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	<title>infoinsubria &#187; Ginevra</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Svizzera-Libia: verso soluzione?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 21:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Forse le pressioni europee -soprattutto italiane- sui governi di Tripoli e Berna potrebbe portare domani a Madrid a una soluzione.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_3415" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><a href="/wp-content/uploads/2010/02/Ghaddafi-Ricardo-Stuckert.jpg"><img class="size-medium wp-image-3415" title="Ghaddafi-Ricardo Stuckert" src="/wp-content/uploads/2010/02/Ghaddafi-Ricardo-Stuckert-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Il colonnello Gheddafi (foto cc Ricardo Stuckert)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Forse le pressioni europee -soprattutto italiane- sui governi di Tripoli e Berna potrebbe portare domani a Madrid a una soluzione.</strong></p>
<p><span id="more-1952"></span>Tutto si potrebbe sbloccare domani a Madrid. La Spagna -che è presidente di turno dell’ UE- ha invitato la diplomazia elvetica e quella libica a incontrarsi per tentare di redimere la vertenza. Il ministro Miguel Angel Moratinos, cercherà di convincere Micheline Calmy-Rey e il suo omologo libico Mousa Kousa a scendere a più miti consigli.La tensione fra i due paesi è altissima. La “black list” elvetica che esclude dal suolo svizzero 188 personalità libiche compreso il colonnello Gheddafi, ha scatenato la reazione di Tripoli che ha deciso di bandire dal proprio territorio tutti i cittadini dell’area Schengen. Una rappresaglia, che evidentemente non è piaciuta agli stati europei che stanno tentando, primo fra tutti lo stato italiano, di ricucire lo strappo.</p>
<p>La Svizzera, secondo quanto ha rivelato il ministro degli esteri italiano Franco Frattini, che oggi ha parlato lungamente con la ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey, potrebbe acconsentire ad aprire un’inchiesta sulla pubblicazione delle foto di Hannibal Gheddafi, scattate al momento del suo arresto, avvenuto a Ginevra, nel luglio del 2008. Questa è una delle condizioni che porrebbe Tripoli per appianare le divergenze con Berna e concedere il ritorno a casa dei due ostaggi svizzeri ancora bloccati in Libia.</p>
<p><strong>Red.</strong></p>
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		<title>Evasori tedeschi: è sempre Hervé Falciani la talpa?</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 22:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Secondo quanto rivela lo Spiegel, dietro l’offerta di 1500 conti di cittadini tedeschi che avrebbero evaso il fisco del loro paese depositando i soldi in Svizzera si nasconde Hervé Falciani. Si tratta dello stesso impiegato della HSBC di Ginevra che aveva offerto dati simili al fisco francese. Intanto, il governo tedesco, si dichiara sempre più interessato all’offerta. <span id="more-1895"></span><br />
 </strong></p>
<p>Deve saperne una più del diavolo Hervé Falciani. L’ex-impiegato della HSBC di Ginevra, che qualche mese fa aveva offerto al governo di Parigi i nominativi di molti evasori francesi, sarebbe la stesse talpa che ha offerto a Berlino il nome di 1500 evasori tedeschi. A rivelarlo è il settimanale Der Spiegel a cui fa eco anche il Financial Times. Falciani, comuqnue smentito. Intervistato da un’ agenzia stampa, l’ex-impiegato della HSBC afferma di avere offerto collaborazione unicamente alla Francia. Nulla saprebbe invece dei conti tedeschi.</p>
<p>Intanto, dopo un’iniziale prudenza, il governo tedesco sembra propenso ad accettare l’offerta.  Stando a un portavoce del Ministero delle finanze, Berlino si muoverà sulla scia di quanto successo col Liechtenstein all&#8217;inizio del 2008, quando i servizi segreti esteri tedeschi hanno comprato liste di nomi da un ex dipendente della banca Lgt per 4,2 milioni di euro, pari a oltre 6 milioni di franchi. Se così fosse, per la Svizzera si aprirebbe un nuovo fronte fiscale dopo quello statunitense, italiano e francese.</p>
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		<title>Ginevra: mano pesante contro i mendicanti</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 20:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
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Non usa mezzi termini il Canton Ginevra. Da mesi confrontato con gruppi di mendicanti in arrivo dall’ Europa dell’ Est, ha deciso di intervenire con il pugno di ferro:mendicanti arrestati e ...]]></description>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_1861" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="/wp-content/uploads/2010/01/geneva.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1861" title="Geneva" src="/wp-content/uploads/2010/01/geneva.jpg?w=150" alt="Ginevra" width="150" height="99" /></a><p class="wp-caption-text">Ginevra</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Non usa mezzi termini il Canton Ginevra. Da mesi confrontato con gruppi di mendicanti in arrivo dall’ Europa dell’ Est, ha deciso di intervenire con il pugno di ferro:mendicanti arrestati e figli sottratti ai genitori e collocati in centri di accoglienza.<span id="more-1860"></span><br />
</strong></p>
<p>Dopo aver vietato l&#8217;accattonaggio, il cantone di Ginevra ha deciso di sottrarre ai mendicanti i loro figli, con o senza il consenso dei genitori. Questi saranno inoltre denunciati sistematicamente alla giustizia. Il Consiglio di Stato osserva in un comunicato che la situazione dei bambini che mendicano o accompagnano i genitori mendicanti «nuoce al loro sviluppo e mette in pericolo la loro salute». Il Dicastero della polizia e della pubblica educazione hanno deciso di agire congiuntamente.</p>
<p>La polizia ha ricevuto l&#8217;ordine di fermare tutti i mendicanti accompagnati da bambini e qualsiasi bambino che chiede l&#8217;elemosina. Con il consenso o no dei genitori, i piccoli saranno affidati al servizio di protezione dei minorenni, che li sottoporrà ad una visita medica e potrà collocarli momentaneamente in un centro d&#8217;accoglienza.</p>
<p>I genitori saranno denunciati sistematicamente al procuratore generale. Il Servizio dei minorenni potrà pure chiedere che ai genitori sia ritirata la custodia dei figli. La decisione al riguardo sarà di competenza del Tribunale delle tutele.ATS/Redazione</p>
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		<title>Caso HSBC: Francia sfrutterà i dati</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2009/12/caso-hsbc-francia-sfruttera-i-dati/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 13:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Francia continuerà a sfruttare anche a fini fiscali le liste rubate di conti di suoi cittadini nella banca ginevrina HSBC, nonostante la decisione di restituirla alla Svizzera. Lo ha dichiarato oggi il ministro del bilancio Eric Woerth, in visita a Pechino con il primo ministro François Fillon.<span id="more-1771"></span><br />
</strong></p>
<p>&#8220;Certo che (le liste) sono utilizzabili, lo Stato francese si occupa dei contribuenti francesi, sembra piuttosto naturale&#8221;, ha detto Woerth: &#8220;il procedimento giudiziario francese continuerà e quello fiscale pure, è chiaro&#8221;.</p>
<p>Ieri la giustizia francese ha accettato di trasmettere a quella svizzera i documenti sequestrati all&#8217;inizio dell&#8217;anno in casa di Hervé Falciani, l&#8217;ex-informatico della banca HSBC accusato del furto di numerosi dati presso la succursale ginevrina. &#8220;Sì, certo, (le liste) saranno trasmesse alla giustizia elvetica, è naturale e normale&#8221;, ha confermato Fillon.</p>
<p>Il Dipartimento federale delle finanze (DFF) ha fatto sapere dal canto suo che &#8220;la ratifica della Convenzione di doppia imposizione con la Francia resta comunque sospesa&#8221;. Tale accordo dovrebbe estendere l&#8217;assistenza amministrativa in ambito fiscale.</p>
<p>A questo riguardo Woerth ha dichiarato: &#8220;Ci vuole un po&#8217; di tempo. Non immagino un solo istante che le autorità svizzere possano sospendere a lungo la ratifica, perché hanno preso questo impegno come tutti gli altri paesi hanno preso questo impegno&#8221;.</p>
<p><strong>Svizzera avvertita ma…</strong></p>
<p>Intanto, l’autore del furto, l’informatico italo-francese Hervè Falciani, ha giustificato il suo gesto affermando che aveva avvertito le autorità svizzere già nel 2006. (Ndr su cosa aveva avvertito le autorità svizzere? Che c’erano dei conti di evasori francesi nascosti nelle banche di Ginevra?) Visto che non aveva ricevuto risposta da Berna, Falciani ha così deciso di rivolgersi alle autorità di Parigi. L’ex-informatico della HSBC, nega comunque di avere tratto degli utili trasmettendo la lista dei clienti al fisco francese.</p>
<p>Falciani, afferma inoltre che il suo intento alla Hsbc era di &#8220;far evolvere il sistema nel senso positivo&#8221; e di essersi invece reso conto che &#8220;la vecchia guardia si opponeva ai cambiamenti&#8221;.</p>
<p><strong>Dati difficilmente utilizzabili</strong></p>
<p>Secondo Alexandre Zeller,direttore generale della HSBC Private Bank (Svizzera) la lista trasmessa dal suo ex-impiegato, alle autorità francesi contiene delle &#8220;inesattezze&#8221; e delle &#8220;incoerenze&#8221;.</p>
<p>&#8220;La persona che abbiamo impiegato lealmente durante otto anni ha rubato i pezzi di parecchi puzzle e ha cercato di metterli assieme. Questi dati sono tuttavia difficilmente utilizzabili, sia sul piano tecnico che dal lato giuridico&#8221;, ha spiegato Zeller in un&#8217;intervista pubblicata da &#8220;Le Matin Dimanche&#8221; e dalla &#8220;SonntagsZeitung&#8221;. <strong>Redazione/Agenzie</strong></p>
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		<title>Caso HSBC: la Francia fa marcia indietro</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 21:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La giustizia francese ha accettato di trasmettere a quella svizzera i documenti sequestrati all&#8217;inizio dell&#8217;anno in casa di Hervé Falciani, l&#8217;ex-impiegato della banca HSBC accusato del furto di dati presso la succursale ginevrina.
 
La possibile ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2009/12/geneve_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1762" title="Geneve_" src="/wp-content/uploads/2009/12/geneve_.jpg?w=300" alt="" width="300" height="196" /></a>La giustizia francese ha accettato di trasmettere a quella svizzera i documenti sequestrati all&#8217;inizio dell&#8217;anno in casa di Hervé Falciani, l&#8217;ex-impiegato della banca HSBC accusato del furto di dati presso la succursale ginevrina.<span id="more-1761"></span><br />
 </strong></p>
<p>La possibile utilizzazione di questo materiale da parte delle autorità fiscali francesi ha suscitato tensioni tra Parigi e Berna.  La disponibilità a trasferire le informazioni è stata comunicata oggi dal procuratore generale di Aix-en-Provence, François Faletti. I documenti erano chiesti da Berna nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine sulla banca d&#8217;affari HSBC Private Bank (Svizzera). Faletti ha ricordato che la Francia aveva dato seguito a parte della richiesta elvetica già a inizio anno, dopo la perquisizione eseguita il 20 gennaio su domanda delle autorità svizzere. Il verbale degli interrogatori e della perquisizione erano stati trasmessi a Berna.  La Francia trasmetterà ora gli «altri elementi complementari», ossia i file informatici sequestrati, «molto rapidamente». In Francia, Falciani è sospettato di riciclaggio. L&#8217;inchiesta svizzera si concentra invece sull&#8217;aspetto informatico (pirateria). Hervé Falciani, informatico franco-italiano di 38 anni, ha consegnato alle autorità francesi una lista che dovrebbe contenere i dati di 130&#8242;000 clienti di HSBC, fra i quali, oltre a francesi, anche molti colombiani e italiani nonché funzionari cinesi.</p>
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		<title>Divieto minareti: ricorso a Strasburgo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 20:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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Hafid Ouardiri, ex portavoce della moschea di Ginevra, ha presentato oggi un ricorso alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo contro il divieto elvetico dei minareti: egli chiede al tribunale di Strasburgo di dichiarare il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_1720" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2009/12/minareto-wuppertal_elberfeld_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1720" title="Minareto Wuppertal_Elberfeld_" src="/wp-content/uploads/2009/12/minareto-wuppertal_elberfeld_1.jpg?w=300" alt="Minareto in Germania" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Minareto in Germania</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Hafid Ouardiri, ex portavoce della moschea di Ginevra, ha presentato oggi un ricorso alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo contro il divieto elvetico dei minareti: egli chiede al tribunale di Strasburgo di dichiarare il provvedimento approvato lo scorso 29 novembre dal popolo svizzero incompatibile con la Convenzione europea dei diritti umani.<span id="more-1717"></span><br />
</strong></p>
<p>Ouardiri ha anche inviato una lettera al Consiglio federale e a tutti i paesi membri del Consiglio d&#8217;Europa, ha indicato all&#8217;ATS Pierre de Preux, presidente del Consiglio dell&#8217;Ordine degli avvocati di Ginevra, confermando una notizia pubblicata sul sito internet della Televisione romanda (TSR). De Preux è uno dei cinque legali &#8211; due svizzeri, due francesi e un belga &#8211; che rappresentano il ricorrente.</p>
<p>Hafid Ouardiri è l&#8217;ex portavoce della moschea situata nel quartiere ginevrino del Petit-Saconnex. Musulmano praticante di nazionalità francese, vive a Ginevra da 30 anni. Nel suo ricorso a Strasburgo &#8211; indica il sito della TSR &#8211; egli richiama l&#8217;articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell&#8217;uomo, che garantisce la libertà di pensiero, coscienza e religione, l&#8217;articolo 14, che vieta la discriminazione, e all&#8217;articolo 13, che recita: &#8220;Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un&#8217;istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone agenti nell&#8217;esercizio delle loro funzioni ufficiali&#8221;.</p>
<p>De Preux ammette che sussistono &#8220;problemi di ricevibilità&#8221; per il ricorso, come già ha rilevato il presidente della Corte europea, Jean-Paul Costa, che ha definito il caso &#8220;complicato sul piano giuridico&#8221;. Prima di potersi rivolgere alla corte di Strasburgo, un ricorrente dovrebbe aver dapprima esaurito tutte le vie di ricorso nel suo paese. Tuttavia, &#8220;non è possibile rivolgersi al tribunale federale contro il risultato di un voto popolare&#8221;, aveva spiegato Costa all&#8217;inizio di dicembre davanti a un gruppo di giornalisti a Bruxelles.ATS</p>
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		<title>Un telefono senza spie</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 11:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rendere invisibile il proprio cellulare. In Svizzera si può. Una start-up di Ginevra, ha infatti messo a punto un software capace di bloccare qualsiasi intrusione. Un sistema estremamente efficace soprattutto per arginare lo spionaggio industriale.
 Il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong><a rel="attachment wp-att-1451" href="/2009/10/un-telefono-senza-spie/450px-gsm_base_station_2-3/"></a><a rel="attachment wp-att-1452" href="/2009/10/un-telefono-senza-spie/450px-gsm_base_station_2-4/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1452" title="450px-GSM_base_station_2" src="/wp-content/uploads/2009/10/450px-gsm_base_station_23.jpg?w=112" alt="450px-GSM_base_station_2" width="112" height="150" /></a>Rendere invisibile il proprio cellulare. In Svizzera si può. Una start-up di Ginevra, ha infatti messo a punto un software capace di bloccare qualsiasi intrusione. Un sistema estremamente efficace soprattutto per arginare lo spionaggio industriale.</strong><span id="more-1439"></span></div>
<p> Il telefonino, oggi, è ormai diventato un micro ordinatore. Proprio per questo i rischi di farsi contagiare da un virus o da uno spyware, sono all’ ordine del giorno.</p>
<p>Ma il problema più grosso è quello di non farsi intercettare le chiamate, gli sms o le e-mail. La questione è importante soprattutto se si tratta di personaggi pubblici, dello spettacolo, della politica o dell’ economia. Nelle condizioni atuali, attraverso dei semplici software in rete, fare dello spionaggio industriale, è un gioco da ragazzi.</p>
<p><strong>La soluzione</strong></p>
<p>Cosa fare dunque? Cambiare telefonino passando a modelli più sofisticati o rassegnarsi al rischio? La <a href="http://www.adeya.ch/" target="_self">Adeya</a>, un’ azienda svizzera, con sede a Ginevra, ha trovato la soluzione. Ha messo a punto un programma scaricabile via internet che permette di criptare efficacemente il proprio apparecchio. La protezione è garantita da un abbonamento mensile con un costo che va da una decina a un centinaio di franchi, a dipendenza delle esigenze del cliente. Il prodotto è pensato soprattutto per i manager. Per il momento, il programma di Adeya si adatta perfettamente a prodotti Nokia, Windows mobile e Blackberry. Entro la fine dell’ anno uscirà anche l’applicazione per iPhone.</p>
<p><strong>Ma è veramente efficace?</strong></p>
<p>Secondo quanto afferma il CIO di Adeya, Cédric Renouard, 29 anni, ingegnere in sistemi di telecomunicazione, il “criptaggio” sviluppato dalla sua azienda, si basa  su un codice monouso assolutamente inviolabile. Proprio per questo, non in tutti i paesi è legale. Negli Stati Uniti, ad esempio, per questioni di sicurezza le autorità devono potere decifrare qualsiasi messaggio.  I sistemi inviolabili non sono ammessi. Questa potrebbe essere la prova della bontà del prodotto di Adeya. Da Largeur.com/Ellieglialtri</p>
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		<title>Crisi libica: se l’Italia desse una mano?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 20:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E’ un vero ginepraio quello in cui si è cacciato il governo svizzero. La crisi con il Colonnello Gheddafi sembra, per il momento, senza via d’uscita. In pochi mesi, la diplomazia elvetica ha fatto cilecca per la seconda volta e intanto i due ostaggi elvetici sono ancora bloccati a Tripoli. Forse, Berna, dovrebbe chiedere aiuto a Roma.<span id="more-1144"></span><br />
</strong></p>
<p>Hans Rudolf Merz non solo ha perso la faccia ma ora rischia di perdere anche il posto. Voci di corridoio, sempre più insistentemente, chiedono le sue dimissioni. Il presidente della Confederazione elvetica, dieci giorni fa, a sorpresa e -sembra- senza avere informato tempestivamente i suoi colleghi di governo, si era recato nella capitale libica per chiedere scusa al Colonnello Gheddafi nella speranza di riportare a casa due impiegati elvetici di un’importante multinazionale bloccati a Tripoli da oltre un anno. Il loro fermo è stato probabilmente una ritorsione contro la Svizzera dopo che la polizia di Ginevra, nel luglio del 2008, aveva arrestato, per qualche ora il figlio di Gheddafi, Hannibal e la moglie, con l’accusa di maltrattamento ai danni dei loro domestici.</p>
<p>L’episodio, ha aperto una crisi senza precedenti fra i due paesi, tanto che Gheddafi oltre ad arrestare i due impiegati di un’importante multinazionale, ha anche ritirato dalle banche svizzere oltre sei miliardi di franchi. Non solo. Pochi giorni fa ha pure chiesto all’ONU di smembrare la Confederazione in tre entità linguistiche da aggregare rispettivamente a Francia, Italia e Germania.</p>
<p>Durante quest’anno, prima la responsabile della diplomazia elvetica, Micheline Calmy-Rey e dieci giorni fa, il presidente della Confederazione, Hans Rudolf Merz, si sono recati a Tripoli nella speranza di sbloccare la situazione.</p>
<p>Merz si è addirittura umiliato chiedendo scusa per quanto fatto dalla Polizia ginevrina e ha pure consentito a istituire una commissione arbitrale internazionale per chiarire l’accaduto.</p>
<p>Un atto di sottomissione che ha scatenato grosse polemiche in Svizzera. Ginevra si è sentita delegittimata dal gesto del presidente Merz che avrebbe violato la sovranità cantonale. La polemica si sarebbe potuta esaurire velocemente se Merz fosse riuscito a riportare a casa i due ostaggi. Così non è stato e oggi, addirittura, il governo di Tripoli smentisce che vi sia mai stato un accordo formale perché i due ostaggi fossero liberati in tempi brevi.</p>
<p>La posizione del presidente della Confederazione si fa di ora in ora più scomoda. Al suo ritorno da Tripoli aveva, infatti, affermato che, in caso di fallimento della sua missione, avrebbe perso la faccia. Ora, più che la faccia rischia di perdere il suo posto in governo.</p>
<p>La Confederazione, in queste ore, sembra particolarmente in imbarazzo. L’“impasse” con Tripoli non sembra sbloccarsi.  L’aiuto di uno stato amico apparirebbe, a questo punto, particolarmente benvenuto. E’ ovvia l’allusione all’Italia che con Gheddafi ha rapporti particolarmente intensi. Infatti, già questa primavera, il ministro degli esteri, Franco Frattini, aveva offerto i buoni uffici di Roma per tentare di trovare un accordo con Gheddafi. Di quell’offerta non si è saputo più nulla. Un primo assaggio si è comunque avuto dal leghista Mario Borghezio che ieri tuonando contro il Colonnello l’ha messo in guardia dal provocare la Svizzera. “Hanno un esercito vero, gli svizzeri, non un&#8217;armata Brancaleone da operetta, come i fantocci e le fantocce che vediamo sfilare a Tripoli&#8221; ha detto l’eurodeputato del Carroccio. Speriamo che sia questo l’aiuto offerto da Frattini.</p>
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		<title>Omicidio sadomaso: l’amante gli nega un milione.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 20:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
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		<description><![CDATA[Ginevra-Ha ucciso il suo amante per rabbia, durante un gioco sadomaso, perché lui non  voleva darle un milione di dollari. E&#8217; questa la conclusione  alla quale è arrivata oggi la Corte d&#8217;Assise di Ginevra nel ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ginevra-Ha ucciso il suo amante per rabbia, durante un gioco sadomaso, perché lui non  voleva darle un milione di dollari. E&#8217; questa la conclusione  alla quale è arrivata oggi la Corte d&#8217;Assise di Ginevra nel  processo contro Cecile Brossard, quarantenne francese rea  confessa di aver ucciso nel febbraio 2005 nella città svizzera  il suo amante Edouard Stern, ricchissimo banchiere suo  compatriota, vicino al presidente Sarkozy.<span id="more-909"></span></strong></p>
<p> </p>
<p>Edouard Stern, 51 anni quando muore, è al 38/o posto nella  classifica dei francesi più ricchi. E&#8217;in buoni rapporti con il  futuro presidente Sarkozy e l&#8217;ex premier Laurent Fabius, nonché  ex marito della figlia del presidente della banca Lazard dalla  quale ha avuto tre figli. Dal 2001, quando è già divorziato,  ha una relazione con Cecile Brossard, una biondina della banlieu  parigina. E&#8217; una rapporto intenso, fatto di alti e bassi e di  sesso estremo. Per la difesa della donna, l&#8217;uomo la tormenta e la umilia,  promettendole soldi e matrimonio, senza poi darle nulla. Per  l&#8217;accusa invece, Cecile punta solo al denaro. Riesce a farsi  versare da Edouard un milione di dollari sul conto corrente, ma  poi il banchiere le blocca il conto. E&#8217; questo secondo la Corte d&#8217;Assise il movente dell&#8217;omicidio.  La sera del 28 febbraio 2005, i due si vedono nella residenza  ginevrina di Stern, una reggia piena di oggetti di grande  valore. Ancora una volta fanno sesso sadomaso. Lui indossa una  tuta di latex da capo a piedi e si fa legare. Secondo il racconto di Cecile, i due amanti finiscono per  litigare per i soldi bloccati. &#8220;Un milione di dollari: caro per  una puttana!&#8221; le dice Edouard. Lei furibonda gli spara quattro  colpi di pistola. Quindi cerca di far sparire le sue tracce sul  luogo del delitto, getta la pistola nel lago di Ginevra e  fornisce un falso alibi alla polizia. Poi scappa in Australia,  ma presto torna in Svizzera e confessa tutto. Da quattro anni è  in carcere. Al processo Cecile chiede perdono ai figli della vittima:  &#8221;Vostro padre era un uomo intelligente, raffinato,  straordinario&#8221;. La difesa cerca di far passare la tesi del  delitto passionale, provocato da una amore folle e degradante.  La pena per questo delitto è più mite, ma la Corte crede  all&#8217;accusa e la condanna per il più grave omicidio volontario.  &#8221;Non è stato l&#8217;amore a uccidere, ma l&#8217;odio e l&#8217;interesse&#8221;  aveva detto in udienza il procuratore. Domani la Corte si riunirà nuovamente per decidere l&#8217;entità  della pena. La Brossard rischia fino a vent&#8217;anni</p>
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		<title>Aereo militare Gripen: corruzione anche in Svizzera?</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 21:32:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inchiesta internazionale per sospetta corruzione implicante il costruttore dell&#8217;aereo da combattimento svedese Gripen (Grifone) si estende anche alla Svizzera. Sarebbe implicata una società romanda. La vicenda potrebbe influenzare la procedura di valutazione in corso per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;inchiesta internazionale per sospetta corruzione implicante il costruttore dell&#8217;aereo da combattimento svedese Gripen (Grifone) si estende anche alla Svizzera. Sarebbe implicata una società romanda. La vicenda potrebbe influenzare la procedura di valutazione in corso per la sostituzione dei Tiger da parte dell&#8217;esercito elvetico.<span id="more-863"></span></strong></p>
<p align="right"> </p>
<p align="center"> </p>
<p> </p>
<p>Stando a un documento d&#8217;inchiesta delle autorità sudafricane e del servizio britannico di lotta contro la grande delinquenza finanziaria (Serious Fraud Office, SFO), una società di consulenza con sede a Neuchâtel avrebbe ricevuto 8,5 milioni di sterline (15 milioni di franchi) nell&#8217;ambito del sistema di retribuzione organizzato per favorire l&#8217;acquisto di aerei Gripen da parte del Sudafrica. Il documento sarà presentato questa sera dalla rubrica d&#8217;indagine della Tv romanda &#8220;Temps Presents&#8221;. Anche l&#8217;ATS ha potuto consultarlo.</p>
<p>L&#8217;inchiesta è condotta parallelamente in nove paesi. La Svizzera ha già concesso assistenza giudiziaria alla Gran Bretagna per una vicenda di sospetta corruzione in relazione al noleggio per dieci anni, nel dicembre 2003, da parte dell&#8217;esercito ceco di 14 aerei da caccia Gripen. Nell&#8217;ottobre 2008 (ma la comunicazione alla stampa è del 1 dicembre) il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha infatti respinto i ricorsi di diverse società e di un avvocato ginevrino, confermando il via libera del Ministero pubblico della Confederazione alla revoca del segreto bancario e alla trasmissione di documenti agli inquirenti britannici.</p>
<p>Questi ultimi hanno così potuto esaminare i conti di diverse società offshore al fine di verificare i loro contatti con il costruttore dell&#8217;aereo Gripen International, che fa capo al consorzio anglo-svedese BAE Systems/Saab. Una di queste società, domiciliata a Panama e amministrata da tre avvocati ginevrini, ha ricevuto una somma sospetta di un milione di euro. La somma è stata versata nel febbraio 2002 su un conto in una banca di Ginevra. Uno degli avvocati è stato interrogato quale teste.</p>
<p>In Svizzera il Gripen (&#8220;Grifone&#8221;) è uno dei tre candidati in lizza per la sostituzione della vecchia flotta di una cinquantina di Tiger, insieme al Rafale francese (Dassault Aviation) e all&#8217;Eurofighter Typhoon, costruito dal consorzio europeo EADS. In gioco è un contratto da circa 2,5 miliardi di franchi. L&#8217;acquisto potrebbe figurare nel Programma d&#8217;armamento 2010.</p>
<p>Contattato dall&#8217;ATS, il consigliere nazionale Thomas Hurter (UDC/SH), presidente della sottocommissione di valutazione incaricata di vigilare sulla trasparenza delle offerte, afferma che nessun sospetto di corruzione è stato finora sollevato in Svizzera. Tentativi non possono però essere esclusi, ragione per cui ha contattato il Ministero pubblico della Confederazione per avere chiarimenti. La sottocommissione non ha tuttavia potuto ottenere informazioni sull&#8217;indagine condotta dalla Procura federale, a causa della separazione dei poteri.</p>
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