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	<title>infoinsubria &#187; frode fiscale</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Caso HSBC: la Francia fa marcia indietro</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 21:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La giustizia francese ha accettato di trasmettere a quella svizzera i documenti sequestrati all&#8217;inizio dell&#8217;anno in casa di Hervé Falciani, l&#8217;ex-impiegato della banca HSBC accusato del furto di dati presso la succursale ginevrina.
 
La possibile ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2009/12/geneve_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1762" title="Geneve_" src="/wp-content/uploads/2009/12/geneve_.jpg?w=300" alt="" width="300" height="196" /></a>La giustizia francese ha accettato di trasmettere a quella svizzera i documenti sequestrati all&#8217;inizio dell&#8217;anno in casa di Hervé Falciani, l&#8217;ex-impiegato della banca HSBC accusato del furto di dati presso la succursale ginevrina.<span id="more-1761"></span><br />
 </strong></p>
<p>La possibile utilizzazione di questo materiale da parte delle autorità fiscali francesi ha suscitato tensioni tra Parigi e Berna.  La disponibilità a trasferire le informazioni è stata comunicata oggi dal procuratore generale di Aix-en-Provence, François Faletti. I documenti erano chiesti da Berna nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine sulla banca d&#8217;affari HSBC Private Bank (Svizzera). Faletti ha ricordato che la Francia aveva dato seguito a parte della richiesta elvetica già a inizio anno, dopo la perquisizione eseguita il 20 gennaio su domanda delle autorità svizzere. Il verbale degli interrogatori e della perquisizione erano stati trasmessi a Berna.  La Francia trasmetterà ora gli «altri elementi complementari», ossia i file informatici sequestrati, «molto rapidamente». In Francia, Falciani è sospettato di riciclaggio. L&#8217;inchiesta svizzera si concentra invece sull&#8217;aspetto informatico (pirateria). Hervé Falciani, informatico franco-italiano di 38 anni, ha consegnato alle autorità francesi una lista che dovrebbe contenere i dati di 130&#8242;000 clienti di HSBC, fra i quali, oltre a francesi, anche molti colombiani e italiani nonché funzionari cinesi.</p>
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		<title>Pretura Lugano: UBS informi clienti su lista fisco USA</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 15:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-1179" href="/economia/pretura-lugano-ubs-informi-clienti-su-lista-fisco-usa/attachment/800px-ubs-offenbach/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1179" title="800px-Ubs-offenbach" src="http://ellieglialtri.files.wordpress.com/2009/09/800px-ubs-offenbach.jpg?w=150" alt="800px-Ubs-offenbach" width="150" height="112" /></a>L&#8217;UBS ha l&#8217;obbligo di informare i propri clienti americani che potrebbero figurare sulla lista redatta dalle autorità fiscali americane contenente 4450 nominativi di presunti frodatori. È quanto prevede una decisione superprovvisionale del pretore di Lugano Francesco Trezzini, presa in seguito a una richiesta dell&#8217;avvocato Paolo Bernasconi che rappresenta due clienti statunitensi con conti nella sede luganese dell&#8217;istituto di credito.<span id="more-1178"></span></strong></p>
<p><strong>Il portavoce di UBS Serge Steiner</strong> ha indicato all&#8217;ATS che la banca ha preso nota della decisione del pretore di Lugano e che intende rispettarla. Intervistato dalla Radio della svizzera italiana, secondo Bernasconi, in base alla decisione del pretore, la banca deve informare immediatamente quei clienti il cui nome è già stato trasmesso alle autorità fiscali americane in marzo. UBS, sempre secondo il legale, è inoltre obbligata ad indicare ai clienti se, e in base a quali criteri, il loro nome figura nella lista che potrebbe essere consegnata alle autorità Usa.</p>
<p><strong>Secondo Bernasconi</strong>, la decisione della pretura di Lugano ha valenza generale per UBS. A suo dire è infatti insensato che gli altri numerosi americani con denaro depositato in altre filiali elvetiche di UBS si rivolgano ai tribunali per gli stessi motivi dei suoi clienti.</p>
<p><strong>Attualmente,</strong> ha precisato Steiner, la banca esamina quali relazioni bancarie rispondono ai criteri &#8220;tax fraud or the like&#8221; &#8211; frode bancaria e simili &#8211; stabiliti tra i governi di Usa e Svizzera. Questa analisi durerà ancora alcuni mesi. Se in base alle proprie valutazioni UBS dovesse giungere alla conclusione che un cliente rientra nel novero di quelli interessati dall&#8217;assistenza amministrativa, la banca lo informerà.</p>
<p>In ogni caso, fa presente UBS, spetta all&#8217;Amministrazione federale delle contribuzioni o al Tribunale amministrativo federale decidere l&#8217;eventuale trasmissione alle autorità fiscali americane delle informazioni raccolte.<span id="_marker"> ATS</span></p>
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		<title>USA-UBS: prime indiscrezioni</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 20:18:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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La stampa domenicale elvetica, ha pubblicato le prime indiscrezioni sull&#8217;intesa, fra la giustizia americana e laprima banca elvetica: UBS dovrebbe consegnare i dati di 5000 clienti.

 
 
E&#8217; stato trovato un accordo di massima nel contenzioso fiscale tra ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><strong>La stampa domenicale elvetica, ha pubblicato le prime indiscrezioni sull&#8217;intesa, fra la giustizia americana e laprima banca elvetica: UBS dovrebbe consegnare i dati di 5000 clienti.<span id="more-1052"></span><br />
</strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>E&#8217; stato trovato un accordo di massima nel contenzioso fiscale tra UBS e autorità americane. Restano tuttavia da fissare ancora alcuni dettagli. Venerdì prossimo si farà nuovamente il punto della situazione. Oggi, intanto, la stampa domenicale ha pubblicato le prime indiscrezioni sull&#8217;intesa che prevederebbe la consegna dei dati di 5000 clienti.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;accordo permette di evitare l&#8217;apertura di un processo civile che avrebbe dovuto tenersi presso il Tribunale federale di Miami. La banca, afferma la stampa domenicale, può tirare un sospiro di sollievo dato che la giustizia USA avrebbe potuto infliggerle una multa di diversi miliardi di dollari.</p>
<p> </p>
<p>Inizialmente, le udienze avrebbero dovuto cominciare il 13 luglio scorso ma, su richiesta della banca, del Consiglio federale e dell&#8217;IRS, Gold aveva accettato di posticiparle al 3 agosto. Il fisco Usa voleva forzare la banca a trasmettere i dati di 52&#8242;000 clienti americani dell&#8217;istituto, sospettati di evasione fiscale. Venerdì il giudice, su proposta di Gibson, il quale ha lasciato intendere che sarà trovato un accordo sui punti ancora in sospeso, ha nuovamente posticipato l&#8217;inizio del processo (al 10 agosto). Esso verrà comunque aperto solo se le parti non riuscissero a concludere le trattative.</p>
<p> </p>
<p>La Svizzera era rappresentata alla teleconferenza dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e dal Dipartimento federale delle finanze (DFF). In una nota, il DFGP e il DFAE hanno affermato che non è possibile fornire dettagli sull&#8217;intesa dato che le trattative &#8220;sono soggette al vincolo di segretezza&#8221;.</p>
<p> </p>
<p>UBS dovrà consegnare 5000 nomi</p>
<p> </p>
<p>Tale vincolo non ha però impedito alla stampa domenicale di pubblicare le prime indiscrezioni. La &#8220;NZZ am Sonntag&#8221; e la &#8220;SonntagsZeitung&#8221; affermano che, in cambio dell&#8217;abbandono del procedimento civile, UBS dovrà fornire all&#8217;IRS i dati di circa 5000 clienti americani. Non è però ancora chiaro secondo quale modalità tale scambio d&#8217;informazioni dovrebbe avvenire.</p>
<p> </p>
<p>Eveline Widmer-Schlumpf ha infatti affermato sulle colonne del &#8220;Sonntag&#8221; che i dettagli ancora da regolare sono importanti per la Svizzera. &#8220;Se non troviamo un soluzione che sia consona al diritto elvetico l&#8217;accordo potrebbe venir rimesso in discussione&#8221;, ha puntualizzato la consigliera federale.</p>
<p> </p>
<p>Rimangono soltanto cinque giorni per proseguire le trattative e il tempo non è molto; se non sarà raggiunta un&#8217;intesa prima della conferenza telefonica in programma venerdì prossimo, tutto potrebbe farsi più difficile, ha sottolineato Widmer-Schlumpf. La consigliera federale ha però detto di nutrire un certo ottimismo, seppur moderato, sulla conclusione di un accordo. Da ATS</p>
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		<title>Svizzera-USA: ad alta tensione</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 10:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A pochi giorni dall’inizio del processo a Miami (lunedi prossimo) a carico di UBS, la politica elvetica cerca una via d’uscita extragiudiziale nel contenzioso con Washington ma si rifiuta di consegnare i 52 mila nomi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A pochi giorni dall’inizio del processo a Miami (lunedi prossimo) a carico di UBS, la politica elvetica cerca una via d’uscita extragiudiziale nel contenzioso con Washington ma si rifiuta di consegnare i 52 mila nomi degli evasori statunitensi richiesti dalle autorità fiscali americane.<span id="more-1004"></span></strong></p>
<p> </p>
<p>Il Consiglio federale ribadisce che l&#8217;UBS non può consegnare i dati su 52&#8242;000 suoi clienti americani alle autorità fiscali degli Stati Uniti. Se necessario, il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) emanerà una decisione specifica che vieti esplicitamente alla banca di trasmettere le informazioni, si legge in un esposto presentato ieri dal governo al tribunale competente di Miami in cui risponde alla presa di posizione dell&#8217;IRS &#8211; il fisco americano &#8211; del 30 giugno scorso.</p>
<p>In una breve replica, la Svizzera, chiarisce inequivocabilmente che il diritto elvetico vieta all&#8217;UBS di dare seguito a un&#8217;eventuale decisione di consegna dei dati da parte del tribunale di Miami, ha comunicato oggi il DFGP. Inoltre, in virtù di una decisione di principio del Consiglio federale, l&#8217;UBS non sarebbe in grado di dare seguito all&#8217;ordine di trasmettere i dati. Il DFGP spiega che secondo la decisione di principio vanno adottati tutti i provvedimenti necessari per impedire alla banca di trasmettere i dati dei 52&#8242;000 titolari di conti richiesti nell&#8217;ambito del procedimento civile statunitense che si aprirà a Miami lunedi prossimo.Ieri, in un disperato tentativo di trovare una via d’uscita extragiudiziale alla contesa, il governo svizzero aveva proposto a UBS di saldare direttamente le pendenze fiscali dei propri clienti statunitensi evitando così di dovere rendere noti i nomi dei correntisti. Una proposta che però, per il momento, non ha ricevuto risposta, né dalla banca né da Washigton.</p>
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		<title>CS: tradisce i correntisti francesi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 11:53:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se Ubs continua a fare il muso duro con l’autorità fiscale statunitense, Credit suisse, (CS) starebbe invece cedendo alle pressioni del governo francese. Infatti, nel timore di ritorsioni da parte di Parigi,la seconda banca svizzera ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Se Ubs continua a fare il muso duro con l’autorità fiscale statunitense, Credit suisse, (CS) starebbe invece cedendo alle pressioni del governo francese. Infatti, nel timore di ritorsioni da parte di Parigi,la seconda banca svizzera ha accettato, secondo diverse fonti di stampa, di rivelare al fisco francese l&#8217;identità dei propri correntisti che hanno titoli di borsa francesi.<span id="more-994"></span><br />
</strong><br />
Con questa mossa,Credit Suisse (CS) cerca di evitare problemi con il fisco francese dopo la firma della convenzione fiscale firmata da Parigi e Berna lo scorso 11 giugno. Con una lettera datata 24 giugno, Credit Suisse ha comunicato ai propri clienti che l&#8217;Autorità dei mercati finanziari è ora &#8220;autorizzata a richiedere la comunicazione dell&#8217;identità di tutti gli investititori che hanno in portafoglio titoli francesi&#8221;. E se qualcuno rifiutasse? Per il giornale svizzero <em>Le Temps ,</em>CS venderà d&#8217;autorità, in mancanza di risposte dagli interessati, le azioni francesi &#8220;al prezzo del giorno&#8221;.<br />
La notizia è importante per capire come potrebbe finire l&#8217;altro braccio di ferro, quello fra Ubs e il fisco americano. Lo scorso febbraio Washington aveva ottenuto da Ubs 780 milioni di dollari e l&#8217;impegno a ottenere l&#8217;identità dei titolari americani di conti presso la banca svizzera. Il sospetto, o la quasi certezza della giustizia americana, era che in quei conti fossero finiti milioni di dollari sottratti al fisco americano. Ubs, in realtà, ha accettato di togliere il velo a 250 nomi di propri clienti. Solo una piccola parte dei 52mila &#8216;inseguiti&#8217; dalla giustizia americana. Ecco che la decisione sui clienti francesi di Credit Suisse rischia di diventare un precedente preoccupante per gli americani con interessi custoditi gelosamente, fin qui, da Ubs. La banca svizzera finora ha tenuto duro: se traballa il segreto bancario in Svizzera, scricchiola uno dei pilastri del successo del sistema. E per di più in un periodo già difficile: i conti del 2008 registrano un rosso da 13 miliardi di euro. Colpa della crisi, certo, ma la divulgazione di dati dei propri clienti sarebbe un brutto colpo.</p>
<p>Per ora, dice <em>Liberation, </em>Ubs &#8220;incoraggia i propri clienti americani a consultare i propri fiscalisti&#8221; per mettersi in regola con la legge americana. Ma il giornale svizzero <em>Sonntag </em>rivela: Ubs sarebbe pronta a aprire un&#8217;altra volta il portafoglio, al processo in agenda a Miami, per chiudere la vicenda. Con un assegno da 3, forse 4,5 miliardi di dollari.</p>
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		<title>UBS: no ai nomi dei correntisti USA</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 11:39:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ubs continua a opporsi &#8220;vigorosamente&#8221; alla pubblicazione dei nomi dei 52 mila statunitensi titolari di conti e sospettati di frode fiscale negli Usa. La principale banca elvetica difende la propria posizione, secondo la quale tale ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ubs continua a opporsi &#8220;vigorosamente&#8221; alla pubblicazione dei nomi dei 52 mila statunitensi titolari di conti e sospettati di frode fiscale negli Usa. La principale banca elvetica difende la propria posizione, secondo la quale tale divulgazione massiccia dei nomi è contraria al diritto svizzero.<span id="more-990"></span></strong></p>
<p>Il Dipartimento di Giustizia statunitense sta cercando di ottenere da Ubs la lista di nominativi di clienti americani con conti segreti in Svizzera. In un documento inviato al Tribunale che si occupa della causa intentata a Ubs si legge che la banca non può fare appello al segreto bancario perchè si è resa responsabile di aver volontariamente aiutato diversi cittadini americani ad evadere le tasse per centinaia di milioni di dollari. Ubs aveva raggiunto un accordo con le Autorità federali lo scorso febbraio, patteggiando una multa da 780 milioni di dollari e promettendo di rivelare i nomi di circa 250 clienti statunitensi. Oggi, però, la banca si difende sostenendo che in tal modo violerebbe la legge sul segreto bancario svizzero. Secondo gli analisti di Vontobel è altamente improbabile che Ubs riesca a ottenere il patteggiamento ed evitare il processo contro il Fisco statunitense in merito ai conti segreti in svizzera. &#8220;La soluzione migliore sarebbe evitare il processo, così il gruppo potrebbe ricucire il rapporto con i propri clienti e salvaguardare la propria immagine&#8221;. In caso di processo, è altamente probabile che si assista ad un decorso giudiziario che impiegherà anni, una prospettiva decisamente sfavorevole per la società svizzera. Vontobel assegna il rating hold e il target price a 16 franchi svizzeri al titolo Ubs che alla Borsa di Zurigo oggi recupera l&#8217;1,58% a 13,50 franchi svizzeri. Da: MF</p>
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		<title>Svizzera: cade il segreto bancario</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2009/03/svizzera-cade-il-segreto-bancario/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 07:05:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ …ma solo per i conti sospetti. Le banche elvetiche si adeguano alle direttive OCSE rinunciando alla “furba” distinsione fra evasione e frode fiscale.Si apre una breccia nel segreto bancario svizzero. D’ora in poi la lotta ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> …ma solo per i conti sospetti. Le banche elvetiche si adeguano alle direttive OCSE rinunciando alla “furba” distinsione fra evasione e frode fiscale.<span id="more-636"></span><span style="font-weight:normal;">Si apre una breccia nel segreto bancario svizzero. D’ora in poi la lotta all’evasione fiscale potrà contare sulla collaborazione e sulle informazioni in arrivo direttamente da oltreconfine.  Un colpo di spugna epocale che potrebbe cancellare l’immagine dei caveau svizzeri quali scrigni inviolabili e segreti nei quali, a partire dalla Grande Depressione del 1929, molti iniziarono a mettere al sicuro i propri patrimoni.  Così ha dunque deciso, venerdì scorso, il Consiglio Federale di Berna, adeguando la posizione della Svizzera ai parametri dell’Ocse che prevedono appunto la concessione dell’assistenza amministrativa per applicare il diritto fiscale di ogni Paese. Stiano tranquilli però i correntisti comaschi che hanno portato i loro “tesori” oltre la dogana. La rivoluzione è parziale, visto che la riforma presenta ferree limitazioni.  A partire dal fatto che le notizie richieste da parte di un altro Stato, impegnato in un’indagine, dovranno essere «concrete, motivate e in presenza di sospetti giustificati». Nessuno scambio automatico di dati, quindi. E nessun monitoraggio a campione sui nomi di possibili evasori.  Cesserà però la distinzione a livello internazionale tra evasione e frode fiscale. Sino a venerdì scorso l’evasione, considerata in Svizzera un’infrazione amministrativa, non faceva cadere il segreto bancario come invece accade per la frode.  La distinzione rimarrà in vigore per gli svizzeri e gli stranieri residenti, ma non per i non residenti titolari dei conti.  Da più parti si considera questa manovra un modo per evitare che la Svizzera possa finire nella lista nera dei paradisi fiscali che verrà stilata durante il prossimo vertice dei G20 in programma all’inizio di aprile a Londra.  «La Svizzera ha fatto sicuramente un passo importante &#8211; spiega Corrado Bianchi Porro, giornalista economico del Giornale del Popolo, quotidiano di Lugano &#8211; Affiancata in questa decisione da altri paesi come Austria e Lussemburgo».  «È altrettanto certo, però &#8211; prosegue Bianchi Porro &#8211; che la tempestività con cui è stata presa questa decisione sembra indicare un volontà di non essere soggetta a critiche o di essere inserita nella famosa lista nera dei paradisi fiscali».  «Rimangono però numerose questioni aperte sul fronte dei depositi in Canton Ticino &#8211; conclude il giornalista &#8211; Questa collaborazione a livello informativo viene, seppur con limitazioni, garantita per le persone ma non per le società. Inoltre questi accordi non hanno valore retroattivo. Ovvero potranno funzionare solo per il futuro».  Vincoli, lacci e formalità burocratiche spinte all’eccesso, che però non smorzano l’ottimismo e la valutazione positiva fatta dal colonnello Rodolfo Mecarelli, comandante provinciale della guardia di finanza.  «È una notizia decisamente positiva &#8211; commenta l’ufficiale delle fiamme gialle &#8211; In futuro non si potrà che collaborare sempre di più tra i vari Paesi. Visto che i criminali e gli evasori non hanno frontiere di alcun tipo, altrettanto dobbiamo fare noi». Un passaggio decisivo sul fronte della lotta all’evasione, quindi.  «Un primo importante mutamento c’è stato dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre &#8211; dice Mecarelli &#8211; Data che ha segnato l’avvio di una collaborazione e uno scambio di informazioni sempre più fitto tra gli Stati coinvolti nella lotta al terrorismo e al riciclaggio. Ovviamente adesso dovrà passare del tempo per rendere operative queste decisioni. Ma ciò che importa è che si sia imboccata una nuova strada», conclude il comandante. Da: Corriere di Como</span></strong></p>
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		<title>UBS: nuovi aiuti di stato?</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 19:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Svizzera]]></category>
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		<category><![CDATA[frode fiscale]]></category>
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		<description><![CDATA[La più grande banca svizzera dovrà probabilmente chiedere un altro aiuto allo stato. E’ quanto si sussurra negli ambienti bancari e finanziari elvetici. La vicenda giudiziaria con gli Stati Uniti sta intaccando pesantemente la fiducia ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La più grande banca svizzera dovrà probabilmente chiedere un altro aiuto allo stato. E’ quanto si sussurra negli ambienti bancari e finanziari elvetici. La vicenda giudiziaria con gli Stati Uniti sta intaccando pesantemente la fiducia dei clienti nella banca. Intanto, dopo il minimo storico di ieri, oggi il titolo si è leggermente apprezzato, ritornando sopra la fatidica soglia psicologica dei 10 franchi. </strong><span id="more-623"></span>La crisi UBS sembra un pozzo senza fondo. Quando sembrava che la banca si stesse faticosamente riprendendo, è arrivata la mazzata americana. Washington non vuole solo conoscere qualche centinaio di nomi con relativi conti. Oggi li vuole tutti i nomi di quei 50 mila correntisti americani che avrebbero frodato il fisco grazie alla complicità di UBS.  La Svizzera, si rifiuta però di piegarsi al nuovo “dictat”. La prova di forza finirà in tribunale il prossimo luglio: per UBS, potrebbe finire malissimo. Addirittura, Washington, potrebbe ritirargli la licenza.  Ieri, il titolo è andato sotto la soglia psicologica di 10 franchi. Oggi, l’azione si è fortunatamente ripresa. Non si tratta comunque di un segnale incoraggiante. A concorrere all’inversione di tendenza, sono probabilmente i “rumors” che circolano sempre più insistentemente in Svizzera secondo i quali la Confederazione starebbe preparando un nuovo pacchetto di interventi dopo i 66 miliardi di franchi -fra prestiti e garanzie- messi sul tavolo lo scorso autunno.</p>
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		<title>Grane americane anche per Credit Suisse?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 18:06:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Credit suisse]]></category>
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		<category><![CDATA[frode fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[inchieste]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo UBS, anche la seconda banca elvetica sarebbe finita nel mirino della autorità fiscali statunitensi. La direzione della banca afferma tuttavia di avere sempre rispettato le leggi e di non sapere nulla delle eventuali inchieste ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Dopo UBS, anche la seconda banca elvetica sarebbe finita nel mirino della autorità fiscali statunitensi. La direzione della banca afferma tuttavia di avere sempre rispettato le leggi e di non sapere nulla delle eventuali inchieste in corso.<span id="more-318"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">La notizie è apparsa ieri sulle pagine del New York Times, provocando l’immediata reazione negativa delle borse sul titolo CS. Secondo quando scrive il giornale, le autorità fiscali statunitensi, hanno allargato le loro verifiche, relative a eventuali frodi fiscali, anche al secondo gruppo bancario svizzero. Come nel caso di UBS, sotto inchiesta sono finiti i conti off-shore e i patrimoni non dichiarati. Il CS, secondo quanto scrive il quotidiano economico Cash, non sarebbe a conoscenza di tali inchieste. Ribadisce, comunque, di essersi sempre attenuto alla legge. Commentando l’articolo del NYT, CS afferma che ciò è la dimostrazione che negli Stati Uniti, le attività offshore degli istituti esteri continuano a dare fastidio. Pubblicando un articolo simile, non si fa che intimorire i clienti della banca.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">CS, ha ribadito inoltre che non intende interrompere le sue attività offshore negli Stati Uniti, contrariamente a quando fatto da UBS. Un segno, questo che dimostra la buona fede della banca.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;">Il secondo istituto bancario svizzero continua intanto la ristrutturazione delle sue attività. Dopo il licenziamento di 1800 collaboratori, attivi soprattutto nell’ “Investment Banking”, annuncia ora altri 650 esuberi che colpiranno, in particolare, il Regno Unito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:12pt;font-family:&quot;"> </span></p>
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