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	<title>infoinsubria &#187; Italia</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Immigrazione: la Svizzera aiuta l’ Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2014 19:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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Simonetta Sommaruga, la ministra elvetica di giustizia e polizia, ha espresso la disponibilità della Svizzera ad aiutare l’Italia per gestire l’emergenza “ immigrazione”. La Sommaruga ha partecipato oggi a Milano all’incontro informale del Consiglio dei ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_37912" class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><a href="/wp-content/uploads/2014/07/Schermata-2014-07-08-alle-21.53.50.png"><img class="size-medium wp-image-37912" title="Schermata 2014-07-08 alle 21.53.50" src="/wp-content/uploads/2014/07/Schermata-2014-07-08-alle-21.53.50-254x300.png" alt="" width="254" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Simonetta Sommaruga, ministra svizzera</p></div>
<p>Simonetta Sommaruga, la ministra elvetica di giustizia e polizia, ha espresso la disponibilità della Svizzera ad aiutare l’Italia per gestire l’emergenza “ immigrazione”. La Sommaruga ha partecipato oggi a Milano all’incontro informale del Consiglio dei ministri di giustizia e degli interni dell&#8217;Unione europea (Consiglio GAI).<span id="more-37911"></span></strong></p>
<p>“L’Italia non può essere lasciata sola, per questo anche la Svizzera farà la sua parte”. Così si è espressa oggi a Milano Simonetta Sommaruga, la ministra elvetica responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia, durante l’incontro informale dei ministri di giustizia e degli interni europei, (GAI).<!--more--></p>
<p>Durante i primi 5 mesi di quest’anno sono stati 40 mila i profughi approdati sulle coste italiane. Una massa di disperati che preme anche alle frontiere svizzere, in particolare a quella di Chiasso. Secondo la ministra svizzera, l’Europa non può chiamarsi fuori. Serve una stretta collaborazione fra i diversi stati del continente per gestire un flusso di profughi che non sembra arrestarsi. Fare fronte comune, ha detto ancora la ministra svizzera, significa anche lottare contro chi sfrutta la disperazione di chi fugge dalla guerra e dalla povertà. L&#8217;allusione è ai cosiddetti passatori che non esitano a riempire all’inverosimile le carrette del mare, che spesso finiscono a picco con il loro miserabile carico, pur di riempirsi le tasche.</p>
<p><strong>MB</strong></p>
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		<title>Auto abbandonate: picchia forte la crisi in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 14:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Assicurazioni]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono sempre più frequenti in Italia, anche nel settentrione, i casi di vetture abbandonate in spazi abusivi o parcheggi pubblici. Si tratta di un fenomeno, come rivela la Provincia di Varese, che dimostra come molta gente, incapace di far fronte alle spese di assicurazione o al bollo, preferisce abbandonare il mezzo dove capita. Una prassi che però non è priva di conseguenze amministrative.<span id="more-35204"></span></strong></p>
<p>Qualche giorno fa, al valico di Brogeda, la polizia comasca aveva fermato diversi automobilisti italiani, privi delle necessarie assicurazioni per la macchina. Un segnale d’allarme che fa il paio con quanto scrive oggi la Provincia di Varese. Secondo quanto registrato dalla Gev, (le Guardie ecologiche volontarie), scrive il giornale, il numero di vetture abbandonate, in parcheggi pubblici e spazi abusivi, è in crescita. Sono negli ultimi 10 giorni, sul territorio della Provincia, sono stati registrati almeno 7 casi. Vecchie automobili cui mancano alcune parti, come una gomma, gli specchietti.  Ma anche vetture in buono stato, lasciate in balia delle intemperie e al degrado, ai bordi delle strade o all’interno di parcheggi pubblici. “Si tratta di persone che, a causa della crisi economica, non sono più in grado di mantenere la propria automobile &#8211; spiegano le Gev- non potendosi permettere il rinnovo dell’assicurazione, del bollo o un intervento di manutenzione al veicolo, decidono di lasciarla ferma dove gli capita”.</p>
<p>Spesso si tratta di cittadini immigrati, ma ultimamente è cresciuto anche il numero di varesini. I proprietari, facilmente rintracciabili attraverso il numero di targa o il bollo, ammettono il fatto. Il motivo è ovvio: non ci sono più i soldi per potersi permettere un’automobile. Tuttavia, abbandonarle non è la soluzione ideale. Si rischia di incorrere in multe amministrative. Inoltre, la rimozione del veicolo è a carico del proprietario. Meglio sarebbe rivolgersi a uno &#8220;sfascia carrozze&#8221;. Almeno, si può recuperare qualcosa.</p>
<p><strong>MB</strong></p>
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		<title>Disoccupati: entro fine anno, 400 mila in più</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Aug 2013 06:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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Secondo quanto appena pubblicato dal centro studi CNA, in Italia, entro la fine di quest’anno, il numero di disoccupati aumenterà di circa 400 mila unità raggiungendo quota 3.5 milioni di persone senza lavoro. Boom di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_33869" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2013/08/Schermata-08-2456522-alle-08.57.08.png"><img class="size-medium wp-image-33869" title="Schermata 08-2456522 alle 08.57.08" src="/wp-content/uploads/2013/08/Schermata-08-2456522-alle-08.57.08-300x229.png" alt="" width="300" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">Quelli che ancora hanno un lavoro (YT)</p></div>
<p></strong><strong>Secondo quanto appena pubblicato dal centro studi CNA, in Italia, entro la fine di quest’anno, il numero di disoccupati aumenterà di circa 400 mila unità raggiungendo quota 3.5 milioni di persone senza lavoro. Boom di lavoratori sottoccupati e part-time.<span id="more-33868"></span></strong></p>
<p>Il cielo non rasserena sul mercato del lavoro Italiano. Malgrado qualche cenno di ripresa. La situazione permane critica. Secondo il <strong><a href="http://www.cna.it/" target="_self">Centro studi CNA</a></strong>, entro fine anno la quota di disoccupati raggiungerà i 3 milioni e mezzo: 400 mila in più rispetto alle cifre attuali. Si tratta di una previsione da brivido che fa pensare come in Italia, l’inversione di tendenza, sia ancora ben lontana, anzi.</p>
<p><strong>Tra i più colpiti, giovani e donne</strong></p>
<p>Alla fine dello scorso giugno, il numero dei lavoratori occupati in Italia raggiungeva i 22.5 milioni. Si tratta del numero più basso dall’inizio del nuovo secolo. Infatti, il tasso di disoccupazione ha toccato livelli record con il 12.1%. A farne le spese sono soprattutto le donne (12.9%) e i giovani tra i quali la percentuale di senza lavoro tocca quasi il 40%. Aumenta invece l’esercito dei sottoccupati e dei part-time. Insomma, il precariato dilaga come unica risposta a una crisi del lavoro che invece di risolversi si allarga sempre più.</p>
<p><strong>MB</strong></p>
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		<title>Moody&#8217;s potrebbe ribassare la valutazione del debito italiano</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2011/06/moodys-potrebbe-ribassare-la-valutazione-del-debito-italiano/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 22:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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I titoli di stato italiani sono stati messi sotto osservazione dall’agenzia di rating Moody’s, che potrebbe rivedere al ribasso l’attuale valutazione Aa2.  La decisione potrebbe contribuire ad rincarare i costi del debito pubblico italiano.

Negli ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_11526" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="/wp-content/uploads/2011/06/dimostrazioni-atene.jpg"><img class="size-medium wp-image-11526" title="dimostrazioni-atene" src="/wp-content/uploads/2011/06/dimostrazioni-atene-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Dimostrazione contro l&#39;austerità in Grecia (foto cc kouk)</p></div>
<p>I titoli di stato italiani sono stati messi sotto osservazione dall’agenzia di rating Moody’s, che potrebbe rivedere al ribasso l’attuale valutazione Aa2.  La decisione potrebbe contribuire ad rincarare i costi del debito pubblico italiano.</strong></p>
<p><span id="more-11525"></span></p>
<p>Negli scorsi giorni il differenziale fra il rendimento dei titoli decennali italiani e tedeschi è aumentato a 202 punti base. Le tensioni create dalle difficoltà in cui si dibatte la Grecia, che sta lottando per ottenere gli aiuti necessario per poter continuare a far fronte ai propri impegni finanziari,  stanno insomma innervosendo i mercati.</p>
<p>Per quel che riguarda l&#8217;Italia l’agenzia di rating Moddy’s si allinea così alla decisione di Standard and Poor, che aveva annunciato di aver messo il segno meno davanti alle prospettive dell’economia italiana. Moody’s giustifica la decisione sottolineando la debolezze strutturali dell’economia italiana &#8211; in particolare la scarsa produttività &#8211; che pregiudicano la possibilità di recuperare il terreno perso durante la crisi.</p>
<p>L’agenzia americana dubita inoltre della capacità del governo italiano di generare i maggiori introiti necessari per ridurre il debito pubblico, soprattutto tenendo conto di un probabile aumento dei tassi d’interesse. Gli analisti sottolineano in particolare come la perdita di consensi del governo potrebbe rendere  difficile l’adozione di incisive misure di austerità.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
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		<title>Federalismo: abolire la capitale?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 08:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Federalismo]]></category>
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Speriamo vivamente che il faticoso cammino dell&#8217;Italia verso il federalismo finisca per dare dei risultati concreti. Le speranze riposte in questa riforma epocale sono grandi; altrettanto grande quindi il rischio di suscitare forti delusioni se ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>
<div id="attachment_8222" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="/wp-content/uploads/2011/01/Berna-piazzafederale.jpg"><img class="size-medium wp-image-8222" title="Berna-piazzafederale" src="/wp-content/uploads/2011/01/Berna-piazzafederale-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il tradizione mercato delle cipolle davanti alla sede del Parlamento svizzero (foto cc lejoe)</p></div>
<p>Speriamo vivamente che il faticoso cammino dell&#8217;Italia verso il federalismo finisca per dare dei risultati concreti. Le speranze riposte in questa riforma epocale sono grandi; altrettanto grande quindi il rischio di suscitare forti delusioni se la montagna finirà per partorire un topolino.</h3>
<p><span id="more-8220"></span>Visto dalla Svizzera non si può non guardare con simpatia al percorso verso il federalismo, che ambisce ad avvicinare ai cittadini il controllo sulle risorse che producono. E a responsabilizzare le amministrazioni locali sul modo migliore per rispondere ai bisogni dei cittadini, usando con giudizio i mezzi a loro disposizione.</p>
<p>Il processo in corso in Italia è tutt’altro che facile. La rinuncia, da parte di uno Stato centralistico, ad una fetta del proprio potere e delle proprie risorse per concedere autonomia finanziaria e competenze proprie alle entità amministrative locali deve venir accompagnata dalla definizione di regole condivise da tutti. Ma le resistenze sono forti, e il rischio che cammin facendo la riforma venga svuotata di contenuti concreti è molto grande.</p>
<p>I meccanismi di attribuzione di risorse tributarie alle entità locali si presentano come un vero e proprio rompicapo, una jungla di tributi, di prescrizioni, di agevolazioni e di aliquote che non favorisce certo la trasparenza. Uno dei rischi è che invece di eliminare gli sprechi e di responsabilizzare i cittadini, si finisca per raddoppiare a livello locale la burocrazia dello Stato centrale. Se si delegano maggiori competenze alle amministrazioni locali, a rigor di logica, andrebbero poi ridimensionati gli organismi statali centrali. Un tema, ci par di capire, piuttosto delicato, almeno a giudicare dalle reazioni di Roma alla proposta di trasferire qualche ministero in altre località.</p>
<p>La storia del federalismo svizzero è molto diversa. I Cantoni svizzeri erano, all&#8217;origine, Stati sovrani, nella maggior parte dei casi preesistenti alla Confederazione, che per opportunità hanno deciso di delegare alcune delle loro competenze, come per esempio la difesa, la distribuzione della posta o le relazioni con l’estero, ad una entità centrale. L’articolo 3 della Costituzione svizzera dice chiaramente che i “Cantoni sono sovrani ed esercitano tutti i diritti non delegati alla Confederazione”.</p>
<p>Questo articolo è la base del principio di sussidiarietà, che affida i compiti dello Stato al livello più vicino ai cittadini, affermando che un trasferimento al livello superiore è appropriato solo nella misura in cui l’intervento del livello inferiore non è in grado di rispondere in modo efficace e funzionale alle esigenze che si pongono.</p>
<p>Un’altro importante elemento del federalismo deve essere la solidarietà fra le regioni di diversa forza economica. In Svizzera l’introduzione di meccanismi di ridistribuzione della ricchezza fra i Cantoni è relativamente recente, e risale alla fine degli anni ’50. La peculiarità del federalismo svizzero è data dal fatto che la la sovranità fiscale, intesa come piena autonomia fiscale, appartiene in primo luogo ai Cantoni, che dispongono di un potere di tassazione autonomo e gestiscono in piena indipendenza le proprie risorse finanziarie.</p>
<p>La rinuncia, da parte dei Cantoni, ad alcune delle loro prerogative non è mai stata una decisione presa alla leggera. Pochi sanno che la Svizzera, proprio per questa radicata diffidenza nei confronti dello Stato centrale, ancora oggi, de jure, non ha una capitale.</p>
<p>Fino al 1848 i Cantoni si sono rifiutati di permettere che l’amministrazione federale si stabilisse in un Cantone piuttosto che in un altro. Così, ogni anno, i funzionari federali dovevano caricare casse di documenti su di una carovana di carri, e spostarsi nel Cantone a cui toccava, a rotazione, il compito di ospitare gli uffici della Confederazione.</p>
<p>Con il procedere degli anni l&#8217;annuale trasloco di funzionari e scartoffie divenne sempre più faticoso. A malincuore i Cantoni accettarono che l’amministrazione federale si stabilisse a Berna. Alla città venne attribuito formalmente il titolo di “sede federale”, ma mai di capitale. Così la Svizzera è ancora oggi, dal punto di vista strettamente formale, un paese senza capitale.</p>
<p><strong>Michele Andreoli</strong></p>
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		<title>Un fondo  di 750 miliardi di euro per far fronte alla crisi</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 04:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi finanziaria]]></category>
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		<category><![CDATA[debito pubblico italiano]]></category>
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Dopo undici ore di trattative, appena in tempo per anticipare l&#8217;apertura dei mercati, i ministri delle finanze dei paesi aderenti all&#8217;euro riuniti a Bruxelles hanno trovato un accordo sulla creazione di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/05/euro-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3635" title="euro-1" src="/wp-content/uploads/2010/05/euro-1.jpg" alt="" width="125" height="125" /></a>Dopo undici ore di trattative, appena in tempo per anticipare l&#8217;apertura dei mercati, i ministri delle finanze dei paesi aderenti all&#8217;euro riuniti a Bruxelles hanno trovato un accordo sulla creazione di un fondo per far fronte alla crisi creata dal debito pubblico greco.  Elena Salgado, la ministra delle finanzie spagnola che presiede i lavori, ha annunciato la creazione di un fondo di 750 miliardi di euro.<br />
</strong></p>
<p><strong><span id="more-3473"></span></strong>I leader dell&#8217;eurozona hanno confermato <a href="http://wp.me/pU63f-Qj">il piano per salvare la Grecia</a>. Il provvedimento non ha però convinto i mercati, che hanno mandato a picco le borse la scorsa settimana. Nelle ultime ore le trattative condotte dai ministri delle finanze si sono concentrate sulla creazione di un fondo &#8220;salva-Stati&#8221; per permettere all&#8217;Ue di intevenire con decisione a sostegno dei paesi in difficoltà. La somma decisa &#8211; 750 miliardi di euro &#8211; è senza precedenti. Sarà composto da 60 miliardi messi a disposizione dalla Commissione europea, 440 miliardi di garanzie da parte degli stati membri, e 250 miliardi Fondo  monetario internazionale.</p>
<p>La Gran Bretagna, che non fa parte dell&#8217;area dell&#8217;euro, ha già fatto  sapere di non voler aderire. I paesi in difficoltà hanno dovuto impegnarsi a rafforzare la  loro disciplina fiscale. Sono state aumentate le competenze delle istituzioni incaricate di controllare i conti pubblici degli Stati membri. In discussione pure la creazione di una agenzia di rating europea, per contrastare il dominio americano.</p>
<p>I capi di governo che hanno seguito il vertice hanno sottolineato la gravità della situazione. Il premier italiano Silvio  Berlusconi ha affermato che ci si trova davanti ad una emergenza che  richiede azioni decise. Le consultazioni di Bruxelles sono state seguite da vicino anche da Washington. Prima dell&#8217;inizio dei lavori la cancelliera tedesca Angela Merkel ha telefonato al presidente americano Obama, che ha ribadito la necessità di dare una risposta forte alla crisi, assicurando il sostegno americano agli sforzi europei.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Libia: ambasciata svizzera assediata</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2010/02/libiaambasciata-svizzera-assediata/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 08:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Max Goeldi ostaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Rachid Hamdani ostaggio]]></category>
		<category><![CDATA[svizzera libia]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è mancato poco che ieri l&#8217;esercito di Gheddafi facesse irruzione nell&#8217; ambasciata svizzera per arrestare Max Goeldi, uno dei due ostaggi elvetici bloccati a Tripoli dal luglio del 2008. 
Solo l&#8217;intervento dell&#8217;UE ha scongiurato il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>C&#8217;è mancato poco che ieri l&#8217;esercito di Gheddafi facesse irruzione nell&#8217; ambasciata svizzera per arrestare Max Goeldi, uno dei due ostaggi elvetici bloccati a Tripoli dal luglio del 2008. </strong></p>
<p>Solo l&#8217;intervento dell&#8217;UE ha scongiurato il peggio. Ora Goeldi è in prigione dove deve scontare quattro mesi di detenzione per violazione delle leggi sull&#8217; immigrazione. L&#8217;altro ostaggio svizzero, Rachid Hamdani, scagionato da ogni accusa, ha invece già lasciato Tripoli. La vicenda dei due ostaggi elvetici svela tutta una serie di problemi. In primo luogo la debolezza della diplomazia elvetica e del governo nel trattare con Tripoli.Dall&#8217;altra, i sempre più difficili rapporti fra Berna e gli stati dell&#8217; UE in particolare con l&#8217;Italia.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Fate come l’Italia!</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 18:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/02/credit_suisse_building_bahnhofsrtasse_paradeplatz_in_zurich.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1941" title="Credit_Suisse_building_Bahnhofsrtasse_Paradeplatz_in_Zurich" src="/wp-content/uploads/2010/02/credit_suisse_building_bahnhofsrtasse_paradeplatz_in_zurich.jpg?w=150" alt="" width="150" height="92" /></a>A invitare la Germania a copiare l’Italia, introducendo uno scudo fiscale, è nientemeno che il presidente del consiglo di amministrazione di CS (Crédit Suisse) Hans Ulrich Doerig. “Un’ amnistia fiscale sul genere di quanto sta facendo l’Italia” dice Doerig “potrebbe risolvere non pochi problemi a Berlino”.<span id="more-1940"></span><br />
</strong></p>
<p>Il governo tedesco, è infatti confrontato con un debito pubblico in continua ascesa che quest’ anno toccherà i 110 miliardi di euro. Un’ amnistisia fiscale costringerebbe a uscire allo scoperto molti evasori tedeschi che hanno i loro soldi all’ estero, in particolare in Svizzera. Doerig, ritiene infatti che la pressione sulle banche elvetiche, derivante dal possibile acquisto di dati di clienti germanici, finirà per calare, affermando di non sapere quanto denaro non tassato ci sia nel suo istituto finanziario. Perchè uno dei vertici della seconda più grande banca elvetica faccia queste dichiarazione è difficile da capire. Potrebbe essere una manovra diversiva per cercare di allentare la pressione sulla piazza finanziaria svizzera. E’ tuttavia evidente che le grandi banche, reagendo allo scudo di Tremonti, sono riuscite a mantenere il controllo-attraverso i loro istituti domiciliati in Italia- su una buona parte dei conti dei clienti italiani che hanno deciso di scudare. Invitando la Germania a fare come l’Italia, forse la grande banca elvetica che teme la fine del segreto bancario, spera di potere fare dirottare degli evasori germanici sulle proprie filiali in terra tedesca. Analogamente a quanto è successo con l’Italia.</p>
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		<title>E se il paradiso fiscale fosse l&#8217;Italia?</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 21:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Curioso! Sembra un paradosso! Eppure a colpi di scudi, (3 in 9 anni) l&#8217;Italia si profila come un vero paradiso fiscale soprattutto per gli evasori italiani. Leggete quanto scrive ad esempio  l&#8217;avvocato </strong><a href="http://tutorossi.wordpress.com/" target="_self">Tuto Rossi nel suo blog</a>. <strong>Un&#8217;evidenza che nessuno finora aveva  notato&#8230; forse nemmeno Tremonti.</strong></p>
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		<title>Cavalli selvaggi</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 20:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insubria]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Al Monte Bisbino, fra la Valle di Muggio e la regione del Lago di Como, una mandria di cavalli selvaggi, sta provocando più di un problema. Le autorità, hanno infatti deciso di deportare i quadrupedi. Ma non tutti sono d’accordo.<span id="more-1100"></span></strong>Pupi, è un puledro di appena due anni. Allontanato dal branco, due anni fa, ha cercato rifugio vicino al paese di Rovenna, in territorio italiano non lontano dal confine con la Valle di Muggio, in Ticino. Ad accudire la bestia ci hanno pensato, in questi mesi, due sorelle: Cristal e Noemi che ormai erano quasi riuscite ad addomesticare il cavallo. Ma le autorità locali, preoccupate per i danni naturali che la mandria (una ventina di cavalli) potrebbe causare, hanno deciso di catturare e portare altrove le bestie. Rimasti senza padrone anni fa, gli animali sono tornati allo stato brado, e hanno proliferato. Al punto che da uno, i branchi sono diventati due.</p>
<p>Dopo essere rimasto solo, Pupi, si era adattato a vivere nei pressi di Rovena. Un po&#8217; alla volta aveva preso confidenza con gli esseri umani, tanto da essere ormai diventato una sorta di mascotte del villaggio.  Una confidenza che gli è costata cara. In questi giorni, Pupi è stato catturato e portato via.   Gli altri cavalli, dovrebbero presto seguire lo stesso destino.</p>
<p>Ma sono in molti a protestare. Anche perché, nonostante tutte le rassicurazioni delle autorità, c&#8217;è chi teme che i cavalli, che ormai da anni vivono tranquillamente allo stato selvaggio, possano essere  soppressi.   Ieri, la strada per il monte Bisbino è stata teatro di un presidio da parte di ambientalisti italiani e ticinesi, ed ora iniziano a muoversi anche le associazioni ambientaliste. A guidare la protesta Cristal, e la sorella Noemi, poco più che decenni. Le due “balie” di Pupi hanno anche preso carta e penna e hanno scritto alle guardie forestali perché riportino a casa il loro cavallo.</p>
<p><strong>Red./RSI</strong></p>
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