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	<title>infoinsubria &#187; Giulio Tremonti</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Gysi-Tremonti, incontro mancato</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 21:06:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro italiano del Tesoro Giulio Tremonti ha smentito l&#8217;incontro con Alfredo Gysi: &#8220;Non ho incontrato nessuno&#8221;

Era stato strombazzato ai quattro venti suscitando anche il malumore del governo regionale Ticinese che si era sentito scavalcato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il ministro italiano del Tesoro Giulio Tremonti ha smentito l&#8217;incontro con Alfredo Gysi: &#8220;Non ho incontrato nessuno&#8221;<span id="more-1852"></span><br />
</strong></p>
<p>Era stato strombazzato ai quattro venti suscitando anche il malumore del governo regionale Ticinese che si era sentito scavalcato Invece, secondo quanto ha affermato oggi lo stesso Giulio Tremonti a Bruxelles, l’incontro fra lo stesso ministro dell’economia italiano e il CEO della BSI di Lugano Alfredo Gysi, annunciato la scorsa settimana, non è mai avvenuto.</p>
<p>Era stato il Mattino della domenica,(settimanale della Lega dei ticinesi ) ad annunciare l’imminente visita a Roma del banchiere ticinese. Un incontro favorito dalla Lega dei Ticinesi che si era avvalsa dei buoni uffici degli amici padani della Lega Nord. Ma così, sembra, non è stato.</p>
<p>Eppure, erano in molti a riporre molte speranze in questo incontro. Sarebbe stato lo stesso ministro delle finanze elvetico Rudolf Merz ad avere sollecitato Gysi -che è anche presidente delle banche estere in Svizzera- a cercare un contatto con Tremonti. Lo scopo, sarebbe stato quello di ristabilire un clima positivo nei rapporti tra la Confederazione e la penisola. Rapporti resi difficili dal recente scudo fiscale. I motivi che hanno impedito qualsiasi approccio con il ministro, non sono per il momento noti. <strong>Agenzie/Redazione</strong></p>
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		<title>Scudo fiscale: effetti limitati grazie a rimpatrio giuridico</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 21:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le ripercussioni del terzo scudo fiscale italiano sulla piazza finanziaria svizzera e ticinese sono minori rispetto alle due amnistie precedenti: lo afferma Alfredo Gysi, CEO della BSI e presidente dell&#8217;Associazione delle banche estere in Svizzera. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le ripercussioni del terzo scudo fiscale italiano sulla piazza finanziaria svizzera e ticinese sono minori rispetto alle due amnistie precedenti: lo afferma Alfredo Gysi, CEO della BSI e presidente dell&#8217;Associazione delle banche estere in Svizzera. A suo avviso l&#8217;emorragia di capitali è infatti stata frenata in particolare dal rimpatrio giuridico.<span id="more-1797"></span><br />
</strong></p>
<p>Molti clienti della BSI hanno fatto capo al rimpatrio giuridico e continuano a far amministrare in Svizzera i loro patrimoni assoggettati al fisco attraverso società fiduciarie italiane&#8221;, ha detto Gysi in un&#8217;intervista pubblicata oggi dal periodico economico &#8220;Finanz und Wirtschaft&#8221;. Il banchiere ha precisato che ben oltre la metà degli averi dichiarati ex novo è rimasto sotto il controllo della BSI.</p>
<p>Secondo Gysi, le ripercussioni dello scudo ter sulle banche svizzere sono minori rispetto alle due amnistie precedenti del 2001 e del 2003 anche perché i grossi istituti hanno diversificato geograficamente le loro attività. Le banche ticinesi hanno dal canto loro &#8220;il vantaggio e la sfida di gestire i patrimoni correttamente dichiarati con prodotti e servizi concorrenziali&#8221;.</p>
<p>È comunque chiamato ad agire anche il mondo politico: &#8220;dobbiamo ritrovare un dialogo aperto e costruttivo con l&#8217;Italia, che persegue una politica fiscale molto pragmatica&#8221;, ha dichiarato. Gysi, che all’ inizio di questa settimana avrebbe apprezzerebbe la proposta avanzata dalla piazza finanziaria elvetica, di introdurre un&#8217;imposta liberatoria, (una specie di “euro-ritenuta perfezionata e molto più trasparente rispetti a quella attualmente in vigore fra Svizzera e UE.</p>
<p><strong>Lugano e i conti con lo scudo</strong></p>
<p>A Lugano, il Municipio sta valutando gli ultimi dati sulla crisi delle banche e della piazza finanziaria. Il vice-sindaco Erasmo Pelli anticipa: &#8220;Abbiamo già calcolato che dalle banche entreranno solo 21 milioni di imposte mentre finora superavamo comodamente i 40. Per i prossimi anni crescerà solo il gettito delle persone fisiche&#8221;. Un ammanco che ricadrà sulle spalle dei cittadini che probabilmente saranno chiamati alla cassa.<strong>Agenzie/Redazione</strong></p>
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		<title>Scudo: Bellinzona (ri)chiama Berna</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 10:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Dalle parole ai fatti. Il presidente del Consiglio di Stato Gabriele Gendotti, venerdì aveva annunciato l&#8217;intenzione di scrivere un&#8217;ulteriore lettera al Consiglio federale chiedendo informazioni sull&#8217;esito delle trattative con Roma in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dalle parole ai fatti. Il presidente del Consiglio di Stato Gabriele Gendotti, venerdì aveva annunciato l&#8217;intenzione di scrivere un&#8217;ulteriore lettera al Consiglio federale chiedendo informazioni sull&#8217;esito delle trattative con Roma in materia di scudo fiscale (il Governo cantonale e quello federale si erano incontrati lo scorso 19 novembre).<span id="more-1785"></span></strong>Ieri la missiva è stata inviata a Berna, anche per chiedere alcune delucidazioni in materia di Fiscovelox e tutela della sfera privata. In effetti, indica il Governo in una nota, &#8220;il Consiglio di Stato chiede all&#8217;autorità federale di voler verificare la compatibilità dei sistemi di controllo  fiscovelox, che permettono di fotografare e filmare persone in entrata e in uscita dal nostro Paese, con le norme previste dagli accordi di Schengen&#8221;.</p>
<p><strong>Fiscovelox, lesivo dei bilaterali?</strong></p>
<p>A tal proposito invece, per l&#8217;OCST il sindacato cristiano sociale ticinese , non ci sono invece dubbi: i famigerati Fiscovelox, che registrano e filmano le targhe di chi li attraversa, con l&#8217;obiettivo di individuare potenziali evasori fiscali &#8211; sono lesivo dei trattati bilaterali e dell&#8217;accordo di Schengen, nuocendo direttamente alla libertà personale dei cittadini  di qua e di là della frontiera e dell&#8217;economia ticinese in particolare. Una presa di posizione che ha probabilmente determinato il governo cantonale a reagire chiedendo al Consiglio federale di reagire presso il governo di Roma. Nella sua nota il Sindacato cristiano-sociale ticinese parla addirittura di &#8220;atto che sfavorisce il Ticino e che incrina le relazioni tra Stati&#8221; cui occorre rimediare quanto prima. Il provvedimento -figlio dello scudo fiscale di Giulio Tremonti- esercita secondo OCST &#8220;un riverbero negativo anche sulle regioni frontaliere limitrofe&#8221;.</p>
<p>Ieri, sullo stesso tema aveva inoltrato un&#8217;interrogazione a Palazzo delle orsoline Lorenzo Quadri della Lega, oggi, replica sulla stessa linea anche il PPD.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
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		<title>Bond miliardari: ancora mistero</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 12:29:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se ne sono dimenticati quasi tutti. Eppure, il mistero dei famosi bond USA, scoperti all’ inizio della scorsa estate, alla dogana di Chiasso, nelle valigetta di due cittadini giapponesi, non è ancora stato chiarito. Si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/01/bond-american_bond.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1777" title="BOND American_bond" src="/wp-content/uploads/2010/01/bond-american_bond.jpg" alt="" width="158" height="161" /></a>Se ne sono dimenticati quasi tutti. Eppure, il mistero dei famosi bond USA, scoperti all’ inizio della scorsa estate, alla dogana di Chiasso, nelle valigetta di due cittadini giapponesi, non è ancora stato chiarito. Si è trattato di una bufala e c&#8217;è qualcosa di vero?La vicenda è ora rilanciata dalla Provincia di Como.<span id="more-1775"></span><br />
</strong></p>
<p>Stava sfogliando le carte seduto sulla sua scrivania alla Camera, l’onorevole Marco Beltrandi, quando è incappato sull’interrogazione 4 barra 03790 indirizzata al ministro Tremonti. E si è ricordato che quell’interpellanza era rimasta lettera morta. A dispetto dei mesi e delle stagioni che si sono passati il testimone nel frattempo. La carta in questione, depositata ufficialmente a Montecitorio la prima volta il 28 luglio, riguarda il misterioso intrigo dei 134,5 miliardi di dollari in titoli di credito statunitensi sequestrati agli inizi del giugno scorso alla stazione internazionale di Chiasso. Su quel blitz realizzato dalla guardia di finanza il deputato Beltrandi e altri cinque colleghi avevano sollecitato lumi al ministro Tremonti, in particolare sull’accertamento sull’effettiva «autenticità o falsità dei titoli sequestrati», su un eventuale richiesta di «intervento del governo Usa al fine di ottenere aiuto per un accertamento più rapido e sicuro grazie alla collaborazione di esperti provenienti dal Paese di emissione» dei titoli stessi e infine, «nel caso in cui l’accertamento facesse emergere l’autenticità dei titoli, se» il governo «intenda avvalersi del diritto di beneficiare della somma comminata come sanzione amministrativa prevista dalla legge in questi casi», ovvero poco meno di 40 miliardi di euro. Richieste rimaste tuttora senza risposta, a dispetto di un ulteriore sollecito presentato a ottobre. Insomma: il governo sembra aver imposto il silenzio e calato il sipario sul sequestro dei bond trovati in possesso a due eleganti, inappuntabili e decisamente sprovveduti giapponesi, che nella valigetta avevano titoli al portatore con un valore complessivo superiore alle riserve monetarie del Brasile. E il silenzio del governo ha contagiato anche gli inquirenti comaschi: da mesi, ormai, nessuno dice più nulla sul giallo dei bond sequestrati in dogana, neppure riguardo all’autenticità dei titoli di credito, che a sei mesi di distanza dovrebbe ormai essere nota. <strong>La Provincia/Redazione</strong></p>
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		<title>Italia: scudo fiscale fino ad aprile</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 19:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Via libera in Italia all&#8217;attesa riapertura dello scudo fiscale. Il consiglio dei ministri ha infatti dato il suo benestare oggi allo scudo &#8220;quater&#8221; contenuto nel decreto &#8220;milleproroghe&#8221;: rispetto all&#8217;operazione di rimpatrio di capitali conclusa il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Via libera in Italia all&#8217;attesa riapertura dello scudo fiscale. Il consiglio dei ministri ha infatti dato il suo benestare oggi allo scudo &#8220;quater&#8221; contenuto nel decreto &#8220;milleproroghe&#8221;: rispetto all&#8217;operazione di rimpatrio di capitali conclusa il 15 dicembre, cambiano però le aliquote. &#8220;Dall&#8217;entrata in vigore del decreto &#8211; ha dichiarato il ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti &#8211; fino alla fine di febbraio si pagherà il 6%, dall&#8217;inizio di marzo a fine aprile il 7%&#8221;. Fino al 15 dicembre è stato possibile invece pagare un&#8217;imposta sostitutiva del 5%.<span id="more-1744"></span><br />
</strong></p>
<p>Il nuovo scudo fiscale &#8220;è cifrato un euro&#8221;, ha aggiunto lo stesso Tremonti. Si replica dunque quanto era stato già fatto con lo scudo &#8220;ter&#8221;. &#8220;Da un euro siamo passati ad oltre 80 miliardi&#8221;, ha sottolineato il ministro non fornendo però nel dettaglio dati di incasso.</p>
<p>Dalla riapertura dello scudo, gli operatori del settore attendono invece ulteriori 30 miliardi di euro che si aggiungono ai 100-110 stimati per l&#8217;operazione appena conclusa. Tale cifra non è però ancora stata confermata da dati ufficiali.</p>
<p>La riapertura dello scudo era stata auspicata dagli operatori del settore che in prossimità della scadenza hanno lavorato anche i sabati, le domeniche, i giorni festivi. Un &#8220;tour de force&#8221; che però ha rischiato di lasciare fuori una fetta di contribuenti interessati.</p>
<p>L&#8217;arrivo di una nuova boccata d&#8217;ossigeno, valutabile in 1,8-2,1 miliardi di euro, per le casse dell&#8217;erario, in aggiunta al maggior gettito già incassato rispetto ai 3,7 miliardi di euro già assegnati con la Finanziaria (se le stime degli operatori verranno confermate dalle cifre ufficiali), dovrebbe consentire di dare una risposta alle tante questioni non evase con la manovra per il 2010. <strong>ATS</strong></p>
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		<title>Berlusconi in clinica svizzera? Prima le scuse, dice la Lega</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 16:15:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Secondo il quotidiano romando Le Matin, Silvio Berlusconi arriverà nei prossimi giorni presso la clinica privata Ars Medica di Gravesano, nel Canton Ticino, per un intervento di chirurgia plastica. Lo avrebbe confermato a Le Matin il ...]]></description>
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<div class="mceTemp">
<dl class="wp-caption alignleft">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="/wp-content/uploads/2009/12/ars-medica2.jpg"><img class="size-full wp-image-1751" title="ars medica" src="/wp-content/uploads/2009/12/ars-medica2.jpg" alt="" width="154" height="101" /></a><p class="wp-caption-text">Ars Medica, Gravesano,Ticino</p></div>
<div style="text-align:auto;"><span style="font-size:small;"><span style="line-height:17px;"><span style="font-size:small;"><span style="line-height:19px;"><strong><br />
</strong></span></span></span></span></div>
</dt>
</dl>
</div>
<p><strong>Secondo il quotidiano romando Le Matin, Silvio Berlusconi arriverà nei prossimi giorni presso la clinica privata Ars Medica di Gravesano, nel Canton Ticino, per un intervento di chirurgia plastica. Lo avrebbe confermato a Le Matin il sindaco di Gravesano, Carlo Zoppi.Giuliano Bignasca il leader della Lega dei Ticinesi è intervenuta affermando che prima Berlusconi deve scusarsi per quanto detto e fatto dal suo ministro Tremonti contro la Svizzera.</strong></p>
<p><span id="more-1734"></span></p>
<p>Presso la rinomata clinica, Silvio Berlusconi intende far cancellare dal viso “ogni traccia dell’aggressione” dei giorni scorsi. Alla Ars Medica Berlusconi si era già recato nel 2003, quando si era sottoposto ad alcuni interventi di chirurgia estetica.</p>
<p>&#8220;Berlusconi all&#8217;Ars medica? Prima le scuse di Tremonti&#8221;. Così oggi in un comunicato la Lega dei ticinesi.</p>
<p>&#8220;Secondo indiscrezioni giornalistiche Silvio Berlusconi intenderebbe recarsi nei prossimi giorni all’Ars Medica per cancellare le tracce dell&#8217;aggressione subita al volto&#8221;, si legge nella nota stampa.<br />
&#8220;Ciononostante -continua la Lega- il Governo italiano continua a portare violenti attacchi al nostro segreto bancario e alla nostra piazza finanziaria. Lo scudo fiscale è stato prolungato, proprio in data odierna, fino all’aprile 2010. Questa manovra è stata pensata e messa in atto ad hoc contro le nostre istituzioni, le nostre leggi e la nostra Costituzione.<br />
Oltre a ciò, in un ennesimo delirio, il Ministro delle Finanze italiano Giulio Tremonti aveva addirittura definito il Ticino come un Cantone di mafiosi”.</p>
<p>Poi la stoccata al ministro: &#8220;Tremonti si dimentica, tra l’altro, di essere stato uno dei più importanti esportatori di capitali nel periodo 1975-1995, con il suo ufficio di commercialista&#8221;.</p>
<p>La Lega esprime poi stupore per il fatto che &#8221;il Presidente del Consiglio italiano voglia recarsi proprio in Ticino – terra di “mafiosi” &#8211; per farsi curare. Questo almeno fino a che il Ministro Tremonti non porga le sue scuse ai cittadini e alle istituzioni di questo Cantone&#8221;.</p>
<p>Speriamo, infine -conclude il comunicato-  che l’amico e Ministro Umberto Bossi possa al più presto portare a più miti consigli i suoi colleghi di maggioranza, questo affinché le relazioni bilaterali possano tornare ad essere distese e nel limite del possibile reciprocamente proficue.</p>
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		<title>Scudo: le strane amnesie di un intermediario di lusso</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2009/11/la-strana-ipocrisia-di-un-intermediario-di-lusso/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:54:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ministri, industriali, vertici della guardia di finanza. Tutti con il conto in Svizzera. In un’ intervista allo zurighese Blick, un ex-banchiere della piazza di Lugano, conferma vecchi sospetti e svela nuovi particolari sconcertanti sugli illeciti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/uploads/2009/11/giulio_tremonti_2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1653" title="Giulio_Tremonti_2" src="/wp-content/uploads/2009/11/giulio_tremonti_2.jpg?w=220" alt="" width="220" height="300" /></a><strong>Ministri, industriali, vertici della guardia di finanza. Tutti con il conto in Svizzera. In un’ intervista allo zurighese Blick, un ex-banchiere della piazza di Lugano, conferma vecchi sospetti e svela nuovi particolari sconcertanti sugli illeciti finanziari che per decenni hanno caratterizzato la frontiera fra Italia e Svizzera. Ma anche la &#8220;vita&#8221; precedente di Giulio Tremonti è tutta un romanzo.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1645"></span></strong></p>
<p>« Avevo un cliente lombardo, un industriale » rivela un banchiere anonimo della piazza di Lugano, « un giorno gli piombò in azienda la Guardia di Finanza. Per le Fiamme gialle è un gioco da ragazzi contestarti anche una minima sbavatura nella contabilità », dice ancora il testimone. « Il comandante, intimò al mio cliente di versare su un conto svizzero 200 milioni di lire per chiudere la pratica. Fui io a procedere al pagamento e la cosa finì lì » L’episodio, risale a10 anni fa ma secondo l’ex-banchiere, la situazione non è affatto cambiata. « Per questo probabilmente» dice ancora «  l’attuale ministro delle finanze italiano, coinvolto qualche anno fa in un affare di evasione, se l’è  cavata senza un graffio ».</p>
<p>Il banchiere, conferma inoltre come molti attuali ministri della Repubblica, alti funzionari e grandi industriali, abbiano sempre avuto un loro conto in Ticino. Non vuole fare nomi, l’ex-banchiere. Forse li tiene in serbo per tirarli fuori al momento opportuno.</p>
<p>Sono parecchie le storie sconcertanti che racconta l’ex-banchiere. Come quella riferita a una organizzazione dedita al contrabbando. « Si era comprata un pezzo di terreno ad Arzo, nel canton Ticino, proprio a ridosso della rete metallica. Si comprò anche il corrispettivo terreno su suolo italiano. Il passaggio della merce di contrabbando avveniva, di fatto, attraverso il giardino, una specie di zona franca».</p>
<p><strong>Tremonti: un romanzo a Lugano</strong></p>
<p><strong><span style="font-weight:normal;">Ma la cronaca di queste convulse settimane è ricca di spunti interessanti. E’ sempre più insistente, ad esempio, la voce secondo la quale il ministro Tremonti -prima di entrare in politica- fosse molto attivo sulla piazza di Lugano. « Era lui a portarci i clienti migliori » ci dice un altro operatore finanziario. « Triangolava fra Lugano e Lussemburgo dove aveva un ufficio » dice ancora l’operatore.</span></strong></p>
<p>Proprio questo signore oggi si erge a grande vendicatore : «  è chiaro, nell’ ambiente bancario e fiduciario si muove a suo agio, anche perchè molti di quelli a cui oggi dà la caccia, sono stati suoi clienti e sa come stanarli ».</p>
<p><strong>Moglie, ville e amanti</strong></p>
<p>« Ma il ministro non si faccia troppo illusioni » dice infine l’ex-banchiere al Blick. « Non è vero che l’esodo verso l’Italia di capitali è massiccio, come dichiara l’agenzia delle entrate e la stampa italiana. Gli interessi di molti investitori in Svizzera sono troppo importanti e radicati. C’è chi ha la villa nei Grigioni, a St.Moritz, a Celerina. Case lussose piene di opere d’arte di grande valore. Mica si possono vendere tutto o portarsi la villa in Italia. E poi si sa » dice ancora l’ex-banchiere, « molti di questi grossi imprenditori amanno le donne a magari hanno un paio di amanti. Vizi che costano e che è meglio tenere ben nascosti come ben nascosto va tenuto il conto in banca per evitare che in caso di divorzio la moglie ti metta sul lastrico ».</p>
<p><strong>Svizzera mafiosa</strong></p>
<p>Ma per il ministro Tremonti la Svizzera e in particolar modo il Ticino è fatta di mafiosi. Ecco come, secondo il Blick, si è espresso il ministro : <a href="http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=508443&amp;idsezione=1&amp;idsito=1&amp;idtipo=3">www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=508443&amp;idsezione=1&amp;idsito=1&amp;idtipo=3</a></p>
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		<title>Frontalieri: un dubbio al giorno</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 13:31:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chi “scuda” e chi no! E’ tutt’altro che chiarita la questione dei frontalieri relativamente allo scudo fiscale. Malgrado la circolare 48/E dell’ Agenzia delle entrate di qualche giorno fa, ora emerge che chi abita oltre la fascia dei 20 chilometri dal confine svizzero è tenuto a fare la dichiarazione fiscale in Italia. Il dubbio è che chi non l’ha fatta, negli ultimi 5 anni, sia da considerare evasore a tutti gli effetti. Per questo, sarebbe tenuto obbligatoriamente a “scudare” i suoi averi in Svizzera.<span id="more-1633"></span><br />
</strong></p>
<p>Lo scudo fiscale voluto dal ministro Giulio Tremonti e le precisazioni dell’Agenzia italiana delle entrate (arrivate con il contagocce e che fino all’ ultimo non ha considerato obblighi e diritti dei frontalieri) fanno emergere nuovi problemi in merito in merito a coloro che giornalmente vanno avanti e indietro dalla Svizzera per lavorare. Ai fini fiscali vi è una differenza fondamentale tra i frontalieri che risiedono nella fascia di confine (cioè nei Comuni situati entro i 20 km dalla frontiera) e quelli che non risiedono in questa fascia: i primi non devono fare la dichiarazione dei redditi in Italia, in quanto le imposte prelevate in Svizzera vengono in parte (40% del gettito) ristornate a Roma a beneficio dei Comuni di confine; i secondi dovrebbero invece fare la dichiarazione dei redditi in Italia, pagare le imposte su questi redditi con le aliquote italiane e farsi scontare, sotto forma di credito d’imposta, le imposte trattenute dalla Svizzera, per le quali non vi è ristorno all’Italia. In tal modo, il carico fiscale per questi ultimi è nettamente superiore. E’ quanto scrive il Corriere del Ticino nell’edizione di venerdì scorso.</p>
<p>Ma a questo punto la domanda è la seguente: se chi abita oltre i 20 chilometri non ha ottemperato a questi obblighi rischia di essere considerato un evasore? Proprio per questo sarebbe obbligato a “scudare” i suoi conti in Svizzera? Cercheremo di saperne di più nelle prossime ore. <strong>CdT/Redazione</strong></p>
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		<title>Scudo: lista nera, qualcuno gioca sporco</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 16:50:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A chi è utile sbandierare l’esistenza di una lista nera di correntisti facoltosi italiani che hanno i loro soldi in Svizzera? Sicuramente non  certo alle banche elvetiche che rischierebbero –divulgando i nomi- il loro suicidio. Di certo conviene di più a chi i soldi depositati nei forzieri luganesi li vuole riportare in Patria e subito. <span id="more-1589"></span></strong></p>
<p>Milano Finanza (MF) torna all’ attacco. Dopo l’articolo pubblicato ieri secondo il quale ambienti non ben identificati starebbero per rendere pubblica una lista nera di facoltosi evasori italiani in Svizzera, oggi il foglio milanese afferma che un anonimo lettore avrebbe offerto al giornale, dietro compenso, un dischetto con diversi nominativi e relativi conti. Insomma, sul mercato ci sarebbero degli intermediari pronti a cedere al miglior offerente -come fu il caso dell’ ex-bancario del Liechtenstein che vendette al fisco di Berlino la lista degli evasori tedeschi- il CD con le registrazioni di noti e facoltosi evasori italiani. Nulla si può più escludere in questa guerra fiscale italo-elvetica. E’ verosimile (come scrive MF) che qualche bancario italiano in Svizzera temendo di perdere il posto, per vendicarsi ricorra a simili stratagemmi. Tuttavia, l’operazione, appare fin troppo ben orchestrata. Finanzieri infiltrati in Ticino che però nessuno ha mai visto, un ex-banchiere anonimo che minaccia dalle pagine del Blick che se “aprisse il proverbiale libro” non ci sarebbe più pace per nessuno in Italia specialmente per i politici e per i grandi imprenditori. Ora, arriva anche la lista nera degli evasori. Insomma, la strategia della paura potrebbe essere figlia dello stesso padre: il ministero delle finanze italiano e il suo titolare, Giulio Tremonti. Non per nulla il deflusso di capitali dalla Svizzera verso l’Italia, non sembra arrestarsi. Una vera emorragia di soldi dettata più dal timore che da una valutazione razionale della situazione. Il rimpatrio giuridico<a href="http:/ellieglialtri.wordpress.com/2009/10/16/scudo-da-svizzera-ammesso-anche-rimpatrio-giuridico/" target="_self"> </a>per il cliente italiano è una realtà anche se le circolari del ministero si sono guardati bene dal pubblicizzarlo preferendo rimanere nel vago proprio per alimentare la confusione. Il segreto bancario è ancora in vigore e continua a garantire la privacy dei clienti. Non c’è che dire! La disinformazione sta sicuramente raggiungendo i suoi obbiettivi: intimorire, disorientare, incassare. D’altronde, se la regia sta veramente a Roma, il regista è uno che di queste cose se ne intende avendo fatto per anni la spola fra Sondrio, Milano e Lugano. Uno, insomma, che sa giocare sporco.</p>
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		<title>Evasione fiscale: quando la Lega Nord faceva proseliti</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 21:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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<div id="attachment_1571" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><a rel="attachment wp-att-1571" href="/2009/11/evasione-fiscale-quando-la-lega-nord-facevano-proseliti/roveredo/"><img class="size-medium wp-image-1571" title="ROVEREDO" src="/wp-content/uploads/2009/11/roveredo.jpg?w=300" alt="ROVEREDO" width="300" height="168" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Roveredo GR dal parapendio</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E’ stato inutile l’appello che il leader della Lega dei Ticinesi, Giuliano (Nano) Bignasca, ha lanciato al cugino Umberto Bossi qualche settimana fa. Il “senatur” ha risposto picche: “sullo scudo, indietro non si torna”, ha detto. Eppure, il ministro leghista, dovrebbe sapere che anche molti dei suoi hanno abbondantemente approfittato e probabilmente ancora approfittano degli sportelli bancari svizzeri</strong>.</p>
<p><span id="more-1570"></span>“Meglio i soldi in Svizzera che inviarli a Roma ladrona”.  Sembra che Bossi una frase simile l’abbia ripetuta più di una volta in passato.  Ma ora i tempi sono cambiati. Il regno di “Re Silvio” scricchiola e allora meglio cercare alleati per assicurarsi un futuro. E Giulio Tremonti potrebbe proprio rappresentare questo futuro, anche per la Lega. D’altronde, il “feeling” fra i due sembra molto evidente in questo momento. Dunque, lo scudo, non si discute.</p>
<p>Eppure, non molto tempo fa, anche gli uomini del Carroccio non disdegnavano gli sportelli d’oltre frontiera. Se Tremonti, durante un certo periodo, è stato ospite fisso nei salotti felpati della finanza luganese, (è almeno ciò che dicono i ben informati), un articolo di Repubblica del 19 novembre 2005, dimostra come anche noti personaggi della Lega Nord apprezzavano l’efficienza e la discrezione elvetiche.</p>
<p>Uno per tutti è Edoardo Panizza, fra i massimi dirigenti del Carroccio (secondo quanto scriveva Repubblica). Il Panizza, nell’ articolo, invitava le imprese italiane a trasferirsi in Svizzera. “Un Paese modello dove la gente è leale, non sciopera mai e va poco in vacanza. Pieno di grandi banche molto discrete e ancora vantaggioso sul piano fiscale”. Panizza, promuove, nell’articolo, la sua <a href="http://www.iba-sa.ch/" target="_self">&#8220;Industrial Business Allocation Sa&#8221;</a>, società svizzera con sede a Roveredo Grigioni di cui -<a href="http://www.moneyhouse.ch/u/iba_industrial_business_allocation_sa_CH-350.3.008.609-8.htm" target="_self"> secondo il registro di commercio del Cantone<span style="text-decoration: underline;"> -</span></a> è ancora il direttore.</p>
<p>Panizza, che all’epoca era anche membro della segreteria politica del partito di Bossi e responsabile proprio dei rapporti con le piccole e medie aziende, in un opuscolo ai potenziali clienti della “Industrial Business Allocation Sa&#8221; spiegava perché la strada verso la Svizzera era lastricata di opportunità, a partire dal segreto bancario. Un segreto blindato! Le banche svizzere, sempre secondo l’opuscolo, proteggono la riservatezza dei clienti anche in caso di «violazioni economiche» come il «mancato pagamento delle tasse nel Paese di domicilio, la bancarotta semplice, il contrabbando, l&#8217; evasione fiscale» quando «queste infrazioni non siano punibili» in terra elvetica. Perfino in caso di divorzio, il conto svizzero resiste agli assalti degli avvocati avversari, soprattutto se cifrato, dice sempre Panizza.</p>
<p>Come mai &#8211; chiedeva il giornalista di Repubblica &#8211; il dirigente di un partito italiano, come Panizza, aiuta le imprese nazionali ad andar via? Non sarebbe meglio convincerle a restare? Panizza spiega: ”Le aziende italiane lasciano il nostro Paese da decenni, per loro libera scelta e senza bisogno di incoraggiamenti. Che la Svizzera sia un Paradiso è indubbio. Ne sono convinti gli oltre 24 mila italiani che ogni giorno ci lavorano (oggi sono 45 mila). E&#8217; un paese florido, attivo. I benefici della sua economia si riverberano sull&#8217;intera Italia del Nord. Dialogare con la Svizzera, dunque, è un atto opportuno, anche sul piano politico” conclude Edoardo Panizza.</p>
<p><strong>M.B.</strong></p>
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