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	<title>infoinsubria &#187; Bilaterali</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Frontalierato in cattedra. All&#8217;università dell&#8217;Insubria</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 12:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Frontalieri]]></category>
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		<description><![CDATA[Chiaramente in aula ci sono gli studenti, ma non mancano nemmeno i professionisti e gli imprenditori italiani e svizzeri al Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi dell’Insubria dove è in pieno svolgimento il Modulo sulla ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2015/03/insubria.png"><img class="alignleft size-full wp-image-39767" title="insubria" src="/wp-content/uploads/2015/03/insubria.png" alt="" width="225" height="225" /></a>Chiaramente in aula ci sono gli studenti, ma non mancano nemmeno i professionisti e gli imprenditori italiani e svizzeri al Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi dell’Insubria dove è in pieno svolgimento il Modulo sulla “Circolazione dei lavoratori nella Regio Insubrica”. L’iniziativa prevede un ciclo di otto incontri, in programma nei mesi di marzo e aprile a Varese, durante i quali autorevoli docenti dell’Università Statale di Milano, dell’Università della Svizzera Italiana e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore esaminano i principali aspetti giuridici ed economici che incidono sulla mobilità dei lavoratori nella Regio Insubrica e precisamente, il quadro storico e normativo delle relazioni tra Svizzera e Ue, con particolare riguardo all’accordo sulla libera circolazione delle persone, la disciplina tributaria del lavoro transfrontaliero, i rapporti tra Unione europea e Svizzera in materia antitrust.<span id="more-39766"></span></strong></p>
<p>E ancora: la cooperazione amministrativa tra la Svizzera e le autorità europee di vigilanza finanziaria, il confronto tra l’Unione economica e monetaria e la Svizzera alla luce della crisi economica in atto, l’impatto dell‘Accordo sulla fiscalità del risparmio tra Ue e Svizzera e della Convenzione multilaterale sul Common Reporting Standard dell’Ocse sul segreto bancario. “Il tema ha destato notevole interesse da parte degli ordini professionali e delle associazioni di categoria – sottolinea il professor Vincenzo Salvatore, ordinario di Diritto Internazionale e titolare dei corsi Diritto dell’Unione Europea e International trade law del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi dell’Insubria, coordinatore dell’iniziativa insieme alla professoressa Cecilia Sanna, ricercatrice confermata in Diritto dell’Unione Europea dell’Università Statale di Milano – ed è strettamente connesso al territorio in cui l’Università dell’Insubria si colloca. L’apertura anche agli studenti di tutti i corsi di laurea dell’Università dell’Insubria, ai professionisti e al grande pubblico vuole promuovere l’integrazione tra formazione accademica ed esperienza pratica, nei momenti di dibattito e discussione fra i differenti fruitori delle attività”.</p>
<p>La partecipazione agli eventi è gratuita ed è possibile seguire l’intero modulo o anche i singoli seminari che si terranno nella sede di via Monte Generoso 71, Sala del Consiglio. Per l’iscrizione è necessario scrivere alla Prof.ssa Cecilia Sanna, cecilia.sanna@unimi.it  entro il giorno precedente il seminario.</p>
<p>Ecco il calendario completo degli incontri ancora in programma:</p>
<p><strong>La disciplina tributaria del lavoro transfrontaliero e gli effetti dell’ALC.</strong></p>
<p>Prof. Paolo Arginelli (Università Cattolica del Sacro Cuore, IBFD-Amsterdam)</p>
<p>Venerdì 27 marzo 2015 dalle 12 alle 15</p>
<p><strong>I rapporti tra Unione europea e Svizzera in materia antitrust.</strong></p>
<p>Dott.ssa Mariagrazia Buonanno, dott. Luca Calzolari (Università degli Studi di Milano)</p>
<p>Venerdì 10 aprile 2015 dalle 12 alle 15</p>
<p><strong>La cooperazione amministrativa tra la Svizzera e le autorità europee di vigilanza finanziaria</strong></p>
<p>Dott. Jacopo Alberti (Università degli Studi di Milano)</p>
<p>Venerdì 17 aprile 2015 dalle 12 alle 14</p>
<p><strong>L’Unione economica e monetaria e la Svizzera: due modelli a confronto alla luce della crisi economica in atto.</strong></p>
<p>Prof. Giulio Peroni (Università degli Studi di Milano)</p>
<p>Venerdì 24 aprile 2015 dalle 12 alle 15</p>
<p><strong>L’impatto dell’Accordo sulla fiscalità del risparmio tra UE e Svizzera e della Convenzione multilaterale sul Common Reporting Standard dell’OCSE sul segreto bancario.</strong></p>
<p>Dott.ssa Chiara Giussani (Università degli Studi di Milano)</p>
<p>Giovedì 30 aprile 2015 dalle 12 alle 14</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>&#8220;Io, svizzero, porto latte e solidarietà ai frontalieri&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 13:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
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In una situazione normale si tratterebbe di un gesto da ammirare. Ma, si è quasi certi che quello successo stamattina (lunedì 9 marzo) davanti alla Mes di Stabio attirerà polemiche e critiche. ...]]></description>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_39697" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="/wp-content/uploads/2015/03/LatteSvizzero.jpg"><img title="LatteSvizzero" width="225" class="size-medium wp-image-39697" src="/wp-content/uploads/2015/03/LatteSvizzero-225x300.jpg" alt="" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Vincenzo Collura e un cartone di latte</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In una situazione normale si tratterebbe di un gesto da ammirare. Ma, si è quasi certi che quello successo stamattina (lunedì 9 marzo) davanti alla Mes di Stabio attirerà polemiche e critiche. Vincenzo Collura, svizzero di Balerna, ed ex dipendente dell’azienda situata al confine con l’Italia, si è presentato davanti ai cancelli della ditta con una cinquantina di flaconcini di latte. “Il motivo – spiega il 34enne – è che nell’ultimo periodo l’azienda ha deciso di togliere il latte che veniva dato agli operai prima di mettersi al lavoro, con lo scopo di contrastare l’effetto dell’inalazione di fumi. Così ho voluto offrire io uno stock da 100 franchi del prodotto alimentare, rigorosamente svizzero, necessario per una settimana di lavoro. Si tratta di un gesto simbolico, ma spero in questo modo di sensibilizzare l’azienda nel riprendere questa somministrazione, iniziata col vecchio padrone”.<span id="more-39698"></span></strong></p>
<p>Si tratta di un’usanza, utilizzata soprattutto in Italia che, come sottolineano dal sindacato rossocrociato Unia, non è prevista dalle norme come obbligatoria. I lavoratori e lo stesso Collura, invece, sostengono che vi siano degli studi su come il latte possa contrastare gli eventuali effetti collaterali dovuti alla lavorazione di certi materiali. Ma, allo stesso tempo, si trovano altre ricerche che giungono a una conclusione diversa: vale a dire che il latte non servirebbe a nulla. Per Collura poco conta: stamane è rimasto per due ore davanti ai cancelli della Mes, citofonando alla direzione, cercando di fermare alcuni responsabili e provando a lasciare il prodotto delle vacche elvetiche agli ex colleghi. Finché è rimasto lì, la consegna inedita non è riuscita. “Male che vada – dice il manifestante – lascerò i litri di latte direttamente ai miei ex compagni di lavoro. Ma sarebbe bello entrare in azienda col consenso di qualche responsabile. Anche perché quello del latte è soltanto uno degli ultimi tagli, per lo più salariali, subiti dalle centinaia di persone (per lo più frontalieri del Varesotto e del Comasco, ndr) che lavorano nell’industria di Stabio”.</p>
<p>A far discutere è poi il fatto che Collura sia svizzero, mentre la maggioranza dei colleghi siano frontalieri. E questo è un periodo in cui i lavoratori italiani sono visti come fumo negli occhi da parte di molti ticinesi. Basti girare un po’ sui forum di discussione e su Facebook dove le parole anti-tricolori sono di fuoco: “Italiani o svizzeri – conclude Collura – per me sono tutti uguali: sono miei ex colleghi e voglio il loro bene. Non credo ci potranno essere ritorsioni nei miei confronti perché ho semplicemente compiuto un gesto di solidarietà nei confronti di alcuni miei amici”.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Accordi Svizzera-Italia, road map, imposizione dei frontalieri, cambio franco-euro: Per il Ticino c&#8217;è ancora molto da fare</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2015/01/accordi-svizzera-italia-road-map-imposizione-dei-frontalieri-cambio-franco-euro-per-il-ticino-ce-ancora-molto-da-fare/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 16:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bilaterali]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Governo ticinese chiede che l’accordo sull’imposizione dei frontalieri sia concretizzato e approvato in tempi brevi e certi, e auspica che, durante il percorso di realizzazione della road map, i negoziatori svizzeri tengano ben presenti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2009/10/bellinzona_017.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1311" title="Bellinzona_017" src="/wp-content/uploads/2009/10/bellinzona_017-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il Governo ticinese chiede che l’accordo sull’imposizione dei frontalieri sia concretizzato e approvato in tempi brevi e certi, e auspica che, durante il percorso di realizzazione della road map, i negoziatori svizzeri tengano ben presenti le tensioni, ora aggravate dal cambio euro-franco, sul mercato del lavoro ticinese.</strong></p>
<p><span id="more-39463"></span></p>
<p>Con una dettagliata nota informativa odierna, il Governo del Canton Ticino prende posizione sugli ultimi eventi legati agli accordi con l’Italia e al cambio franco-euro. Giudica positivamente il fatto che, dopo anni di lunghe e difficili discussioni, si sia finalmente giunti ad un accordo e concordato un calendario preciso per la sua firma, accordo che concerne in particolare lo scambio d’informazioni fiscali di natura finanziaria e l’imposizione dei lavoratori frontalieri. Ma non tutti i problemi sono ancora risolti e molto impegno e attenzione, nell’interesse dei ticinesi, dovranno essere riposti in ogni singola trattativa.</p>
<p><strong>Piazza finanziaria</strong></p>
<p>Entro il 2 marzo 2015 la Svizzera s’impegna a firmare il protocollo di modifica dell’art. 27 della Convenzione per evitare la doppia imposizione fra la Svizzera e l’Italia riprendendo lo standard dell’OCSE per lo scambio d’informazioni su domanda. Ciò consentirà alla Svizzera di non essere più discriminata dalle sanzioni previste dalla legge sull’autodenuncia italiana detta Voluntary Disclosure Program (VDP) se fosse considerata in black list. I detentori italiani di averi non dichiarati presso gli istituti bancari potranno partecipare al VDP mantenendo i propri averi in Svizzera senza subire sanzioni più gravose e quindi penalizzanti. Per questo motivo il Consiglio di Stato sostiene la firma del protocollo di modifica, in quanto tassello fondamentale per sostenere la piazza finanziaria ticinese.</p>
<p><strong>Fiscalità dei frontalieri</strong></p>
<p>Il Ticino è stato coinvolto nelle fasi negoziali, insieme agli altri Cantoni interessati, ossia Grigioni e Vallese. Ha potuto esporre le proprie preoccupazioni e attese su questo dossier in ragione delle tensioni sul mercato del lavoro, dei fenomeni di dumping salariale, del congestionamento viario e dei costi infrastrutturali derivanti dalla mobilità di un numero crescente di lavoratori frontalieri. Queste preoccupazioni sono state recepite dalla Confederazione come pure le richieste di miglioramento dell’Accordo sull’imposizione del reddito dei lavoratori frontalieri. Complessivamente i risultati sinora annunciati possono essere valutati positivamente e meglio:</p>
<p>• Il riconoscimento del principio di reciprocità, oggi assente, che concernerà i ticinesi che si recheranno a lavorare in Italia.</p>
<p>• L’introduzione progressiva dell’imposizione ordinaria in Italia dei lavoratori frontalieri, oggi inesistente, e l’incremento della quota impositiva in Svizzera. In base all’attuale stadio delle trattative la quota di competenza impositiva svizzera aumenterà dal 61.2% attuale sino a un massimo del 70% . L’incremento del gettito fiscale di Cantone, Comuni e Confederazione ammonterebbe ad almeno 13 milioni di franchi rispetto all’anno fiscale 2013, determinante per il calcolo del ristorno del 2014.</p>
<p>• Una definizione precisa dello statuto di frontaliere, essenziale per una corretta applicazione dell’accordo. Grazie al mantenimento della fascia di 20 km e allo scambio di informazioni il Cantone Ticino potrà da una parte lottare efficacemente contro il fenomeno dei cosiddetti falsi frontalieri e, d’altra parte, tassare i residenti fuori della fascia secondo il metodo OCSE trattenendo il 100% dell’imposta. I dettagli dell&#8217;accordo sono ancora da definire e la road map fissa come prioritario questo dossier che dovrà concludersi nei primi 6 mesi del 2015. Il nuovo metodo della limitazione dell’imposta (limitazione della base impositiva) non comporterà più il ristorno entro il 30 giugno poiché ogni Stato godrà della sua sovranità fiscale. Nel suo complesso le basi per un nuovo accordo sono migliori di quello attuale. Tuttavia se la Svizzera dovesse introdurre nel quadro della messa in pratica dell’articolo 121a della Costituzione federale delle misure contrarie all’Accordo sulla libera circolazione delle persone, è previsto che l’accordo in materia di imposizione dei lavoratori frontalieri concluso secondo la modalità della road map cessi la sua applicazione. Questo punto viene letto con preoccupazione dal Governo. La volontà popolare chiaramente espressa in Ticino il 9 febbraio 2014 va rispettata e il Consiglio di Stato chiede al Governo federale di tenerne conto nell’ambito della finalizzazione del negoziato.</p>
<p>Infine, si ribadisce l’opinione contraria del Cantone Ticino alla revisione dell’imposizione alla fonte del reddito da attività lucrativa, contenuta nel relativo messaggio licenziato dal Consiglio federale.</p>
<p><strong>Prossimi passi</strong></p>
<p>Nella road map vengono fissate le prossime tappe che comprendono altri temi importanti per il Ticino, che richiederanno l’aggiornamento di ulteriori articoli della convenzione per evitare la doppia imposizione, l&#8217;uscita da tutte le black list e l&#8217;accesso al mercato italiano per gli operatori finanziari. Anche su questi temi il Cantone continuerà a collaborare con l&#8217;Autorità federale affinché si giunga a una soluzione positiva su tutti i dossier.</p>
<p><strong>Abbandono della soglia di CHF 1.20 per 1 EUR da parte della BNS</strong></p>
<p>Nell&#8217;esprimersi sull&#8217;accordo raggiunto, in particolare quello sulla fiscalità dei frontalieri, il Governo esprime la sua profonda preoccupazione per la decisione della BNS di abbandonare la soglia minima del corso del franco svizzero con l&#8217;euro. Questa decisione rischia di avere delle conseguenze pesantissime sull&#8217;economia e l&#8217;occupazione nel Canton Ticino. Inoltre, vanifica i vantaggi ipotizzati dalla road map dell&#8217;accordo sulla fiscalità dei frontalieri per ridurre il dumping salariale, uno degli obiettivi del Cantone nell&#8217;ambito di questo negoziato. I motivi riscontrati sono almeno tre: in primo luogo, con la parità di cambio i lavoratori frontalieri ricevono in busta paga un aumento consistente che rende il mercato del lavoro ticinese ancora più attrattivo, ciò che del resto vale anche per i prestatori di servizi indipendenti. In secondo luogo viene aumentata la pressione nei confronti di importanti settori economici legati all&#8217;esportazione, che registrano sovente ridotti margini di utili, tra i quali il turismo; in terzo luogo, in quanto zona di confine, si facilitano gli acquisti dei consumatori e delle ditte ticinesi all&#8217;estero, con conseguenze negative per i settori del commercio e della distribuzione.</p>
<p>In questo contesto, il Consiglio di Stato chiede alla Confederazione che l&#8217;obiettivo della piena tassazione dei lavoratori frontalieri in Italia venga prioritariamente sostenuto e ottenga garanzie da parte dell&#8217;Italia.</p>
<p>In conclusione, il Governo ticinese riconosce che è stato fatto molto e che era oggettivamente difficile, vista la complessità della materia negoziale, ottenere risultati sensibilmente maggiori di quelli sino ad ora ottenuti. Ciononostante, il Consiglio di Stato chiede che l’accordo sull’imposizione dei frontalieri sia concretizzato e approvato in tempi brevi e certi, e auspica che, durante il percorso di realizzazione della road map, i negoziatori svizzeri tengano ben presenti le tensioni, ora aggravate dal cambio euro-franco, sul mercato del lavoro ticinese. Non tutti i problemi sono ancora risolti e molto impegno e attenzione, nell’interesse dei ticinesi, dovranno essere riposti in ogni singola trattativa.</p>
<p><strong>Red./Com.</strong></p>
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		<title>Svizzera, difficile negoziare con l’UE</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 12:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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Secondo la Consigliera federale Simonetta Sommaruga Berna non si trova in una posizione comoda per negoziare con l&#8217;Unione europea (Ue). La svizzera si sarebbe “messa sotto pressione da sola” con il voto dello scorso febbraio.

Il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_39237" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2014/12/berna-palazzo-federale-a-natale-foto-R.Aimone.jpg"><img class="size-medium wp-image-39237" title="berna palazzo federale a natale foto R.Aimone" src="/wp-content/uploads/2014/12/berna-palazzo-federale-a-natale-foto-R.Aimone-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Nessun regalo sotto l&#39;albero dei negoziati con l&#39;UE (Foto Roberta Aimone)</p></div>
<p>Secondo la Consigliera federale Simonetta Sommaruga Berna non si trova in una posizione comoda per negoziare con l&#8217;Unione europea (Ue). La svizzera si sarebbe “messa sotto pressione da sola” con il voto dello scorso febbraio.</strong></p>
<p><span id="more-39236"></span></p>
<p>Il termine di scadenza di tre anni previsto per l&#8217;applicazione dell&#8217;iniziativa UDC contro l&#8217;immigrazione di massa causerebbe non pochi grattacapi alla diplomazioa elvetica confrontata con al necessità di negoziare con l’UE. Lo sostiene la consigliera federale Simonetta Sommaruga che, in un&#8217;intervista pubblicata oggi dalla &#8220;Neue Zürcher Zeitung&#8221;, sottolinea come la Svizzera si sia &#8220;messa lei stessa sotto pressione&#8221;.</p>
<p>Berna ha depositato a Bruxelles una domanda di negoziazione relativa alla libera circolazione delle persone, ma per ora Bruxelles non sembra pressata dal voler dar seguito alla richiesta. Ciò anche a causa del termine di applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa che indebolirebbe la posizione contrattuale elvetica. La scadenza per l&#8217;applicazione dell&#8217;iniziativa è fissata al mese di febbraio del 2017.</p>
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		<title>Stop all&#8217;immigrazione di massa: ecco i perchè del Sì</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2014 12:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bilaterali]]></category>
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L&#8217;osservatorio della vita politica regionale (Ovpr) dell’Università di Losanna ha presentato uno studio che analizza l&#8217;espressione del voto, in particolare ticinese, sulla votazione del 9 febbraio scorso &#8220;contro l&#8217;immigrazione di massa&#8221;. Lo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_13736" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2011/09/stop_all_immigrazione_di_massa.jpg"><img class="size-medium wp-image-13736" title="stop_all_immigrazione_di_massa" src="/wp-content/uploads/2011/09/stop_all_immigrazione_di_massa-300x141.jpg" alt="" width="300" height="141" /></a><p class="wp-caption-text">I cartelloni elettorali dell&#39; UDC (foto UDC)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;osservatorio della vita politica regionale (Ovpr) dell’Università di Losanna ha presentato uno studio che analizza l&#8217;espressione del voto, in particolare ticinese, sulla votazione del 9 febbraio scorso &#8220;contro l&#8217;immigrazione di massa&#8221;. Lo spettro dello straniero e di un&#8217;Europa non condivisa ne sono in parte all&#8217;origine.</strong></p>
<p><strong><span id="more-38971"></span></strong>Lo studio presentato oggi dall&#8217;Osservatorio della vita politica regionale verte sull’analisi del voto relativo all’iniziativa  popolare ‘ contro l’immigrazione di massa’ del 9 febbraio 2014. In particolare, l’analisi si concentra sul voto avvenuto nel Ticino, il cantone svizzero in cui l’iniziativa ha avuto maggiore sostegno.</p>
<p>Lo studio si è avvalso di un’inchiesta d’opinione rappresentativa realizzata dall’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna presso 1.429 cittadini ticinesi nei giorni successivi allo scrutinio.</p>
<p>La particolarità dell’iniziativa ‘contro l’immigrazione di massa’risiede nel fatto che è riuscita, come forse nessun’altra, a ‘federare’ temi diversi, propri della politica migratoria (nelle sue varie espressioni) e della politica estera, in particolare le relazioni con l’Unione europea.</p>
<p>L’iniziativa ha raccolto i propri sostegni in modo assai differenziato sul piano regionale. Se sul piano nazionale, in media, ha conquistato il 50,3% dei suffragi, con un tasso di partecipazione piuttosto elevato (56,6%),nel Cantone Ticino, con una partecipazione ancora più elevata della media nazionale (57,1%), il sostegno all’iniziativa ha invece superato i due terzi dei voti validi (68,2%). In nessun altro cantone il Sì all’iniziativa si è imposto in modo così netto.</p>
<p>Lo studio ha contestualizzato il voto in una ‘storia’ che prende avvio negli anni Settanta del secolo scorso. Lo sguardo storico ha permesso di leggere il risultato ticinese dell’iniziativa come espressione di una singolarità del cantone italofono nel contesto nazionale, già presente dagli anni Novanta, ma che si è indubbiamente rafforzata negli ultimi anni rispetto alle altre regioni linguistiche della Svizzera sia in occasione di votazioni su temi legati all’immigrazione sia su quelli inerenti alle questioni di politica estera.</p>
<p>L’analisi della partecipazione, realizzata nel secondo capitolo dello studio, ha permesso di constatare che ad aver scelto di recarsi alle urne lo scorso 9 febbraio sono stati i cittadini con più di 45 anni, con un livello di formazione elevato, che si sono detti abbastanza o molto interessati alla politica.</p>
<p>L’analisi ha ugualmente rivelato che la partecipazione al voto è stata molto più importante tra gli elettori PPD e UDC (rispettivamente 83,5% e 82,4%) rispetto agli elettori PS (71,9%), PLR(69,6%) e LEGA(62,6%).</p>
<p>L’analisi dell’orientamento di voto nel terzo capitolo dello studio ha offerto una visione composita del voto del 9 febbraio sull’iniziativa ‘contro l’immigrazione di massa’.</p>
<p>Fra le motivazioni soggettive addotte dai sostenitori dell’iniziativa ‘contro l’immigrazione di massa’ spiccano la volontà di limitare l’afflusso di stranieri e di asilanti e/o la convinzione che vi siano in Svizzera e in Ticino troppi immigrati (29,8% dei votanti); i timori legati alla presenza di frontalieri in relazione alla concorrenza sleale, alla disoccupazione dei residenti, ai problemi viari (21,3%) e la volontà di lanciare un messaggio all’indirizzo delle autorità politiche, soprattutto federali (11,4%). Per contro, fra gli oppositori ha prevalso l’opinione che l’iniziativa non fosse in grado di risolvere i problemi pur presenti (20,1%), che fosse troppo estrema (19,6%) e che la sua accettazione potesse avere conseguenze negative sulle relazioni CH-UE (19,3%).</p>
<p>I risultati dell’inchiesta hanno rivelato che il sostegno all’iniziativa non si accompagna necessariamente a un giudizio negativo sulle persone provenienti da oltre frontiera.Infatti, una proporzione elevata di chi ha votato a favore dell’iniziativa ‘contro l’immigrazione di massa’riconosce l’importante contributo che gli stranieri e i frontalieri forniscono per il benessere economico della Svizzera; allo stesso modo, una maggioranza dei sostenitori si dice abbastanza o molto d’accordo con l’idea che la Confederazione mantenga una politica d’accoglienza nei confronti dei richiedenti l’asilo.</p>
<p>I rapporti con l’UE sono, come era prevedibile, una dimensione pure fortemente correlata alla scelta di voto. L’analisi ha rivelato che l’iniziativa è stata pressoché plebiscitata da chi non ritiene la libera circolazione uno strumento utile per l’economia elvetica(98%), ma anzi la giudica un pericolo per il benessere del paese. Al contrario, la maggioranza degli oppositori al testo UDC, vede nella libera circolazione un’importante opportunità per l’economia svizzera e sostiene l’apertura del paese verso l’esterno. Dai dati dell’inchiesta traspare comunque un’apparente ambivalenza. Infatti, se è vero che una netta maggioranza dei partecipanti ha detto di condividere abbastanza o molto l’affermazione secondo cui ‘la libera circolazione delle persone è un pericolo per il benessere della Svizzera’ dobbiamo altresì osservare che una maggioranza altrettanto importante si è detta abbastanza o molto d’accordo con l’opinione che “la libera circolazione è importante per l’economia svizzera’. Un tentativo d’interpretazione di queste risposte ci porta a dire che, da una parte, la maggioranza dei votanti ticinesi vede negli accordi bilaterali un vantaggio per l’economia svizzera nel suo insieme, ma, dall’altra parte, esprime una preoccupazione per un possibile peggioramento del benessere economico degli individui.</p>
<p>Chi dispone di un livello di formazione medio-basso (nessuna formazione, scuola dell’obbligo, apprendistato, scuola professionale) ha sostenuto in misura più ampia l’iniziativa a differenza di coloro che hanno un livello di formazione medio-alto (formazione professionale o tecnica superiore, istituto di formazione superiore non universitario, formazione universitaria).</p>
<p>I disoccupati, chi esercita un lavoro domestico non retribuito e i lavoratori dipendenti (impiegati, operai) hanno sostenuto maggiormente l’iniziativa, al contrario degli indipendenti e dei pensionati. La percezione della situazione economica, personale, del Ticino e della Svizzera tende pure a essere correlata all’orientamento di voto. Più la situazione è vista negativamente, più l’iniziativa è sostenuta.</p>
<p>I meno favorevoli all’iniziativa sono stati gli elettori socialisti (22,2% di Sì), mentre l’iniziativa è stata plebiscitata dagli elettori della LEGA (98,3%) e dell’UDC (97,3%). La maggioranza degli elettori liberali-radicali (60,5%), popolari democratici (61,8%) e dei Verdi (63,6%) l’ha pure sostenuta. In contrasto con precedenti studi, lo studio ha evidenziato un rapporto ambivalente nei confronti degli attori e delle istituzioni politiche. Il voto a favore dell’iniziativa è infatti associato a un minore livello di fiducia nei confronti del governo federale e soprattutto nei confronti dell’Unione europea. Nel contempo, si è osservato tuttavia che una larga maggioranza di chi esprime una fiducia elevata nei partiti e nei politici ticinesi ha sostenuto l’iniziativa (rispettivamente il 76,1% e il 75%) . Ciò suggerisce come il voto a favore dell’iniziativa non è stato solo un voto di defezione o protesta, ma anche una potenziale delega nei confronti di specifici attori, in particolare i rappresentanti politici ticinesi.</p>
<p>I fattori riconducibili alla dimensione identitaria e del patriottismo istituzionale hanno ugualmente avuto un impatto rilevante sulla scelta di voto. L’iniziativa ha infatti raccolto ampi consensi tra chi si è detto molto fiero di essere svizzero(80,8%), chi ritiene necessario rafforzare la democrazia diretta (74,5%) e chi auspica l’attribuzione di maggiori poteri ai cantoni(78,4%). Rilevanti sono anche i sentimenti di appartenenza e il radicamento territoriale: fra coloro che hanno sostenuto l’iniziativa risulta essere sovrarappresentato un forte attaccamento al Canton Ticino (74,8% di Sì) e alla Svizzera italiana (72,3%) e un senso di appartenenza all’Europa e al mondo nullo o scarso (rispettivamente 88% e 85,3%),come pure un uso abituale del dialetto ticinese(76%).</p>
<p>I risultati dell’ultimo capitolo dello studio hanno in parte confermato le ipotesi già verificate in occasione dell’analisi del voto del 25 settembre 2005 sull’allargamento degli accordi bilaterali.</p>
<p>Il doppio rapporto, con Berna e con l’Italia in generale e con la Lombardia in particolare, sembra costituire un fattore decisivo nello spiegare l’orientamento di voto del 9 febbraio sull’iniziativa ‘contro l’immigrazione di massa’. Fra i sostenitori dell’iniziativa figurano soprattutto coloro che ritengono che ‘i maggiori legami con l’Europa mettono a rischio l’identità ticinese’(93,3%), che ‘il Ticino deve difendersi più di altre regioni svizzere dalla concorrenza estera’ (80,3%) e che ‘la Svizzera dovrebbe fare di più per il Ticino’ (79,4%).Al contrario una maggioranza degli oppositori all’iniziativa ‘contro l’immigrazione di massa’ si è detta, in modo significativamente maggiore, molto d’accordo con le opinioni secondo cui ‘il Ticino deve approfittare dell’integrazione economica con la Lombardia’ e ‘come minoranza linguistica, il Ticino ha tutto da guadagnare nel rafforzare i propri rapporti con l’Italia’.</p>
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		<title>Discarica di Stabio, italiani pronti a bloccare la dogana di Gaggiolo</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2014 08:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2014/10/Frantoio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-38952" title="Frantoio" src="/wp-content/uploads/2014/10/Frantoio-300x123.jpg" alt="" width="300" height="123" /></a>L&#8217;estrema ratio potrebbe essere quello di bloccare la dogana di Gaggiolo il sabato, proprio quando i ticinesi si riversano in massa in Italia a fare shopping. La coda, in caso di manifestazione al valico, avrebbe misure chilometriche. Questa è solo l&#8217;ipotesi più dura sul tavolo di “Vivere Gaggiolo”, l&#8217;associazione che sta combattendo contro l&#8217;installazione di un frantoio “spacca-orecchie” situato a Stabio, ma a due passi da decine di case italiane. Le eventuali iniziative pubbliche si decideranno nell&#8217;assemblea organizzata per giovedì 6 novembre (ore 20.30) all&#8217;oratorio di Gaggiolo. <span id="more-38953"></span></strong></p>
<p>Una data decisa ieri (lunedì 27 ottobre) quando a Villa Recalcati, il segretario di Vivere Gaggiolo, Valerio Ostinelli, accompagnato dal vicesindaco di Cantello Clementino Rivolta, ha incontrato il neo-presidente della Provincia, Gunnar Vincenzi. A quest&#8217;ultimo non hanno dovuto ripercorrere la cronistoria della vicenda, visto che Vincenzi è anche sindaco di Cantello e quindi è già impegnato da tempo nella partita per evitare l&#8217;installazione del tritatutto di mattoni e piastrelle a due passi dall&#8217;Italia. “Il 6 novembre – dice Ostinelli – ascolteremo i cittadini e decideremo il da farsi. Le possibilità sul tavolo sono la class action e manifestazioni pubbliche di protesta. Inoltre a Villa Recalcati si è tenuto informato della situazione il prefetto Giorgio Zanzi e le amministrazioni provinciale e comunale si muoveranno per coinvolgere la Regione”. In primis i consiglieri regionali varesini fra cui il presidente della Commissione dei rapporti col Canton Ticino, Francesca Brianza e quello della Commissione Ambiente, Luca Marsico. “Più siamo – afferma Ostinelli – e più il Cantone potrebbe ascoltare la nostra voce”. Finora, invece, è stato l&#8217;esatto contrario.</p>
<p>A consigliere gli abitanti di Gaggiolo ad accelerare l&#8217;intervento è stata la recente decisione del Canton Ticino di tirare dritto per la sua strada, nonostante le rimostranze italiane. E d&#8217;altronde era già accaduto: mentre i politici e i cittadini italiani si stracciavano le vesti contro la montagna di rifiuti di Stabio, sempre a ridosso delle case italiane, i ticinesi se ne sono infischiati e hanno tirato su la muraglia. Risultato: la collina della vergogna resterà lì per sempre e, in cambio, si è ottenuto soltanto una limatina della cima e quattro alberelli a rendere più dolce (si fa per dire) il paesaggio:  “Il Piano unico cantonale (Puc) – aggiunge Ostinellii &#8211; è stato pubblicato presso l&#8217;ufficio tecnico del Comune svizzero di Stabio dal 20 ottobre scorso, in visione pubblica. Ci sono andato, sperando che il percorso fatto insieme con il consigliere di Stato Claudio Zali avesse lasciato qualche traccia, sulla vicenda della discarica a ridosso di Gaggiolo. Ma con stupore e costernazione ho visto che gli svizzeri hanno fatto orecchie da mercante. In altre parole, proseguono come niente fosse con il loro progetto. E noi di Gaggiolo e Cantello, dopo la montagna di rifiuti, ci troveremo un frantoio che ridurrà in polvere i materiali di risulta a due passi dall&#8217;uscio di casa. Con le conseguenze che facilmente si possono immaginare, in termini di rumore e anche d&#8217;inquinamento”. E ancora: “Ora non è più il tempo delle lettere: qui è in gioco anche la nostra sovranità nazionale come italiani, bisogna capirlo. E poi, se sarà necessario, scenderemo tutti in piazza per protestare: basta subire”.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Frontalieri al valico, poco più di 1 persona a vettura. A novembre avanti coi sondaggi</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2014 08:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_38891" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2014/10/Frontalieri-dogana-11.jpg"><img class="size-medium wp-image-38891" title="Frontalieri-dogana-11" src="/wp-content/uploads/2014/10/Frontalieri-dogana-11-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Frontalieri (Foto InfoInsubria)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Si sta avvicinando la seconda fase del sondaggio-inchiesta “face to face” con domande poste direttamente ai frontalieri in ingresso in Svizzera. L’obiettivo della ricerca, condotta dal Dipartimento del territorio, è di ottenere informazioni dettagliate riguardo alle abitudini di mobilità dei conducenti, in particolar modo dei lavoratori e degli studenti pendolari che, quotidianamente, valicano le principali frontiere del Canton Ticino.<span id="more-38890"></span></strong></p>
<p>Come l&#8217;hanno presa i diretti interessati? E, soprattutto, si andrà avanti o è finita? “Da quanto mi risulta – dice Eros Sebastiani, responsabile di frontalieri.it – a novembre si svolgerà un sondaggio che entrerà molto di più nello specifico. Per ora si sono limitati a chiedere dove si era diretti e a vedere quante persone c&#8217;erano su ogni veicolo. Il risultato è eloquente: oggi ci sono 1,2 persone per veicolo e l&#8217;obiettivo è di arrivare a 2,1”. Vuol dire diminuire di quasi il 50% il traffico veicolare dalle strade intasante di Mendrisiotto e Malcantone. Come? “In Svizzera c&#8217;è il progetto – aggiunge Sebastiani – di togliere altri posteggi nelle aziende: alcune imprese infatti si stanno già portando avanti per evitare di diminuire i lavoratori e anche in Italia qualcosa si muove. Sono presidente della Commissione trasporti di Viggiù, dove operano 1.000 frontalieri: nei prossimi giorni distribuiremo un sondaggio per capire come organizzare car-pooling, pulmini o altri mezzi”. Un sistema di trasporto in collaborazione che fino alla fine del secolo scorso era particolarmente sviluppato mentre oggi è rimasto in pochi, pochissimi casi.</p>
<p>E mentre si cercano soluzioni, i frontalieri hanno vissuto il sondaggio al valico come una schedatura: “Mi fa rabbrividire – dice Claudio Farinelli – Ma la mia domanda è: siamo obbligati per legge a rispondere alle domande? Lo chiedo perché conoscendo l&#8217;intento del sondaggio (nuove tasse per il transito, l&#8217;inquinamento, i parcheggi dei frontalieri, ecc&#8230;) e per come ci stanno trattando in questo periodo, non sono sicuro di avere uno spirito particolarmente collaborativo”. Qualcuno se la prende con chi dovrebbe difendere i lavoratori italiani: “Ma possibile – si chiede Marco Frigerio &#8211; che non ci sia un sindacalista o un politico che alzi la voce?”. E ancora: “E&#8217; una cosa assolutamente inutile e inspiegabile – aggiunge Sebi Cass &#8211; se non per intimidire. Hanno le residenze, gli indirizzi di lavoro, i nomi delle nostre ditte, le date di nascita e lo storico dei nostri contratti. Dedurre i percorsi sarebbe banale”. Altri infine la mettono giù ironicamente: “Sono già pronti gli autoadesivi da applicare ai mezzi? Che so “Magnaramina a bordo” oppure “Ratto on board”.</p>
<p><strong>Nicola Antonello</strong></p>
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		<title>Frontalieri, verso l’assoggettamento alle aliquote italiane!</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2014 13:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
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<div id="attachment_32454" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2013/06/consiglio-nazionale-sala-parl.ch.jpg"><img class="size-medium wp-image-32454" title="consiglio nazionale sala, parl.ch" src="/wp-content/uploads/2013/06/consiglio-nazionale-sala-parl.ch-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">La sala del Consiglio nazionale (parlament.ch)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Colpo di scena nella vicenda legata alla fiscalità degli oltre 60mila frontalieri presenti in Ticino. Il Consiglio federale dovrà studiare gli effetti di una eventuale loro tassazione sulla base delle aliquote praticate in Italia. La Camera bassa elvetico ha accolto oggi a sorpresa un postulato del leghista ticinese Lorenzo Quadri per il quale questo sistema permetterebbe al Ticino e a Roma di incassare di più e contribuirebbe a limitare gli effetti del dumping salariale.</strong></p>
<p><span id="more-38647"></span>A sorpresa oggi la Camera bassa federale ha accolto un postulato depositato nel 2012 dal consigliere nazionale ticinese leghista Lorenzo Quadri  con il quale è chiesto l’assoggettamento dei lavoratori frontalieri alle aliquote italiane. Con 157 sì, 25 no e 4 astenuti il voto non ha tenuto conto del preavviso negativo del Governo elvetico. Tutti i deputati ticinesi presenti hanno votato a favore.</p>
<p>Il postulato è stato approvato nonostante l&#8217;invito contrario del Consiglio federale. La ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha ricordato l’opportunità di non appesantire le trattative con l’Italia nell’ambito dei negoziati fiscali in corso e che dovrebbero sfociare su un risultato positivo per entrambi. Inoltre, il postulato accolto oggi presuppone l&#8217;applicazione in Ticino del diritto fiscale italiano per la tassazione dei frontalieri, un unicum a detta della Ministra delle finanze che mal si concilia col principio di sovranità, anche fiscale, di uno Stato. Notevole potrebbe, inoltre, essere l&#8217;aggravio amministrativo e l&#8217;aumento conseguente dei costi a carico del Cantone Ticino.</p>
<p>La proposta di Quadri prevede la sottoscrizione da parte di Italia e Svizzera di un accordo che preveda l&#8217;assoggettamento fiscale dei frontalieri alle aliquote italiane, assai più elevate di quelle elvetiche. La Svizzera, incaricata del prelievo fiscale, tratterrebbe l&#8217;intera quota dell&#8217;attuale imposta alla fonte (quindi senza ristorno del 38,8%) mentre la differenza sarebbe trasferita all&#8217;Italia. Un sistema simile è in vigore con i<a href="/2012/05/ristorni-quanto-ricevono-gli-altri-paesi/"> frontalieri francesi. In questo caso  tocca però alla Francia ristornare alla Svizzera una parte del  gettito. I frontalieri tedeschi </a>vengono invece tassati sia in Germania e in  Svizzera, ma possono recuperare quanto pagato in Svizzera detraendo  l&#8217;imposta da quanto versano al fisco del loro paese.</p>
<p>Paradossalmente, rinunciando a tassare il reddito dei frontalieri residenti in zona di confine, il fisco italiano perde annualmente diverse centinaia di migliaia di euro, e, in un certo senso, sovvenziona l’economia ticinese. Il provvedimento proposto da Quadri porrebbe fine a questo stato di cose, rendendo meno interessante lavorare in Ticino. Considerato  l&#8217;incremento del prelievo fiscale sullo stipendio dei frontalieri, questi ultimi non avrebbero più interesse ad accettare lavori sottopagati. Una misura che, insomma, potrebbe contrastare il dumping salariale in Ticino.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
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		<title>Libera circolazione: una soluzione deve essere trovata</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 10:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Svizzera]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il rifiuto dell’UE di rinegoziare l’accordo sulla libera circolazione delle persone, la Svizzera non ha ancora stabilito una strategia, ma il Governo ha individuato una serie di possibili soluzioni. Lo afferma il presidente Didier ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2011/03/BRUXELLES.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9949" title="BRUXELLES" src="/wp-content/uploads/2011/03/BRUXELLES-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Dopo il rifiuto dell’UE di rinegoziare l’accordo sulla libera circolazione delle persone, la Svizzera non ha ancora stabilito una strategia, ma il Governo ha individuato una serie di possibili soluzioni. Lo afferma il presidente Didier Burkhalter  ricordando la possibilità di denuncia unilaterale dell’accordo.</strong></p>
<p><strong><span id="more-38115"></span></strong>La Svizzera ritiene ancora possibile una rinegoziazione dell’accordo sulla libera circolazione con l’UE. In caso di accordo “vogliamo poter avere un capitolo riservato alla politica migratoria », dichiara il presidente Didier Burkhalter in un’intervista rilasciata oggi a Le Temps : « bisogna che l’intero pacchetto sia equilibrato ed accettabile dagli uni e dagli altri ».</p>
<p>A suo dire la risposta, certo non positiva, della responsabile della diplomaziona europea  Catherine Ashton, consente però di trovare una soluzione. Ma in caso di disaccordo la Svizzera dovrà dire chiaramente a “Bruxelles che gli aspetti legati alla migrazione sono prioritari”.</p>
<p>Il presidente afferma, inoltre, che in caso di nuovo voto sull’iniziativa che, con un risultato risicato, ha posto un freno all’immigrazione lo scorso 9 febbraio, il risultato sarebbe decisamente più favorevole all’0iniziativa: c’è, in effetti, “una certa irritazione” da parte della popolazione svizzera nei confronti di una “UE incapace di ascoltare” e rispettare una decisione democratica.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Roma-Berna: incontro proficuo ieri fra Renzi e Burkhalter</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2014 08:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katya</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso di un incontro avvenuto ieri a Roma con il presidente d Consiglio italiano Matteo Renzi, il presidente della Confederazione e capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Didier Burkhalter ha ribadito  la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/09/bandiera-svizzera-italia-free.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-6143" title="bandiera svizzera-italia (free)" src="/wp-content/uploads/2010/09/bandiera-svizzera-italia-free-300x199.png" alt="" width="300" height="199" /></a>Nel corso di un incontro avvenuto ieri a Roma con il presidente d Consiglio italiano Matteo Renzi, il presidente della Confederazione e capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Didier Burkhalter ha ribadito  la necessità di rapporti forti e concreti tra la Svizzera e l’Italia.  Dal 1° luglio 2014, l’Italia ha assunto la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Sono stati affrontati diversi temi di ordine bilaterale nonché la politica della Svizzera nei confronti dell’Unione europea. Si è altresì svolto un incontro con il ministro degli affari esteri, Federica Mogherini.</strong></p>
<p><span id="more-38106"></span></p>
<p>In occasione dell’incontro con il presidente del Consiglio dei ministri italiano Matteo renzi avvenuto ieri a Roma, il presidente della Confederazione ha augurato successo all’Italia per la sua quinta presidenza del Consiglio dell’UE, carica che durerà fino al 31 dicembre 2014. Quanto alla politica elvetica nei confronti dell’UE, Didier Burkhalter ha evidenziato l’interesse reciproco della Svizzera e dell’Unione europea a preservare e a consolidare la via bilaterale. Ha inoltre riaffermato la volontà del Consiglio federale di proseguire i negoziati in corso. Sono state parimenti affrontate tematiche in materia di migrazione.</p>
<p>A livello bilaterale, i presidenti Burkhalter e Renzi hanno rilevato quanto siano stretti i legami che uniscono i due Paesi, partner strategici in svariati settori quali le infrastrutture, i trasporti e l’energia e si sono detti particolarmente soddisfatti dei numerosi contatti ad alto livello tra la Svizzera e l’Italia durante gli ultimi mesi. Con l’Esposizione universale del 2015 a Milano &#8211; che sarà all’insegna del motto «Nutrire il pianeta, Energia per la vita» &#8211; e l’apertura della galleria di base del San Gottardo nel 2016, non mancheranno le occasioni per intensificare scambi proficui e durevoli.</p>
<p>Nel corso dell’incontro con il presidente del Consiglio dei ministri, il capo del DFAE ha posto l’accento sull’importanza di un approccio costruttivo da parte dei due Paesi al fine di disciplinare in maniera coerente ed equilibrata le questioni fiscali bilaterali. Didier Burkhalter s’è detto fiducioso nella possibilità di trovare un accordo e ha convenuto con Matteo Renzi di portare avanti le discussioni tecniche per ottenere un intesa articolata in tre punti: 1)regolamento del passato, 2)scambio d’informazioni e liste nere e 3) trattamento della questione dei frontalieri.</p>
<p>Nell’affrontare la politica internazionale, Didier Burkhalter e Matteo Renzi hanno parlato della situazione in Ucraina e del ruolo svolto dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). In quanto presidente in carica dell’OSCE, Didier Burkhalter ha messo in evidenza il fatto che uno stretto coordinamento tra quest’ultima e l’Unione europea è indispensabile affinché l’Organizzazione possa contribuire a fornire soluzioni alla crisi.</p>
<p>A Roma, il presidente della Confederazione nonché capo della diplomazia svizzera si è intrattenuto anche con il ministro degli affari esteri Federica Mogherini. Ha sottolineato l’importanza di mantenere canali di comunicazione efficaci fra la presidenza svizzera dell’OSCE e la presidenza italiana dell’UE, specialmente riguardo alla crisi in Ucraina. Anche l’inasprimento della violenza nel Vicino Oriente e i recenti sviluppi in Libia e in Iraq sono stati oggetto delle discussioni. Didier Burkhalter ha peraltro accolto favorevolmente il fatto che la presidenza italiana dell’UE abbia inserito tra le sue priorità l’abolizione della pena di morte, poiché si tratta di un elemento centrale dell’impegno della Svizzera.</p>
<p><strong>Com./Red.</strong></p>
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