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	<title>infoinsubria &#187; Interviste</title>
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	<description>Notizie e informazioni per vivere l’Insubria</description>
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		<title>Aurelio Grimaldi, scrittore e regista</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2015 17:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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Assassinato a Ostia quarant’anni fa, il regista Pier Paolo Pasolini continua a suscitare scandalo. Lo scrittore e regista Aurelio Grimaldi, cresciuto a Luino, dove ha anche scritto il suo primo libro “Mery per sempre”, si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_40676" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2015/12/Aurelio.Grimaldi.png"><img class="size-medium wp-image-40676" title="Aurelio.Grimaldi" src="/wp-content/uploads/2015/12/Aurelio.Grimaldi-300x256.png" alt="" width="300" height="256" /></a><p class="wp-caption-text">Aurelio Grimaldi</p></div>
<p>Assassinato a Ostia quarant’anni fa, il regista Pier Paolo Pasolini continua a suscitare scandalo. Lo scrittore e regista Aurelio Grimaldi, cresciuto a Luino, dove ha anche scritto il suo primo libro “Mery per sempre”, si è confrontato con <a href="/2015/12/luino-un-omaggio-a-pasolini/">Pasolini in tre film in programma proprio a Luino in questi giorn</a>i. Gli abbiamo chiesto di esprimersi sulle polemiche suscitate dalle dichiarazioni di Gabriele Muccino, che ha definto Pasolini un un regista “amatoriale e fuori posto&#8221;.</strong></p>
<p><span id="more-40674"></span>Muccino, come tutti, ha il diritto di esprimere qualunque opinione su chicchessìa. Il fatto che sia stato espulso da Facebook per aver espresso una critica su Pasolini è ridicolo ma soprattutto indegno, e questo è l&#8217;aspetto più grottesco dell&#8217;intera vicenda. Per qualcuno, dunque, esiste il neo reato di &#8216;lesa maestà contro sua divinità Pier Paolo Pasolini&#8217;.</p>
<p>Premesso questo, trovo che il giudizio di Muccino su Pasolini sia superficiale e umorale, e criticamente insulso. L&#8217;aggettivo &#8216;amatoriale&#8217; è il massimo, a mio avviso, di corrività, da parte di chi evidentemente ha visto i film di Pasolini solo attraverso l&#8217;insulsa lente dei movimenti di camera. Muccino ha definito &#8216;amatoriale&#8217; un regista che è, da anni, &#8216;aggettivo&#8217;. Hanno conquistato questa straordinaria valenza solo Pasolini, Godard, Fellini, Moretti, Bergman e pochi altri. Da anni si dice di un &#8216;primo piano pasoliniano&#8217; o di un &#8216;volto pasoliniano&#8217;. Auguro a Muccino di diventare anche lui, un giorno, &#8216;aggettivo&#8217; ma ho, al momento, molti dubbi al proposito. Il suo errore di superficialità nasce da un canone di regia basato sulla mera dittatura della macchina da presa: ma Muccino non si è accorto che i registi &#8216;macchinisti&#8217;, come Scorsese, Tornatore, Bertolucci, non diventano facilmente aggettivi! E che registi non-da-macchina-da-presa come Bresson, Bunuel, Dardenne, sono pezzi fondamentali della storia del cinema.</p>
<p><strong>Come mai lei come cineasta ha sentito il bisogno di confrontarsi con la vita e le opere di Pasolini ?</strong></p>
<p>Il mio rapporto con Pasolini è sempre stato contrastato. La prima visione di &#8216;Salò&#8217; fu uno shock che mi causò una vera reazione nevrotica. Nel tempo ho colto la grandezza di Pasolini senza farmi travolgere (o almeno ci ho provato) da quel clima di monumentalizzazione imperante seguito alla sua tragica morte e spesso sfiorato nel consenso acritico ed untuoso. Pasolini è per me un &#8216;artista integrale&#8217;: eccessivo, strabordante, incompiuto, corrivo, vanitoso, egotico, unico. Ha fatto tutto e troppo, e molte cose sue sono poco rilevanti, soprattutto in campo letterario. Ma i suoi film tengono sempre di più allo scorrere del tempo. Accattone, Mamma Roma, Salò, sono film essenziali. I corti &#8216;La ricotta&#8217; e soprattutto &#8216;Che cosa sono le nuvole&#8217; sono di un&#8217;originalità senza pari. Ho rivisto dopo anni Porcile e mi è sembrato un film sorprendentemente vivo, con un Alberto Lionello da incorniciare.</p>
<p>Ma accanto alle sue opere, sono stato interamente assorbito anche dalla vita di Pasolini. Una vita di contraddizioni e di ambiguità, ma anche di coraggio, provocazioni, prese di posizione. Per me che sono stato insegnante per anni, spesso con ragazzi devianti, il suo rapporto erotico e notturno coi ragazzi di borgata, spesso minorenni, mi ha messo a dura prova e ancora oggi, in una posizione puramente etica, lo disapprovo. E&#8217; la contraddizione più grande del suo vivere, e ho cercato di raccontarlo sia in Nerolio che in &#8216;Un mondo d&#8217;amore&#8217;, che sono due film ai quali sono molto legato.</p>
<p><strong> A cosa sta lavorando ora?</strong></p>
<p>Mi trovo a Matera dove sto iniziando le riprese della prima commedia della mia vita! Speriamo bene. Incrociamo le dita.</p>
<p>Il mio film non ha niente a che vedere col Vangelo di Pasolini, ma percorrendo quasi quotidianamente i Sassi di questa incredibile e magnifica città, non posso non pensare che Pasolini ci ha girato uno dei suoi film più complessi e significativi!</p>
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		<title>Alessandro Beretta, iniziatore del network di imprese BizClass</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 10:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>micand</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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L’unione fa la forza, dice il proverbio. Fra imprenditori però a dominare è spesso la concorrenza spietata. Una nuova iniziativa nata in Ticino propone un’altra strada, quella della rete di imprese che mettono in ...]]></description>
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<div id="attachment_32153" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="/wp-content/uploads/2013/06/alessandro-beretta.jpg"><img class="size-medium wp-image-32153" title="alessandro-beretta" src="/wp-content/uploads/2013/06/alessandro-beretta-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandro Beretta </p></div>
<p>L’unione fa la forza, dice il proverbio. Fra imprenditori però a dominare è spesso la concorrenza spietata. Una nuova iniziativa nata in Ticino propone un’altra strada, quella della rete di imprese che mettono in comune competenze e risorse per affrontare un mercato sempre più difficile. Ce ne parla il consulente aziendale Alessandro Beretta, ideatore dell’iniziativa.</p>
<p><em><strong><span id="more-40146"></span>Quali sono gli obiettivi del network di imprese BizClass?</strong></em></p>
<p>Il modo di fare business è fortemente cambiato con la crisi che viviamo da oltre 7 anni ormai. Tutto è cambiato e molto cambierà nel modo e sulle modalità di come fare affari o gestire il commercio. Le piccole e medie aziende non potranno più esistere se non aggregandosi a un consorzio o altre forme di collettività. BizClass non è un network di contatti, ma mira a essere piuttosto un consorzio proattivo. Condividiamo costi e strategie, problemi e soluzioni. Non puntiamo solamente a diventare parecchi partner ma piuttosto alla qualità del singolo partner. In pratica secondo mia esperienza non conta quanti membri sono nel network ma quale sarà la frequenza di scambio tra di loro e la volontà di volere riuscire. Perciò punto più sul aspetto qualitativo delle interazioni tra le aziende che non sulla quantità dei Network Partner.</p>
<p>Inoltre il brand BizClass mira ad avere una propria struttura di commerciali e mette a disposizione parecchi mezzi di visibilità come propria mini Hompage sul sito BizClass come pure un proprio Blog e interconnessioni e offerte con altri giornali online. Tutto gira intorno alla proattività e alla condivisione ! BizClass punta a essere un brand di riferimento per avere al suo interno  partner di qualità, con una forte volontà e con spiccate qualità imprenditoriali.</p>
<p><em><strong>Come è nata l’idea di questa iniziativa?</strong></em></p>
<p>L’idea è nata strada facendo durante il mio percorso lavorativo in qualità di Business Development Manager. Ho scoperto all’estero altre forme, e ho rimodulato il tutto secondo mie esperienze. La crisi poi mi ha dato un ulteriore motivo per spingere in questa direzione. I contatti che ho avuto con molti imprenditori mi hanno dato la certezza che BizClass.ch come tool per lo sviluppo mercato ha un forte potenziale.</p>
<p><em><strong>A chi si rivolge BizClass?</strong></em></p>
<p>Tutti gli imprenditori di tutte le taglie hanno accesso a BizClass. In primis si avrà un colloquio dove verranno presentate le opportunità ma anche i doveri dei partners. Per salvaguardare la qualità dei nostri partner bisogna però mostrare un CV e il proprio casellario giudiziario. La quota mensile per poter fare parte di BizClass.ch varia tra CHF 300.- e CHF 500.- al mese. Questa quota noi la chiamiamo Working Capital, ossia il denaro per fare muovere il lavoro.</p>
<p><a href="http://www.bizclass.ch">www.bizclass.ch</a></p>
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		<title>Mario Tuor, portavoce del Dipartimento federale delle finanze</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2015 17:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em></p>
<div id="attachment_39494" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2015/01/Mario-Tuor.jpg"><img class="size-medium wp-image-39494" title="Mario-Tuor" src="/wp-content/uploads/2015/01/Mario-Tuor-300x258.jpg" alt="" width="300" height="258" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Tuor (immagine SF)</p></div>
<p></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>L&#8217;accordo fiscale fra Svizzera e Italia la cui firma è prevista entro marzo lascia ancora aperte parecchie questioni che verranno meglio definite entro l&#8217;estate, sulla base di una &#8220;roadmap&#8221;  che verrà pubblicata contestualmente all&#8217;accordo. Fra i temi la cui soluzione non è ancora completamente definita c&#8217;è la tassazione dei frontalieri. Abbiamo cercato di ottenere alcune anticipazioni dal portavoce del Dipartimento federale delle finanze Mario Tuor.</em></p>
<p><strong><em>Attualmente dal punto di vista fiscale si distingue la situazione dei frontalieri provenienti dalla zona di confine, che si estende fino a 20 km dal confine svizzero &#8211;  i cosiddetti frontalieri fiscali -, e quelli residenti al fuori di questa zona. Rimarrà in vigore questa distinzione?</em></strong></p>
<p>La zona di frontiera (20 Km) fa parte della prassi costante con la quale viene definito il concetto di lavoratore frontaliere ai fini fiscali. La nuova soluzione in materia d’imposizione dei lavoratori frontalieri conterrà una definizione formale che riprende la prassi applicata sotto l’Accordo frontalieri del 1974.</p>
<p><strong><em>Da quanto è stato reso noto, il reddito dei frontalieri fiscali sarà assoggettato a una imposizione limitata in Svizzera, e all’imposizione ordinaria in Italia. Alla Svizzera spetterebbe al massimo il 70% dell’imposta alla fonte normalmente prelevabile. Come si delineano le modalità di imposizione da parte italiana?</em></strong></p>
<p>La nuova soluzione lascia libera potestà impositiva all’Italia in qualità di Stato di residenza del lavoratore frontaliere. L’imposizione avverrà secondo le regole del diritto tributario italiano; tuttavia, emerge dalle discussioni che l’Italia non ha l’intenzione d’imporre da subito ordinariamente (appieno) i frontalieri, è dunque verosimile che una base legale speciale venga creata per prevedere una fase transitoria che porterà ad un’imposizione equivalente agli altri residenti italiani.</p>
<p><em><strong>La Svizzera continuerà a ristornare una parte del gettito fiscale all’Italia?</strong></em></p>
<p>No, la compensazione a favore dei comuni di frontiera verrà effettuata in futuro direttamente da parte dell’autorità fiscale italiana.</p>
<p><em><strong>Per quando ci si aspetta il raggiungimento di un accordo definitivo sulla tassazione dei frontalieri, e quando entreranno in vigore le nuove modalità.</strong></em></p>
<p>La nuova imposizione dei frontalieri sarà oggetto di un accordo, che dovrà essere negoziato nella prima metà del 2015. Entrambi gli Stati si sono impegnati ad avviare rapidamente i negoziati. Visti i tempi di ratifica rispettivi, è probabile che il nuovo accordo sia applicabile al più presto nell’anno fiscale 2017, forse 2018.</p>
<p><em><strong> Michele Andreoli</strong></em></p>
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		<title>Maurizio Fantoni Minnella, regista e scrittore</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2014 09:13:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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I documentari del regista di Varese Maurizio Fantoni Minnella danno spesso la parola a personaggi controcorrente, che si rifiutano di farsi travolgere dal conformismo, continuando tenacemente a lottare per la causa in cui credono. ...]]></description>
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<p><em></p>
<div id="attachment_39185" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2014/11/Maurizio-Fantoni.jpg"><img class="size-medium wp-image-39185" title="Maurizio-Fantoni" src="/wp-content/uploads/2014/11/Maurizio-Fantoni-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Maurizio Fantoni Minnella</p></div>
<p></em></p>
<p><em>I documentari del regista di Varese Maurizio Fantoni Minnella danno spesso la parola a personaggi controcorrente, che si rifiutano di farsi travolgere dal conformismo, continuando tenacemente a lottare per la causa in cui credono. Figure come Don Andrea Gallo, il prete di strada genovese amico degli emarginati scomparso lo scorso anno, o Hevi Dilara, la musicista curda impegnata per la causa del suo popolo. A suo modo anche Graziano Ballinari, a cui Fantoni Minnella ha dedicato il film “Chi ha rubato la Giconda? Vita allegra di Graziano Ballinari, mutandologo” (<a href="http://www.fantoniminnelladoc.org/">in programma lunedì 1 dicembre a Luino)</a>, conduce una lotta: quella contro la scomparsa della cultura popolare del territorio in cui è nato.</em></p>
<p><em><strong>Cosa l’ha spinta a realizzare questo ritratto di Graziano Ballinari?</strong></em></p>
<p>L’ elemento che lega la figura di Ballinari ad altri miei lavori è quello della resistenza. Io ho fatto un film sulla resistenza delle case contadine alle porte di Milano, uno sulla resistenza dei ferrovieri sul binario 21. Una resistenza non soltanto a livello di popoli, ma anche a tutto quello che si vorrebbe trasformare, distruggere, cambiare. Ciò che mi ha attirato di Ballinari è questo suo non essere un personaggio comune. Ha una vera passione per gli oggetti della cultura contadina, ha una collezione di mutande da donna, è interessato alle tradizioni e alle vicende della sua valle, la Val Veddasca. Io ho cercato di ricomporre il mosaico del personaggio.</p>
<p><em><strong>Ma Ballinari a che cosa resiste? </strong><br />
</em></p>
<p>Di una resistenza contro la globalizzazione, contro l’appiattimento dei valori umani, dei valori espressivi. Ballinari non è un personaggio omologato. Così come non erano omologati altri protagonisti di miei film, come il monaco benedettino che in un paesino del Piemonte ha raccolto quasi 60’000 libri, o l’immigrato della Sierra Leone che si credeva la reincarnazione di Bob Marley che ora è ritornato in patria. Sono personaggi uno diverso dall’altro, ma in tutti e tre c’è la vena della follia, una follia propositiva. Nel caso di Ballinari è una allegra follia.</p>
<p><strong><em>Quali sono le caratteristiche di questo suo lavoro?</em></strong></p>
<p>Ho girato il film fatto in presa diretta, e tra l’altro per questo è stato rifiutato dalla Televisione svizzera. Si tratta di un racconto rapsodico. Ballinari viene introdotto in modo simbolico: all’inizio sta mangiando una zampa di maiale, e si pulisce la bocca con una foglia di alloro. Poi , seguendo il personaggio, il film si sposta in diversi luoghi: l’Abbazia di Ganna dove ci parla del culto dei Santi, la sua casa, dove ci mostra gli oggetti della sua collezione, e poi in Val Veddasca, dove si svolse la vicenda della Gioconda rubata.</p>
<p>La Gioconda fu rubata nella sua terra da personaggi che lui ha conosciuto. Ballinari si pone delle domande e arriva alla conclusione che la Gioconda del Louvre non è quella vera. Naturalmente non tutti ci credono. Anzi, la maggior parte non ci crede. La sua tesi è che prima di essere catturato il Peruggia avrebbe nascosto la Gioconda a Cadero, consegnando alla polizia una copia che adesso si troverebbe al Louvre.</p>
<p><strong><em> Michele Andreoli</em></strong></p>
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		<title>Massimo Nobili, presidente della Regio Insubrica</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2014 08:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Massimo Nobili è il presidente uscente della Provincia del Verbano Cusio Ossola, nonché ultimo presidente della Regio Insubrica alla vigilia delle elezioni che domenica rinnoveranno le cariche delle cinque Province italiane dell&#8217;ente (oltre al Vco, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="/wp-content/uploads/2014/10/nobili.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-38808" title="nobili" src="/wp-content/uploads/2014/10/nobili.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Massimo Nobili è il presidente uscente della Provincia del Verbano Cusio Ossola, nonché ultimo presidente della Regio Insubrica alla vigilia delle elezioni che domenica rinnoveranno le cariche delle cinque Province italiane dell&#8217;ente (oltre al Vco, Varese, Como, Lecco e Novara). Il voto avrà un cambiamento sostanziale: a scegliere i rappresentanti politici non saranno i cittadini, ma “grandi elettori” composti da sindaci e consiglieri comunali. Non solo: nel lungo periodo la volontà del Governo italiano sembra quella di abolire del tutto le Province. Di conseguenza, se la Regio Insubrica vuole proseguire il suo percorso, deve mutare pelle.</em></p>
<p><em><strong>Presidente Nobili, alcuni si chiedono se ha ancora senso proseguire con l&#8217;esperimento della Regio Insubrica. Cosa ne pensa? Quali risultati sono stati ottenuti in vent&#8217;anni della comunità di lavoro?</strong></em></p>
<p>Nell&#8217;ultimo periodo si è verificato indubbiamente un rilancio dell&#8217;attività: abbiamo sottoscritto un accordo per lo smaltimento dei rifiuti inerti fra Regione Lombardia e Canton Ticino, si è concluso uno studio che potrebbe avviare l&#8217;accesso al credito delle piccole e medie imprese prealpine alle banche svizzere. E ancora: abbiamo promosso diverse manifestazioni sportive e avviato un sito internet per divulgare la bellezza di storia e cultura del nostro territorio.</p>
<p><strong><em>Sul tavolo restano i problemi enormi della mobilità e dei frontalieri che riguardano soprattutto il versante svizzero. Come vanno affrontati?</em></strong></p>
<p>La Regio ha senso soltanto se si troveranno soluzioni anche sulle situazioni più spinose. In tal senso abbiamo preso posizioni critiche sia nei confronti dell&#8217;Italia che del Canton Ticino. Ognuno ha le sue colpe e ognuno deve fare la sua parte per superare le divisioni. Penso ai frontalieri: per entrambe le parti sono una risorsa per lo sviluppo dell&#8217;economia e quindi bisognerà trovare un accordo nell&#8217;interesse reciproco.</p>
<p><strong><em>Come ipotizza il futuro della Regio?</em></strong></p>
<p>Al di là della forma che le si vorrà dare, mi auguro che ci sia un maggior coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni, nonché delle associazioni di categoria. La comunità di lavoro deve andare avanti con l&#8217;obiettivo di sempre: il benessere del territorio e il superamento delle frontiere.</p>
<p><em>Nicola Antonello</em></p>
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		<title>Benedicta Froelich, autrice di &#8220;Nella sua quiete&#8221;</title>
		<link>http://www.infoinsubria.com/2014/06/benedicta-froelich-autrice-di-nella-sua-quiete/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Jun 2014 11:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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È già alla seconda edizione in poco più di un mese „Nella sua quiete“, il libro dell’autrice chiassese d’adozione Benedicta Froelich dedicato alla figura di T. E. Lawrence, più noto come Lawrence d’Arabia. Questa ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_37512" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2014/06/Benedicta-Froehlich2.jpg"><img class="size-medium wp-image-37512" title="Benedicta-Froehlich2" src="/wp-content/uploads/2014/06/Benedicta-Froehlich2-300x249.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a><p class="wp-caption-text">Benedicta Froelich (foto Liliana Holländer)</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>È già alla seconda edizione in poco più di un mese „Nella sua quiete“, il libro dell’autrice chiassese d’adozione Benedicta Froelich dedicato alla figura di T. E. Lawrence, più noto come Lawrence d’Arabia. Questa biografia romanzata dedicata al celebre e controverso condottiere inglese lo scorso anno si è aggiudicata il Premio Morselli 2013. Ora sta conquistando anche l’interesse del pubblico.</strong></p>
<p><strong>Come mai ha scelto questa figura… T. E. Lawrence?</strong></p>
<p>Il mio interesse per la figura di T.E. Lawrence è nato in modo del tutto imprevisto: guardando lo spezzone di un cinegiornale che lo ritraeva negli anni successivi all&#8217;avventura in Arabia, mi sono resa conto che la vicenda personale di quest’uomo non si fermava agli episodi epici della guerra nel deserto (quella parte della storia che abbiamo imparato a conoscere grazie al film del ‘62 con Peter O’Toole). Ho capito che c’era qualcosa di grande da raccontare anche nella fase finale della sua vita, in cui si era ritirato a vita privata in un minuscolo cottage del Dorset, smettendo di essere ‘Lawrence d’Arabia’ per diventare semplicemente se stesso. Desideravo raccontare la sua intimità, il suo viaggio interiore: dare voce all’uomo, e non soltanto all’eroe.</p>
<p><strong>Non ha avuto paura a cimentarsi con un materiale così impegnativo?</strong></p>
<p>In realtà, non ho quasi avuto il tempo di preoccuparmene: la mia scelta di scrivere di Lawrence è stata così istintiva e immediata – una vera e propria ‘folgorazione’, avvertita come una grandissima necessità personale – da generare in me il desiderio assoluto di mettermi completamente al servizio del personaggio, con tutta l’umiltà possibile. Ho cercato di trasmettere al lettore tutta la stima e il rispetto che provo per quest’uomo dalla vita tanto difficile e tormentata, che ha comunque sempre mostrato un’umanità e un senso etico talmente sfolgoranti da renderlo, a tutti gli effetti, un grande eroe moderno.</p>
<p><strong>Lei vive in Ticino, da cosa deriva questo interesse per il mondo anglosassone?</strong></p>
<p>Ho sempre avuto un grande amore e attrazione per la cultura e la storia anglosassoni, tanto che ho frequentato l’università in Scozia e per anni mi sono completamente immersa nell’universo di lingua inglese. Potrei dire che è quasi un destino, in quanto tutti i personaggi di cui ho scritto appartengono al mondo anglosassone, proprio come Lawrence; certo è che si tratta di una bellissima avventura, che mi auguro continui ancora a lungo!</p>
<p><strong>Michele Andreoli</strong></p>
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		<title>Franco Citterio, direttore dell&#8217;Associazione bancaria ticinese</title>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2014 04:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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<p><em></p>
<div id="attachment_37390" class="wp-caption alignleft" style="width: 206px"><a href="/wp-content/uploads/2014/05/Franco-Citterio.png"><img class="size-full wp-image-37390" title="Franco-Citterio" src="/wp-content/uploads/2014/05/Franco-Citterio.png" alt="" width="196" height="170" /></a><p class="wp-caption-text">Franco Citterio (foto Abti)</p></div>
<p></em></p>
<p><em>Come agire quando le regole del gioco stanno cambiando? È questo il dilemma della piazza finanziaria ticinese, che sta vivendo un momento carico di incognite, confrontata ad un quadro istituzionale  in piena evoluzione, con lo scambio automatico di informazioni ormai in vista e un accordo fiscale con l’Italia ancora in via di definizione. Incognite che spiegano l’atmosfera carica di preoccupazione in cui si è svolta l’assemblea dell’Associazione bancaria ticinese. Ne abbiamo parlato con il direttore dell’Abti Franco  Citterio.</em></p>
<p><strong><em>Come  affrontano le banche ticinesi questo momento di incertezza?</em></strong></p>
<p>Mancando di riferimenti precisi, mancando di direttive da parte della Finma &#8211; la nostra autorità di controllo -ogni banca, ogni intermediario finanziario tende un po’ a  interpretare la situazione in maniera differente. Chi è più prudente chiede alla clientela garanzia che i capitali depositati siano dichiarati, e in caso contrario viene dato un termine per risolvere la situazione. Altri istituti, in attesa di norme stringenti più chiare, navigano a vista, lavorando ancora come si lavorava in precedenza.</p>
<p><strong><em>Ma cosa raccontate ai clienti italiani, a cui appartiene la maggior parte dei capitali amministrati a Lugano?</em></strong></p>
<p>Non possiamo inventarci noi delle soluzioni, non possiamo raccontare frottole. Dobbiamo cercare di capire cosa sta succedendo, e, come settore bancario, impegnarci affinché i cambiamenti siano accettabili. D’altra parte i clienti nei salottini chiedono certezze, chiedono garanzie, e noi, attualmente, non ne possiamo dare. Per la consulenza il momento non è facile. Ci si aggiorna su quello che si legge in Italia sull’autodenuncia, che sta per essere ridisegnata, si cerca di capire come andrà avanti il negoziato Italia-Svizzera,  per poter giungere, si spera in tempi non troppo lontani, delle soluzioni che diano protezione al cliente. Una protezione che può consistere solo nella definizione di una via d’uscita accettabile, in modo da poter offrire al cliente la possibilità di mantenere i suoi capitali in Svizzera.</p>
<p><strong><em>Per controbilanciare il processo di consolidamento nel settore bancario state anche cercando delle alternative alla monocultura dell’amministrazione patrimoniale…</em></strong></p>
<p>Più che di alternative si deve parlare di differenziazione, cioè di sviluppare altre attività accanto a quelle tradizionali. La riflessione avviata con “Ticino For Finance” ha individuato un possibile ampliamento dello spettro di attività nella gestione di fondi di investimento. Noi auspichiamo che ci sia, sulla piazza, maggiore produzione di questo veicoli finanziari. Un’altra attività molto promettente è quella del commercio di materie prime. Abbiamo già diverse società che si occupano di questo qui in Ticino e cerchiamo di attirarne altre. E poi c’è il discorso più difficile del cosiddetto “private equity” che è il finanziamento di società non quotate in borsa, che possono essere finanziate con dei fondi specifici, alternativi alla quotazione in borsa. Anche lì intravvediamo delle possibilità.</p>
<p><strong> Michele Andreoli</strong></p>
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		<title>Sergio Aureli, candidato al Parlamento europeo</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2014 11:03:34 +0000</pubDate>
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<p><em> </em></p>
<p><em></p>
<div id="attachment_36958" class="wp-caption alignleft" style="width: 165px"><a href="/wp-content/uploads/2014/04/Sergio-Aureli.png"><img class="size-full wp-image-36958" title="Sergio Aureli" src="/wp-content/uploads/2014/04/Sergio-Aureli.png" alt="" width="155" height="153" /></a><p class="wp-caption-text">Sergio Aureli</p></div>
<p></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>I rapporti fra la Svizzera e l’Italia e il dossier frontalieri potrebbero trovare maggiormente spazio anche nelle istituzioni europee. Sergio Aureli, rappresentante dei frontalieri per il sindacato Unia Ticino e Moesa, è tra i candidati del Partito democratico (Pd) alle le elezioni europee. Il suo obiettivo è soprattutto quello di rappresentare la gente che vive sul confine.<br />
</em></p>
<p><em><strong>Cosa l’ha spinta a candidarsi ?</strong></em></p>
<p>Credo la mia candidatura possa essere considerata la prova provata di come il Partito democratico, al contrario delle altre forze politiche, vuole investire nei territori di confine anche geograficamente disagiati, e in modo indiretto costruire attraverso l&#8217;Europa relazioni dirette e stabili con il Canton Ticino e la Svizzera, al fine di creare quell&#8217;empatia necessaria ad un sereno e costruttivo dialogo, dando l&#8217;opportunità al territorio di far sentire direttamente la sua voce attraverso appunto la mia candidatura.</p>
<p><em><strong>Per molti ticinesi i frontalieri rappresentano un problema. Pensa che questa contrapposizione possa ricucirsi?</strong></em><br />
Assolutamente sì, nella misura in cui il problema legato al lavoro non è la provenienza dei lavoratori, ma l&#8217;assenza di contratti collettivi e minimi salariali in tutte le attività lavorative. Solo attraverso la consapevolezza che il lavoro è e rappresenta la motrice della società, potremo costruire qualcosa di concreto, evitando inutili sprechi di energie nella azioni di denigrazione ed esclusione. I lavoratori hanno in mano l’opportunità di poter disporre del proprio futuro in modo diretto e concreto: li invito a coglierne l’occasione.</p>
<p><em><strong>In tutta Europa si rafforzano i movimenti contrari all’integrazione europea. Quali sono secondo lei le prospettive dell’Unione europea?</strong></em><br />
Vorrei rispondere con un esempio magari vista la nostra vicinanza con il lago: dobbiamo attraversare il lago e siamo su di una barca a remi. Ognuno ha da lamentarsi su come rema il collega (chi non rema, chi rema poco, chi rema troppo…). Ad un certo punto qualcuno decide di scendere dalla barca dicendo che lui il percorso lo può fare a nuoto da solo, e che non ha bisogno di nessuno. Una scelta piena di pericoli e di incognite, con il rischio di rimanere in balia della corrente, in balia delle onde e di non riuscire ad arrivare dall&#8217;altra parte, e quindi essere costretti a dover chiedere aiuto alla barca a remi vicina!<br />
Beh, l&#8217;Europa è in questa situazione, ed io credo che dobbiamo rimanere tutti sulla barca, cercando di coordinarci meglio meglio nell&#8217;interesse di tutti, per raggiungere obiettivi comuni, remando tutti nella stessa direzione e distribuendo meglio le forze.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/aureliineuropaperlitalia">http://www.facebook.com/aureliineuropaperlitalia</a></p>
<p><em>Michele Andreoli</em></p>
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		<title>Sergio Savoia, coordinatore dei Verdi ticinesi</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Mar 2014 17:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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<div id="attachment_36414" class="wp-caption alignleft" style="width: 217px"><a href="/wp-content/uploads/2014/03/Sergio-Savoia.png"><img class="size-full wp-image-36414" title="Sergio-Savoia" src="/wp-content/uploads/2014/03/Sergio-Savoia.png" alt="" width="207" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">Sergio Savoia (foto FB)</p></div>
<p>Dopo il sì all’iniziativa contro l’immigrazione, in Svizzera si è subito acceso il dibattito sulle modalità di applicazione. Sergio Savoia, coordinatore dei Verdi ticinesi, che a differenza dei Verdi svizzeri hanno sostenuto l’iniziativa, ha sicuramente contribuito a raccogliere un buon numero dei 19’526 consensi che hanno contribuito a far pendere la bilancia verso il sì. </em></p>
<p><em><strong>Dopo l&#8217;approvazione del testo costituzionale si devono definire le misure concrete per metterlo in pratica. In che direzione si sta andando?</strong></em></p>
<p>Credo che si troppo presto per dirlo. Ci sono un paio di tesi che si stanno facendo largo. Una di queste è che i contingenti debbano essere negoziati su base cantonale, oppure che debbano essere negoziati a livello federale e poi in qualche maniera distribuiti ai Cantoni. Ma è ancora difficile dire adesso in che direzione si andrà anche dal punto di vista qualitativo, non sono quantitativo. L’articolo costituzionale ci dà tre anni di tempo per elaborare delle soluzioni legislative. Questi tre anni andranno utilizzati per chiarire gli aspetti tecnici, quelli politici e quelli diplomatici con l’Unione europea, per trovare una soluzione che possa andar bene anche a loro.</p>
<p><em><strong>Quindi ci vorranno ancora anni prima di vedere qualcosa di concreto…</strong></em></p>
<p>Mi pare che il Consiglio federale abbia deciso di fare le cose abbastanza velocemente. Ma ci vorrà parecchio tempo. I tre anni sono quelli che dà come tetto massimo l’articolo costituzionale. Non è che bisogna metterci tre anni, ma non è neppure una cosa che si risolve in tre settimane. Fino a quel momento penso che il regime continuerà come quello attuale.</p>
<p>Le variabili sono moltissime. Ci sono le esigenze dei diversi Cantoni, c’è il frontalierato, ma c’è anche la popolazione straniera residente, sono da affrontare la problematica dell’asilo e quella del ricongiungimento familiare, ci sono le notifiche, i padroncini: tutto questo deve confluire nel quadro che si deve risolvere. Con tutte le migliori intenzioni ci vorrà probabilmente più di qualche mese, magari un anno, un’anno e mezzo.</p>
<p><em><strong>Non è che poi, di fronte a tutti questi problemi da risolvere, si finisca per mantenere lo statu quo, magari introducendo qualche misura di contenimento limitatamente agli sviluppi futuri?</strong></em></p>
<p>Io penso due cose. Tanto per cominciare c’è una situazione pregressa sulla quale è difficile agire, perché bisognerebbe farlo in maniera retroattiva e quindi le cose si complicano. Credo comunque che anche se fossero semplicemente date le condizioni per controllare il flusso migratorio, in modo tale che questo controllo avvenga in Svizzera e non a Bruxelles, questo già sarebbe un grosso passo nella giusta direzione.</p>
<p>L’altro aspetto è politico: io non penso che dopo il 9 febbraio il governo federale, e il Parlamento possano permettersi di far finta che nulla sia successo. Poi naturalmente, e questa è una prassi svizzera tutto sommato positiva, l’implementazione dell’articolo costituzionale sarà oggetto di un negoziato politico, di ricerca del compromesso, di soluzioni che funzionino: questa è una prassi politica svizzera di cui secondo me possiamo anche andare fieri.</p>
<p>Non credo però che vi sia la possibilità di „metterla via senza il prete“, come diciamo noi, a meno di essere disposti a pagare un prezzo politico gigantesco.</p>
<p><em>Michele Andreoli</em></p>
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		<title>Paolo Beltraminelli, presidente del governo ticinese</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Dec 2013 08:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>infoinsubria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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Il Consiglio di Stato ticinese, preoccupato per la situazione creatasi sul mercato del lavoro ticinese in seguito alla libera circolazione, ha presentato una analisi della situazione e proposto una serie di misure. I provvedimenti, che ...]]></description>
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<div id="attachment_35646" class="wp-caption alignleft" style="width: 234px"><a href="/wp-content/uploads/2013/12/Paolo-Beltraminelli.png"><img class="size-full wp-image-35646" title="Paolo-Beltraminelli" src="/wp-content/uploads/2013/12/Paolo-Beltraminelli.png" alt="" width="224" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Beltraminelli (foto ppd.ch)</p></div>
<p>Il Consiglio di Stato ticinese, preoccupato per la situazione creatasi sul mercato del lavoro ticinese in seguito alla libera circolazione, ha presentato una analisi della situazione e proposto una serie di misure. I provvedimenti, che mirano ad eliminare distorsioni della concorrenza a sfavore dell&#8217;economia ticinese, e a rendere meno interessante lavorare in Ticino per i non domiciliati, sono stati presentati dal Consiglio di Stato in corpore, presieduto dal capo del Dipartimento della sanità e della socialità Paolo Beltraminelli.</em></p>
<p><em><strong>Come mai questo studio e i relativi provvedimenti vengono presentati dall’intero governo?</strong></em></p>
<p>Si tratta di un problema emergente. Oggi il problema dei lavoratori distaccati e più in generale del trasferimento di lavoro da una regione all’altra dovuto alla libera circolazione è un problema che sta emergendo come un problema politico di stretta attualità, anche a livello europeo. Si tratta di eliminare le distorsioni della concorrenza e di proteggere chi vive e lavora in un determinato territorio.</p>
<p><em><strong>A cosa sono dovuti i problemi che avete identificato?</strong></em></p>
<p>Si è rotto un equilibrio. Le condizioni di vita a pochi chilometri di distanza sono nettamente diverse. Chi risiedere e lavora in Svizzera deve far fronte a condizioni molto diverse rispetto a chi risiede in Italia e lavora in Svizzera. Queste disparità si appianeranno eventualmente con un forte recupero economico della Lombardia. Ma nel frattempo dobbiamo prendere provvedimenti con delle misure fiancheggiatrici. Naturalmente vi è anche un importante responsabilità sociale ticinese. Far capo a chi viene dall’Italia acquisendo prestazioni ad un prezzo inferiore è un po’ comodo. Non ci si può poi lamentare se i prezzi si contraggono. C’è anche la pratica di usare i prezzi e i salari italiani per far abbassare i prezzi ticinesi. Questo è malsano e andrebbe evitato.</p>
<p><em><strong>Il catalogo delle misure presentate è molto vasto. Quali sono, a vostro parere, i provvedimenti da cui vi aspettate la maggiore efficacia?</strong></em></p>
<p>Le misure più efficaci ed efficienti saranno sicuramente le notifiche e la tassa amministrativa e poi l’imposizione fiscale uguale. Puntiamo anche sulla trasmissione delle informazioni all’Italia riguardo agli introiti realizzati in Svizzera. Non tutte le misure sono adottabili immediatamente, ma almeno abbiamo indicato la strategia che vogliamo seguire.</p>
<p><em>Michele Andreoli</em></p>
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