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	<title>infoinsubria &#187; Scudo fiscale ter</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Scudo fiscale: effetti limitati grazie a rimpatrio giuridico</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 21:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le ripercussioni del terzo scudo fiscale italiano sulla piazza finanziaria svizzera e ticinese sono minori rispetto alle due amnistie precedenti: lo afferma Alfredo Gysi, CEO della BSI e presidente dell&#8217;Associazione delle banche estere in Svizzera. A suo avviso l&#8217;emorragia di capitali è infatti stata frenata in particolare dal rimpatrio giuridico.<span id="more-1797"></span><br />
</strong></p>
<p>Molti clienti della BSI hanno fatto capo al rimpatrio giuridico e continuano a far amministrare in Svizzera i loro patrimoni assoggettati al fisco attraverso società fiduciarie italiane&#8221;, ha detto Gysi in un&#8217;intervista pubblicata oggi dal periodico economico &#8220;Finanz und Wirtschaft&#8221;. Il banchiere ha precisato che ben oltre la metà degli averi dichiarati ex novo è rimasto sotto il controllo della BSI.</p>
<p>Secondo Gysi, le ripercussioni dello scudo ter sulle banche svizzere sono minori rispetto alle due amnistie precedenti del 2001 e del 2003 anche perché i grossi istituti hanno diversificato geograficamente le loro attività. Le banche ticinesi hanno dal canto loro &#8220;il vantaggio e la sfida di gestire i patrimoni correttamente dichiarati con prodotti e servizi concorrenziali&#8221;.</p>
<p>È comunque chiamato ad agire anche il mondo politico: &#8220;dobbiamo ritrovare un dialogo aperto e costruttivo con l&#8217;Italia, che persegue una politica fiscale molto pragmatica&#8221;, ha dichiarato. Gysi, che all’ inizio di questa settimana avrebbe apprezzerebbe la proposta avanzata dalla piazza finanziaria elvetica, di introdurre un&#8217;imposta liberatoria, (una specie di “euro-ritenuta perfezionata e molto più trasparente rispetti a quella attualmente in vigore fra Svizzera e UE.</p>
<p><strong>Lugano e i conti con lo scudo</strong></p>
<p>A Lugano, il Municipio sta valutando gli ultimi dati sulla crisi delle banche e della piazza finanziaria. Il vice-sindaco Erasmo Pelli anticipa: &#8220;Abbiamo già calcolato che dalle banche entreranno solo 21 milioni di imposte mentre finora superavamo comodamente i 40. Per i prossimi anni crescerà solo il gettito delle persone fisiche&#8221;. Un ammanco che ricadrà sulle spalle dei cittadini che probabilmente saranno chiamati alla cassa.<strong>Agenzie/Redazione</strong></p>
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		<title>Italia-Svizzera: rilanciare dialogo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 20:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2009/12/roma_piazza_venezia1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1711" title="Roma_Piazza_Venezia" src="/wp-content/uploads/2009/12/roma_piazza_venezia1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a>&#8220;Bisogna sfruttare tutte le possibilità, a tutti i livelli, per rilanciare il dialogo e superare le difficoltà bilaterali con una soluzione globale&#8221;: lo ha dichiarato in un&#8217;intervista all&#8217;ATS il nuovo ambasciatore svizzero a Roma, Bernardino Regazzoni, che ieri ha presentato le credenziali al presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano.<span id="more-1709"></span><br />
</strong></p>
<p>I rapporti tra Svizzera e Italia sono tuttora offuscati dallo scudo fiscale, che oggi ufficialmente giunge al termine, anche se non sono escluse proroghe. Regazzoni ammette che &#8220;le relazioni bilaterali hanno subito recentemente una scalfittura&#8221;. Ma a suo avviso l&#8217;amnistia fiscale va al di là delle relazioni tra Berna e Roma: &#8220;le cause hanno radici nella crisi finanziaria globale&#8221;. Secondo Regazzoni, &#8220;l&#8217;amnistia fiscale decretata dal governo italiano è una scelta sovrana che la Svizzera non intende contestare&#8221;. Ciò non toglie che tale misura abbia suscitato, soprattutto in Ticino, profonde preoccupazioni: &#8220;Le modalità di intervento e la scelta del linguaggio da parte delle autorità italiane si sono tradotte in azioni percepite come ostili nei confronti degli interessi svizzeri&#8221;, osserva Regazzoni. Ora si tratta di guardare al futuro e di rasserenare le relazioni bilaterali, soprattutto nel quadro della rinegoziazione della Convenzione contro la doppia imposizione: &#8220;Credo sia possibile trovare una soluzione anche con l&#8217;Italia&#8221;, osserva il nuovo ambasciatore svizzero a Roma, designato anche per Malta e San Marino. &#8220;Bisogna creare una nuova dinamica: siamo troppo importanti l&#8217;uno per l&#8217;altro per permetterci una tale situazione&#8221;. <strong>Swissinfo/Redazione</strong></p>
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		<title>Scudo fiscale: rientrati oltre 100 mld di Euro</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
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		<description><![CDATA[Con lo scudo fiscale sarebbero già rientrati in Italia capitali detenuti all&#8217;estero per &#8220;oltre 100 miliardi di euro&#8221; e al momento la quota si aggirerebbe sui 110 miliardi. E&#8217; quanto si apprende da fonti vicine ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Con lo scudo fiscale sarebbero già rientrati in Italia capitali detenuti all&#8217;estero per &#8220;oltre 100 miliardi di euro&#8221; e al momento la quota si aggirerebbe sui 110 miliardi. E&#8217; quanto si apprende da fonti vicine al governo italiano. Una stima che contrasta però con quanto affermano molti operatori della piazza finanziaria di Lugano che valutano il rientro di parecchio inferiore.<span id="more-1685"></span></strong>Il quadro della situazione si saprà solo nei prossimi giorni perché si sta verificando, come accaduto già nelle due precedenti edizioni dello scudo, un &#8220;intasamento&#8221; dei clienti alle filiali delle banche dell&#8217;ultima ora, anche a causa di oggettive difficoltà tecniche delle operazioni. Questo potrebbe portare ad una riapertura dei termini, auspicata dagli operatori, ma con un&#8217;aliquota più alta, tra il 6 e il 7%. Secondo alcune stime una proroga (l&#8217;ipotesi che circola parla di fine aprile 2010), potrebbe raccogliere capitali ulteriori per circa 30 miliardi di euro, in prevalenza quote di società e non più fondi liquidi.  Le stime che provengono dall’ Italia sono però molto ottimistiche secondo quanto osservano molti operatori della piazza finanziaria di Lugano. Sembrerebbe infatti che dalla Confederazione non ci sia stato il fuggi, fuggi descritto da molti giornali italiani. Certo è che se lo scudo dovesse essere prolungato, gli effetti potrebbero essere effettivamente dolorosi per il settore bancario e finanziario svizzero. Tuttavia, già ora, si nota come molti capitali &#8220;scudati&#8221;, siano già ritornati alla casella di partenza, affermano molti addetti del settore. Insomma, come era già successo nel caso dei primi due scudi,  i soldi vanno e poi tornano da dove erano partiti e questo, sembra, anche grazie alle stesse banche svizzere che pagano ai clienti tutte le spese delle transazioni compreso il 5% di penale per la regolarizzazione.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Scudo: le strane amnesie di un intermediario di lusso</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ministri, industriali, vertici della guardia di finanza. Tutti con il conto in Svizzera. In un’ intervista allo zurighese Blick, un ex-banchiere della piazza di Lugano, conferma vecchi sospetti e svela nuovi particolari sconcertanti sugli illeciti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/uploads/2009/11/giulio_tremonti_2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1653" title="Giulio_Tremonti_2" src="/wp-content/uploads/2009/11/giulio_tremonti_2.jpg?w=220" alt="" width="220" height="300" /></a><strong>Ministri, industriali, vertici della guardia di finanza. Tutti con il conto in Svizzera. In un’ intervista allo zurighese Blick, un ex-banchiere della piazza di Lugano, conferma vecchi sospetti e svela nuovi particolari sconcertanti sugli illeciti finanziari che per decenni hanno caratterizzato la frontiera fra Italia e Svizzera. Ma anche la &#8220;vita&#8221; precedente di Giulio Tremonti è tutta un romanzo.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1645"></span></strong></p>
<p>« Avevo un cliente lombardo, un industriale » rivela un banchiere anonimo della piazza di Lugano, « un giorno gli piombò in azienda la Guardia di Finanza. Per le Fiamme gialle è un gioco da ragazzi contestarti anche una minima sbavatura nella contabilità », dice ancora il testimone. « Il comandante, intimò al mio cliente di versare su un conto svizzero 200 milioni di lire per chiudere la pratica. Fui io a procedere al pagamento e la cosa finì lì » L’episodio, risale a10 anni fa ma secondo l’ex-banchiere, la situazione non è affatto cambiata. « Per questo probabilmente» dice ancora «  l’attuale ministro delle finanze italiano, coinvolto qualche anno fa in un affare di evasione, se l’è  cavata senza un graffio ».</p>
<p>Il banchiere, conferma inoltre come molti attuali ministri della Repubblica, alti funzionari e grandi industriali, abbiano sempre avuto un loro conto in Ticino. Non vuole fare nomi, l’ex-banchiere. Forse li tiene in serbo per tirarli fuori al momento opportuno.</p>
<p>Sono parecchie le storie sconcertanti che racconta l’ex-banchiere. Come quella riferita a una organizzazione dedita al contrabbando. « Si era comprata un pezzo di terreno ad Arzo, nel canton Ticino, proprio a ridosso della rete metallica. Si comprò anche il corrispettivo terreno su suolo italiano. Il passaggio della merce di contrabbando avveniva, di fatto, attraverso il giardino, una specie di zona franca».</p>
<p><strong>Tremonti: un romanzo a Lugano</strong></p>
<p><strong><span style="font-weight:normal;">Ma la cronaca di queste convulse settimane è ricca di spunti interessanti. E’ sempre più insistente, ad esempio, la voce secondo la quale il ministro Tremonti -prima di entrare in politica- fosse molto attivo sulla piazza di Lugano. « Era lui a portarci i clienti migliori » ci dice un altro operatore finanziario. « Triangolava fra Lugano e Lussemburgo dove aveva un ufficio » dice ancora l’operatore.</span></strong></p>
<p>Proprio questo signore oggi si erge a grande vendicatore : «  è chiaro, nell’ ambiente bancario e fiduciario si muove a suo agio, anche perchè molti di quelli a cui oggi dà la caccia, sono stati suoi clienti e sa come stanarli ».</p>
<p><strong>Moglie, ville e amanti</strong></p>
<p>« Ma il ministro non si faccia troppo illusioni » dice infine l’ex-banchiere al Blick. « Non è vero che l’esodo verso l’Italia di capitali è massiccio, come dichiara l’agenzia delle entrate e la stampa italiana. Gli interessi di molti investitori in Svizzera sono troppo importanti e radicati. C’è chi ha la villa nei Grigioni, a St.Moritz, a Celerina. Case lussose piene di opere d’arte di grande valore. Mica si possono vendere tutto o portarsi la villa in Italia. E poi si sa » dice ancora l’ex-banchiere, « molti di questi grossi imprenditori amanno le donne a magari hanno un paio di amanti. Vizi che costano e che è meglio tenere ben nascosti come ben nascosto va tenuto il conto in banca per evitare che in caso di divorzio la moglie ti metta sul lastrico ».</p>
<p><strong>Svizzera mafiosa</strong></p>
<p>Ma per il ministro Tremonti la Svizzera e in particolar modo il Ticino è fatta di mafiosi. Ecco come, secondo il Blick, si è espresso il ministro : <a href="http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=508443&amp;idsezione=1&amp;idsito=1&amp;idtipo=3">www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=508443&amp;idsezione=1&amp;idsito=1&amp;idtipo=3</a></p>
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		<title>Scudo fiscale: frontalieri salvi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 20:57:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; ormai ufficiale. I frontalieri non saranno sottoposti allo scudo fiscale. L&#8217;unico obbligo è il pagamento di 26 Euro di multa, una sorta di mini sanatoria. Chiarita anche la questione degli emigranti. Saranno sottoposti alle ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2009/11/valico_ponte_tresa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1630" title="Valico_Ponte_Tresa" src="/wp-content/uploads/2009/11/valico_ponte_tresa.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a>E&#8217; ormai ufficiale. I frontalieri non saranno sottoposti allo scudo fiscale. L&#8217;unico obbligo è il pagamento di 26 Euro di multa, una sorta di mini sanatoria. Chiarita anche la questione degli emigranti. Saranno sottoposti alle stesse condizioni dei frontalieri se risiedono all’estero da almeno 5 anni.<span id="more-1629"></span><br />
</strong></p>
<p>I lavoratori frontalieri sono salvi. Con la <a href="http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&amp;id=14360" target="_self">circolare numero 48</a>/E diffusa il 17 novembre dal ministero delle Finanze il fisco chiarisce che restano fuori dallo scudo i depositi e i conti correnti aperti presso banche estere per l&#8217;accredito degli stipendi da parte dei dipendenti di ruolo pubblici in servizio all&#8217;estero: questi lavoratori, secondo l&#8217;Agenzia, non hanno l&#8217;obbligo di rispettare il monitoraggio fiscale (cioé di compilare il modulo RW della dichiarazione dei redditi), la cui violazione è una delle condizioni per aderire allo scudo. Come si legge sul sito de Il Sole 24 ore, non saranno toccati dal provvedimento i lavoratori dipendenti transfrontalieri e i dipendenti di imprese multinazionali che lavorano all&#8217;estero.</p>
<p>Secondo il fisco &#8211; si legge sul sito del &#8220;Sole&#8221; &#8211; questi contribuenti avrebbero dovuto dichiarare nel modulo RW della dichiarazione dei redditi. Infine si legge che dato che si tratta di disponibilità all&#8217;estero derivanti da redditi assoggettati a tassazione alla fonte, il fisco permette a questi frontalieri di regolarizzare la propria posizione fino al 2008 presentando una dichiarazione dei redditi integrativa completa del modulo RW pagando una sanzione minima di 26 euro.</p>
<p>I frontalieri quindi non devono scudare gli stipendi accreditati sui conti aperti presso le banche estere. Chiarita anche la <a href="http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&amp;id=14335" target="_self">questione degli emigranti</a>. Saranno sottoposti alle stesse condizioni dei frontalieri se risiedono all’estero da almeno 5 anni.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Scudo: lista nera, qualcuno gioca sporco</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 16:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A chi è utile sbandierare l’esistenza di una lista nera di correntisti facoltosi italiani che hanno i loro soldi in Svizzera? Sicuramente non  certo alle banche elvetiche che rischierebbero –divulgando i nomi- il loro suicidio. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A chi è utile sbandierare l’esistenza di una lista nera di correntisti facoltosi italiani che hanno i loro soldi in Svizzera? Sicuramente non  certo alle banche elvetiche che rischierebbero –divulgando i nomi- il loro suicidio. Di certo conviene di più a chi i soldi depositati nei forzieri luganesi li vuole riportare in Patria e subito. <span id="more-1589"></span></strong></p>
<p>Milano Finanza (MF) torna all’ attacco. Dopo l’articolo pubblicato ieri secondo il quale ambienti non ben identificati starebbero per rendere pubblica una lista nera di facoltosi evasori italiani in Svizzera, oggi il foglio milanese afferma che un anonimo lettore avrebbe offerto al giornale, dietro compenso, un dischetto con diversi nominativi e relativi conti. Insomma, sul mercato ci sarebbero degli intermediari pronti a cedere al miglior offerente -come fu il caso dell’ ex-bancario del Liechtenstein che vendette al fisco di Berlino la lista degli evasori tedeschi- il CD con le registrazioni di noti e facoltosi evasori italiani. Nulla si può più escludere in questa guerra fiscale italo-elvetica. E’ verosimile (come scrive MF) che qualche bancario italiano in Svizzera temendo di perdere il posto, per vendicarsi ricorra a simili stratagemmi. Tuttavia, l’operazione, appare fin troppo ben orchestrata. Finanzieri infiltrati in Ticino che però nessuno ha mai visto, un ex-banchiere anonimo che minaccia dalle pagine del Blick che se “aprisse il proverbiale libro” non ci sarebbe più pace per nessuno in Italia specialmente per i politici e per i grandi imprenditori. Ora, arriva anche la lista nera degli evasori. Insomma, la strategia della paura potrebbe essere figlia dello stesso padre: il ministero delle finanze italiano e il suo titolare, Giulio Tremonti. Non per nulla il deflusso di capitali dalla Svizzera verso l’Italia, non sembra arrestarsi. Una vera emorragia di soldi dettata più dal timore che da una valutazione razionale della situazione. Il rimpatrio giuridico<a href="http:/ellieglialtri.wordpress.com/2009/10/16/scudo-da-svizzera-ammesso-anche-rimpatrio-giuridico/" target="_self"> </a>per il cliente italiano è una realtà anche se le circolari del ministero si sono guardati bene dal pubblicizzarlo preferendo rimanere nel vago proprio per alimentare la confusione. Il segreto bancario è ancora in vigore e continua a garantire la privacy dei clienti. Non c’è che dire! La disinformazione sta sicuramente raggiungendo i suoi obbiettivi: intimorire, disorientare, incassare. D’altronde, se la regia sta veramente a Roma, il regista è uno che di queste cose se ne intende avendo fatto per anni la spola fra Sondrio, Milano e Lugano. Uno, insomma, che sa giocare sporco.</p>
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		<title>Evasione fiscale: quando la Lega Nord faceva proseliti</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 21:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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<div id="attachment_1571" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><a rel="attachment wp-att-1571" href="/2009/11/evasione-fiscale-quando-la-lega-nord-facevano-proseliti/roveredo/"><img class="size-medium wp-image-1571" title="ROVEREDO" src="/wp-content/uploads/2009/11/roveredo.jpg?w=300" alt="ROVEREDO" width="300" height="168" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Roveredo GR dal parapendio</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E’ stato inutile l’appello che il leader della Lega dei Ticinesi, Giuliano (Nano) Bignasca, ha lanciato al cugino Umberto Bossi qualche settimana fa. Il “senatur” ha risposto picche: “sullo scudo, indietro non si torna”, ha detto. Eppure, il ministro leghista, dovrebbe sapere che anche molti dei suoi hanno abbondantemente approfittato e probabilmente ancora approfittano degli sportelli bancari svizzeri</strong>.</p>
<p><span id="more-1570"></span>“Meglio i soldi in Svizzera che inviarli a Roma ladrona”.  Sembra che Bossi una frase simile l’abbia ripetuta più di una volta in passato.  Ma ora i tempi sono cambiati. Il regno di “Re Silvio” scricchiola e allora meglio cercare alleati per assicurarsi un futuro. E Giulio Tremonti potrebbe proprio rappresentare questo futuro, anche per la Lega. D’altronde, il “feeling” fra i due sembra molto evidente in questo momento. Dunque, lo scudo, non si discute.</p>
<p>Eppure, non molto tempo fa, anche gli uomini del Carroccio non disdegnavano gli sportelli d’oltre frontiera. Se Tremonti, durante un certo periodo, è stato ospite fisso nei salotti felpati della finanza luganese, (è almeno ciò che dicono i ben informati), un articolo di Repubblica del 19 novembre 2005, dimostra come anche noti personaggi della Lega Nord apprezzavano l’efficienza e la discrezione elvetiche.</p>
<p>Uno per tutti è Edoardo Panizza, fra i massimi dirigenti del Carroccio (secondo quanto scriveva Repubblica). Il Panizza, nell’ articolo, invitava le imprese italiane a trasferirsi in Svizzera. “Un Paese modello dove la gente è leale, non sciopera mai e va poco in vacanza. Pieno di grandi banche molto discrete e ancora vantaggioso sul piano fiscale”. Panizza, promuove, nell’articolo, la sua <a href="http://www.iba-sa.ch/" target="_self">&#8220;Industrial Business Allocation Sa&#8221;</a>, società svizzera con sede a Roveredo Grigioni di cui -<a href="http://www.moneyhouse.ch/u/iba_industrial_business_allocation_sa_CH-350.3.008.609-8.htm" target="_self"> secondo il registro di commercio del Cantone<span style="text-decoration: underline;"> -</span></a> è ancora il direttore.</p>
<p>Panizza, che all’epoca era anche membro della segreteria politica del partito di Bossi e responsabile proprio dei rapporti con le piccole e medie aziende, in un opuscolo ai potenziali clienti della “Industrial Business Allocation Sa&#8221; spiegava perché la strada verso la Svizzera era lastricata di opportunità, a partire dal segreto bancario. Un segreto blindato! Le banche svizzere, sempre secondo l’opuscolo, proteggono la riservatezza dei clienti anche in caso di «violazioni economiche» come il «mancato pagamento delle tasse nel Paese di domicilio, la bancarotta semplice, il contrabbando, l&#8217; evasione fiscale» quando «queste infrazioni non siano punibili» in terra elvetica. Perfino in caso di divorzio, il conto svizzero resiste agli assalti degli avvocati avversari, soprattutto se cifrato, dice sempre Panizza.</p>
<p>Come mai &#8211; chiedeva il giornalista di Repubblica &#8211; il dirigente di un partito italiano, come Panizza, aiuta le imprese nazionali ad andar via? Non sarebbe meglio convincerle a restare? Panizza spiega: ”Le aziende italiane lasciano il nostro Paese da decenni, per loro libera scelta e senza bisogno di incoraggiamenti. Che la Svizzera sia un Paradiso è indubbio. Ne sono convinti gli oltre 24 mila italiani che ogni giorno ci lavorano (oggi sono 45 mila). E&#8217; un paese florido, attivo. I benefici della sua economia si riverberano sull&#8217;intera Italia del Nord. Dialogare con la Svizzera, dunque, è un atto opportuno, anche sul piano politico” conclude Edoardo Panizza.</p>
<p><strong>M.B.</strong></p>
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		<title>Scudo: taglio delle tasse</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 12:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I<strong>l mini-taglio dell&#8217;Irap si farà, ha fatto capire ieri al Senato il viceministro dell&#8217;Economia, Giuseppe Vegas, e questa mattina la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, accoglie la buona novella: &#8220;E&#8217; solo un inizio. Auspichiamo che possano seguire ulteriori tagli di tasse&#8221;. Intanto, le prime stime del Tesoro sugli effetti dello scudo fiscale sono prudenti ma incoraggianti.<span id="more-1565"></span><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante la riunione di ieri mattina con i vertici dei partiti di maggioranza, come riferiscono stamani alcuni giornali, il ministro Tremonti ha parlato di un&#8217;emersione di capitali per un valore tra i 60 e 80 miliardi (per banche e intermediari quota 100 non è un traguardo impossibile), il che significherebbe per la casse dello Stato un gettito tra i 3 e i 4 miliardi di euro. Il rientro medio dei capitali, secondo le stime del ministro, è di 800 mila euro a operazione e l&#8217;80 per cento riguarderebbe rimpatri e non semplici regolarizzazioni. Attenzione, però, a non collegare gli introiti dello scudo con il mini-taglio dell&#8217;Irap. Trattandosi di entrate &#8220;una tantum&#8221;, non verrebbero comunque utilizzate per finanziare misure pluriennali come una riduzione delle tasse. &#8220;Rigore con il rilancio&#8221;, sarebbe stato lo slogan utilizzato nel corso del vertice da Tremonti, che sarebbe apparso disponibile a trovare soluzioni sull&#8217;Irap e sul tema del quoziente familiare. Ieri pomeriggio, intervenendo in aula al Senato, il suo viceministro aveva spiegato che restano &#8220;dubbi&#8221; sulla possibilità di &#8220;una riduzione cospicua delle tasse&#8221; in una fase economica come quella attuale, aggiungendo però che &#8220;ciò non significa che, se esistono storture, queste in qualche modo non possano essere corrette: per esempio, se vengono tassate delle perdite, si può, nell&#8217;ambito delle disponibilità, rivedere la tassazione soprattutto riguardo i soggetti più deboli, come le piccole imprese&#8221;. L&#8217;ipotesi più accreditata, quindi, si conferma quella di una riduzione dell&#8217;Irap con lo scorporo delle perdite di esercizio dall&#8217;imponibile dell&#8217;imposta.</p>
<p>Apertura però anche ad altri interventi sulla Finanziaria, alcuni da rimandare al passaggio alla Camera, per dare più tempo all&#8217;Esecutivo di individuare l&#8217;adeguata copertura finanziaria, altri da introdurre già dal Senato. L&#8217;introduzione della cedolare secca sugli affitti in via graduale (dal 23 al 20 per cento); un&#8217;aliquota agevolata al 5 per cento per gli impieghi nel Mezzogiorno; fondi aggiuntivi per l&#8217;università e la sicurezza (il ministro dell&#8217;Interno, Roberto Maroni, ha chiesto più soldi per le forze dell&#8217;ordine). Tra gli emendamenti alla Finanziaria proposti dalla maggioranza e allo studio del governo c&#8217;è anche la proroga dello scudo fiscale al 30 giugno 2010 ma limitatamente al rimpatrio dei beni immobiliari e delle partecipazioni azionarie, di cui è più complicato stabilire il valore. Prorogare i termini consentirebbe probabilmente a un maggior numero di contribuenti di aderire allo scudo per questi patrimoni, garantendo allo Stato ulteriori risorse per coprire nuovi interventi.</p>
<p>Dei 60-80 miliardi stimati dal Tesoro dallo scudo fiscale, gran parte rientrerebbero dalle banche svizzere, dove si concentrano i capitali esteri degli evasori italiani. E ciò ovviamente allarma il mondo politico e finanziario svizzero, anche perché lo scudo prevede che dalla Svizzera, essendo nella &#8220;black list&#8221; italiana, i capitali debbano obbligatoriamente essere rimpatriati e non possano essere solo regolarizzati. Ciò che preme di più al governo svizzero è, dunque, uscire prima possibile dalla &#8220;black list italiana&#8221;, tema che vorrebbe inserire nel negoziato per la nuova convenzione sulla doppia imposizione sul modello Ocse. Ma proprio il fatto che la convenzione sullo scambio di informazioni tra Italia e Svizzera non sia ancora stata firmata, è il motivo che mantiene la Svizzera nella lista nera. Continua intanto la caccia agli evasori. Proprio ieri la Guardia di Finanza ha effettuato 80 perquisizioni e sequestri in altrettante società italiane in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Sardegna, Umbria, Marche, Campania e Puglia. Tutte società presenti nella cosiddetta &#8220;lista Pessina&#8221;, rinvenuta sul personal computer sequestrato al professionista di Lugano Fabrizio Pessina il giorno del suo arresto, nel Febbraio 2009. Dalle indagini in corso sono emersi oltre 300 milioni di euro di fatture false emesse da società fittizie nei &#8220;paradisi fiscali&#8221; a fronte di prestazioni inesistenti, in modo che le società italiane potessero pagare meno tasse portando poi i guadagni frutto di evasione all&#8217;estero.Da:Il Velino</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scudo fiscale: le contromisure svizzere</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 18:17:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sospensione dei negoziati in vista della conclusione di un nuovo accordo bilaterale di doppia imposizione. E’ questa la prima contromisura del governo elvetico dopo la razzia contro 76 banche svizzere in Italia la scorsa settimana.&#8220;L&#8217;intesa, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1547" title="Bern- Palaisfederal" src="/wp-content/uploads/2009/11/bern-palaisfederal.jpg?w=300" alt="Bern- Palaisfederal" width="300" height="225" />Sospensione dei negoziati in vista della conclusione di un nuovo accordo bilaterale di doppia imposizione. E’ questa la prima contromisura del governo elvetico dopo la razzia contro 76 banche svizzere in Italia la scorsa settimana.<span id="more-1546"></span><span style="font-weight: normal;">&#8220;L&#8217;intesa, dal punto di vista elvetico, è pronta per essere firmata&#8221;, ha detto il presidente della Confederazione Hans Rudolf  Merz in un&#8217;intervista al settimanale &#8220;SonntagsBlick&#8221;. &#8220;Ma ora le trattative sono congelate fino a nuovo ordine&#8221;. In Svizzera sarebbero peraltro operativi, in incognito, agenti del fisco italiano alla caccia di presunti evasori e Merz su questo punto è stato fermo: &#8220;non accettiamo di farci spiare da stranieri. Dobbiamo mostrare a Roma che ci sono dei limiti&#8221;. &#8220;In queste condizioni, ha proseguito, non si può continuare a negoziare&#8221;. &#8220;Voglio dapprima sapere a che gioco stiamo giocando&#8221;. La Confederazione ha già stipulato rivedute convenzioni di doppia imposizione secondo gli standard OCSE con 12 paesi, ed è intanto stata stralciata dalla lista &#8220;grigia&#8221; dei paradisi fiscali. Merz non ha voluto dire quando la trattativa con Roma potrebbe riprendere: &#8220;attendo la reazione del ministro delle finanze e dell&#8217;economia italiano Giulio Tremonti&#8221;. ATS/Redazione</span></strong></p>
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		<title>GdF:spia il Ticino</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 21:07:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-1531" href="/economia/gdf-spionaggio-in-ticino/attachment/fiscovelox-3-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1531" title="fiscovelox 3" src="/wp-content/uploads/2009/10/fiscovelox-31.jpg?w=150" alt="fiscovelox 3" width="150" height="89" /></a>All’ indomani della retata compiuta dagli agenti della Guardia di Finanza in un ottantina di filiali di banche svizzere in Italia, che rischia di scatenare una crisi diplomatica fra i due paesi, emerge un nuovo tassello nelle tensioni fra Italia e Svizzera. Il presidente del governo regionale ticinese, Gabriele Gendotti, alimenta infatti le voci su un probabile spionaggio compiuto in Ticino da funzionari dell’agenzia delle entrate.<span id="more-1524"></span><span style="font-weight:normal;">Non ci sono certezze assolute, ma l&#8217;affastellarsi di sospetti rende la storia verosimile. In Ticino, secondo quanto indicato dal presidente del governo cantonale Gabriele Gendotti alla stampa, sarebbero attivi in incognito agenti del fisco italiani alla caccia di evasori. Gendotti non ha citato alcun caso concreto. Tuttavia &#8211; ha precisato &#8211; vi sono segnali che agenti del fisco italiano siano giunti in Svizzera per spiare i loro connazionali ed abbiano eseguito controlli sui treni.</span></strong></p>
<p>A riprova che qualcosa di vero ci deve essere, proprio oggi la GdF di Como, ha reso noto l’arresto, a fine 2008, di un cittadino italiano, avvenuto alla frontiera di Ponte Chiasso. L’uomo, aveva dissimulato nei propri abiti una ricevuta per il valore di un milione di franchi, relativa a un deposito effettuato in una banca di Lugano. C’è da sospettare che l’uomo sia stato intercettato propri dagli agenti della finanza appostati fuori dalla banca che hanno poi proceduto al suo arresto in frontiera.</p>
<p><strong>Rischio crisi diplomatica</strong></p>
<p>Gabriele Gendotti non si è detto sorpreso dalle &#8220;retate&#8221; compiute nelle filiali di banche svizzere in Italia. Si tratta di un&#8217;azione mirata che fa il paio con i severi controlli alle dogane da parte dei funzionari italiani a caccia di evasori. Circa le ragioni di simili metodi, Gendotti cita il bisogno di denaro da parte del governo Berlusconi confrontato con una severa crisi economica e il forte indebitamento. Da parte sua, il consigliere federale Pascal Couchepin, ha evocato il forte rischio che l’episodio possa portare a una crisi diplomatica con il governo di Roma.</p>
<p>Una crisi che potrebbe diventare effettiva se si concretizzasse il sospetto che l’amnistia fiscale varata da Roma viola i trattati internazionali sulla libera circolazione dei capitali. Lo scudo fiscale poi, potrebbe non rispettare le direttive europee sul riciclaggio di denaro.</p>
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