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	<title>infoinsubria &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Zwingli si rivolge alle truppe svizzere a Monza (3)</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2015 15:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Marignano]]></category>

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8 settembre 1515. L’esercito francese si è accampato nei pressi di Melegnano deciso a conquistare Milano. Ma Francesco I e i suoi marescialli sperano ancora di poter evitare la battaglia. I contingenti ...]]></description>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_40447" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2015/09/300px-MonzaArengario.jpg"><img class="size-full wp-image-40447" title="300px-MonzaArengario" src="/wp-content/uploads/2015/09/300px-MonzaArengario.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il Palazzo dell&#39;Arengario (foto Wikipedia)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>8 settembre 1515. L’esercito francese si è accampato nei pressi di Melegnano deciso a conquistare Milano. Ma Francesco I e i suoi marescialli sperano ancora di poter evitare la battaglia. I contingenti dei cantoni della Svizzera occidentale, con alla testa Berna, si stanno già ritirando. Gli ufficiali svizzeri sono quasi tutti favorevoli a incassare l’oro che è stato loro promesso a Gallarate. I soldati invece sembrano poco propensi a ritirarsi. Per loro quella campagna è stata poco redditizia. Una bella battaglia gli avrebbe permesso di rifarsi.</strong></p>
<p><span id="more-40446"></span>“Tenemmo molte assemblee. C’era chi voleva tornare a casa e chi voleva combattere,” racconta nella sua cronaca il mercenario del canton Zugo Walter Steiner, figlio del landamano del suo cantone. Presso i mercenari svizzeri vige infatti la singolare tradizione che l’ultima parola sull’entrata in battaglia spetta all’assemblea dei soldati, la “Gemeinde”.</p>
<p>Orami tutti i mercenari svizzeri ancora in Italia si erano radunati presso Milano. I glaronesi erano a Monza. Il loro cappellano Ulrich Zwingli si è rivolto alle truppe alle truppe dal Palazzo dell’Arengario, esortandole ad accettare il patto con la Francia e a tornare in patria. Ma i soldati  invece vogliono combattere. Sono venuti in Italia affamati di bottino, il soldo si fa aspettare, non vogliono tornare a casa con le tasche vuote.</p>
<p>I comandanti tengono riunioni su riunioni nel Castello di Milano. Mentre nel cortile gruppi di mercenari attendono ancora le decisioni dei comandanti, nella Sala delle Asse il cardinale Schiner, il prelato vallesano che difende gli interessi del Vaticano, cerca di convincerli a entrare in battaglia. Il suo discorso è riportato da Francesco Guicciardini nella sua Storia d’Italia.</p>
<p>“Dunque, ha la nazione nostra sostenuto tante fatiche, sottopostasi a tanti pericoli, sparso tanto sangue, per lasciare in uno solo dì tanta gloria acquistata, tanto nome, agli inimichi Stati vinti da noi? Non son questi quegli medesimi franzesi che accompagnati da noi hanno avuto tante vittorie? Abbandonati da noi sono sempre stati vinti da ciascuno? Non sono questi quegli medesimi francesi che da piccola gente de nostri furono l’anno passato rotti, con tanta gloria, a Novara?”</p>
<p>Marx Röist, borgomastro di Zurigo e comandante delle truppe del suo Cantone, medita sulle le domande retoriche del vescovo di Sion. Il primus inter pares fra i comandanti svizzeri sa che la battaglia sarebbe difficile. “Finora siamo riusciti a far contento il magro imperatore, il grasso re di Francia, e il ciccione duca di Milano, e riuscire a farci pagare da tutti. Ma non si può continuare a mungere sue mucche alla volta. Ora ognuno si è preso una mucca per conto suo e se ne va per la sua strada. Berna e i suoi alleati hanno accettato i soldi francesi ed si sono messi sulla via del ritorno, mentre noi siamo qui a cercare di accontentare l’imperatore. Ma i suoi soldi non gli abbiamo ancora visti… “</p>
<p>Roist non ha molta volta voglia di rischiare una sconfitta solo per non perdere Bellinzona. Anche lui, come gli altri comandanti, propende per l’idea di accettare le offerte francesi, e tornare a casa con un bel gruzzolo. I soli decisi a rimanere a tutti i costi in Lombardia sono Uri, Svitto e Untervaldo. Da 15 anni sono in possesso dei castelli ticinesi, e non vogliono assolutamente rinunciarvi.</p>
<p><strong>MA </strong></p>
<p>(continua)</p>
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		<title>Inquinamento: “bandiera nera” a Porto Ceresio</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 07:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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La grave situazione di inquinamento fecale del Rio Bolletta, l’aaffluente del Ceresio dove si scarica il depuratore di Porto Ceresio, non è migliorata. Per questo stamattina, nella cittadina del varesino, il Circolo Legambiente della ...]]></description>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_40235" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2015/07/Porto-Ceresio.png"><img class="size-medium wp-image-40235" title="Porto Ceresio" src="/wp-content/uploads/2015/07/Porto-Ceresio-300x214.png" alt="" width="300" height="214" /></a><p class="wp-caption-text">La protesta</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>La grave situazione di inquinamento fecale del Rio Bolletta, l’aaffluente del Ceresio dove si scarica il depuratore di Porto Ceresio, non è migliorata. Per questo stamattina, nella cittadina del varesino, il Circolo Legambiente della Valceresio e il Cigno Azzurro hanno deciso di consegnare la Bandiera Nera alla Comunità Montana, e simbolicamente a tutti i comuni che a quest’ultima hanno delegato la gestione del depuratore.</strong></p>
<p><span id="more-40234"></span>Da sette anni i monitoraggi scientifici della Goletta dei Laghi, campagna nazionale di Legambiente a tutela dei bacini lacustri italiani – in collaborazione con il COOU, Consorzio Obbligatorio Oli Esausti e Novamont -, fanno emergere livelli preoccupanti di inquinamento fecale nel Rio Bolletta, uno degli affluenti del Lago Ceresio, precisamente dove scarica il depuratore di Porto Ceresio.</p>
<p>“Ora basta, siamo al ridicolo – ha affermato Milena Nasi portavoce del Circolo Legambiente Valceresio Onlus – ci sono i dati e le documentazioni fotografiche a testimonianza di un inquinamento evidente del Rio Bolletta. La pessima gestione del depuratore e la sottovalutazione da parte delle autorità competenti stanno avvelenando il nostro lago e quello dei nostri vicini svizzeri. A fine giugno si è verificata una strage di pesci, le acque si sono colorate di rosso. Si faccia qualcosa o andremo per le vie legali: adesso esiste una legge sugli eco reati”.</p>
<p>Una situazione ormai insostenibile, dovuta ad un probabile sottodimensionamento del depuratore. L’invito è anche a verificare la possibilità che ci siano scarichi abusivi e che la collettazione sia sempre funzionante. La preoccupazione è forte anche da parte del Canton Ticino, che da anni si occupa del problema in sinergia con gli interlocutori lombardi. Cittadini e cooperative di pescatori chiedono alle amministrazioni municipali interventi immediati: Legambiente ribadisce la volontà di schierarsi al loro fianco per valutare qualsiasi azione legale necessaria.</p>
<p><strong>Red./Comunicato</strong></p>
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		<title>Regio Insubrica: le Province italiane non hanno pagato le quote</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2015 14:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insubria]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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Le province italiane che fanno parte della Regio Insubrica non hanno pagato le quote dovute alla Comunità di lavoro. L’ammanco ammonta a Fr. 150’000. La Lombardia, che avrebbe promesso di di far fronte ai pagamenti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_16349" class="wp-caption alignleft" style="width: 256px"><a href="/wp-content/uploads/2011/12/Giampiero-Gianella-3.jpg"><img class="size-full wp-image-16349   " title="Giampiero-Gianella-3" src="/wp-content/uploads/2011/12/Giampiero-Gianella-3.jpg" alt="" width="246" height="164" /></a><p class="wp-caption-text">Il segretario della Regio Insubrica (foto Infoinsubria)</p></div>
<p>Le province italiane che fanno parte della Regio Insubrica non hanno pagato le quote dovute alla Comunità di lavoro. L’ammanco ammonta a Fr. 150’000. La Lombardia, che avrebbe promesso di di far fronte ai pagamenti delle province lombarde, non ha ancora versato nulla. A causa di questa situazione è saltata l’assemblea prevista per il 25 giugno.</strong></p>
<p><span id="more-40217"></span>Lo ha confermato questo pomeriggio il segretario della comunità transfrontaliera e cancelliere dello Stato del Canton Ticino Giampiero Gianella. Al momento quindi l’organo che dovrebbe contribuire ad affrontare i problemi transfrontalieri è senza mezzi. La riforma delle Province italiane ha ridotto i mezzi a loro disposizione, e a nulla è servito il richiamo inviato da Gianella per sollecitare il pagamento. Da Milano è arrivata una vaga assicurazione del governatore Maroni, a cui però non ha fatto seguito nessun versamento. Il Piemonte non si è ancora fatto vivo.</p>
<p>Dati i rapporti piuttosto conflittuali fra Ticino e Italia non sorprende che da parte italiana non ci sia molta fretta di fronte agli impegni. Sembra che le Regioni italiane che potrebbero intervenire al posto delle Province stiamo riflettendo sulle condizioni da porre per procedere ai pagamenti, chiedendo per esempio un maggiore coinvolgimento. Sembra inevitabile che alla luce dei cambiamenti intervenuti la Regio Insubrica debba rivedere la propria organizzazione.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
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		<title>Svizzera, paradiso dei pensionati</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2015 07:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La Svizzera è il paradiso dei pensionati: risulta dall’annuale indagine pubblicata dalla banca Natixis, specializzata nella gestione patrimoniale. Al secondo posto del Global Retirement Index 2015 si classifica la Norvegia, mentre l’Italia scivola dal 23esimo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_38825" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2014/10/pensionati.jpg"><img class="size-medium wp-image-38825" title="pensionati" src="/wp-content/uploads/2014/10/pensionati-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">Pensionato (foto Coldiretti.it)</p></div>
<p><strong>La Svizzera è il paradiso dei pensionati: risulta dall’annuale indagine pubblicata dalla banca Natixis, specializzata nella gestione patrimoniale. Al secondo posto del Global Retirement Index 2015 si classifica la Norvegia, mentre l’Italia scivola dal 23esimo al 29esimo posto.</strong></p>
<p><span id="more-39966"></span>L’indice si basa su 20 indicatori che valutano la salute, il benessere materiale, la qualità della vita. Secondo gli autori, la qualità della vita dei pensionati dipende fortemente dalla validità della politica seguita dagli Stati in materia di sanità pubblica e dei programmi di risparmio pensionistici. Ai primi dieci posti della classifica si collocano 8 paesi dell’Europa del nord (oltre alla Norvegia, l’Islanda, i Paesi Bassi, la Svezia, la Danimarca, l’Austria e la Germania. A questi  paesi europei si associano l’Australia e la Nuova Zelanda.</p>
<p>Secondo gli estensori dello studio, la salute del conti pubblici, una solida situazione economica e una equa distribuzione della ricchezza sono direttamente correlati con la qualità della vita dei pensionati. L’Italia, a causa del forte debito pubblico e la debole crescita, è finita al 29esimo posto in classifica, superata anche da Estonia e Slovacchia. E questo nonostante un sistema sanitario che invece risulta migliore di quello di molti altri paesi.</p>
<p><strong>Red</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Preoccupante diffusione del virus informatico Dyre</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2015 10:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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La Centrale svizzera d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione (MELANI) informa che il trojan “Dyre”, dopo aver colpito soprattutto le piccole e medie imprese, si sta diffondendo in maniera preoccupante anche fra i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_39950" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2015/05/Virus-computer.png"><img class="size-medium wp-image-39950" title="Virus-computer" src="/wp-content/uploads/2015/05/Virus-computer-300x221.png" alt="" width="300" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;assedio dei virus informatici (illustrazone melani.admin.ch)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>La Centrale svizzera d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione (MELANI) informa che il trojan “Dyre”, dopo aver colpito soprattutto le piccole e medie imprese, si sta diffondendo in maniera preoccupante anche fra i privati. Nelle scorse settimane, MELANI, ha ricevuto giornalmente diverse centinaia di segnalazioni di nuove infezioni in Svizzera.</strong></p>
<p><span id="more-39948"></span>I metodi usati per la diffusione di Dyre sono particolarmente subdoli: quando il computer di un imprenditore o di un utente privato viene infettato con uno di questi programmi nocivi, i contatti di posta elettronica vengono sottratti, quindi, sfruttando la sua identità, il software dannoso viene inviato a tutto l&#8217;indirizzario.</p>
<p>L&#8217;e-mail raggiunge così tutta la clientela fissa di una ditta, rispettivamente la cerchia di conoscenze di un privato. Dato che il destinatario conosce il mittente e si fida di lui, la probabilità che apra l&#8217;allegato, lasciandosi infettare e mettendo a sua volta in pericolo i propri clienti o conoscenti, è alta.</p>
<p>A causa dell&#8217;aggravarsi della minaccia che Drye rappresenta, l&#8217;esortazione di febbraio 2015 a mantenere alto il livello di guardia, rimane immutata e costante. MELANI rammenta agli utenti internet di non aprire nessun allegato e-mail che possa apparire sospetto o insolito. Il programma nocivo può nascondersi sotto le mentite spoglie di un fax inviato per posta elettronica, di un&#8217;ordinazione mai effettuata, una consegna, una fattura o un pagamento. I truffatori si inventano scenari sempre nuovi per indurre il destinatario a cliccare su un allegato o a seguire un link.</p>
<p><strong>Red./Comunicato</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alessandro Beretta, iniziatore del network di imprese BizClass</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 10:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micand</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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L’unione fa la forza, dice il proverbio. Fra imprenditori però a dominare è spesso la concorrenza spietata. Una nuova iniziativa nata in Ticino propone un’altra strada, quella della rete di imprese che mettono in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<div id="attachment_32153" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="/wp-content/uploads/2013/06/alessandro-beretta.jpg"><img class="size-medium wp-image-32153" title="alessandro-beretta" src="/wp-content/uploads/2013/06/alessandro-beretta-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandro Beretta </p></div>
<p>L’unione fa la forza, dice il proverbio. Fra imprenditori però a dominare è spesso la concorrenza spietata. Una nuova iniziativa nata in Ticino propone un’altra strada, quella della rete di imprese che mettono in comune competenze e risorse per affrontare un mercato sempre più difficile. Ce ne parla il consulente aziendale Alessandro Beretta, ideatore dell’iniziativa.</p>
<p><em><strong><span id="more-40146"></span>Quali sono gli obiettivi del network di imprese BizClass?</strong></em></p>
<p>Il modo di fare business è fortemente cambiato con la crisi che viviamo da oltre 7 anni ormai. Tutto è cambiato e molto cambierà nel modo e sulle modalità di come fare affari o gestire il commercio. Le piccole e medie aziende non potranno più esistere se non aggregandosi a un consorzio o altre forme di collettività. BizClass non è un network di contatti, ma mira a essere piuttosto un consorzio proattivo. Condividiamo costi e strategie, problemi e soluzioni. Non puntiamo solamente a diventare parecchi partner ma piuttosto alla qualità del singolo partner. In pratica secondo mia esperienza non conta quanti membri sono nel network ma quale sarà la frequenza di scambio tra di loro e la volontà di volere riuscire. Perciò punto più sul aspetto qualitativo delle interazioni tra le aziende che non sulla quantità dei Network Partner.</p>
<p>Inoltre il brand BizClass mira ad avere una propria struttura di commerciali e mette a disposizione parecchi mezzi di visibilità come propria mini Hompage sul sito BizClass come pure un proprio Blog e interconnessioni e offerte con altri giornali online. Tutto gira intorno alla proattività e alla condivisione ! BizClass punta a essere un brand di riferimento per avere al suo interno  partner di qualità, con una forte volontà e con spiccate qualità imprenditoriali.</p>
<p><em><strong>Come è nata l’idea di questa iniziativa?</strong></em></p>
<p>L’idea è nata strada facendo durante il mio percorso lavorativo in qualità di Business Development Manager. Ho scoperto all’estero altre forme, e ho rimodulato il tutto secondo mie esperienze. La crisi poi mi ha dato un ulteriore motivo per spingere in questa direzione. I contatti che ho avuto con molti imprenditori mi hanno dato la certezza che BizClass.ch come tool per lo sviluppo mercato ha un forte potenziale.</p>
<p><em><strong>A chi si rivolge BizClass?</strong></em></p>
<p>Tutti gli imprenditori di tutte le taglie hanno accesso a BizClass. In primis si avrà un colloquio dove verranno presentate le opportunità ma anche i doveri dei partners. Per salvaguardare la qualità dei nostri partner bisogna però mostrare un CV e il proprio casellario giudiziario. La quota mensile per poter fare parte di BizClass.ch varia tra CHF 300.- e CHF 500.- al mese. Questa quota noi la chiamiamo Working Capital, ossia il denaro per fare muovere il lavoro.</p>
<p><a href="http://www.bizclass.ch">www.bizclass.ch</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Quando la Svizzera perse Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2015 09:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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In occasione del 500esimo anniversario della battaglia di Marignano il Museo nazionale svizzero dedica all’evento una esposizione che si sofferma sulle cause e le conseguenze delle campagne militari condotte dalle potenze europee per il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_39806" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2015/03/Marignano.png"><img class="size-medium wp-image-39806" title="Marignano" src="/wp-content/uploads/2015/03/Marignano-300x194.png" alt="" width="300" height="194" /></a><p class="wp-caption-text">1515 Marignano (foto Museo nazionale svizzero)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>In occasione del 500esimo anniversario della battaglia di Marignano il Museo nazionale svizzero dedica all’evento una esposizione che si sofferma sulle cause e le conseguenze delle campagne militari condotte dalle potenze europee per il controllo di Milano e della Lombardia, con particolare attenzione al ruolo cruciale svolto dalla Confederazione. La mostra è incentrata sulla Milano intorno al 1500, oggetto di aspra contesa, sulla battaglia quale grande evento militare e sulle conseguenze della pace del 1516 per i Confederati: un importante spaccato di storia europea, a cavallo tra guerra e diplomazia.</strong></p>
<p><span id="more-39804"></span>«1515 Marignano» presenta circa 250 preziosi e significativi pezzi provenienti dalla Svizzera e dall’estero: raffinati ritratti rinascimentali di duchi e condottieri, parti del bottino delle guerre di Borgogna che trasformarono la Confederazione in potenza militare, i regali sontuosi che il papa donò nel 1512 ai Confederati a riconoscimento della loro influenza militare, disegni di artisti che parteciparono alle guerre di Milano e che illustrano la vita e la morte dei mercenari svizzeri, un cannone del peso di diverse tonnellate proveniente dall’arsenale reale che simboleggia la superiorità tecnico-militare dei francesi nonché il poderoso trattato del 1516 con 19 sigilli a dimostrazione del peso politico della pace tra la Confederazione e la Francia. Inoltre, accanto alla «Ritirata di Marignano» di Ferdinand Hodler esposta nella «Ruhmeshalle», la mostra consente di ammirare anche una bozza di questo famoso affresco, gentilmente concessa in prestito dalla Kunsthaus di Zurigo.</p>
<p>Il contesto della battaglia</p>
<p>Il rullo dei tamburi e il frastuono dei corni confederati da un lato, i tiri dell’artiglieria francese dall’altro: in suoni e immagini vengono evocate tutta la forza e la violenza della «battaglia dei giganti», con una colonna sonora d’effetto e scene animate che consentono ai visitatori di farsi un’idea del combattimento, durato all’incirca 20 ore.</p>
<p>Inoltre, una serie di video mostra importanti tappe storiche: la nomina nel 1512 del primo comandante in capo confederato, l’insediamento dei primi balivi a Lugano e a Locarno nel 1513, la celebrazione della vittoria del re di Francia nel 1515 a Milano e l’importante Alleanza sul servizio mercenario del 1521.</p>
<p>«Marignano» oggi</p>
<p>Gli uni si rammaricano della sconfitta dei confederati, altri salutano il ritorno dopo la battaglia ai «vecchi» valori di una Confederazione più sobria. Taluni collegano Marignano al principio della neutralità svizzera del 19° e 20° secolo, mentre i loro antagonisti combattono il «mito Marignano». Il Museo nazionale svizzero coglie l’occasione della commemorazione di Marignano per organizzare una speciale mostra ad ampio respiro, arricchita da una serie di dibattiti in tre parti (in tedesco) sul tema «Marignano – tra storia, narrazione, politica e cultura».</p>
<p><strong>Red./Comunicato</strong></p>
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		<title>&#8220;Nella mia azienda ho proibito di assumere ticinesi&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2015 14:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2015 15:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La decisione di DELTACARB di intervenire sui salari del mese di gennaio (meno di 10 giorni dopo l’annuncio della BNS) è una palese violazione della legge, che impedisce ai datori di lavoro di intervenire unilateralmente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La decisione di DELTACARB di intervenire sui salari del mese di gennaio (meno di 10 giorni dopo l’annuncio della BNS) è una palese violazione della legge, che impedisce ai datori di lavoro di intervenire unilateralmente sul salario per far fronte a un rischio aziendale. Ancor più grave è il fatto che chi ha “osato opporsi” a questa decisione sia stato licenziato.</p>
<p>Il sindacato OCST non può tollerare che simili modi di “fare impresa” diventino prassi nelle aziende ticinesi e che i lavoratori siano costretti ad accettare abusi pur di non perdere il posto di lavoro.</p>
<p>Con l’azione pubblica di oggi, OCST chiede a Deltacarb SA:</p>
<p>di annullare il provvedimento preso nel mese di gennaio e sospendere interventi sui salari annunciati.</p>
<p>di annullare il licenziamento palesemente abusivo.</p>
<p>di definire un incontro con OCST per verificare la reale situazione aziendale e aprire una vera discussione.</p>
<p>L’OCST fin da ora si impegna a intraprendere ogni azione necessaria per ottenere questi obiettivi e ripristinare una situazione di legalità.</p>
<p>L’OCST invita i lavoratori di DELTACARB e delle altre aziende ticinesi a sostenere la nostra azione, denunciando queste situazioni.</p>
<p>L’OCST infine auspica una presa di posizione di AITI (che rappresenta l’azienda) e delle autorità cantonali, contro simili prevaricazioni.</p>
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		<title>Le riduzioni di salario ai frontalieri sono illegali</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2015 17:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rafforzamento del franco ha moltiplicato i casi in cui ai dipendenti frontalieri di ditte ticinesi viene proposta, e spesso anche imposta, una riduzione di salario. L’ultimo caso è quello del Gruppo Fabbri (Svizzera) SA, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2015/01/plastar.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-39538" title="plastar" src="/wp-content/uploads/2015/01/plastar-300x198.png" alt="" width="300" height="198" /></a>Il rafforzamento del franco ha moltiplicato i casi in cui ai dipendenti frontalieri di ditte ticinesi viene proposta, e spesso anche imposta, una riduzione di salario. L’ultimo caso è quello del Gruppo Fabbri (Svizzera) SA, che ai dipendenti frontalieri della Plastar SA di Muzzano ha proposto una riduzione del salario del 15% e ai residenti del 5%.</strong></p>
<p><span id="more-39536"></span>Denunciando questa pratica sul sito denunciamoli.ch, creato dal sindacato Unia per informare sulle aziende che praticano il dumping salariale, UNIA sottolinea come con questa decisione, la Plastar SA, che appartiene al gruppo Fabbri, violi una serie di leggi e contratti. In primo luogo l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP). Infatti, l’articolo 2 di tale accordo e l’articolo 9, capoverso 1 dell’Allegato 1.</p>
<p>Quest’ultimo riferimento giuridico stabilisce che «Il lavoratore dipendente cittadino di una parte contraente non può ricevere sulterritorio dell’altra parte contraente, a motivo della propria cittadinanza, un trattamentodiverso da quello riservato ai lavoratori dipendenti nazionali per quantoriguarda le condizioni di impiego e di lavoro, in particolare in materia di retribuzione,licenziamento, reintegrazione professionale o ricollocamento se disoccupato».</p>
<p>Nessuna ragione economica, come per esempio le variazioni del corso di cambio, può giustificare tali discriminazione. L’accordo della Plastar è dunque illecito in quanto in quanto le disposizioni dell’accordo sulla libera circolazione sono state violate. Naturalmente, tutto ciò non sembra importare alla direzione della Plastar SA… Questo articolo mira a ridurre la messa in concorrenza fra lavoratori residente e lavoratori frontalieri. Vuole quindi essere un freno alla sostituzione do forza lavoro frontaliera a “buon mercato” con forza lavoro residente.</p>
<p>È palese, afferma il sindacato, che la scelta della Plastar SA opera nel senso inverso. Infatti, perché la ditta dovrebbe tenere dei lavoratori residente quando può avvalersi di lavori frontalieri che le costano il 10% in meno? La Plastar Sa ha dato così una dimensione estremamente concreta del processo di dumping salariale, ossia spingere al ribasso i livelli salariali.</p>
<p>Ma la Plastar SA, come altre imprese, ha pure calpestato il Codice delle obbligazioni, più precisamente l’articolo 324, il quale vieta di ripercuotere il rischio d’impresa sul personale. Si tratta di una disposizione imperativa che non può essere modificata né attraverso un contratto di lavoro individuale, né attraverso un CCL. È ciò che giustamente succede quando il corso del cambio può peggiorare le prospettive economiche di un’impresa.</p>
<p>Il padrone deve assumere in anticipo gli effetti delle fluttuazioni del cambio che fanno parte del rischio d’impresa. È il datore di lavoro che deve sopportare il rischio d’impresa. Non ha il diritto di trasferire questo rischio sulle spalle dei lavoratori. Al contrario degli azionisti, i lavoratori non partecipano ai guadagni dell’impresa. Non devono perciò neppure il rischio d’impresa. Anche in questo caso, la Plastar Sa scarica bellamente tutti i costi sul personale, infrangendo la legge.</p>
<p><strong>Red./Comunicato</strong></p>
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