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	<title>infoinsubria &#187; Scudo fiscale</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Le banche di Lugano sopravvivono allo scudo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 05:06:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza finanziari di Lugano]]></category>
		<category><![CDATA[Scudo fiscale]]></category>

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Le banche e gli istituti fiduciari di Lugano hanno superato meglio del previsto la prova dello scudo fiscale italiano, il cui termine è scaduto alla fine di aprile.  L&#8217;ammontare dei fondi neri legalizzati ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_3171" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/04/Lugano-pano1-.jpg"><img class="size-medium wp-image-3171" title="Lugano-pano1" src="/wp-content/uploads/2010/04/Lugano-pano1--300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">Lugano (© L. Holländer)</p></div>
<p><strong>Le banche e gli istituti fiduciari di Lugano hanno superato meglio del previsto la prova dello scudo fiscale italiano, il cui termine è scaduto alla fine di aprile.  L&#8217;ammontare dei fondi neri legalizzati è importante, e si collocherà  probabilmente attorno ai 100 &#8211; 120 miliardi di euro. </strong></p>
<p><span id="more-3160"></span>Anche se la maggior parte di questi fondi proviene dalla Svizzera, qualcosa deve però essere rimasto, nei forzieri delle banche di Lugano, se queste, quasi senza eccezioni, annunciano buoni risultati per l&#8217;esercizio 2009. Sia la <a href="http://www.bsibank.com/main.cfm?includepage=0000000000i.cfm">BSI</a> che la <a href="http://www.bancadelsempione.ch/main.php">Banca del Sempione</a> hanno chiuso i conti con gli utili in crescita e i patrimoni in amministrazione invariati o addirittura in aumento.</p>
<p>In effetti solo poco più di un terzo dei capitali depositati nelle banche svizzere sono stati rimpatriati fisicamente, facendo seguito ad un effettivo disinvestimento in Svizzera. Il resto è stato legalizzato con il rimpatrio giuridico, e rimane quindi depositato sui conti  delle banche svizzere. Una situazione meno favorevole per le banche, in quanto i detentori di fondi legali sono liberi di trasferirli dove e quando gli pare. Ma per le banche in grado di offrire servizi di qualità e prestazioni interessanti non è stato un problema convincere i clienti a rimanere, o addirittura conquistarne di nuovi. A dimostrazione del fatto che si possono fare buoni affari anche senza offrire solamente il modo migliore per evadere il fisco dei paesi vicini.(Sul futuro della piazza finanziaria di Lugano, si è espresso recentemente anche il finanziere Tito Tettamanti: <a href="http://wp.me/pU63f-3h">VIDEO INFOINSUBRIA)</a></p>
<p>Secondo la Banca d&#8217;Italia prima dell&#8217;adozione dello scudo fiscale, nei forzieri delle banche svizzere giacevano 500 miliardi di euro. Lo scudo fiscale avrebbe quindi portato al rientro in Italia, fisico o legale, di circa un quinto di questa somma. Un risultato accettabile, ma forse non del tutto in linea con gli obiettivi del ministro delle finanze Tremonti, che sperava di &#8220;prosciugare&#8221; la piazza finanziaria di Lugano.</p>
<p>Ma c&#8217;è di peggio. Secondo informazioni che vengono solo bisbigliate, e che sicuramente non verranno mai confermate ufficialmente, non sono pochi i clienti che hanno legalizzato i fondi neri che detenevano, procedendo però contemporaneamente all&#8217;apertura di nuovi conti clandestini, destinati a venir alimentati nei prossimi anni. Un segnale che dovrebbe dar da pensare alle autorità italiane.</p>
<p><strong>Michele Andreoli</strong></p>
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		<title>Frontalieri in fuga?</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2010/03/frontalieri-in-fuga/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 23:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bilaterali]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[frontalieri fuori zona]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scudo fiscale di Tremonti potrebbe avere pesanti effetti sui cosiddetti frontalieri “fuori zona”. Per coloro che abitano oltre il raggio di 20 km dalla frontiera, lavorare in Svizzera diventa molto oneroso.Anche se il bacino ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo scudo fiscale di Tremonti potrebbe avere pesanti effetti sui cosiddetti frontalieri “fuori zona”. Per coloro che abitano oltre il raggio di 20 km dalla frontiera, lavorare in Svizzera diventa molto oneroso.<span id="more-2018"></span></strong>Anche se il bacino storico dei frontalieri si concentra soprattutto attorno alla fascia di frontiera, l’apertura del mercato del lavoro, con l’introduzione degli accordi bilaterali, ha facilitato anche l’afflusso verso la Svizzera di persone residenti oltre la famosa linea dei 20 chilometri. Si tratta molto spesso di colletti bianchi, impiegati nel terziario ma anche di molti tecnici specializzati, addetti nei settori industriali e nella sanità ticinesi.</p>
<p>Per loro, lo scudo fiscale rischia però di diventare un incubo. Infatti, la sanatoria di Tremonti, ha scoperchiato una realtà della quale non tutti erano a conoscenza. Chi abita <a href="/2010/08/5799/">“fuori zona”</a>, infatti, è considerato fiscalmente italiano. Pur percependo un salario in Svizzera con relativa ritenuta delle tasse alla fonte, il soggetto in questione è obbligato a pagare le tasse in Italia. Questo per la semplice ragione che gli accordi del 1978, fra Berna e Roma, considerano frontalieri solo coloro che risiedono entro la fascia di frontiera. Questi possono beneficiare di un regime speciale che prevede unicamente il versamento delle imposte alla fonte in Svizzera non dovendo più nulla all’Italia.</p>
<p><strong>Una dimenticanza… forse</strong></p>
<p>Con l’introduzione degli accordi bilaterali nel 2007, Berna e Bruxelles, non hanno considerato i “fuori zona” o forse se ne sono dimenticati. Fatto sta  che, pur essendo a tutti gli effetti dei frontalieri, questi lavoratori, non possono godere degli stessi “privilegi” dei primi.</p>
<p>Per chi, mediamente percepisce un salario di 70 mila franchi all’ anno (ca 55 mila euro) se fa parte della prima categoria, versa unicamente il 10.70 % di imposta alla fonte alla Svizzera. Il “fuori zona”, invece, a parità di salario, deve versare al fisco italiano fino al 30% (10 mila euro), anche se può dedurre l’imposta alla fonte che comunque deve pagare alla Svizzera.</p>
<p>A queste condizioni, molti hanno cominciato a fare i loro conti. Anche se per il momento si tratta solo di voci, sembra che diverse imprese ticinesi, comincino a registrare le prime defezioni. Per un frontaliere che deve farsi oltre un’ora di macchina, ogni le mattina e ogni sera e magari deve sopportare anche estenuanti colonne alla frontiera, lavorare in Svizzera comincia a diventare sempre meno interessante soprattutto dal profilo economico. Ma non finisce qui: il &#8220;fuori zona&#8221;, essendo un contribuente italiano deve non solo denunciare il proprio salario ma tutti i capitali che detiene in Svizzera come il secondo pilastro, eventualmente il terzo, e tutti i conti risparmio.</p>
<p>Si spera che quando finalmente Svizzera e Italia ricominceranno a discutere la questione della doppia imposizione, anche questa faccenda venga allo scoperto.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Il monitoraggio fiscale</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 05:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[Frontalieri]]></category>
		<category><![CDATA[Scudo fiscale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il secondo pilastro, cioè l’avere di vecchiaia, non sarà oggetto di  monitoraggio fiscale. È il risultato delle consultazioni fra i rappresentanti dei sindacato CGIL e UIL, della consulta dei CAAF e dei sindacati svizzeri ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il secondo pilastro, cioè l’avere di vecchiaia, non sarà oggetto di  monitoraggio fiscale. È il risultato delle consultazioni fra i rappresentanti dei sindacato CGIL e UIL, della consulta dei CAAF e dei sindacati svizzeri della USS presso il Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze.<br />
</strong></p>
<p>Durante il tavolo tecnico tra le scriventi organizzazioni e la direzione dell’Agenzia delle Entrate si sono affrontate le problematiche fiscali dei lavoratori frontalieri rimaste insolute dopo gli interventi correttivi attuati dal governo sullo scudo fiscale tra i quali, ricordiamo, il problema dell’obbligo di monitoraggio fiscale dell’avere previdenziale secondo pilastro, parte integrante della futura pensione di ogni lavoratore frontaliero.</p>
<p>Un risultato importante che premia la serietà e l’impegno delle scriventi organizzazioni e il concreto valore dei lavoratori e delle lavoratrici frontaliere.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dovranno invece essere dichiarati eventuali terzi pilastri.</strong></p>
<p><strong>Importante: se il saldo della somma dei conti correnti detenuti all&#8217; estero è inferiore ai 10 mila euro (15&#8242;000 CHF), il frontaliere non deve effettuare il monitoraggio fiscale.</strong></p>
<p>Un passo importante nella giusta direzione che dovrà sancire futuri appuntamenti per meglio comprendere il variegato mondo del fisco Italiano e i rapporti di reciproca collaborazione.</p>
<p><strong>Documenti necessari per la presentazione della dichiarazione 2008 </strong><strong>(<span style="text-decoration: underline;">entro il 30/04/2010</span>)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong><em>Codice fiscale (solo del lavoratore frontaliero)</em></strong></li>
<li><strong><em>Carta d’identità (solo del lavoratore frontaliero)</em></strong></li>
<li><strong><em>Estratto conto bancario e/o postale al 31/12/2008</em></strong></li>
<li><strong><em>Tessere iscrizione al sindacato</em></strong><em> </em></li>
</ul>
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		<title>Fate come l’Italia!</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 18:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[A invitare la Germania a copiare l’Italia, introducendo uno scudo fiscale, è nientemeno che il presidente del consiglo di amministrazione di CS (Crédit Suisse) Hans Ulrich Doerig. “Un’ amnistia fiscale sul genere di quanto sta ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/02/credit_suisse_building_bahnhofsrtasse_paradeplatz_in_zurich.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1941" title="Credit_Suisse_building_Bahnhofsrtasse_Paradeplatz_in_Zurich" src="/wp-content/uploads/2010/02/credit_suisse_building_bahnhofsrtasse_paradeplatz_in_zurich.jpg?w=150" alt="" width="150" height="92" /></a>A invitare la Germania a copiare l’Italia, introducendo uno scudo fiscale, è nientemeno che il presidente del consiglo di amministrazione di CS (Crédit Suisse) Hans Ulrich Doerig. “Un’ amnistia fiscale sul genere di quanto sta facendo l’Italia” dice Doerig “potrebbe risolvere non pochi problemi a Berlino”.<span id="more-1940"></span><br />
</strong></p>
<p>Il governo tedesco, è infatti confrontato con un debito pubblico in continua ascesa che quest’ anno toccherà i 110 miliardi di euro. Un’ amnistisia fiscale costringerebbe a uscire allo scoperto molti evasori tedeschi che hanno i loro soldi all’ estero, in particolare in Svizzera. Doerig, ritiene infatti che la pressione sulle banche elvetiche, derivante dal possibile acquisto di dati di clienti germanici, finirà per calare, affermando di non sapere quanto denaro non tassato ci sia nel suo istituto finanziario. Perchè uno dei vertici della seconda più grande banca elvetica faccia queste dichiarazione è difficile da capire. Potrebbe essere una manovra diversiva per cercare di allentare la pressione sulla piazza finanziaria svizzera. E’ tuttavia evidente che le grandi banche, reagendo allo scudo di Tremonti, sono riuscite a mantenere il controllo-attraverso i loro istituti domiciliati in Italia- su una buona parte dei conti dei clienti italiani che hanno deciso di scudare. Invitando la Germania a fare come l’Italia, forse la grande banca elvetica che teme la fine del segreto bancario, spera di potere fare dirottare degli evasori germanici sulle proprie filiali in terra tedesca. Analogamente a quanto è successo con l’Italia.</p>
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		<title>Gysi-Tremonti, incontro mancato</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 21:06:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro italiano del Tesoro Giulio Tremonti ha smentito l&#8217;incontro con Alfredo Gysi: &#8220;Non ho incontrato nessuno&#8221;

Era stato strombazzato ai quattro venti suscitando anche il malumore del governo regionale Ticinese che si era sentito scavalcato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il ministro italiano del Tesoro Giulio Tremonti ha smentito l&#8217;incontro con Alfredo Gysi: &#8220;Non ho incontrato nessuno&#8221;<span id="more-1852"></span><br />
</strong></p>
<p>Era stato strombazzato ai quattro venti suscitando anche il malumore del governo regionale Ticinese che si era sentito scavalcato Invece, secondo quanto ha affermato oggi lo stesso Giulio Tremonti a Bruxelles, l’incontro fra lo stesso ministro dell’economia italiano e il CEO della BSI di Lugano Alfredo Gysi, annunciato la scorsa settimana, non è mai avvenuto.</p>
<p>Era stato il Mattino della domenica,(settimanale della Lega dei ticinesi ) ad annunciare l’imminente visita a Roma del banchiere ticinese. Un incontro favorito dalla Lega dei Ticinesi che si era avvalsa dei buoni uffici degli amici padani della Lega Nord. Ma così, sembra, non è stato.</p>
<p>Eppure, erano in molti a riporre molte speranze in questo incontro. Sarebbe stato lo stesso ministro delle finanze elvetico Rudolf Merz ad avere sollecitato Gysi -che è anche presidente delle banche estere in Svizzera- a cercare un contatto con Tremonti. Lo scopo, sarebbe stato quello di ristabilire un clima positivo nei rapporti tra la Confederazione e la penisola. Rapporti resi difficili dal recente scudo fiscale. I motivi che hanno impedito qualsiasi approccio con il ministro, non sono per il momento noti. <strong>Agenzie/Redazione</strong></p>
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		<title>Scudo: Bellinzona (ri)chiama Berna</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 10:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dalle parole ai fatti. Il presidente del Consiglio di Stato Gabriele Gendotti, venerdì aveva annunciato l&#8217;intenzione di scrivere un&#8217;ulteriore lettera al Consiglio federale chiedendo informazioni sull&#8217;esito delle trattative con Roma in materia di scudo fiscale (il Governo cantonale e quello federale si erano incontrati lo scorso 19 novembre).<span id="more-1785"></span></strong>Ieri la missiva è stata inviata a Berna, anche per chiedere alcune delucidazioni in materia di Fiscovelox e tutela della sfera privata. In effetti, indica il Governo in una nota, &#8220;il Consiglio di Stato chiede all&#8217;autorità federale di voler verificare la compatibilità dei sistemi di controllo  fiscovelox, che permettono di fotografare e filmare persone in entrata e in uscita dal nostro Paese, con le norme previste dagli accordi di Schengen&#8221;.</p>
<p><strong>Fiscovelox, lesivo dei bilaterali?</strong></p>
<p>A tal proposito invece, per l&#8217;OCST il sindacato cristiano sociale ticinese , non ci sono invece dubbi: i famigerati Fiscovelox, che registrano e filmano le targhe di chi li attraversa, con l&#8217;obiettivo di individuare potenziali evasori fiscali &#8211; sono lesivo dei trattati bilaterali e dell&#8217;accordo di Schengen, nuocendo direttamente alla libertà personale dei cittadini  di qua e di là della frontiera e dell&#8217;economia ticinese in particolare. Una presa di posizione che ha probabilmente determinato il governo cantonale a reagire chiedendo al Consiglio federale di reagire presso il governo di Roma. Nella sua nota il Sindacato cristiano-sociale ticinese parla addirittura di &#8220;atto che sfavorisce il Ticino e che incrina le relazioni tra Stati&#8221; cui occorre rimediare quanto prima. Il provvedimento -figlio dello scudo fiscale di Giulio Tremonti- esercita secondo OCST &#8220;un riverbero negativo anche sulle regioni frontaliere limitrofe&#8221;.</p>
<p>Ieri, sullo stesso tema aveva inoltrato un&#8217;interrogazione a Palazzo delle orsoline Lorenzo Quadri della Lega, oggi, replica sulla stessa linea anche il PPD.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
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		<title>Frontalieri: un dubbio al giorno</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2009/11/frontalieri-un-dubbio-al-giorno/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 13:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi “scuda” e chi no! E’ tutt’altro che chiarita la questione dei frontalieri relativamente allo scudo fiscale. Malgrado la circolare 48/E dell’ Agenzia delle entrate di qualche giorno fa, ora emerge che chi abita oltre ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chi “scuda” e chi no! E’ tutt’altro che chiarita la questione dei frontalieri relativamente allo scudo fiscale. Malgrado la circolare 48/E dell’ Agenzia delle entrate di qualche giorno fa, ora emerge che chi abita oltre la fascia dei 20 chilometri dal confine svizzero è tenuto a fare la dichiarazione fiscale in Italia. Il dubbio è che chi non l’ha fatta, negli ultimi 5 anni, sia da considerare evasore a tutti gli effetti. Per questo, sarebbe tenuto obbligatoriamente a “scudare” i suoi averi in Svizzera.<span id="more-1633"></span><br />
</strong></p>
<p>Lo scudo fiscale voluto dal ministro Giulio Tremonti e le precisazioni dell’Agenzia italiana delle entrate (arrivate con il contagocce e che fino all’ ultimo non ha considerato obblighi e diritti dei frontalieri) fanno emergere nuovi problemi in merito in merito a coloro che giornalmente vanno avanti e indietro dalla Svizzera per lavorare. Ai fini fiscali vi è una differenza fondamentale tra i frontalieri che risiedono nella fascia di confine (cioè nei Comuni situati entro i 20 km dalla frontiera) e quelli che non risiedono in questa fascia: i primi non devono fare la dichiarazione dei redditi in Italia, in quanto le imposte prelevate in Svizzera vengono in parte (40% del gettito) ristornate a Roma a beneficio dei Comuni di confine; i secondi dovrebbero invece fare la dichiarazione dei redditi in Italia, pagare le imposte su questi redditi con le aliquote italiane e farsi scontare, sotto forma di credito d’imposta, le imposte trattenute dalla Svizzera, per le quali non vi è ristorno all’Italia. In tal modo, il carico fiscale per questi ultimi è nettamente superiore. E’ quanto scrive il Corriere del Ticino nell’edizione di venerdì scorso.</p>
<p>Ma a questo punto la domanda è la seguente: se chi abita oltre i 20 chilometri non ha ottemperato a questi obblighi rischia di essere considerato un evasore? Proprio per questo sarebbe obbligato a “scudare” i suoi conti in Svizzera? Cercheremo di saperne di più nelle prossime ore. <strong>CdT/Redazione</strong></p>
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		<title>Scudo fiscale: comunità montane preoccupate</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 20:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Unione delle comunità montane italiane (Uncem)]]></category>

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Le tensioni tra Roma e Berna sullo scudo fiscale rischiano di provocare pesanti ricadute sui comuni montani di confine. Lo denuncia l’unione delle comunità montane italiane (Uncem) secondo la quale una revisione al ribasso ...]]></description>
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<div id="attachment_1554" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-1554" href="/2009/11/scudo-fiscale-comunita-montane-preoccupate/san_bartolomeo_valcavargna/"><img class="size-medium wp-image-1554" title="san_bartolomeo_valcavargna" src="/wp-content/uploads/2009/11/san_bartolomeo_valcavargna.jpg?w=300" alt="san_bartolomeo_valcavargna" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">San Bartolomeo Val Cavargna</p></div>
<p><strong>Le tensioni tra Roma e Berna sullo scudo fiscale rischiano di provocare pesanti ricadute sui comuni montani di confine. Lo denuncia l’unione delle comunità montane italiane (Uncem) secondo la quale una revisione al ribasso dei ristorni dei frontalieri, come micacciato dalla Svizzera, peserebbe enormemente sulle finanze delle zone periferiche di confine.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1553"></span><br />
</strong></p>
<p>I frontalieri rischiano di diventare il capro espiatorio dello scudo. La conferma di questi timori viene dall’Uncem, l&#8217;unione delle comunità montane italiane, che oggi ha lanciato l’allarme. Secondo Uncem il mancato trasferimento (o il possibile ridimensionamento) di queste somme, metterebbe a rischio servizi fondamentali per la comunità quali quelli relativi a scuole, mense e assistenza sociale. I ristorni sulla remunerazione dei circa 45 mila frontalieri &#8211; che vengono attribuiti dalla Confederazione elvetica all’ Italia a titolo di compensazione finanziaria sulla base dell&#8217;accordo bilaterale italo-svizzero del 1974 e che ammontano a poco meno di 36 milioni di euro per l&#8217;anno 2008 &#8211; sono distribuiti ai Comuni per il tramite delle province e delle Comunità montane delle regioni Lombardia, Piemonte, Valle d&#8217;Aosta e provincia autonoma di Bolzano&#8221;.</p>
<p>&#8220;Non possiamo permettere &#8211; dice il Presidente dell&#8217;Uncem Enrico Borghi &#8211; che le tensioni tra Italia e Svizzera, scoppiate a seguito dello scudo, determinino conseguenze sul territorio mettendo a rischio servizi fondamentali. Abbiamo perciò chiesto al Governo di garantire la necessaria copertura di tali trasferimenti agli enti locali coinvolti, indipendentemente dalle vicende legate agli esiti delle relazioni tra i due paesi&#8221;.</p>
<p>L&#8217;iniziativa Uncem si è sostanziata in una richiesta ufficiale al premier Silvio Berlusconi e ai ministri Tremonti, Fitto e Frattini. &#8220;Non escludiamo &#8211; commenta Borghi- un passo ufficiale in Conferenza Unificata qualora perduri questo rischio&#8221;.Insomma, i frontalieri sono quelli che stanno rischiando più di tutti: da una parte i loro comuni di residenza potrebbero perdere molti soldi se gli accordi italo-svizzero sui ristorni dovessero essere rivisti al ribasso. Dall&#8217;altra, rischiano di essere considerati come degli evasori fiscali. Lo scudo di Tremonti, a meno di smentite, costringe li costringe infatti a dichiarare il loro conto stipendio, che sono costretti ad avere in Svizzera e anche la loro cassa pensione.</p>
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		<title>Frontalieri:nulla da temere?</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 07:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scudo fiscale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il comandante della guardia di finanza di Como rassicura i 44 mila frontalieri ticinesi: “non hanno nulla da temere dallo scudo fiscale”.

Il pressapochismo di Roma lo si evince anche da come il governo tratta i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il comandante della guardia di finanza di Como rassicura i 44 mila frontalieri ticinesi: “non hanno nulla da temere dallo scudo fiscale”.<span id="more-1540"></span><br />
</strong></p>
<p>Il pressapochismo di Roma lo si evince anche da come il governo tratta i propri cittadini.Da settimane, i 44 mila frontalieri che lavorano in Ticino, attendono delle spiegazioni sullo loro statuto rispetto allo scudo fiscale. In dogana vengono tartassati dai finanziari che chiedono loro se detengono o meno conti in Svizzera non dichiarati. Certo che ne detengono di conti in Svizzeri e probabilmente non dichiarati!</p>
<p>Il frontaliere (forse qualcuno a Tremonti lo dovrebbe spiegare) lavorando in Svizzera, percepisce un salario svizzero che viene versato su un conto svizzero. Sul salario del frontaliere viene prelevata un’imposta alla fonte che il fisco svizzero, annualmente, riversa a quello italiano. (una settantina di milioni di franchi).</p>
<p>I frontalieri quindi non sono sottoposti al fisco italiano se non indirettamente e non devono fare nessuna dichiarazione. Il sindacato svizzero Unia, chiede pertanto che i frontalieri vengano esonerati dallo scudo come è successo per i cittadini di Campione d’ Italia.</p>
<p>Eppure, come si diceva, i controlli alle frontiere sono già scattati da parecchi giorni provocando non poco panico. A tranquillizzare gli animi è intervenuto il comandante della Guardia di Finanza di Como, Rodolfo Mecarelli «I conti in Svizzera sui quali i frontalieri depositano lo stipendio non creano problemi” – assicura il comandante provinciale. “Non si tratta di capitali depositati in modo illegale o non dichiarati al fisco. La categoria non ha nulla da temere”. In effetti non è proprio così. Per il momento, malgrado le rassicurazioni politiche di molti parlamentari e politici lombardi, la questione non è per nulla chiara. Formalmente, come ci dice Sergio Aureli,  sindacalista all&#8217; UNIA, i frontalieri devono &#8220;scudare&#8221; il loro conto svizzero compresa la cassa pensione. E questo in attesa di chiarimenti da parte di Roma.</p>
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		<title>Le spie di Tremonti</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 20:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sconfinamenti, agenti infiltrati, pedinamenti. Se finora si era trattato di pure speculazioni, ora si fa sempre più verosimile l’ipotesi che effettivamente la Guardia di finanza e gli ispettori dell’ Agenzia delle entrate, abbiano mandato proprie ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-1535" href="/economia/scudo-caccia-alle-spie/attachment/ubs-wikipedia-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-1535" title="UBS-WIKIPEDIA" src="/wp-content/uploads/2009/10/ubs-wikipedia1.jpg" alt="UBS-WIKIPEDIA" width="295" height="194" /></a>Sconfinamenti, agenti infiltrati, pedinamenti. Se finora si era trattato di pure speculazioni, ora si fa sempre più verosimile l’ipotesi che effettivamente la Guardia di finanza e gli ispettori dell’ Agenzia delle entrate, abbiano mandato proprie spie oltre frontiera. Chiasso ha deciso di fare intervenire la Polizia e le guardie di confine e chiede alla popolazione di collaborare denunciando persone sospette.<span id="more-1534"></span><br />
</strong></p>
<p>Una cosa simile non si era mai vista. Probabilmente solo durante il fascismo la polizia di Mussolini varcava in incognito le frontiere svizzere per stanare e possibilmente riportare in Italia i resistenti. Secondo alcuni storici, allora la base operativa era Campione d’ Italia. Dall’ enclave, di notte, con delle imbarcazioni, la polizia segreta, approdava sulle coste svizzere del Ceresio a caccia di antifascisti.</p>
<p>Episodi che sembravano superati. Eppure, leggendo l’intervista rilasciata dal governo ticinese Gabriele Gendotti, ieri, e la decisione del Municipio di Chiasso si istituire controlli di polizia per verificare la presenza di agenti infiltrati, non fa che confermare che effettivamente la Guardia di Finanza sta violando le leggi e gli accordi internazionali. Ora non si tratta più di stanare gli antifascisti ma i presunti evasori.</p>
<p><strong>Ritorsioni</strong></p>
<p>A fare la voce grossa, oggi, anche il senatore ticinese Filippo Lombardi. Lombardi ha proposto la sospensione dei negoziati sulla doppia imposizione fintanto che i rapporti fra Italia e Svizzera non saranno chiariti. Il senatore ha così voluto reagire a quella che è stata definita, dal governo svizzero, una vera e propria razzia. Lombardi, si riferisce alle perquisizioni che la Guardia di Finanza ha effettuato, martedì scorso, in 76 filiali di banche elvetiche su suolo italiano. Un’operazione, che secondo la Neue Zuercher Zeitung non ha peraltro portato a nessun risultato.</p>
<p>Lombardi &#8211; che è pure presidente della delegazione che cura le relazioni con il parlamento italiano &#8211; ha aggiunto che non bisogna sottovalutare la posizione del ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti: &#8220;con questa campagna contro la Svizzera, Tremonti vuole profilarsi anche nei confronti del premier italiano Silvio Berlusconi&#8221;.</p>
<p><strong>Tremonti: l&#8217;evasore</strong></p>
<p>Il consigliere agli Stati democristiano ha affermato che &#8220;occorre prendere molto sul serio questo attacco, poiché Tremonti è forse l&#8217;unico ministro delle finanze al mondo che nella sua precedente professione quale giurista finanziario ha lui stesso trasferito importanti somme sui conti svizzeri. Conosce quindi perfettamente la materia&#8221;, ha concluso Lombardi.</p>
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