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	<title>infoinsubria &#187; Fiscalità</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Voluntary disclosure, &#8220;ecco la proroga&#8221;. Invece no</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2015 12:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua l&#8217;incredibile balletto sui tempi relativi alla Voluntary disclosure. Doveva essere il Consiglio dei Ministri di oggi (25 settembre), il giorno buono per la proroga. Lo aveva annunciato in mattinata Enrico Zanetti, sottosegretario all&#8217;Economia intervenendo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2015/09/AgenziaEntrate.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-40498" title="AgenziaEntrate" src="/wp-content/uploads/2015/09/AgenziaEntrate-300x113.jpg" alt="" width="300" height="113" /></a>Continua l&#8217;incredibile balletto sui tempi relativi alla Voluntary disclosure. Doveva essere il Consiglio dei Ministri di oggi (25 settembre), il giorno buono per la proroga. Lo aveva annunciato in mattinata Enrico Zanetti, sottosegretario all&#8217;Economia intervenendo al convegno sulla fiscalità internazionale organizzato dall&#8217;ordine dei commercialisti di Brescia. E invece no: per avere l’ufficialità della proroga bisognerà attendere ancora martedì, vale a dire a sole 24 ore dalla scadenza “naturale” della collaborazione volontaria per l’autodenuncia dei capitali detenuti all’estero fra cui, chiaramente, i miliardi di euro italiani ancora nascosti in Svizzera. <span id="more-40497"></span></strong></p>
<p>Lo stesso Zanetti, al termine del Consiglio dei ministri, ha infatti affermato in una nota: &#8220;Il Ministro Padoan mi ha informato che, per una questione tecnica di lavori di consiglio, il decreto sulla proroga della Voluntary disclosure potrebbe slittare al Cdm di martedì. Al di là di questo aspetto puramente tecnico-procedurale, resta ferma la volontà politica di procedervi”. E così contribuenti e commercialisti dovranno aspettare ancora qualche giorno per poter tirare il fiato su una questione che è vissuta su tempi strettissimi: prima con le circolari dell’Agenzia delle Entrate per chiarire alcuni punti, giunte soltanto un mese fa. Poi la proroga, attesa da mesi e che, a questo punto, sarà in zona Cesarini. Una proroga last minute quando di mezzo ballano miliardi di euro e migliaia di persone e contribuenti (molti dei quali tutt&#8217;altro che evasori fiscali).</p>
<p>Il più reticente alla proroga, vale a dire il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, è stato forse convinto a “cedere” a causa delle clausole di salvaguardia che sarebbero scattate se non si fosse deciso di allungare i tempi della Voluntary. Tenendo il 30 settembre, infatti, il Governo avrebbe dovuto aumentare le accise sulla benzina e chiedere maggiori acconti di novembre su Ires e Irap per tenere in piedi i conti rispetto alle mancate entrate sulle stime della Voluntary. L’inasprimento delle tasse sarebbe arrivato proprio pochi giorni dopo gli annunci del premier Matteo Renzi sui futuri tagli fiscali, provocando l’ennesima ondata di polemiche.</p>
<p>Ad ogni modo, stando alle indiscrezioni, lo slittamento dei tempi dovrebbe essere il seguente: 30 novembre come termine ultimo per aderire alla Voluntary e 31 dicembre per presentare la documentazione. Sempre che martedì, a Palazzo Chigi, fili tutto liscio.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Voluntary disclosure: &#8220;Proroga necessaria&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2015 07:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Frontalieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Si rischia il penale? Quanto si dovrà pagare per regolarizzarsi? Si possono lasciare ugualmente i soldi in Svizzera? Mancano poche settimane alla scadenza del 30 settembre, il termine in cui, almeno finora, scade l’adesione alla ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2015/06/Voluntary.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-40112" title="NSA-BS0011748" src="/wp-content/uploads/2015/06/Voluntary-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Si rischia il penale? Quanto si dovrà pagare per regolarizzarsi? Si possono lasciare ugualmente i soldi in Svizzera? Mancano poche settimane alla scadenza del 30 settembre, il termine in cui, almeno finora, scade l’adesione alla Voluntary disclosure, vale a dire la sanatoria per “ripulire”, in accordo col fisco, i capitali italiani tenuti in Svizzera. Eppure ancora oggi i professionisti attendono regole certe dell’Agenzia delle Entrate e quindi è praticamente certa una proroga almeno fino alla fine dell’anno, se non oltre. D’altronde in Italia si è abituati alle proroghe su tutto e quindi viene dato per scontata anche su una questione così delicata: già, ma nel frattempo, dopo un primo periodo di adesione “entusiastica” al rimpatrio dei capitali, si è arrivati a un punto di stallo. Mancano delle circolari basilari e quindi le situazioni più problematiche (che coincidono spesso coi patrimoni più ingenti) sono “bloccate in dogana”.<span id="more-40111"></span></strong></p>
<p>Per dare qualche certezza alle centinaia di varesini coinvolti in questa operazione, Confesercenti ha messo in campo un’iniziativa per aiutare i propri associati interessati. “Vogliamo consentire – ha detto Christian Spada, vice-presidente territoriale durante l’incontro nella sede di viale Milano, a Varese – di risanare la propria posizione con lo Stato, pagando le relative imposte e le sanzioni in forma ridotta”. Per questo l’associazione ha presentato ai suoi soci due super esperti: il commercialista Salvatore Giallo e l’avvocato Stefano Amirante. “Una proroga verrà concessa sicuramente – ha detto il vice-presidente dei commercialisti varesini – perché mancano ancora delle circolari che spiegano bene il da farsi su alcune questioni chiave e, con di mezzo l’estate, ci auguriamo che l’Agenzia delle entrate compia una scelta saggia. Ci sono diversi lati oscuri che il fisco dovrebbe chiarire, anche perché l’incertezza frena la presentazione delle domande. Ormai purtroppo le azioni da intraprendere non si spiegano più nelle leggi, ma con le circolari”. E intanto milioni di euro restano congelati nei caveau di Lugano e dintorni e centinaia di persone temono di finire nella lista degli evasori. Anche perché, com’è noto, la Voluntary è (almeno ad oggi) l’ultima possibilità di rimpatrio “pulito” prima della fine del segreto bancario elvetico. “Ci sono dubbi sulla gestione del contante – ha aggiunto Giallo – e sui reati penali. Un esempio: vengono prescritti quelli prima del 2009 oppure no?”. Insomma: le decisioni su questi due argomenti sposterebbero, e di molto, le scelte degli interessati. “Inoltre – ha sottolineato Amirante – ci sono differenze di prescrizione fra i reati tributari e penali. Nel caso dell’autodenuncia poi, si chiede una ricostruzione della provenienza dei capitali mentre con gli scudi ciò non veniva richiesto perché siamo di fronte a una sanatoria e non a un condono”. Certo, chi è coinvolto dovrà pagare una multa che si stima mediamente attorno all’11% (ma può salire di molto a seconda di quanto siano sporchi i soldi). In cambio, si chiuderà un occhio sul penale.</p>
<p>E per i frontalieri? “Chi è regolarmente assunto con un contratto – ha detto il commercialista Salvatore Giallo – non avrà problemi diversamente dagli ex o da chi è andato in pensione e ha lasciato i soldi in Canton Ticino senza dichiararli. Qui non si scappa: dovrà sanarli. Peggio andrà a chi ha delle posizioni irregolari e abita oltre i 20 chilometri dal confine: queste persone avranno grossi problemi. Infine per i pensionati è in gioco la questione del secondo pilastro. Va dichiarato ma nessuno lo ha mai fatto e la situazione non è chiara”.</p>
<p>L’Agenzia delle Entrate dovrà infatti avere la cortesia di emanare le circolari chiarificatrici, magari con qualche giorno di anticipo sull’attuale scadenza del 30 settembre.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Accordo Italia-Svizzera: svelati altri dettagli nell&#8217;incontro con Vieri Ceriani</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 20:39:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_39707" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2015/03/IMG_6151.jpg"><img class="size-medium wp-image-39707" title="IMG_6151" src="/wp-content/uploads/2015/03/IMG_6151-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Da sinistra Maria Rita Livio e Gunnar Vincenzi (presidenti provincia di Como e Varese), il sindaco di Lavena Ponte Tresa Pietro Roncoroni e Vieri Ceriani</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dopo le riunioni a Roma e a Berna e la prima firma di qualche giorno fa a Milano fra i ministri dell&#8217;Economia di Italia e Svizzera, stasera, per la prima volta, il tema del futuro accordo fra i due Stati ha toccato uno il territorio che più verrà interessato dalla nuova convenzione. Lavena Ponte Tresa ha ospitato Vieri Ceriani, il consigliere del Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze e capo-delegazione nei negoziati con la Svizzera. E per il negoziatore il viaggio nella “tana del lupo” (come l&#8217;ha definita il sindaco pontresino Pietro Roncoroni) è stato tutt&#8217;altro che agevole, visto che dalla platea non sono mancate le bordate, oltre alle domande e alle richieste di maggiori dettagli sulla discussione fra le due nazioni. In molti hanno espresso forti dubbi sulla rivisitazione di un accordo che, almeno qui, pur creando qualche stortura, stava bene a tutti o quasi.<span id="more-39708"></span></strong></p>
<p>Ceriani, ascoltato da un centinaio di amministratori presenti, ha risposto non entrando pienamente nei dettagli e dando l&#8217;impressione di voler ascoltare piuttosto che dare risposte certe. Anche perché si è solo all&#8217;inizio della scrittura dell&#8217;accordo. In primis sulla questione dei ristorni: “I soldi ai Comuni di frontiera – ha detto – resteranno gli stessi. Solo che li girerà l&#8217;Italia e non la Svizzera”. Poi per la maggior parte del tempo si è parlato della questione più scottante: i frontalieri. 70.000 persone che fanno avanti e indietro dal posto di lavoro in Canton Ticino. Guadagnano di più, ma hanno meno diritti. Tanto per citarne uno: possono essere licenziati dalla sera alla mattina senza molte motivazioni. Su questo gruzzolo di potenziali contribuenti per le casse svuotate dalla mala-politica italiana, secondo molte persone intervenute, ha messo l&#8217;occhio il Governo italiano che vorrebbe passare all&#8217;incasso. “Siamo un&#8217;asina da mungere. E il latte d&#8217;asina costa”, ha detto il sindaco di Cremenaga, Domenico Rigazzi. Mentre secondo “uno studio di tre commercialisti italiani &#8211; ha affermato Eros Sebastiani, di frontalieri.it – le tasse aumenteranno del 22%. Roma incasserà fino a 1 miliardo di euro l&#8217;anno”. “Ma il rischio – ha affermato la presidente della Comunità montana del Piambello Maria Sole De Medio &#8211; è che venga distrutto un sottile equilibrio e benessere che si era creato con gli anni”. Ma le lamentele sono arrivate un po&#8217; da tutti i livelli.</p>
<p>Vieri Ceriani ha ribattuto, citando più volte la parola equità: innanzitutto fra italiani, che l&#8217;accordo del 1974 non garantirebbe più. “Perché – ha detto il negoziatore – chi lavora in Svizzera ma abita oltre il 20 chilometri dal confine deve pagare il 20% in più di tasse di chi invece risiede in Valceresio? Dall&#8217;entrata in vigore dell&#8217;accordo (2018), invece, tutti avranno una franchigia di 7.500 euro di franchigia, potranno detrarre mutui, spese mediche, eccetera, ma nell&#8217;arco di 10 anni circa saranno parificati a tutti gli altri. D&#8217;altronde se a Ponte Tresa dove vivono 5mila abitanti, ci sono cinque supermercati in grado di sfamare un quartiere di 50.000 persone a Roma e i ristoranti sono pieni di svizzeri, un disequilibrio mi sembra che ci sia. E nel lungo periodo non va bene perché economicamente non è stabile. Noi invece speriamo di arrivare a un accordo che abbia lungo respiro, almeno cinquant&#8217;anni. Certo, non sarà la situazione ideale, ma è quello che abbiamo raggiunto dopo almeno tre anni di studio di sei scenari diversi e possibili”. Invece con l’accordo attuale la Svizzera ci avrebbe guadagnato “15 milioni di franchi l’anno – ha aggiunto il negoziatore – e la fine di quello che in Ticino chiamano dumping fiscale del frontaliere”.</p>
<p>Ad ogni modo Ceriani ha giurato che “l&#8217;Irpef di chi lavora in Svizzera sarà più bassa di chi lavora in Italia”. Inoltre una fetta di soldi rimarrà sul territorio: “A Regioni e Comuni, che potranno aggiungere delle addizionali”. Infine un altro commento sui ristorni: “Vi fidate di più – ha detto Ceriani, rivolgendosi agli amministratori &#8211; di Bellinzona o di Roma? Li hanno già bloccati una volta e non abbiamo una documentazione certa e chiara su quante tasse pagano i frontalieri in Svizzera. Domani avremo invece un interscambio automatico. Inoltre i fondi potranno essere spesi come deciderà l&#8217;Italia e non come avviene oggi, quando era vincolato dall&#8217;accordo con la Svizzera. Ad ogni modo la road map, così tracciata, mi pare equilibrata e soddisfacente”. Sarà così? Per un giudizio bisognerà attendere almeno un ventennio. Come minimo.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Verso l&#8217;aumento delle imposte per i frontalieri</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2014 09:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
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		<description><![CDATA[La Commissione tributaria del parlamento ticinese ha dato la propria adesione al Messaggio del Governo con il quale si propone l&#8217;aumento del moltiplicatore per il calcolo delle imposte alla fonte dei frontalieri. Tocca ora al ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2012/03/frontalieri-freccia-300x116.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-18899" title="frontalieri-freccia-300x116" src="/wp-content/uploads/2012/03/frontalieri-freccia-300x116.jpg" alt="" width="227" height="110" /></a>La Commissione tributaria del parlamento ticinese ha dato la propria adesione al Messaggio del Governo con il quale si propone l&#8217;aumento del moltiplicatore per il calcolo delle imposte alla fonte dei frontalieri. Tocca ora al Gran Consiglio esprimersi sulla modifica.</strong></p>
<p><span id="more-38949"></span>Negli scorsi giorni la maggioranza della Commissione tributaria del Parlamento ticinese ha dato il via libera al messaggio governativo che prevede l&#8217;aumento dall&#8217;attuale 78% al 100% del moltiplicatore comunale per il calcolo delle imposte alla fonte dei frontalieri.</p>
<p>Secondo quanto indicato nel messaggio del Governo, la misura dovrebbe portare a un&#8217;entrata di 20 milioni di franchi, di cui 7,8 andrebbero riversati all&#8217;Italia, 4,3 spetterebbero al Cantone e 7,9 rimarrebbero ai Comuni.</p>
<p>Sarà ora il Parlamento a pronunciarsi su tale modifica. Da più parti, però, si evidenzia come la misura proposta metterebbe a repentaglio il principio della parità di trattamento fra residenti e lavoratori residenti alle&#8217;stero, un fatto, questo che potrebbe essere legalmente impugnabile.</p>
<p><strong> Red.</strong></p>
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		<title>Aumenta l’imposta alla fonte, colpiti in particolare i frontalieri</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2014 06:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>

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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_4293" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2010/05/Governo-Bellinzona.jpg"><img class="size-medium wp-image-4293" title="Governo Bellinzona" src="/wp-content/uploads/2010/05/Governo-Bellinzona-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Palazzo del Governo, Bellinzona (foto cc Aliman5040)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dando seguito all’approvazione, da parte del parlamento ticinese, della richiesta dell’Unione democratica di centro (UDC), il Consiglio di stato ticinese propone una serie di <a href="/2013/05/aumentare-le-tasse-ai-frontalieri-lucd-ci-riprova/">modifiche della legge tributaria che permetteranno di innalzare al 100% il moltiplicatore comunale per determinare l’imposta alla fonte.</a></strong></p>
<p><span id="more-38696"></span>Attualmente questo moltiplicatore è del 78% e rappresenta la media delle aliquote in vigore nei comuni ticinesi. Aumentandolo al 100% affluiranno nelle casse cantonali circa 20 milioni di franchi, destinati ai Comuni e al Cantone. Aumenteranno anche i ristorni da versare all’Italia.</p>
<p>Nella presa di posizione del governo, riportata dal Corriere del Ticino, si legge: “ &#8211; il governo spiega che la scelta del 100% come parametro appare «il più vicino al livello d’imposizione nel luogo di residenza dei frontalieri e concorre a coprire i costi d’infrastruttura”.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Frontalieri, verso l’assoggettamento alle aliquote italiane!</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2014 13:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
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Colpo di scena nella vicenda legata alla fiscalità degli oltre 60mila frontalieri presenti in Ticino. Il Consiglio federale dovrà studiare gli effetti di una eventuale loro tassazione sulla ...]]></description>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_32454" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2013/06/consiglio-nazionale-sala-parl.ch.jpg"><img class="size-medium wp-image-32454" title="consiglio nazionale sala, parl.ch" src="/wp-content/uploads/2013/06/consiglio-nazionale-sala-parl.ch-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">La sala del Consiglio nazionale (parlament.ch)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Colpo di scena nella vicenda legata alla fiscalità degli oltre 60mila frontalieri presenti in Ticino. Il Consiglio federale dovrà studiare gli effetti di una eventuale loro tassazione sulla base delle aliquote praticate in Italia. La Camera bassa elvetico ha accolto oggi a sorpresa un postulato del leghista ticinese Lorenzo Quadri per il quale questo sistema permetterebbe al Ticino e a Roma di incassare di più e contribuirebbe a limitare gli effetti del dumping salariale.</strong></p>
<p><span id="more-38647"></span>A sorpresa oggi la Camera bassa federale ha accolto un postulato depositato nel 2012 dal consigliere nazionale ticinese leghista Lorenzo Quadri  con il quale è chiesto l’assoggettamento dei lavoratori frontalieri alle aliquote italiane. Con 157 sì, 25 no e 4 astenuti il voto non ha tenuto conto del preavviso negativo del Governo elvetico. Tutti i deputati ticinesi presenti hanno votato a favore.</p>
<p>Il postulato è stato approvato nonostante l&#8217;invito contrario del Consiglio federale. La ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha ricordato l’opportunità di non appesantire le trattative con l’Italia nell’ambito dei negoziati fiscali in corso e che dovrebbero sfociare su un risultato positivo per entrambi. Inoltre, il postulato accolto oggi presuppone l&#8217;applicazione in Ticino del diritto fiscale italiano per la tassazione dei frontalieri, un unicum a detta della Ministra delle finanze che mal si concilia col principio di sovranità, anche fiscale, di uno Stato. Notevole potrebbe, inoltre, essere l&#8217;aggravio amministrativo e l&#8217;aumento conseguente dei costi a carico del Cantone Ticino.</p>
<p>La proposta di Quadri prevede la sottoscrizione da parte di Italia e Svizzera di un accordo che preveda l&#8217;assoggettamento fiscale dei frontalieri alle aliquote italiane, assai più elevate di quelle elvetiche. La Svizzera, incaricata del prelievo fiscale, tratterrebbe l&#8217;intera quota dell&#8217;attuale imposta alla fonte (quindi senza ristorno del 38,8%) mentre la differenza sarebbe trasferita all&#8217;Italia. Un sistema simile è in vigore con i<a href="/2012/05/ristorni-quanto-ricevono-gli-altri-paesi/"> frontalieri francesi. In questo caso  tocca però alla Francia ristornare alla Svizzera una parte del  gettito. I frontalieri tedeschi </a>vengono invece tassati sia in Germania e in  Svizzera, ma possono recuperare quanto pagato in Svizzera detraendo  l&#8217;imposta da quanto versano al fisco del loro paese.</p>
<p>Paradossalmente, rinunciando a tassare il reddito dei frontalieri residenti in zona di confine, il fisco italiano perde annualmente diverse centinaia di migliaia di euro, e, in un certo senso, sovvenziona l’economia ticinese. Il provvedimento proposto da Quadri porrebbe fine a questo stato di cose, rendendo meno interessante lavorare in Ticino. Considerato  l&#8217;incremento del prelievo fiscale sullo stipendio dei frontalieri, questi ultimi non avrebbero più interesse ad accettare lavori sottopagati. Una misura che, insomma, potrebbe contrastare il dumping salariale in Ticino.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
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		<title>In aumento gli accertamenti fiscali sui frontalieri</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2014 05:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarebbero già 20’000, dall’inizio dell’anno, gli accertamenti fiscali avviati dall’Agenzia delle entrate sui lavoratori frontalieri. Come riferisce il sito Verbanonews.it, il tema è stato affrontati durante un incontro promosso a Cannobio dal sindaco Giandomenico Albertella. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/12/agenzia-delle-entrate.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7936" title="agenzia-delle-entrate" src="/wp-content/uploads/2010/12/agenzia-delle-entrate.jpg" alt="" width="240" height="158" /></a>Sarebbero già 20’000, dall’inizio dell’anno, gli accertamenti fiscali avviati dall’Agenzia delle entrate sui lavoratori frontalieri. Come riferisce il sito <a href="http://www.verbanonews.it/index.php/categorie/primo-piano/2377-da-gennaio-20-mila-accertamenti-fiscali-sui-frontalieri-delle-province-confinanti">Verbanonews.it</a>, il tema è stato affrontati durante un incontro promosso a Cannobio dal sindaco Giandomenico Albertella. La situazione preoccupa le istituzioni della regione di confine.</strong></p>
<p><span id="more-38464"></span>I nuovi strumenti di verifica fiscale adottati dall’Agenzia delle entrate, come il redditometro e lo spesometro, permettono al fisco di identificare il divario fra quanto un soggetto fiscale dichiara al fisco e quanto spende effettivamente. I frontalieri, che sono esentati dall’obbligo di pagare le imposte sul reddito realizzato in Svizzera, automaticamente in Italia spendono più di quanto dichiarano. Una situazione che può portarli ad entrare nel mirino del fisco italiano, anche se la loro situazione è perfettamente legale.</p>
<p>Gli uffici dell’Agenzia delle entrate in zona di frontiera sono evidentemente al corrente del fatto che i frontalieri fiscali sono esonerati dalla dichiarazione dei redditi in Italia. Ma sembra che in molti casi, anche per la mancanza di uno statuto giuridico riconosciuto per il frontaliere, le autorità fiscali procedano a verificare la situazione attraverso un accertamento. In questi casi devono essere pronti a produrre la documentazione che dimostri che la fonte del loro reddito si trova in Svizzera e l’avvenuto pagamento dell’Imposta alla fonte in Svizzera.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Aziende in fuga in Svizzera: la Lombardia prova a bloccare l&#8217;esodo con le Zes</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2014 10:25:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
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		<description><![CDATA[Evitare che imprenditori e artigiani, richiamati da una burocrazia snella e da un regime fiscale vantaggioso della vicina Svizzera, spostino fabbriche e attività produttive. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo delle  Zone economiche speciali (Zes) della Lombardia ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2014/07/Zes.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-37931" title="Zes" src="/wp-content/uploads/2014/07/Zes-300x139.jpg" alt="" width="300" height="139" /></a>Evitare che imprenditori e artigiani, richiamati da una burocrazia snella e da un regime fiscale vantaggioso della vicina Svizzera, spostino fabbriche e attività produttive. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo delle  Zone economiche speciali (Zes) della Lombardia che hanno avuto il via libera del Consiglio regionale. Le Zes nascono sul modello della carta sconto benzina e riguarderanno il 65% dei Comuni delle Province di Varese, Como e Sondrio, pari al 15% di tutti i Comuni lombardi con un’incidenza del 10% per quanto riguarda la stima delle entrate tributarie.<span id="more-37932"></span></strong></p>
<p>Per le imprese che rientrano nelle Zes si prevedono incentivi alla realizzazione degli investimenti iniziali, agevolazioni fiscali sulle imposte dei redditi (esenzione/riduzione di Irpef e Ires) o imposte locali sulla proprietà, esenzione Iva e imposte doganali sulle attività import-export e, infine, riduzione degli oneri sociali sulle retribuzioni.</p>
<p>Per quanto riguarda l’agevolazione Irap per le imprese esistenti sarebbe pari a 400 milioni l’anno. Mentre sull’Iva si stima un taglio di circa 625 milioni di euro l’anno. Le imprese beneficiarie dovranno rimanere all’interno delle Zes per almeno 5 anni, il personale assunto dovrà essere assunto per il 90% almeno tra i soggetti che ai fini delle imposte sui redditi e anagrafici sono considerati residenti in Regione Lombardia e il cumulo delle agevolazioni non potrà superare il 40% del fatturato di ciascun esercizio. “Si tratta di misure – ha affermato Roberto Maroni, presidente della Regione – che favoriscono le imprese che si trovano vicino alle aree di confine e che sono penalizzate dal fatto che oltre la dogana, per tanti motivi, ci sono condizioni più favorevoli al tessuto produttivo. Un&#8217;altra iniziativa utile a sostegno della vocazione industriale della Lombardia”.</p>
<p>Essendo una proposta di legge che dovrà essere confermata dal Parlamento nazionale, è stata studiata su “precisi criteri, per evitare che estendendo troppo l&#8217;area o disegnando una zona poco omogenea, qualcuno in Parlamento possa bocciarla. E&#8217; un rischio che esiste e noi lo vogliamo scongiurare”. Maroni anche precisato, che l&#8217;attuale proposta di istituzione di una Zes sui confini dell&#8217;area dove vige lo sconto benzina, “è solo un punto di partenza. La mia ambizione &#8211; ha detto &#8211; è di estendere la Zes a tutta la regione, perché tutta la Lombardia deve diventare una Zona a economia speciale, anzi, una Regione a Statuto speciale. E&#8217; un processo, l&#8217;importante è che venga affermato il principio e che si lasci alla Regione la possibilità di estendere progressivamente i confini della Zes. Mi auguro &#8211; ha concluso &#8211; che il Parlamento dia il suo via libera a questa legge il prima possibile”. Basterà a bloccare la fuga degli imprenditori e artigiani lombardi verso la Svizzera?</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Acquisti in Italia: le nuove regole della dogana svizzera</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2014 05:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micand</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[Frontalieri]]></category>
		<category><![CDATA[Imposizione doganale]]></category>

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		<description><![CDATA[Da oggi si può importare dall’Italia  senza dover pagare un dazio fino a 1 chilo di carne, 1 chilo di burro, 5 litri di olio, 5 litri di vino: sono le principali novità previste ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2014/07/DOGANA-CARTELLO.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-37750" title="DOGANA CARTELLO" src="/wp-content/uploads/2014/07/DOGANA-CARTELLO.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a>Da oggi si può importare dall’Italia  senza dover pagare un dazio fino a 1 chilo di carne, 1 chilo di burro, 5 litri di olio, 5 litri di vino: sono le principali novità previste dalle nuove disposizioni doganali sul traffico turistico adottate dalla Dogana svizzera.</strong></p>
<p><span id="more-37749"></span>Complessivamente, il valore della merce ammesso in franchigia, cioè senza dover essere assoggettato all’Iva svizzera, non deve superare i Fr. 300 per persona e giorno nell’importazione di merci per uso privato o come regali. Al riguardo è determinante il valore di tutte le merci trasportate. Una novità concerne l’applicazione del limite di franchigia secondo il valore anche per le bevande alcoliche e i tabacchi manufatti. Se l’importo di 300 franchi è superato, l’IVA dovuta viene riscossa sul valore complessivo di tutta la merce.</p>
<p>Ci sono però alcune merci che per motivi di politica agricola o sanitaria continueranno ad essere assoggettate a tributi doganali a partire da una certa quantità. Si tratta delle cosiddette merci sensibili. Dal 1° luglio 2014 vigono le quantità ammesse in franchigia elencate di seguito:.</p>
<p><strong>Carne e preparazioni di carne, ad eccezione della selvaggina</strong>, quantità ammesse in franchigia (per persona e giorno): 1 kg; tributi doganali per le quantità eccedenti: Fr. 17.- il kg.</p>
<p><strong>Burro e crema di latte</strong>: quantità ammesse in franchigia (per persona e giorno), 1 l/kg; tributi doganali per le quantità eccedenti: Fr. 16.- il l/kg.</p>
<p><strong>Oli, grassi e margarina per l’alimentazione umana</strong>, quantità ammesse in franchigia (per persona e giorno): 5 l/kg; tributi doganali per le quantità eccedenti (in fr.): 2.- il l/kg.</p>
<p><strong>Bevande alcoliche</strong> (età minima: 17 anni), quantità ammesse in franchigia (per persona e giorno): fino a 5 litri con tenore alcolico fino a 18 % vol; 1 litro con tenore alcolico superiore a 18 % vol. ; tributi doganali per le quantità eccedenti con tenore alcolico fino a 18 % vol. Fr. 2.- il litro, con tenore alcolico superiore a 18 % vol. Fr. 15.- il litro.</p>
<p><strong>Tabacchi manufatti </strong>(età minima: 17 anni), quantità ammesse in franchigia (per persona e giorno): sigarette/sigari 250 pezzi o altri tabacchi manufatti: 250 g o ;una scelta di questi prodotti in quantità proporzionale; tributi doganali per le quantità eccedenti: sigarette/sigari Fr. 0.25 il pezzo; altri tabacchi manufatti: Fr. 0.10 il grammo.</p>
<p>In futuro l’Amministrazione federale delle dogane (AFD) intende rendere possibile la dichiarazione elettronica di merci nel traffico turistico (ad es. mediante smartphone, ciò che comporterà notevoli facilitazioni anche per i viaggiatori).</p>
<p>Tutte le informazioni in merito sono disponibili nel sito Internet dell’AFD: <a href="http://www.ezv.admin.ch/trafficoturistico">www.ezv.admin.ch/trafficoturistico</a>, nonché sull’app doganale gratuita «Viaggio e merci» (<a href="http://www.viaggio-e-merci.admin.ch">www.viaggio-e-merci.admin.ch</a>). Inoltre, in tutti i valichi di confine si trovano opuscoli e volantini sul tema.</p>
<p><strong>Red./Comunicato</strong></p>
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		<title>Il segreto bancario non si discute!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 May 2014 11:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>

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		<description><![CDATA[
La Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf nega che la Svizzera pensi di abolire il segreto bancario. Anzi, il tema non è in discussione. Le trattative in corso con UE e USA sullo scambio automatico di informazioni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_36345" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2014/02/Eveline-Widmer-Schlumpf.png"><img class="size-medium wp-image-36345" title="Eveline Widmer-Schlumpf" src="/wp-content/uploads/2014/02/Eveline-Widmer-Schlumpf-300x288.png" alt="" width="300" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">Eveline Widmer-Schlumpf (foto FB)</p></div>
<p>La Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf nega che la Svizzera pensi di abolire il segreto bancario. Anzi, il tema non è in discussione. Le trattative in corso con UE e USA sullo scambio automatico di informazioni fiscali riguarda, infatti, unicamente lo scambio transfrontaliero di dati e non riguardano il principio di segretezza interno alla Svizzera.</strong></p>
<p><span id="more-37403"></span></p>
<p>Dopo l’annuncio del Consiglio federale dell’avvio di trattative con UE e USA sullo scambio automatico di informazioni fiscali all’orizzonte sembrava profilarsi la fine del segreto bancario in Svizzera.  Ma in un’intervista apparsa oggi sulla stampa confederata la Ministra responsabile delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf lo nega in modo deciso.</p>
<p>“ La trattativa in corso per lo scambio di informazioni fiscali riguarda unicamente lo scambio transfrontaliero di dati. “, afferma oggi al Sonntagsblick. Una normativa che non concerne la regolamentazione interna elvetica : “il segreto bancario quanto tale” non ho oggetto di discussioni.</p>
<p>Negli scorsi giorni, Charles Juillard, ministro delle finanze del Canton Giura e membro del comitato della Conferenza dei direttori cantonali delle finanze, aveva creato lo scompiglio affermando che il segreto bancario in Svizzera aveva le ore contate. A suo dire sarebbe difficile riuscire a conservare due sistemi paralleli: uno applicato all’estero e uno interno alla Confederazione. Un parere, per altro, condiviso anche dal direttore della Banca Raiffeisen Pierin Vincenz.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
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