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	<title>infoinsubria &#187; GdF</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Prosperini agli arresti</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 08:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’assessore allo sport, giovani e turismo della regione Lombardia, Gianni Prosperini, è finito agli arresti per una sospetta tangente di 230 mila euro depositata in Svizzera.<span id="more-1731"></span></strong>Pier Gianni Prosperini, assessore regionale allo sport, ai giovani e al turismo della Regione Lombardia, è stato arrestato per corruzione. Una tangente di circa 230&#8242;000 euro sarebbe stata versata su conti elvetici intestati a società fiduciarie riconducibili all’uomo politico, finito in carcere insieme a Raimondo Lagostena, patron del gruppo Profit, titolare dei marchi Odeon Tv e Telereporter, e Massimo Saini, consulente della comunicazione indicato dagli inquirenti come intermediario.   L&#8217;inchiesta, come si legge in una nota delle Gdf, riguarda l&#8217;assegnazione dell&#8217;appalto di servizi di 7,5 milioni di euro per la promozione turistica del territorio lombardo. L&#8217;operazione delle fiamme gialle è stata chiamata &#8216;Attrazione fatale&#8221;, come il nome del portale di promozione turistica finito nell’inchiesta. Le ordinanze sono state filmate dal gip Andrea Ghinetti.  Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, si è detto certo che l’assessore &#8220;saprà dimostrare la sua estraneità e la sua innocenza, di cui non ho motivo di dubitare&#8221;. &#8220;E – ha aggiunto &#8211; confido che la giustizia, a cui va lasciato compiere il suo corso, saprà arrivare a conclusioni certe” in tempi rapidi.  Ignazio La Russa, coordinatore del PDL, ha detto di essere sicuro che Prosperini sia estraneo ai fatti. “ Ho sempre avuto -ha proseguito &#8211; e continuo ad avere verso di lui fiducia, anche di fronte ad una azione per cui la magistratura avrà elementi ma che mi auguro possa chiarirsi presto&#8221;.  A novembre Prosperini aveva partecipato a Lugano a un meeting dell’UDC per sostenere la campagna per il divieto di costruzione dei minareti in Svizzera. RSI</p>
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		<title>Il tesoretto dell’ avv. Pessina</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 08:00:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grazie al computer dell’avvocato Fabrizio Pessina, la Finanza recupera 12 milioni di euro depositati a Chiasso. Lo scrive il domenicale “Il Caffè” www.ilcaffe.ch

Dodici milioni di euro che erano depositati all’Ubs di Chiasso sono rientrati in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2009/12/gdf1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1672" title="GDF" src="/wp-content/uploads/2009/12/gdf1.jpg?w=150" alt="" width="150" height="96" /></a>Grazie al computer dell’avvocato Fabrizio Pessina, la Finanza recupera 12 milioni di euro depositati a Chiasso. Lo scrive il domenicale “Il Caffè” www.ilcaffe.ch<span id="more-1655"></span><br />
</strong></p>
<p>Dodici milioni di euro che erano depositati all’Ubs di Chiasso sono rientrati in Italia. Fondi neri su un conto denominato  “Caccia e pesca” che appartengono a Giuseppe Grossi, “il re delle bonifiche ambientali”, arrestato nel corso dell’inchiesta sul risanamento dell’area milanese Montecity-Santa Giulia e al centro anche dell’indagine per una mega evasione fiscale. Indagine avviata con la scoperta nel computer dell’avvocato chiassesse Fabrizio Pessina di oltre 500 nominativi su cui grava il sospetto di aver trasferito illegalmente capitali all’estero per frodare l’erario italiano. Nel portatile dell’avvocato, arrestato nel febbraio scorso all’aeroporto di Malpensa al rientro di una vacanza in Spagna, gli inquirenti hanno trovato centomila files archiviati in 4000 cartelle: nomi di persone,  di società, numeri di conti, fatture e documenti contabili.</p>
<p>Una miniera di informazioni  per gli specialisti della Guardia di Finanza che di schermata in schermata si sono ritrovati davanti ai dati patrimoniali top secret di industriali, professionisti, commercianti e altri insospettabili ricconi, a cui Pessina faceva da consulente. E Grossi era tra i suoi più importanti clienti. Proprio qualche giorno fa il giudice delle indagini preliminari della Procura milanese ha respinto la sua richiesta di scarcerazione per motivi di salute, sebbene “il re delle bonifiche” stia aprendo i suoi forzieri  off shore. Prima dei 12 milioni di euro rientrati da Chiasso si era impegnato, già questa estate, a restituire ratealmente al fisco italiano altri 13 milioni.  Sinora con l’inchiesta sul risanamento di Montecity- Santa Giulia, gli inquirenti hanno recuperato ben 55 milioni di euro.</p>
<p>Pessina, che è stato scarcerato nel luglio scorso dopo aver passato cinque mesi nel carcere di San Vittore a Milano, agli occhi  degli investigarori è subito apparso come il grande architetto della finanza off shore. Grazie al suo computer la Guardia di Finanza è riuscita a mettere a fuoco i meccanismi più sosfisticati per aggirare il fisco. Una tecnica che, per raffinatezza e complessità,  surclassa il tradizionale gioco di scatole cinesi e di triagolazioni finanziarie messo a punto, sempre in Ticino, negli anni passati per schermare i capitali in fuga di casi ormai celebri, come quelli legati ai nomi di Fiorani, Tanzi e Cragnotti. Da quanto è emerso dalle indagini, Pessina si staglia come un personaggio chiave nella schiera di colletti bianchi, avvocati, notai, fiduciari e commercialisti, che fanno da snodo tra i grandi evasori fiscali e il sistema finanziario internazionale. “Senza la mediazione di questi personaggi non esisterebbero né paradisi fiscali né Paesi offshore” ha dichiarato il generale Guseppe Viganolo, del comando generale della Guardia di Finanza, ai microfoni di Speciale Tg1 che al caso Pessina e alla piazza finanziaria ticinese ha dedicato settimana scorsa un lungo servizio. Intanto, le indagini si stanno sviluppando in due direzioni: da una  parte l’inchiesta penale che si arricchisce di nuovi filoni  lambendo pure i Palazzi della politica, dall’altra l’accertamento fiscale a 360 gradi sui nomi della lista Pessina. <strong>Da: Il Caffè</strong><strong></strong></p>
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		<title>Scudo: lista nera, qualcuno gioca sporco</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 16:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A chi è utile sbandierare l’esistenza di una lista nera di correntisti facoltosi italiani che hanno i loro soldi in Svizzera? Sicuramente non  certo alle banche elvetiche che rischierebbero –divulgando i nomi- il loro suicidio. Di certo conviene di più a chi i soldi depositati nei forzieri luganesi li vuole riportare in Patria e subito. <span id="more-1589"></span></strong></p>
<p>Milano Finanza (MF) torna all’ attacco. Dopo l’articolo pubblicato ieri secondo il quale ambienti non ben identificati starebbero per rendere pubblica una lista nera di facoltosi evasori italiani in Svizzera, oggi il foglio milanese afferma che un anonimo lettore avrebbe offerto al giornale, dietro compenso, un dischetto con diversi nominativi e relativi conti. Insomma, sul mercato ci sarebbero degli intermediari pronti a cedere al miglior offerente -come fu il caso dell’ ex-bancario del Liechtenstein che vendette al fisco di Berlino la lista degli evasori tedeschi- il CD con le registrazioni di noti e facoltosi evasori italiani. Nulla si può più escludere in questa guerra fiscale italo-elvetica. E’ verosimile (come scrive MF) che qualche bancario italiano in Svizzera temendo di perdere il posto, per vendicarsi ricorra a simili stratagemmi. Tuttavia, l’operazione, appare fin troppo ben orchestrata. Finanzieri infiltrati in Ticino che però nessuno ha mai visto, un ex-banchiere anonimo che minaccia dalle pagine del Blick che se “aprisse il proverbiale libro” non ci sarebbe più pace per nessuno in Italia specialmente per i politici e per i grandi imprenditori. Ora, arriva anche la lista nera degli evasori. Insomma, la strategia della paura potrebbe essere figlia dello stesso padre: il ministero delle finanze italiano e il suo titolare, Giulio Tremonti. Non per nulla il deflusso di capitali dalla Svizzera verso l’Italia, non sembra arrestarsi. Una vera emorragia di soldi dettata più dal timore che da una valutazione razionale della situazione. Il rimpatrio giuridico<a href="http:/ellieglialtri.wordpress.com/2009/10/16/scudo-da-svizzera-ammesso-anche-rimpatrio-giuridico/" target="_self"> </a>per il cliente italiano è una realtà anche se le circolari del ministero si sono guardati bene dal pubblicizzarlo preferendo rimanere nel vago proprio per alimentare la confusione. Il segreto bancario è ancora in vigore e continua a garantire la privacy dei clienti. Non c’è che dire! La disinformazione sta sicuramente raggiungendo i suoi obbiettivi: intimorire, disorientare, incassare. D’altronde, se la regia sta veramente a Roma, il regista è uno che di queste cose se ne intende avendo fatto per anni la spola fra Sondrio, Milano e Lugano. Uno, insomma, che sa giocare sporco.</p>
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		<title>Santa Giulia, parte la caccia ai &#8220;furbetti&#8221; del fisco</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 12:15:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando le fiamme gialle lo fermarono per un normale controllo al terminal 1 di Malpensa, il 18 marzo scorso, scoprirono di trovarsi tra le mani un piccolo scrigno dei segreti finanziari di mezza Italia. L’avvocato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quando le fiamme gialle lo fermarono per un normale controllo al terminal 1 di Malpensa, il 18 marzo scorso, scoprirono di trovarsi tra le mani un piccolo scrigno dei segreti finanziari di mezza Italia. L’avvocato Fabrizio Pessina, poi finito in carcere, aveva con sè un computer. E dentro al pc, una lista di 576 «clienti».</strong><span id="more-1563"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Evasori. Personaggi più o meno facoltosi che avevano affidato allo specialista i propri «risparmi», in modo da occultarli nei paradisi fiscali: Svizzera, Panama, Liechtenstein, Zurigo, Vaduz. A partire da quella lista sono iniziate le indagini del Nucleo di polizia tributaria della guardai di finanza, che ieri ha perquisito ed effettuato sequestri in 80 società sparse in tutto il territorio nazionale, per verificare la documentazione relativa a false fatturazioni per oltre 300 milioni di euro. Un centinaio gli indagati, tra cui lo stesso Pessina, e due commercialisti: Mario Merella, marito della cantante Marcella Bella, e Siro Zanoni.</p>
<p>L’indagine è coordinata dai pubblici ministeri Laura Pedio e Gaetano Ruta, gli stessi che in queste settimane stanno lavorando sull’affare Santa Giulia e sui fondi neri del re delle bonifiche Giuseppe Grossi, anche lui tra quelli che avevano approfittato dell’abilità contabile dell’avvocato svizzero. Si tratta, in effetti, di un filone parallelo di inchiesta, dal quale è emerso un vorticoso giro di denaro occultato dal Fisco, per un valore complessivo di oltre 1 miliardo e 230 milioni di euro. Una piccola finanziaria off shore, alimentata dai soldi «fantasma» di industriali, imprenditori, commercianti e professionisti. Lo sviluppo di questo filone di inchiesta, avviato proprio dopo il sequestro del pc di Pessina, ha permesso di fare emergere un gruppo criminale con base a Milano che &#8211; attraverso società fittizie &#8211; contabilizzava costi fasulli per società italiane così da consentire la distrazione di ingenti capitali su conti esteri. Denaro che rimaneva in realtà nelle disponibilità degli imprenditori, rientrando poi in Italia grazie a una batteria di corrieri. Su ogni movimento, secondo la guardai di finanza, Pessina, Merella e Zanoni si assicuravano una provvigione del 10 per cento. I reati contestati sono associazione per delinquere, appropriazione indebita, riciclaggio, dichiarazione fraudolenta con l’aggravante delle transnazionalità.</p>
<p>Quella di Pessina era un’enorme ragnatela di clienti, estesa in tutta Italia. Per lo più, però, era in regioni come la Lombardia e il Veneto che l’avvocato svizzero poteva contare sui portafogli più ricchi. E proprio nella provincia di Milano, Pessina aveva il maggior numero di clienti: nel computer sequestrato dalle fiamme gialle, infatti, erano registrate ben 129 posizioni (qui accanto, la lista delle società perquisite ieri dai finanzieri). A seguire la provincia di Verona con 78 insospettabili clienti, quindi Vicenza con 44 posizioni e Varese (39 nomi). In realtà la mappa dei «furbetti» del Fisco copriva tutto il Paese: da Palermo e Catania (con due posizioni) a Trento (10), fino a Padova (20), Brescia (28), Piacenza (13), Modena (19), Reggio Emilia (8), Bologna (9). Da: Il Giornale</p>
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		<title>Frontalieri:nulla da temere?</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 07:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il comandante della guardia di finanza di Como rassicura i 44 mila frontalieri ticinesi: “non hanno nulla da temere dallo scudo fiscale”.

Il pressapochismo di Roma lo si evince anche da come il governo tratta i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il comandante della guardia di finanza di Como rassicura i 44 mila frontalieri ticinesi: “non hanno nulla da temere dallo scudo fiscale”.<span id="more-1540"></span><br />
</strong></p>
<p>Il pressapochismo di Roma lo si evince anche da come il governo tratta i propri cittadini.Da settimane, i 44 mila frontalieri che lavorano in Ticino, attendono delle spiegazioni sullo loro statuto rispetto allo scudo fiscale. In dogana vengono tartassati dai finanziari che chiedono loro se detengono o meno conti in Svizzera non dichiarati. Certo che ne detengono di conti in Svizzeri e probabilmente non dichiarati!</p>
<p>Il frontaliere (forse qualcuno a Tremonti lo dovrebbe spiegare) lavorando in Svizzera, percepisce un salario svizzero che viene versato su un conto svizzero. Sul salario del frontaliere viene prelevata un’imposta alla fonte che il fisco svizzero, annualmente, riversa a quello italiano. (una settantina di milioni di franchi).</p>
<p>I frontalieri quindi non sono sottoposti al fisco italiano se non indirettamente e non devono fare nessuna dichiarazione. Il sindacato svizzero Unia, chiede pertanto che i frontalieri vengano esonerati dallo scudo come è successo per i cittadini di Campione d’ Italia.</p>
<p>Eppure, come si diceva, i controlli alle frontiere sono già scattati da parecchi giorni provocando non poco panico. A tranquillizzare gli animi è intervenuto il comandante della Guardia di Finanza di Como, Rodolfo Mecarelli «I conti in Svizzera sui quali i frontalieri depositano lo stipendio non creano problemi” – assicura il comandante provinciale. “Non si tratta di capitali depositati in modo illegale o non dichiarati al fisco. La categoria non ha nulla da temere”. In effetti non è proprio così. Per il momento, malgrado le rassicurazioni politiche di molti parlamentari e politici lombardi, la questione non è per nulla chiara. Formalmente, come ci dice Sergio Aureli,  sindacalista all&#8217; UNIA, i frontalieri devono &#8220;scudare&#8221; il loro conto svizzero compresa la cassa pensione. E questo in attesa di chiarimenti da parte di Roma.</p>
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		<title>Avv. Pessina: arrestata la moglie del &quot;Faraone&quot;</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 12:53:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fra gli arrestati Rosanna Gariboldi moglie di Giancarlo Abelli, capo della segreteria del ministro Sandro Bondi. I dati del computer dell’ avvocato Fabrizio Pessina di Chiasso, fermato a Mlapnesa in primavera, fanno tremare il Palazzo. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fra gli arrestati Rosanna Gariboldi moglie di Giancarlo Abelli, capo della segreteria del ministro Sandro Bondi. I dati del computer dell’ avvocato Fabrizio Pessina di Chiasso, fermato a Mlapnesa in primavera, fanno tremare il Palazzo. La rete degli inquirenti comincia a chiudersi e fra le maglie anche molti insospettabili.</strong><span id="more-1512"></span></p>
<p>Certo che c’era da scremare tra i 552 nomi di presunti evasori fiscali, meticolosamente registrati nel computer dell’avvocato chiassese Fabrizio Pessina. Ma passati al setaccio centinaia e centinaia di file, dopo nove mesi d’indagini, gli inquirenti milanesi hanno cominciato a tirare la rete e finiscono in carcere personaggi eccellenti, con l’accusa di associazione a delinquere, frode fiscale, appropriazione indebita, riciclaggio e corruzione. Tragli uomini, e le donne inguaiati, da Pessina spiccano Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche ambientali in Italia, due manager del suo gruppo Green Holding, e Rosanna Gariboldi, assessore del Pdl alla Provincia di Pavia. Fermati a Lugano per riciclaggio due consulenti fiscali della società Getraco, Vincenzo Agosta e Matteo Terragni, mentre, sempre in città, grazie ai file dell’avvocato è stato scovato alla Bsi un conto sospetto di un milione e 200 mila euro.</p>
<p>Tra affari immobiliari in Italia, fatture gonfiate, triangolazioni finanziarie e conti esteri ben mappati nel computer di Pessina, gli investigatori, con un’inchiesta che si sta sviluppando in più direzioni, sono sulle tracce di fondi neri per 22 milioni di franchi. Una mega evasione fiscale che gli specialisti della Guardia di Finanza stanno ricostruendo passo dopo passo.</p>
<p>Registrando episodi curiosi come i due milioni e mezzo di euro che l’anno scorso Grossi aveva fatto riportare in Italia dalla Svizzera dagli spalloni della Silvoro di Chiasso, mazzette e mazzette di banconote nascoste tra fogli di giornale. Probabilmente soldi che servivano ad ungere qualche ruota negli affari del re delle bonifiche, impegnato nella realizzazione del mega progetto immobiliare Santa Giulia a Milano. E omaggi a chi di dovere erano forse anche i sei milioni e 400 mila euro di orologi di lusso, il cui acquisto Pessina aveva pure diligentemente affidato alla memoria del suo portatile, finito nelle mani degli inquirenti quando venne arrestato nel febbraio scorso all’aeroporto di Malpensa, al rientro di una vacanza in Spagna. Se Grossi è un imprenditore da potenti agganci politici, a far tremare il Palazzo è soprattutto l’arresto di Rosanna Gariboldi che è anche la moglie di Giancarlo Abelli, capo della segretaria di Sandro Bondi, il coordinatore nazionale del Pdl, il partito del premier Silvio Berlusconi. Abelli non è un nome da poco nella politica che conta. Non per  nulla a Milano era conosciuto come il “Faraone”, l’uomo forte della sistema sanitario lombardo, da mille agganci con il vecchio potere democristiano e il nuovo centro destra italiano. Sarebbe stato Pessina a spiegare agli inquirenti che il conto denominato “Associati”, in una banca di Montecarlo,  su cui si era avuta una sostanziosa movimentazione, era riconducibile  all’assessore provinciale pavese.</p>
<p>Ma in questi nove mesi il pc di Pessina ha fatto tremare tanti altri personaggi, nomi noti di finanzieri, industriali o ricchi professionisti che con l’avvocato di Chiasso avevano avuto rapporti diretti e indiretti. Relazioni del tutto legali a volte, dubbie o sospette di una possibile evasione fiscale in tanti altri casi. 552 nomi scandagliati dalle Fiamme Gialle e su molti dei quali si continua ad indagare. Il Caffè/Redazione</p>
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		<title>Italia: società nasconde 70 milioni euro nel Liechtenstein</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 08:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Avv. di Lugano]]></category>
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		<category><![CDATA[Svizzera-Italia- Liechtenstein]]></category>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;evasione fiscale da oltre 70 milioni di euro nel ramo degli articoli per home fitness. Ridimensionato il ruolo preminente di un avvocato di Lugano in un primo tempo accusato di essere l’architetto della truffa.

Non sarebbe ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-1339" href="/senza-categoria/italia-societa-nasconde-70-milioni-euro-nel-liechtenstein/attachment/gdf-3/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1339" title="GDF" src="/wp-content/uploads/2009/10/gdf1.jpg?w=150" alt="GDF" width="150" height="96" /></a>Un&#8217;evasione fiscale da oltre 70 milioni di euro nel ramo degli articoli per home fitness. Ridimensionato il ruolo preminente di un avvocato di Lugano in un primo tempo accusato di essere l’architetto della truffa.<span id="more-1306"></span><br />
</strong></p>
<p>Non sarebbe infatti indagato in Italia non essendo attualmente emerse ipotesi di reato a suo carico, l’avvocato luganese citato nell’ambito di una grossa inchiesta internazionale per evasione fiscale diretta dalla Guardia di Finanza della vicina Repubblica.</p>
<p>Una frode all’erario da oltre 70 milioni di euro nel settore della commercializzazione di articoli per home fitness scoperta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Como che, al termine di 2 anni di indagini, ha denunciato alla magistratura due cittadini italiani e altrettanti del Liechtenstein. Le Fiamme Gialle, si sono concentrate su una società localizzata, in modo fittizio nel Principato, ma di fatto amministrata e gestita in Italia da un imprenditore bergamasco, che sfruttava la copertura fornita dal proprio rappresentante fiscale con sede a Como.</p>
<p><strong>L’avvocato luganese</strong>, in un primo tempo definito l’architetto della truffa, avrebbe avuto un ruolo minore. Tuttavia, nel comunicato diramato dalla Guardia di Finanza di Como, lo stesso avvocato di Lugano &#8220;attraverso un&#8217;azienda svizzera gestita personalmente, faceva da &#8216;ausilio&#8217; all&#8217;imprenditore bergamasco fornendo una serie di servizi volti a &#8216;gonfiare&#8217; costi e a garantire l&#8217;anonimato degli artefici&#8221;, si legge nel comunicato.</p>
<p>Le Fiamme Gialle hanno fra l&#8217;altro scoperto un elicottero del valore di oltre un milione di euro, anch&#8217;esso intestato alla società del Liechtenstein, che l&#8217;imprenditore utilizzava per i propri spostamenti in Italia.</p>
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		<title>Chiasso:effetto scudo</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 20:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[Capitali di ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[Dogana di Chiasso]]></category>
		<category><![CDATA[GdF]]></category>
		<category><![CDATA[Scudo fiscale]]></category>

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		<description><![CDATA[Oltre sei milioni e 200mila euro intercettati al valico di Ponte Chiasso da gennaio al 10 settembre e anche per questo Como si conferma crocevia dei flussi finanziari illeciti ed illegali. Per la precisione, il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-1183" href="http://ellieglialtri.wordpress.com/2009/09/22/chiassoeffetto-scudo/gdf/"><img class="alignleft size-full wp-image-1183" title="GdF" src="http://ellieglialtri.files.wordpress.com/2009/09/gdf.jpg" alt="GdF" width="143" height="107" /></a>Oltre sei milioni e 200mila euro intercettati al valico di Ponte Chiasso da gennaio al 10 settembre e anche per questo Como si conferma crocevia dei flussi finanziari illeciti ed illegali. Per la precisione, il 90% dei capitali intercettati in capo a 61 soggetti su un totale di 75 rientrava in Italia.<span id="more-1182"></span><br />
</strong></p>
<p>E sul nostro territorio, dal primo gennaio a ieri, sono stati scoperti 56 evasori totali e sono stati effettuati ben 600 interventi, tre al giorno, per confrontare la dichiarazione dei redditi con il tenore di vita del contribuente, espresso attraverso automobili di lusso, imbarcazioni, cavalli, ville con piscina.</p>
<p><strong>Da diversi anni</strong>, non si registrava più un risultato tanto consistente di operazioni della Guardia di Finanza sul movimento di capitali ai valichi e sulla capacità contributiva misurata con il redditometro. Alcuni dati sono stati resi noti a margine della festa del patrono delle Fiamme Gialle, San Matteo, ieri, ultimo giorno di un’estate bollente, fra sequestri di bond americani, giapponesi e brasiliani; scoperte successive di ricchezze depositate all’estero; conclusione di una maxi inchiesta, in cui è comparsa anche la mafia, su 31 milioni di euro, oro e diamanti a parte, che hanno raggiunto la Svizzera all’interno di una rete di complicità, tra operatori finanziari, professionisti e spalloni. Sono 28 i dossier su operazioni finanziarie sospette e sono state tre le ispezioni antiriciclaggio. Non da ultimo, i preparativi per lo Scudo fiscale Ter: tutto questo e non solo questo delineano la caratteristica dell’unica città italiana di frontiera terrestre con un Paese extracomunitario, la Svizzera, storico “forziere d’Europa” conti occulti protetti dal segreto bancario. Como sembra il corridoio di collegamento tra la luce del sole e le zona d’ombra e lungo questo itinerario passano soldi d’ogni origine.</p>
<p><strong>Un fiume di soldi</strong>: se non è legale, è uno dei più gravi fattori di insicurezza di un Paese, perché c’è da chiedersi quali affari l’abbiano alimentato. D’altra parte, il prelievo fiscale sugli onesti è sempre più pesante, per dare servizi e garantire diritti a tutti, anche a chi non si comporta bene. Forse lo stesso cittadino comune si sta ribellando ai furbetti e infatti sono state 90 le segnalazioni giunte al 117 della Guardia di Finanza, per orientare i militari su presunti abusi ed arbitrii, mentre la Procura della Repubblica ha coordinato e coordina le operazioni che assumono aspetti penali; la Dogana ha collaborato e collabora nel setaccio, l’Agenzia delle Entrate emette le sanzioni. Forse comincia a rendersi conto delle maglie più strette anche l’individuo che nel maggio scorso è stato perquisito al valico di Brogeda. Aveva una fasciatura toracica elastica, come chi ha problemi di salute. Ma forse per difendersi dal vento nocivo ai polmoni si era imbottito di 800mila euro in contanti. Ora è imbottito di guai.Da: La Provincia</p>
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		<title>Il mistero dei bond: falsi  miliardi verso la Svizzera</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 13:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[chiasso]]></category>
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		<category><![CDATA[Inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[Kenney Bond]]></category>
		<category><![CDATA[Mistero]]></category>
		<category><![CDATA[Titoli di stato USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Titoli di Stato Usa. «Risalgono agli anni ’30»Forse solo un tentativo di truffa. Già la prima volta sembrava impossibile: 131 miliardi (miliardi!) di dollari Usa in titoli di Stato sequestra­ti in un colpo solo a due ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-1174" href="/economia/il-mistero-dei-bond-falsi-%e2%80%a8miliardi-verso-la-svizzera/attachment/asia_-_american_bond/"><img class="alignleft size-full wp-image-1174" title="ASIA_-_American_bond" src="http://ellieglialtri.files.wordpress.com/2009/09/asia_-_american_bond.jpg" alt="ASIA_-_American_bond" width="158" height="161" /></a>Titoli di Stato Usa. «Risalgono agli anni ’30»Forse solo un tentativo di truffa. <span style="font-weight:normal;">Già la prima volta sembrava impossibile: 131 miliardi (miliardi!) di dollari Usa in titoli di Stato sequestra­ti in un colpo solo a due giapponesi. Accade­va all’inizio di giugno alla frontiera ferroviaria italo-svizzera di Chiasso. Mistero sulla loro provenienza e sulla loro destinazione. Adesso il mistero si moltiplica per due perché lo scorso agosto uno stock quasi identico di bond americani è stato intercettato all’aeroporto di Malpensa nel bagaglio di due filippini diretti in Svizzera: stavolta addirittura 180 miliardi di dollari, l’equivalente del debito di un Paese come il Brasile, roba in grado di terremotare l’intero mercato finanziario del pianeta.</span></strong></p>
<p><span id="more-1173"></span></p>
<p><strong>Chi sta cercando di piazzare</strong> una quantità di bond e obbligazioni per un valore pari a due punti di Pil americano? E cosa sarebbe successo se a Chiasso e a Malpensa non fossero intervenuti gli uomini in divisa? A far rientrare parzialmente l’allarme c’è una notizia dell’ultima ora che trapela dagli ambienti investigativi: i titoli bloccati a Malpensa so­no quasi certamente delle patacche. E quasi certamente lo sono anche quelli di Chiasso perché i due carichi appartenevano quasi in­teramente alla stessa partita: titoli — in apparenza — emessi dal governo americano ne­gli anni ’30, all’indomani della Grande De­pressione. La Guardia di Finanza di Malpensa attende nelle prossime ore una mail dagli Stati Uniti: sarebbe la conferma che quella trasportata dai due filippini è in realtà solo carta straccia.</p>
<p><strong>«Ma di certo nessuno ha interesse </strong>a dire che i bond di Malpensa e Chiasso sono veri&#8230; » si lascia maliziosamente sfuggire uno degli inquirenti. Senza dubbio: se i titoli ve­nissero messi tutti all’incasso, le finanze Usa andrebbero a fondo in un battibaleno e lo Stato dovrebbe dichiarare bancarotta. Ma il giallo finanziario resta tutto. L’ultimo capitolo lo hanno scritto a Ferragosto i finanzieri all’aeroporto milanese, controllando il contenuto di due valigette 24 ore in mano a una coppia di viaggiatori con passaporto filippi­no: 180 miliardi di dollari, seppur non in contanti, una cifra comunque sbalorditiva e senza precedenti. I due fanno scena muta di fronte alle domande degli inquirenti e per loro scatta (e perdura) l’arresto, anche perché la Finanza ha ben presente quanto accaduto due mesi prima ai loro colleghi di Chiasso. Ai primi di giugno, su un treno diretto a Basilea ci sono due distinti signori giapponesi, Akihiro Yamaguchi e Mitsuyoshi Watanabe: in un doppio fondo delle loro valigie ci sono bond americani per 131 miliardi di dollari. Una pic­cola parte del carico è costituita da «Kennedy bonds» emessi fino agli anni ’90 e così chiamati perché riportano l’effigie del presidente ucciso a Dallas; la maggior parte, inve­ce, sono titoli antecedenti la Seconda Guerra mondiale. «Ai finanzieri i due dissero che si trattava di reperti storici senza valore», ricorda l’avvocato comasco Massimo Scopelliti che fu chiamato come difensore d’ufficio. Sarà, ma perché nascondere dei souvenir in un doppio fondo?</p>
<p><strong>Yamaguchi e Mitsuyoshi</strong> vengono subito rilasciati dalle autorità italiane e da allora so­no spariti. La notizia fa quasi subito il giro del mondo scatenando specie negli Usa rea­zioni ufficiali e fantasiose congetture. Una foto dei titoli sequestrati viene inviata via mail a Washington e il 19 giugno Stephen Meyerhardt, portavoce del Tesoro americano di­chiara: «Quei titoli sono falsi». Ma il giudizio si basa solo su una immagine scannerizzata e su una considerazione: di quelle obbligazio­ni negli anni ’30 ne risultano emesse per un valore di 105 miliardi, molto meno dunque di quanto sequestrato a Chiasso. Si aggiunge al coro anche Darrin Blackford, «spokeman» della Cia che il 25 giugno dichiara: «Quei titoli non sono stati emessi dal governo Usa». Ma le fonti, benché ufficiali, non rassicura­no la stampa americana: il Financial Times arriva a ipotizzare lo zampino della mafia nel traffico dei bond, ma è solo una ipotesi che appare più dettata dal folclore (se quei titoli vengono dall’Italia, deve esserci per forza di mezzo il Padrino). Il «carico da 11» ce lo mettono invece qualche giorno dopo l’agenzia Asia News e il giornalista americano Hal Turner: i titoli sono veri e il governo giapponese sta tentando di liquidarli perché non crede più nelle possibilità del governo Usa di far fronte al suo debito pubblico; a supporto della tesi viene aggiunto un particolare suggestivo: uno dei due businessmen giapponesi transitati da Chiasso è imparentato con un alto dirigente del Teso­ro giapponese. Ma Turner non è in grado di citare le fonti del suo scoop e la sparata si riduce a un semplice fuoco d’artificio.</p>
<p><strong>Su Internet a questo punto circola</strong> una nuova versione: durante la Seconda guerra, diversi Paesi belligeranti hanno stampato e messo in circolazione moneta e titoli dei Pae­si nemici perfettamente contraffatta. Ecco perché dei giapponesi (o dei filippini) sono in possesso di titoli americani degli anni &#8216;30, ecco perché quanto sequestrato a Chiasso e Malpensa può essere gettato nel cestino. Se anche così fosse, resta in piedi un interrogativo: quale era lo scopo dei corrieri dei bond? Secondo fonti della Finanza italiana l’obiettivo era depositarne una piccola parte in ban­che svizzere a mo’ di garanzia e sperare in questo modo di ottenere denaro contante. Nessun terremoto finanziario planetario, in­somma, ma solo una versione di Totò e Peppino con gli occhi a mandorla. Una risposta definitiva è attesa nei prossimi giorni: a Como si riunirà una commissio­ne di esperti Usa che esaminerà «de visu» i bond di Chiasso, la Finanza di Malpensa an­nuncia la chiusura delle indagini per i prossimi giorni.</p>
<p>Da: Corriere della Sera</p>
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		<title>Soldi e diamanti tra Como e la Svizzera </title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 06:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La procura di Como ha chiuso l’inchiesta su una milionaria fuga di capitali all’estero, con tanto di contrabbando di diamanti e oro. In tutto sono 59 le persone accusate &#8211; a vario titolo &#8211; di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La procura di Como ha chiuso l’inchiesta su una milionaria fuga di capitali all’estero, con tanto di contrabbando di diamanti e oro. In tutto sono 59 le persone accusate &#8211; a vario titolo &#8211; di associazione a delinquere, riciclaggio di denaro e contrabbando.<span id="more-1061"></span><br />
</strong></p>
<p> </p>
<p>Cinque anni di indagine che hanno portato i finanzieri a sequestrare oltre cento chili d’oro, un centinaio di carati di diamanti e ben oltre due milioni di euro in contanti (comprese buste piene di dollari e di sterline inglesi). Numeri che, da soli, non aiutano a comprendere le dimensioni del giro scoperto da gdf e procura (l’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore Mariano Fadda), le quali nel solo periodo compreso tra ottobre 2004 e novembre 2005 hanno potuto accertare, grazie a intercettazioni telefoniche (ben 65 le utenze ascoltate dagli inquirenti), pedinamenti e sequestri il passaggio da Como ai forzieri del Ticino di almeno 800mila euro ogni giorno, per un totale di oltre 31 milioni di euro in poco più di un anno. Gli investigatori pensano anche di essere riusciti a ricostruire l’organigramma di una sorta di organizzazione (comunque tutta da dimostrare, alla prova dei fatti di un eventuale processo) che si occupava di prendere in deposito i risparmi che decine di imprenditori del nord Italia nascondevano al fisco per inviarli in fiduciarie e banche svizzere o verso i paradisi fiscali.Da: La Provincia</p>
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