Lavorare a Milano con un contratto svizzero

Sto per accettare un’offerta di lavoro da parte di un’azienda svizzera. 
Io sono residente a Milano e svolgerò le attività lavorative sempre a Milano (lavoro di consulenza presso cliente italiano dell’azienda svizzera).
Il contratto di lavoro che mi hanno proposto è un contratto svizzero a tempo indeterminato con trattenute fiscali alla fonte.
Ulteriori info: non sarei frontaliere (non mi recherei mai in territorio svizzero), non ho alcun tipo di permesso.
Vorrei capire se e come dichiarare anche all’Italia il reddito percepito e come calcolare la porzione di tasse che dovrei corrispondere all’Italia a partire dal Lordo Annuo definito nel contratto svizzero.

Da un punto di vista fiscale italiano occorre tenere ben presente due situazioni:

1) l’aspetto fiscale per il dipendente
2) l’aspetto fiscale italiano  della società svizzera.

Per il DIPENDENTE non frontaliero si applicano le norme della Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio.

Questa convenzione rappresenta un punto fermo di riferimento anche per la normativa fiscale italiana in tema di doppie imposizioni.

L’ Art. 15.  prevede che ” i salari , gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente sono imponibili soltanto  in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal  titolo sono imponibili in questo altro  Stato.”

Da tutto quanto sopra appare evidente che il nostro lettore con  sede di lavoro esclusivamente in Italia,  dovrà pagare i contributi sociali e le imposte sul reddito di lavoro dipendente esclusivamente in Italia. Questi contributi vengono prelevati dalla busta paga del dipendente dalla ditta, che provvede poi a versarsi al fisco e agli enti previdenziali.

Se la ditta per cui si lavora ha una filiale in Italia, il dipendente andrà assunto da questa filiale secondo le normative italiane. Se non dispone di questa possibilità, la ditta estera potrebbe identificarsi presso il fisco italiano dotandosi di un rappresentante fiscale in Italia. Sarà quindi il rappresentante fiscale a produrre il CUD (certificazione unica lavoro dipendente, che corrisponde al certificato di salario svizzero) e a garantire il versamento di imposta sul reddito e contributi agli enti italiani preposti.

In alternativa il dipendente potrebbe lavorare per la ditta svizzera come lavoratore autonomo. In questo caso dovrebbe dotarsi di una partita IVA italiana, e registrarsi presso la gestione separata INPS per far fronte ai propri doveri contributivi. Il lavoro svolto verrà quindi fatturato alla ditta svizzera.

Nel caso specifico delle consulenze presso presso il cliente italiano della ditta andrà evitato che possa sorgere il sospetto che questa attività sia svolta in rappresentanza della ditta svizzera, perché questo caso l’Agenzia delle entrate potrebbe ravvisare la “stabile organizzazione” della società svizzera presso il cliente italiano. L’Agenzia delle entrate potrebbe in altre parole ipotizzare che la società straniera abbia in effetti una filiale in Italia, con conseguente imposizione delle  imposte dirette sulle società ( IRES/IRAP ).

Con l’identificazione fiscale attraverso un rappresentante fiscale, la società svizzera rimane sempre una società soggetto passivo non residente (Extra UE), e non deve pagare IRES ne IRAP  ma potrebbe assume in Italia con contratto italiano il proprio dipendente e assoggettare lo stipendio sia all’IRPEF che all’INPS.

(Ringraziamo per i suggerimenti lo Studio Bottoni, Viggiù.