fonte prelevata sui salari dei frontalieri. È questo il tenore della risposta indirizzata al governo cantonale ticinese dalla presidente della Confederazione Micheline Calmy Rey.</strong></p>
<p><span id="more-11627"></span>Dopo l’adozione all’unanimità da parte del Parlamento ticinese di una iniziativa cantonale che chiedeva il blocco dei ristorni all’Italia in attesa della revisione dell’accordo sulla doppia imposizione, il  Consiglio di Stato ticinese aveva scritto al Consiglio federale  &#8211; il governo centrale svizzero &#8211; chiedendo informazioni sulle sue intenzioni nell’ambito dei rapporti con l’Italia, come pure una valutazione di eventuali misure di ritorsione per le conseguenze negative dovute alla presenza della Svizzera sulla<a href="/2010/11/italia-svizzera-rottura-dei-rapporti-commerciali/"> black list italiana dei paesi a fiscalità privilegiata.</a></p>
<p>Nella risposta pervenuta ieri a Bellinzona, la presidente della Confederazione ribadisce a nome del Governo la volontà del Consiglio federale di voler sbloccare e normalizzare i rapporti con l’Italia attraverso la ripresa del dialogo e interventi per rafforzare la fiducia reciproca tra i due paesi.</p>
<p>Dopo aver ricordato la recente visita a Roma e l’incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e le mozioni approvate dal Parlamento italiano che dimostrano la sua volontà di superare i rapporti di stallo nelle relazioni fra i due paesi, la presidente della Confederazione comunica che la sospensione del <a href="/2011/05/ristorni-il-ticino-paga-di-piu/">ristorno del provento dell’imposta alla fonte prelevata sui redditi dei frontalier</a>i italiani “non è una misura opportuna per il momento poichè contraddice la strada del dialogo che si sta perseguendo”.</p>
<p>La presidente della Confederazione assicura che gli interessi e le attese del Canton Ticino saranno debitamente tenuti in considerazione nella definizione della posizione svizzera nell’ambito di una trattativa che possa trovare una soluzione consensuale fra i due paesi.</p>
<p><strong>Prossimo vertice Tremonti &#8211; Bignasca?</strong></p>
<p>Intanto dall’Italia arriva un’altro segnale distensivo. In una intervista rilasciata al quotidiano di Lugano Corriere del Ticino, il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha manifestato l’intenzione di volersi impegnare per eliminare le incomprensioni fra Italia e Svizzera. Bossi ha addirittura promesso di venire in Ticino con Giulio Tremonti in occasione della festa della Lega dei Ticinesi, e in questa occasione “si spazzeranno via le perplessità oggi esistenti.”</p>
<p>In seguito alla minaccia di bloccare il versamento dei ristorni le iniziative favorevoli ad una normalizzazione dei rapporti fra la Svizzera e l’Italia si sono moltiplicate: dall’invito del Parlamento italiano al governo di Roma di aprire il negoziato sull’accordo sulla doppia imposizione, alla <a href="/2011/06/parita-di-trattamento-per-i-frontalieri-svizzeri-e-italiani/">mozione annunciata ieri dalla Commissione dell&#8217;economia e dei tributi del Senato svizzero</a>, che riprendere le rivendicazioni ticinesi, alle recenti assicurazioni di Umberto Bossi.</p>
<p>Si attende ora la reazione del Governo ticinese. Se da una parte con la ferma posizione assunta finora qualche risultato è stato ottenuto, dall’altra dal governo di Roma non è giunto nessun segnale ufficiale che indichi un cambiamento di rotta. Il Consiglio di Stato ha fatto sapere che sui ristorni si esprimerà in occasione della sua prossima seduta, prevista per martedì prossimo.</p>
<p><strong>Red./Comunicati</strong></p>
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		<title>Il Ticino non ha ancora deciso se versare i ristorni</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 15:24:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo ha reso noto il consigliere di Stato Marco Borradori in occasione dell’assemblea della Regio Insubrica tenutasi stamane a Como. Il versamento, dovuto entro il 25 giugno, dipenderà dalla risposta del Governo svizzero all’iniziativa cantonale ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2011/06/Assemblea-Regio-Insubrica-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11505" title="Assemblea-Regio-Insubrica-2" src="/wp-content/uploads/2011/06/Assemblea-Regio-Insubrica-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Lo ha reso noto il consigliere di Stato Marco Borradori in occasione dell’assemblea della Regio Insubrica tenutasi stamane a Como. Il versamento, dovuto entro il 25 giugno, dipenderà dalla risposta del Governo svizzero all’iniziativa cantonale ticinese, che chiedeva di rinegoziare i parametri dell’accordo sulla doppia imposizione con l’Italia, rivendendo in particolare l’ammontare dei ristorni d’imposta da versare all’Italia.</strong></p>
<p><span id="more-11503"></span>Marco Borradori non ha voluto negare che in questo modo si vuole fare pressione sull’Italia affinché Roma si decida a cambiare il tono assunto nei confronti del Ticino, e prenda provvedimenti per eliminare le misure discriminatorie contro l’economia svizzera, attualmente assimilata a quella di paradisi fiscali di dubbia fama. Il segnale dato dalla recente decisione del Parlamento italiano di chiedere una normalizzazione dei rapporti con Berna è positivo, ha affermato Borradori, sottolineando il ruolo che in questa decisione hanno avuto anche i buoni rapporti allacciati con esponenti politici delle province confinanti.</p>
<p>Ed è proprio perché riconosce l’importanza di questo genere di rapporti che il governo ticinese ha deciso di non lasciare la Regio Insubrica dopo le difficoltà incontrate dalla Comunità di lavoro durante lo scorso anno. Ora i problemi sembrano superati, e all’assemblea aleggiava una promettente volontà di rinnovamento.</p>
<p>Sotto la regia del cancelliere del Canton Ticino Giampiero Gianella, che ha assunto la funzione di segretario ad interim della Comunità di lavoro, negli scorsi mesi è stata avviata, attraverso la creazione di cosiddetti tavoli o gruppi di lavoro, una ampia consultazione dedicata a tematiche transfrontaliere, da cui sono scaturite iniziative come il rilancio del portale di promozione del turismo integrato “Lake&amp;Alps”, iniziative nell’ambito del credito per le piccole e medie imprese, il lancio della gara ciclistica “Gran Premio dell’Insubria” e altro ancora.</p>
<p><strong>Rilancio delle attività</strong></p>
<p>Un passo importante in vista di un rilancio delle attività è stata la revisione della Dichiarazione d’Intesa, la “Costituzione” &#8211; per così dire &#8211; della Regio Insubrica. Si è voluto semplificare l’organizzazione della Comunità di lavoro, dando un tocco di “elveticità” ai meccanismi decisionali, con l’intento di sventare la tentazione di politicizzare questo strumento di collaborazione transfrontaliera &#8211; una delle cause dei problemi affiorati lo scorso anno.</p>
<p>La Regio disporrà in futuro di un solo organo esecutivo, il Comitato direttivo; il ruolo del presidente, che viene rivestito a turni annuali dai rappresentanti delle cinque Province italiane e del Canton  Ticino, sarà preminentemente rappresentativo; il segretario sarà designato dal Canton Ticino e di cittadinanza ticinese. La procedura di selezione per il nuovo segretario è in corso e dovrebbe concludersi ancora questa estate.</p>
<p>Con la revisione il peso del Canton Ticino nella Regio aumenta, soprattutto se si tiene conto del fatto che il governo di Bellinzona intente abbinare alla funzione di segretario della Regio Insubrica quella di delegato del Ticino per i rapporti con l’Italia. L’assemblea ha comunque accettato le modifiche, che, in un certo senso, compensano la presenza maggioritaria delle Province italiane nella Comunità di lavoro.</p>
<p>In un primo momento sembrava che dovesse far le spese della revisione anche l’anima della Dichiarazione d’intenti, cioè l’articolo che riassume le aspirazioni che hanno condotto alla fondazione dell’associazione. Grazie all’intervento di uno dei fondatori, il professor Remigio Ratti, il primo articolo della Dichiarazione continua ora a ricordare che lo scopo della Comunità di lavoro è di promuovere “una politica di incremento della cooperazione transfrontaliera” e di favorire la “presa di coscienza dell’appartenenza ad un territorio che presenta una stessa identità socio culturale”.</p>
<p>A partire dalla prossima assemblea, in seguito alla redistribuzione dei compiti all’interno del Governo ticinese, alla testa della Regio Insubrica Marco Borradori verrà sostituito da Norman Gobbi. Il neoeletto membro del Governo si è brevemente rivolto all’assemblea, contrapponendo alla distanza che spesso si rileva fra Roma e Berna, la vicinanza fra chi opera sul territorio dalle due parti del confine, una vicinanza che “costituisce una buona base per ripartire”.</p>
<p>Quanto alle bellicose dichiarazioni della Lega dei Ticinesi nei confronti dei frontalieri, Gobbi ha chiesto di distinguere fra il messaggio partitico e quello politico istituzionale. Gobbi ha comunque voluto ricordare l’importanza del Ticino come datore di lavoro per l’Italia, un ruolo che meriterebbe un atteggiamento meno discriminatorio da parte delle autorità di Roma.</p>
<p><strong>Michele Andreoli</strong></p>
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		<title>Frontiera e auto aziendali, nuovo passo avanti</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 06:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veicoli e passaggio della frontiera]]></category>
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		<description><![CDATA[Esteso anche alle regioni Piemonte e Val d’Aosta l’accordo che facilita l’attraversamento della frontiera alle auto aziendali svizzere.
In passato le imprese ticinesi erano state confrontate a numerosi problemi al momento del transito della frontiera con ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2011/04/Valmara-Dogana-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10540" title="Valmara-Dogana-2" src="/wp-content/uploads/2011/04/Valmara-Dogana-2-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>Esteso anche alle regioni Piemonte e Val d’Aosta l’accordo che facilita l’attraversamento della frontiera alle auto aziendali svizzere.</strong></p>
<p><span id="more-10539"></span>In passato le imprese ticinesi erano state confrontate a numerosi problemi al momento del transito della frontiera con i veicoli aziendali, sopratutto se al volante c’erano cittadini italiani (per esempio frontalieri) o svizzeri residenti in Italia. In certi casi si era arrivati addirittura al sequestro delle vetture.</p>
<p>Grazie ad una iniziativa delle organizzazioni economiche ticinesi, assistite dalla direzione del circondario di Lugano dell’Amministrazione federale delle dogane, in gennaio era stato possibile concludere un accordo con la Direzione regionale per la Lombardia dell’Agenzia delle dogane italiana. Con questo accordo veniva introdotta una <a href="/2011/01/auto-aziendali-svizzere-finiti-i-sequestri-in-italia/">nuova procedura standardizzata e semplificata</a> per ottenere l’autorizzazione al transito presso i valichi doganali lombardi. I contatti sono stati in seguito estesi anche alle Agenzie delle dogane italiane del Piemonte e della Val d’Aosta, e in questi giorni la procedura è stata estesa anche ai valichi di queste regioni.</p>
<p>All’Ufficio doganale italiano la persona che utilizza il veicolo aziendale deve presentare un’istanza autocertificata dove si dichiari che è dipendente dell’azienda svizzera, è in possesso del permesso di lavoro e/o titolare di un contratto di lavoro stipulato con l’azienda svizzera in cui è prevista l’utilizzazione di veicoli aziendali, e non ha precedenti penali e amministrativi in campo doganale e fiscale. L’autorizzazione rilasciata da un’Ufficio delle Dogane sarà considerata valida per tutti i valichi italo-svizzeri, seppur posti sotto la competenza territoriale dei distinti Uffici doganali.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Quote minime e aiuti statali per favorire l&#8217;impiego dei residenti</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 16:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Frontalieri]]></category>
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I Verdi ticinesi hanno lanciato una petizione per chiedere alle autorità del Canton Ticino di intervenire in difesa dei lavoratori residenti. “Chi usa il territorio a scopo commerciale, industriale o artigianale”, affermano i Verdi, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_9704" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><strong><strong><a href="/wp-content/uploads/2011/03/sergio-savoia.jpg"><img class="size-full wp-image-9704" title="sergio-savoia" src="/wp-content/uploads/2011/03/sergio-savoia.jpg" alt="" width="160" height="100" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">Sergio Savoia, coordinatore dei Verdi (foto Verditicino)</p></div>
<p><strong>I Verdi ticinesi hanno lanciato una petizione per chiedere alle autorità del Canton Ticino di intervenire in difesa dei lavoratori residenti. “Chi usa il territorio a scopo commerciale, industriale o artigianale”, affermano i Verdi, “deve assumere una quota maggioritaria di lavoratori e apprendisti residenti. Lo stesso principio vale per le misure di sostegno all’insediamento di aziende.”</strong></p>
<p><span id="more-9703"></span>A sostegno dei provvedimenti presentati stamane durante una conferenza stampa alla quale ha partecipato il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia, è stato disegnato un quadro a tinte fosche della situazione occupazionale in Ticino. Con 12’000 persone in cerca di impiego &#8211; hanno sottolineato i Verdi &#8211; il Ticino è uno dei cantoni più colpiti dalla disoccupazione. Questa situazione viene fatta risalire alla posizione geografica, che offre alle imprese locali la possibilità di avvalersi di manodopera estera a buon mercato. In proposito i Verdi sottolineano il forte aumento di lavoratori frontalieri, un fenomeno che si sta estendendo anche al terziario (banche, fiduciarie, avvocati ecc. ) e nei settori tradizionalmente riservati ai lavoratori indigeni, come per esempio le officine di Bellinzona, dove il 50% del personale interinale è composto da frontalieri.</p>
<p>Le misure di accompagnamento agli accordi bilaterali sono considerate insufficienti. “Mancano gli ispettori e i controlli non sono eseguiti a tappeto in tutti i settori e le professioni del cantone. Manca anche la possibilità di imporre contratti collettivi o contratti normali di lavoro con effetto obbligatorio. Negli ultimi anni si assiste anche all’insediamento di aziende estere sul nostro territorio, con relativo utilizzo di grandi porzioni di territorio, e beneficio di aiuti finanziari, deroghe e altre agevolazioni pianificatorie e burocratiche, senza che a ciò corrisponda un aumento di posti di lavoro per i residenti: anzi spesso l’insediamento di queste aziende avviene con una parallela importazione di manodopera dall’estero.”</p>
<p>Fra le misure proposte dalla petizione, l’introduzione di quote di lavoratori residenti e apprendisti, l’introduzione di incentivi fiscali per le imprese che riservano posti di lavoro ai residenti, ai disoccupati ultracinquantenni e ai giovani, e maggiori controlli per evitare il dumping salariale.</p>
<p><strong>Red./Comunicato</strong></p>
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		<title>Animazione alla ribalta a Varese</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 14:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micand</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e spettacolo]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è concluso al cinema teatro Vela di Varese A-Tube,  il Festival internazionale del cortometraggio d&#8217;animazione, giunto alla sua seconda edizione. I premi principali sono andati a &#8220;Parade&#8221; di Pierre-Emmanuel Lyet, Francia, e al ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/05/logo_web.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-4262" title="logo_web" src="/wp-content/uploads/2010/05/logo_web-300x153.gif" alt="" width="300" height="153" /></a>Si è concluso al cinema teatro Vela di Varese A-Tube,  il Festival internazionale del cortometraggio d&#8217;animazione, giunto alla sua seconda edizione. I premi principali sono andati a &#8220;Parade&#8221; di Pierre-Emmanuel Lyet, Francia, e al cortometraggio italiano, &#8220;Il re dell&#8217;isola&#8221; di Raimondo Della Calce. Il premio della stampa  se lo è aggiudicato &#8220;L&#8217;homme à la Gordini&#8221; di  Jean-Christophe Lie, Francia.</strong></p>
<p>Il festival è stato aperto dal regista italiano Maurizio Nichetti <a href="http://wp.me/pU63f-16q">(vedi intervista)</a>, che  faceva parte della giuria, a cui è stata dedicata una retrospettiva durante il quale si sono potuti rivedere film come &#8220;Volere volare&#8221;, dove la tecnica del cinema dal vivo si mescola a quella dell&#8217;animazione.</p>
<p>Fra le altre importanti retrospettive quella dedicata allo studio Ardman, autore della fortunata saga  di &#8220;Wallace &amp; Gromit&#8221; e di &#8220;Chicken Run. Ha chiuso il festival Yoni Goodman, direttore dell&#8217;animazione del pluripremiato &#8220;Valzer con Bashir&#8221;, che nel suo workshop ha svelato tutti i segreti della tecnica d&#8217;animazione usata nella realizzazione  del film di Ari Folman candidato all&#8217;Oscar 2009.</p>
<p>Un&#8217;edizione davvero di qualità che ha visto una presenza di pubblico non numerosissima, ma decisamente tenace. Giorgio Ghisolfi, direttore artistico del festival, si è detto estremamente soddisfatto per la riuscita dell&#8217;evento. A-Tube si conferma un nuovo e interessante momento culturale per la città di Varese.</p>
<p><strong>Mattia Coletto</strong></p>
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		<title>Insubria: uno spazio economico?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/uploads/2010/04/Insubria-uno-spazio-economico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2997" title="Insubria-uno spazio economico" src="/wp-content/uploads/2010/04/Insubria-uno-spazio-economico-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><strong>L&#8217;Insubria è uno spazio economico estremamente dinamico e produttivo: ai relatori intervenuti al convegno organizzato a Varese dai Lions per la Regio Insubrica e dalla Comunità di lavoro Regio Insubrica non è stato difficile dare una risposta a questa domanda. Più difficile è capire se questo spazio economico è semplicemente una appendice di due centri importanti come Milano e Zurigo, oppure se ha una identità anche produttiva propria. </strong></p>
<p><strong></strong><span id="more-2962"></span>I presupposti e le opportunità per trovare una collocazione originale all&#8217;interno della rete sempre più integrata del sistema economico globale non mancano. Gli indicatori economici permettono di disegnare il quadro di una economia in crescita, in grado di rispondere alle sfide poste dall&#8217;evoluzione di mercati in forte trasformazione. Lo hanno messo bene in evidenza i dati raccolti dal <span style="text-decoration: underline;">prof. Gioacchino Garofoli</span>, dell&#8217;Università dell&#8217;Insubria, e da <span style="text-decoration: underline;">Fabio Losa</span>, dell&#8217;Ufficio cantonale di statistica.</p>
<p>I trattati bilaterali hanno aperto nuove possibilità di integrazione alle economie delle parti italiana e svizzera dell&#8217;Insubria. Importante il contributo dato dal mercato del lavoro italiano alle imprese ticinesi: in dieci anni il numero dei frontalieri è quasi raddoppiato. Del sistema produttivi ticinese approfittano in misura crescente anche ditte italiane. Meno facile invece per gli imprenditori ticinesi l&#8217;accesso al mercato italiano. <span style="text-decoration: underline;">Rinaldo Gobbi</span>, vice presidente della Camera di commercio del Ticino e <span style="text-decoration: underline;">Marinella Cappelletti</span>, della Camera di commercio di Como, hanno illustrato il lavoro in atto per permettere agli imprenditori di superare  gli ostacoli che ancora si frappongono ad una vera integrazione.</p>
<p>Una armonizzazione della formazione professionale è un elemento di grande importanza per arrivare ad una allocazione ottimale delle risorse. <span style="text-decoration: underline;">Furio Bednarz</span>, della fondazione Ecap, ha tracciato un quadro generale delle esigenze a cui bisogna rispondere per sviluppare percorsi formativi trasfrontalieri e arrivare al mutuo riconoscimento delle competenze professionali. Dal canto suo <span style="text-decoration: underline;">Gian Marco Petrin</span>i, responsabile della formazione del personale sanitario e sociale del Canton Ticino, ha parlato del caso concreto del settore sanitario, nell&#8217;ambito del quale nel 2009 Lombardia e Ticino hanno formalizzato la collaborazione attraverso un accordo che regola il riconoscimento della formazione professionale in questo settore in forte crescita.</p>
<p>Un esempio di come esperienze produttive e di ricerca diverse permettano di sviluppare al meglio il potenziale esistente sul mercato viene dal settore in forte crescita dei prodotti di risparmio energetico. Con il progetto <span style="text-decoration: underline;"> Energy CH-IT</span>, presentato da <span style="text-decoration: underline;">Giovanni Moretti</span> della Camera di commercio di Como, si vuole contribuire alla nascita di un network di imprese attive in questo settore. In Svizzera istituti di ricerca come la SUPSI e imprese sono coinvolte da tempo nello sviluppo di modelli di risparmio energetico nell&#8217;ambito del progetto &#8220;minergie&#8221;. In Lombardia, in collaborazione con il Politecnico di Milano, la risposta alle esigenze di risparmio energetico è stata battezzata &#8220;Casa-clima&#8221;. La messa in comune delle due esperienze potrebbe contribuire a far diventare l&#8217;Insubria un centro di eccellenza in questo campo.</p>
<p>Lo sviluppo integrato e la cooperazione fra i sistemi produttivi locali, con l&#8217;obiettivo di renderli più integrati, più competitivi e più innovativi, è pure la finalità del progetto <span style="text-decoration: underline;">SPL-Insubria</span>, portato avanti con un finanziamento del programma di cooperazione transfrontaliera Interreg dall&#8217;Università dell&#8217;Insubria, dall&#8217;Ufficio di statistica del Cantone Ticino e dalla fondazione Ecap. Il progetto, presentato dal <span style="text-decoration: underline;">prof. Gioacchino Garofoli</span>, ha una valenza che va al di là della semplice ricerca.  Attraverso un&#8217;analisi dell&#8217;evoluzione dei sistemi produttivi, l&#8217;ottimizzazione dei rapporti fra le imprese, l&#8217;allestimento di strumenti come reti di scambio, filiere, e focus groups si vuole dare alle imprese quegli impulsi utili a migliorare la propria posizione nel mercato.</p>
<p>Sul campo, come si vede, sono in atto, a diversi livelli, iniziative interessanti e promettenti  per cogliere le opportunità che si presentano. Imprese e istituti di ricerca sembrano credere al potenziale offerto dal territorio. Ma la risposta istituzionale a questo desiderio di cooperazione non è purtroppo sempre all&#8217;altezza delle aspettative. Lo ha sottolineato anche il segretario generale della Regio Insubrica, <span style="text-decoration: underline;">Roberto E. Forte</span>, unico rappresentante, al convegno, dell&#8217;organo &#8220;politico&#8221; che dovrebbe farsi portatore di queste istanze. Il fatto che l&#8217;Insubria sia divisa fra due realtà statali differenti crea degli ostacoli che non è sempre facile superare. La cooperazione richiede una disponibilità a capire le differenze che forse negli ultimi tempi non è sempre stata  presente.</p>
<p><strong>Michele Andreoli</strong></p>
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		<title>Tutta colpa dell’Italia: il Ticino boccia l’Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 22:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Il Canton Ticino e le valli di lingua italiana dei Grigioni, si schierano, con quasi il 66% dei voti, contro la libera circolazione delle persone e l’estensione degli accordi bilaterali a Bulgaria e Romania. Un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Il Canton Ticino e le valli di lingua italiana dei Grigioni, si schierano, con quasi il 66% dei voti, contro la libera circolazione delle persone e l’estensione degli accordi bilaterali a Bulgaria e Romania. Un antieuropeismo in controtendenza rispetto al resto del paese che nasconde però anche dell’ altro.<span id="more-598"></span><span style="font-weight: normal;">“E’ tutta colpa dell’ Italia”, tuona dai microfoni della Radio svizzera (RSI) il senatore ticinese Filippo Lombardi. Gli dà man forte il presidente del governo, Marco Borradori, secondo il quale, l’elettorato cantonale più che sconfessare l’Europa o l’estensione della libera circolazione a Bulgaria e Romania, ha voluto mandare un segnale chiaro:”fra Ticino e Lombardia manca la reciprocità” dice Borradori. “Noi svizzeri, rispettiamo alla lettera gli accordi con Bruxelles. Qualsiasi imprenditore italiano, senza molte complicazioni, può venire a lavorare da noi. La stessa cosa non si può dire per i ticinesi ai quali il mercato lombardo continua a rimanere precluso o quasi”.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Ticino sempre contro</strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-weight: normal;"><span>Una lettura del voto odierno che può apparire un po’ semplicistica. Infatti, la Svizzera italiana, ha sempre votato contro l’Europa (</span><span>nel maggio 2000 aveva votato contro i sette accordi bilaterali I e nel settembre 2005 aveva detto &#8220;no&#8221; all&#8217;estensione della libera circolazione ai 10 nuovi stati dell&#8217;Ue) mai però le percentuali in Ticino erano state così ampie: quasi il 66%, 2 elettori su 3.E allora qualcosa che non va deve pur esistere!</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span><strong>In cerca di reciprocità</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> Lo scorso autunno, una ditta ticinese, la Swiss Global Security, (SGS) aveva vinto l’appalto per il servizio di sicurezza ai mondiali di ciclismo di Varese. All’ ultimo momento però, era stata esclusa. Secondo gli organizzatori, gli svizzeri non rispettavano le condizioni per potere operare in Italia. Una giustificazione pretestuosa, dissero in molti che ritennero l’esclusione della SGS dai mondiali come la prova inequivocabile che per gli svizzeri lavorare in Italia è quasi impossibile.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> La differenza di taglia, la poca conoscenza dei percorsi burocratici italiani e magari anche una certa inesperienza a confrontarsi con l’estero, potrebbe spiegare, in parte, la difficoltà per i ticinesi, di avventurarsi oltre frontiera.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> <strong>Cisalpino “docet”</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma le spiegazioni non sono così semplici. Il caso Cisalpino, da questo punto di vista è abbastanza significativo: il trasporto ferroviario transfrontaliero fra Svizzera e Italia è assicurato, da diversi anni, da una società mista, costituita al 50% dalle ferrovie svizzere e e da quelle italiane. Una collaborazione che dà i suoi frutti tanto che i risultati d’esercizio della navetta che collega Zurigo, Ginevra e Basilea a Milano, sono molto soddisfacenti. Eppure, da qualche tempo, le cose vanno malissimo. I convogli provenienti dall’Italia, accumulano ritardi inammissibili sono sporchi e si presentano in stato pietoso. Le “pannes” tecniche, poi,sono sempre più frequenti, quasi quotidiane. La società italo-svizzera, poco dopo Natale, per disperazione, deciso di sospendere, almeno momentaneamente, l’uso dei convogli ad assetto variabile sulla linea del Loetschberg, vanificando di fatto la riduzione dei tempi di percorrenza fra Italia e Svizzera che il tunnel di base, inaugurato due anni fa, avrebbe dovuto assicurare. Una crisi di affidabilità quella del Cisalpino, che in Svizzera non si esita ad imputare a Trenitalia. Infatti, la manutenzione del Cisalpino, per contratto, è stata affidata all’impresa italiana. Palesemente, i lavori vengono svolti in modo molto approssimativo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tutto questo, ha fatto andare su tutte le furie gli svizzeri, sempre più tentati di acquistare la quota italiana e gestirsi in proprio il Cisalpino. Ma non lo possono fare! Esiste, infatti, una clausula particolare, ottenuta da Bruxelles, che permette a Roma di imporre alle ditte estere che vogliono operare nel campo dei trasporti in Italia di gemellarsi con un’impresa locale. Pena: il divieto di circolare sulle linee italiane. La Cisalpino SA è dunque costretta ad adeguarsi in attesa di tempi migliori rischiando però di farsi togliere dall’Ufficio federale dei trasporti (cosa mai successa in precedenza) l’autorizzazione ad operare in Svizzera se i disservizi dovessero ripetersi oltre il tollerabile.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><strong>TILO in coda</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Casi analoghi si ripetono anche altrove. Nel dicembre scorso, al momento del cambio di orario, i convogli di TILO, il treno Ticino-Lombardia, finanziato dal cantone svizzero e dalla regione lombarda, sono stati bloccati improvvisamente in frontiera perché sprovvisti di una seconda scatola nera, come prevedono le disposizioni italiane. Un pretesto, secondo alcuni, imposto semplicemente per creare scompiglio visto che da anni TILO attraversa la frontiera senza particolari problemi. A farne le spese, stavolta, sono stati i frontalieri italiani costretti, per dieci giorni, a cambiare treno a Chiasso. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Disservizi e tatticismi, che secondo alcuni, sono da imputare ai timori di Trenitalia per l’approssimarsi, (2010) della liberalizzazione del traffico passeggeri. Treni efficienti e puntuali oltre che puliti, potrebbero invogliare la clientela lombarda a disertare la compagnia nazionale per affidarsi ai convogli svizzeri.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><strong>E’ vero antieuropeismo?</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Insomma, liquidare il voto ticinese di oggi come semplice antieuropeismo, è una semplificazione scorretta. I rapporti fra Ticino e Lombardia vanno migliorati. Sono necessari urgentemente terreni di intesa e una capacità di costituire un sistema transfrontaliero aperto e efficiente come già succede da anni a Basilea o a Ginevra. Ne guadagnerebbero tutti.</span></p>
<p><strong>Red</strong>.<br />
<span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal">
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Svizzera:oltre un milione di stranieri europei</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 15:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’ultimo anno i lavoratori Ue sono cresciuti del 7,9%: determinante l’accordo di libera circolazione. I più numerosi sono i tedschi seguiti dai portoghesi.
 
 
 
Berna – Cominciano a farsi sentire gli effetti de­gli Accordi bilaterali con Bruxelles ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"><span style="font-size:small;"><strong>Nell’ultimo anno i lavoratori Ue sono cresciuti del 7,9%: determinante l’accordo di libera circolazione. I più numerosi sono i tedschi seguiti dai portoghesi.</strong><span id="more-2074"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Berna – Cominciano a farsi sentire gli effetti de­gli Accordi bilaterali con Bruxelles sulla libera circolazione delle persone. La maggior parte dei nuovi stranieri giunti in Svizzera proviene infatti dai paesi dell’Unione europea (Ue) e dell’Associa­zione europea di libero scambio (Aels). In partico­lare da Germania e Portogallo. A fine agosto si contavano in Svizzera 1.618.847 stranieri, ovvero il 21,3% della popolazione totale (+0,7% rispetto allo stesso periodo del 2007), indica l’Ufficio fede­rale della migrazione (Ufm) nella sua statistica ag­giornata ad agosto 2008. Secondo la stessa, ben 1.007.017 provenivano dai 27 Stati dell’Ue o da quelli appartenenti all’Aels (Norvegia, Islanda e Liechtenstein). La progressione più marcata ri­guarda i cittadini tedeschi (+36.240). Seguono i portoghesi (+14.368), i francesi (+9.175), i britanni­ci (+3.702) e gli austriaci (+1.707). In calo, invece, il numero di serbi (-2.671), bosniaci (-1.666), croati (-1.445), dello Sri Lanka (-1.111) e turchi (-807). Que­ste cifre confermano la tendenza registrata negli ultimi anni.<br />
In termini percentuali, rispetto all’agosto del 2007, la popolazione straniera proveniente dal­l’Ue/ Aels è aumentata del 7,9%, mentre l’immi­grazione da altri Stati è cresciuta soltanto dello 0,5%. Tale sviluppo è in sintonia con la politica migratoria del Consiglio federale e con il sistema di ammissione previsto dalla nuova legge sugli stranieri, che  «limita l’ammissione di cittadini non membri dell’Ue alla sola manodopera particolar­mente qualificata»  , si precisa in un comunicato dell’Ufm. Dalle cifre pubblicate ieri, emerge pure che la maggioranza degli stranieri residenti in Svizzera proviene ancora dall’Italia: con 290.155 persone gli italiani rappresentano infatti il 17,9% della popolazione straniera. Per Paese di prove­nienza seguono Germania (224.377 abitanti, pari al 13,9%), Portogallo (192.562, 11,9%) e Serbia (185.784, 11,5%).<br />
Se si analizzano i dati dei singoli cantoni, Gine­vra rimane quello con più stranieri (34,9%), men­tre Uri registra la percentuale più bassa (9,1%). Nel canton Ticino, a fine agosto sono stati censiti 83.641 (25,4%) cittadini stranieri, 2.001 in più di un anno prima (+2,5%). Nei Grigioni, se ne contava­no invece 29.034 (15,3%) con un aumento di 1.516 (5,5%) rispetto a fine agosto 2007.<br />
Il motivo principale che spinge gli stranieri ad emigrare in Svizzera è il lavoro. Quasi la metà dei nuovi arrivi tra il settembre 2007 e l’agosto 2008 concerne immigrati che esercitano un’attività lu­crativa e che provengono dai paesi per i quali non valgono più i contingenti, cioè per gli Stati del­l’Europa dei Quindici e dei membri dell’Aels con i quali l’accordo di libera circolazione è in vigore dal 1° giugno 2002. Ad essi si aggiungono Malta e Cipro, con cui l’intesa è applicata soltanto dal 1° gennaio 2006 ma che godono di un trattamento speciale rispetto agli altri dieci stati dell’Est Euro­pa per cui i permessi di soggiorno saranno contin­gentati ancora fino al maggio 2011. <br />
</span><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">ATS/C.C.</span></span></p>
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