Origine dei cognomi insubrici: dai Daldini ai Fraschina

Lo stemma di Bosco Luganese (TI) con la frasca dei Fraschina (stemma cc talk)

È forte la simpatia che si ha per ciò che è ritenuto minore, che è rimasto: come certi nomi di persone che spesso sono stati lasciati nell’ombra (anche per questo motivo abbiamo messo insieme qualche anno fa un libretto su «Perché ci chiamiamo così?»). Ecco qualche scheda svizzera e lombarda.

I Daldini sono presenti da secoli nell’alto Malcantone e nella zona di Cadempino. Molti Daldini si misero spesso a disposizione della loro comunità (così ad esempio ad Aranno). Parecchi Daldini emigrano verso terre tedesche dove saranno appassionati costruttori. L’amore per il lavoro ben fatto appare tra l’altro negli stucchi eseguiti (nel 1741-43) nel castello di Birkenfeld e poi a Bayreuth.

Molti i rogiti e i registri parrocchiali in cui si colgono le presenze dei Daldini: un cognome su cui siamo incerti quanto all’etimo. Si esclude un’ipotesi «comoda, sbrigativa» di *D’aldini, *figlio di Aldo, Aldino (mai riscontrato in zona). Piuttosto, vi è il fatto che nei dialetti quando vi erano due nasali (n-n) si passava non poche volte a l-n.Vedi ad esempio Canonico «di proprietà della canonica, del prete» che diventa Calonico in Leventina, anima che diventa in italiano antico anma e poi alma: vedi ad esempio nella preghiera: l’alma mia t’adora, re del ciel.

Forse siamo davanti all’abbreviazione del nome Andina. Poteva aversi D’Andina > Dandina > Dandini, poi > Daldini, appunto con la cosiddetta dissimilazione delle nasali. Come nome di persona, Dandino compare in varie località di Lombardia e della Svizzera italiana. Morandi, Morandina e Dandina erano un nome prestigioso che nobili e ricchi davano in ricordo dei cantari cavallereschi (in cui comparivano Orlando, Meschino, Morando, Ferragutte).

I Moranda, poi anche Morandi sono da secoli presenti in zona, in particolare sui diversi versanti del Tamaro: a Rivera Bironico, in Val Vedasca (da cui passeranno a Monteviasco e ad Astano), in varie località del Malcantone. Da Morandina, poi, con la solita tendenza dei notai a rendere (con – i) plurali i nomi, e da Morandini si giungeva ai Dardini (poi scritti Daldini). In altre parole sono «i giovani della stirpe che recava nome da Morandus».

A conferma giunge anche il fatto che, con il continuo ripetere un nome, parlando, lo si accorciava. La prima parte del cognome spesso si perdeva: i Vanossi erano dei Giovannossi, i Bossi erano dapprima dei Giacobossi (da Giacobo, nome antico per Giacomo), da Maurizio > Rizzi, Gregorini ha dato origine a > Gorini. E vedi il nome medievale Paraviso «bambino bello come un paradiso» > Paravicini > Vicini. Daldini rientra insomma in una serie affettuosa che era ricca di esempi.

Frasca li incontri sia in Lombardia sia altrove. Nel Malcantone e Luganese (rilevati quanto meno dal 1597) devi frenarti dal collegarli dal punto di vista del significato ad esempio con i Boschetti. Così era detta la famiglia che viveva presso un boschetto, mentre i Selvini venivano da una località bergamasca (Selvino, a sua volta affine). Ma per i Frasca occorre pensare al fascio di foglie che (ancora nel primo Ottocento) gli osti espongono sulla strada a segnalare che hanno aperto una botte nuova. Ne venne l’uso di esporre una frasca o un fascio fronte (talora anche di paglia) quale insegna d’osteria. Di qui, nella sostanza, il soprannome che poi, gradualmente, diverrà cognome. Ovvio il rapporto con i Fraschina ecc.

Ottavio Lurati

(per gentile concessione di  AZIONE settimanale di Migros Ticino)